La pubblicità è l’anima del commercio. Non è una novità per nessuno, tanto meno per i Fracco, famiglia lombarda con tanti soldi e poca classe che, per l’apertura del sesto negozio di elettrodomestici, si rivolge alla milanese EM di Elio Marali, un’agenzia di comunicazione globale capace di promuovere e lanciare “qualunque aggregato di antropoidi in grado di pagare una fattura” (p. 9).
Alla EM c’è un po’ di tutto. C’è in scala tutto il mondo del lavoro (e non solo) di Milano (e non solo). C’è il boss che, baudescamente, si attribuisce la paternità di ogni battuta felice e di ogni idea vincente (“È Marali che ha introdotto l’uso dell’espressione ‘e quant’altro’. «Poi mi sono venuti tutti dietro, si è sputtanato l’uso, io dico ‘quant’altro’ dal 1994, allora era una novità, erano tempi eroici»”, p. 11); un numero indefinito di impiegati senza volto che fanno dell’agenzia una grande agenzia; gli immancabili stagisti inutili, derisi e che però, all’occorrenza, propongono slogan e scrivono cose per terzi, e infine chi lavora per davvero: il mediatore tra il cliente e il titolare dell’agenzia, che, nel caso di Non ho problemi di comunicazione, risponde al nome di Marcello, la voce narrante del libro e l’alter ego di Walter Fontana.
Della vita privata di Marcello si sa ben poco, anche perché poca è la vita privata che gli rimane dopo le tante ore spese nell’agenzia (“Quando il 2001 era un futuro inimmaginabile e non la dichiarazione dei redditi di due anni fa, pensavo che avrei avuto una famiglia”, p. 33). Essenzialmente Marcello è quello che fa, è il suo lavoro, grazie al quale è riuscito a sviluppare uno spiccato sesto senso nell’inquadrare le varie tipologie di clientela, un cinismo notevole nel valutare le varie tipologie di clientela e una scioltezza non comune nel descrivere le varie tipologie di clientela. Perché l’oggetto della narrazione è proprio il rapporto che si instaura tra Marcello e la Fracco Dinasty: la clientela del momento.
“Io sono stato presentato da Marali a Fracco nel solito modo e cioè mischiando questi due concetti: ‘questo è il nostro creativo di punta’ e ‘c’è qui questo cretino, io lo comando a distanza, lo usi pure come cosa sua, se dice o fa cazzate mi avverta’” (p. 28).
Tutto comincia quando Maurizio Fracco, il rampollo della famiglia, si mette in testa di fare le cose in grande per l’inaugurazione del nuovo punto vendita di Brugherio.
Da quel momento in poi, alla em, è tutto un susseguirsi di proposte sempre più audaci in termini di spesa e proporzioni fino ad approdare al piano strategico finale che prevedrà, in ordine, un’enciclopedia in due volumi sul mondo Fracco da far uscire a fascicoli in edicola, alcune miniature dei commessi più caratteristici e fidati dei vari punti vendita e, infine – vera apoteosi – una fiction televisiva sui Fracco intitolata Una Famiglia.
È proprio nel racconto della preparazione della fiction che il libro raggiunge i livelli di comicità più alti. Ma non si tratta di una comicità che punta sulla battuta singola o su doppi sensi a sfondo sessuale o politico, bensì di una comicità più sottile, che nasce dall’abilità dello scrittore di ritrarre comportamenti, situazioni, velleità e desideri dei protagonisti e che suscita divertimento autentico e larghi sorrisi.
Non ho problemi di comunicazione, infatti, dal punto di vista del linguaggio, è un’opera decisamente pulita. Assenti le parolacce, rari i termini forti, abbondanti le metafore (“Beh, impiccagione in fondo è sedia elettrica unplugged, ha detto Marali”, p. 149) e le citazioni più o meno colte (“trova: ‘un mezzo deficiente’ sostituisci con ‘un fool shakespeariano’”, p. 199).
Tornando ai Fracco, essendo gente arricchitasi parecchio e all’improvviso, sono il classico esempio di clientela che si lascia facilmente abbindolare dalle promesse di successo sicuro, che crede che con i soldi si possa fare tutto, ma proprio tutto, anche pretendere che Kevin Costner partecipi a una fiction finalizzata a calamitare l’attenzione su un nuovo negozio di elettrodomestici. Gente che si esalta alla notizia che Wilbur Smith abbia accettato che sulla fascetta attorno al primo fascicolo dell’Enciclopedia sia apposta la sua frase “Uno tra i libri di cui ho preso visione” (p. 163).
Questi, dunque, i Fracco, così ben caratterizzati dal bravo Fontana, che non si ha la minima difficoltà a memorizzarli e a considerarli in un breve giro di pagine parte del proprio paesaggio quotidiano.
Il capofamiglia è Sisto, un vecchio burbero, sordo e rimbambito, che, nei momenti di lucidità tende a svelare a Marcello, o chi per lui, particolari poco lusinghieri del passato della famiglia; poi c’è la Fracco madre, signora Lina, (“una settantenne in piena salute, piccola, magra e sospettosa come un lemure”, p.29); Maurizio e le sue manie di grandezza da titolare dei vari punti vendita; Loredana, la moglie di Maurizio, definita come “un giacchino impunturato che desiderava in ogni sua fibra essere fotografato sul settimanale ‘Chi’ di fianco a una giacca di qualche ministro per la tecnologia o di capo della confindustria” (p. 20). Quindi i loro due figli: Aureliano, un dodicenne ribelle il cui unico desiderio è sterminare tutta la famiglia, incluso il cane della sorella (“«Sì ma è pur sempre un bambino.» «Sì ma ricordiamo il golden retriever trasformato in un kebab»”, p. 168) e Anna Sabina, snob e capricciosa, la quale, come regalo per il suo quattordicesimo compleanno, ha preteso un personal assistant “che organizzi quel po’ di vita sociale che dopo le medie comincia a diventare articolata, le feste, i compiti a casa di questa invece che di quella, la settimana bianca qui o là, l’invito, gli ingressi, i locali. Trattare amici, accattivarsi nemici, valutare le famiglie, dosare le presenze”(p. 90).
Non ho problemi di comunicazione è, dunque, un libro non solo divertente, ma profondamente arguto e sociologicamente interessante, essendo una sorta di manuale su come – tra lampi di genio, fenomeni gonfiati, pagamenti poco leciti, conoscenze influenti – funzionano le agenzie pubblicitarie e il mondo della comunicazione, scritto da uno che è nel settore da tempo e che dimostra di conoscerlo molto bene (Walter Fontana è stato anche autore dello pseudo reality show “parlamentare” L’intelligente all’interno della trasmissione Mai dire Grande Fratello e della presentazione che introduceva Carl Carlo Pravettoni su Mai dire Goal).
Non ho problemi di comunicazione è sana e ben fatta autoironia sul proprio mestiere, cosa che, nel mondo dei creativi, è piuttosto difficile trovare.
EDIZIONE ESAMINATA
Walter Fontana, Non ho problemi di comunicazione, Rizzoli, Milano 2004, pp. 285.
Walter Fontana vive e lavora a Milano. Autore per tv e cinema, sceneggiatore dei film interpretati da Aldo, Giovanni e Giacomo Chiedimi se sono felice (2000), La leggenda di Al, John & Jack (2002), Tu la conosci Claudia? (2004) e Mi fido di te di Ale e Franz. Come scrittore ha pubblicato, oltre a Non ho problemi di comunicazione, L’uomo di marketing e la variante limone (Tascabili Bompiani, 1995).
Paola Biribanti, giugno 2007
Già apparso, con qualche differenza, su Lankelot.com.
Commenti
"una sorta di manuale su come ? tra lampi di genio, fenomeni gonfiati, pagamenti poco leciti, conoscenze influenti ? funzionano le agenzie pubblicitarie e il mondo della comunicazione,"
> forse è il momento di leggerlo, sto prendendo un po' di distanza dal passato:).
"gli immancabili stagisti inutili, derisi e che però, all?occorrenza, propongono slogan e scrivono cose per terzi, e infine chi lavora per davvero: il mediatore tra il cliente e il titolare dell?agenzia, che, nel caso di Non ho problemi di comunicazione, risponde al nome di Marcello, la voce narrante del libro e l?alter ego di Walter Fontana".
> apro e chiudo una parentesi sugli stagisti e su noialtri poveri interinali figli dell'Ulivismo e del Forzismo: hai dato un'occhiata al libro di Grillo? Si scarica gratis sul suo sito.
Purtroppo mi sembra se ne sia parlato molto poco. Qualcuno di noi dovrebbe occuparsene.
"Gente che si esalta alla notizia che Wilbur Smith abbia accettato che sulla fascetta attorno al primo fascicolo dell?Enciclopedia sia apposta la sua frase ?Uno tra i libri di cui ho preso visione? (p. 163)."
> ahaha
"Non ho problemi di comunicazione è sana e ben fatta autoironia sul proprio mestiere, cosa che, nel mondo dei creativi, è piuttosto difficile trovare."
> allora t'abbino subito il romanzo giusto.
Casualmente italiano.
"Actarus" di Morici.
http://www.lankelot.eu/index.php?p=1715
naturalmente assieme a Beigbeder.
http://www.lankelot.eu/index.php?p=344
che in linea teorica è più diretto...
ave paola
Accolgo con gioia e rilancio: Giovanni Accardo, "Un anno di corsa", Sironi, Milano 2006.
Visione del mondo tipo quella che leggo nelle recensioni dei libri di cui sopra. A questo, però, si aggiunge l'aggravante della laurea in lettere dell'autore/protagonista. Fatti quattro calcoli...
Lo definirei: un Carrera un po' più popolare. Anzi, popolano.
"Non ho problemi di comunicazione è sana e ben fatta autoironia sul proprio mestiere, cosa che, nel mondo dei creativi, è piuttosto difficile trovare".
Fontana è l'autore del "L'intelligente".
Semplicemente genio:
http://www.youtube.com/watch?v=dF80tVAgbPE
volo a vedere
(quel video è opera di genio). ("Ma l'intelligente non è stupido")
Ti invito, allora, a vedere anche le puntate successive. Youtube è la fonte.
:-)
(poco fa ho visto quella con bush e berlusconi. Impagabile)
copertina!
copertina!