Il misterioso James Fogle, autore di un libro soltanto, narrato in terza persona per acquisire il necessario distacco dalla sua drammatica esperienza esistenziale, dedica l’opera ai tossici che bazzicavano il suo giro nel 1974. Agli amici che morirono allora, o qualche tempo dopo; e alla luce dei suoi occhi. Una donna. Anfetamina, morfina, speed, Numorphan, Dilaudid sono i comprimari di un romanzo cupo e credibile: l’apoteosi e la discesa negli inferi di una persona che viveva sbagliando, e nell’errore manteneva un’etica. Un codice. Barbaro, o almeno essenziale: ma di codice si trattava.
Perché una persona così intelligente e creativa vive violando la legge? Perché rinuncia a un mestiere, a una famiglia, alla solidarietà nei confronti dei suoi simili? Forse perché riconosce come suoi simili solo i tossicodipendenti; o perché suo padre, operaio, ogni sera tornava a casa, stramazzando di stanchezza, e si ubriacava a tutto spiano per non pensare. E lui non voleva morire di lavoro, come lui: come larga parte degli occidentali. Oppure… oppure rinuncia ai nostri modelli di vita per la droga. Perché la droga per lui è sacra: non la compra, la scambia soltanto. Altrimenti, la ruba. E quando si droga si sente così:
“Quando la droga gli entrava in vena, gli provocava un tiepido formicolio che saliva fino al cervello: sentiva una dolce esplosione che cominciava da dietro la nuca e cresceva sempre di più finché non provava un piacere così intenso, ma così intenso che il mondo intero diventava più tenero, più nobile. Tutto diventava stupendo. Il tuo peggior nemico non ti sembrava più cattivo. Le formiche nell’erba erano solo formiche nell’erba. Tutto si tingeva della sfumatura rosata del successo infinito. Non potevi sbagliare mai: la vita era proprio bella” (p. 19).
Compagni di viaggio, Rick, il suo braccio destro, Diane, tre figli alle spalle, regina della banda, e Nadine, bionda e stupida. Diane è la compagna di Bob. Appena si sono incontrati sono spariti a fare sesso per un pezzo, e lei è finita all’ospedale. Il piacere s’era confuso col dolore. E poi si ricominciava, come niente fosse, e i medici non capivano cosa avesse avuto. Divertente, a ben guardare. Nel presente della narrazione qualcosa è cambiato: i due si appartengono, ma non fanno l’amore da un mese. Prima viene la droga. Nadine è la compagna di Rick. Sono uno specchio del grande amore di Bob e Diane: oppure, una fotocopia un po’ sbiadita. Un’emulazione meno fortunata. La prima parte del libro si concentra sui successi – per così dire – della banda, rapine e droga a nastro, sin quando quella musica s’arresta. Si frammenta, e infine si spegne. Forse è per la violazione del tabù (Nadine lascia un cappello sul letto), o per la polizia in agguato a un passo. Forse è per l’incidente di Nadine. Oppure, chissà, perché Bob è stanco. E da un pezzo ha deciso che vuole provare a essere come tutti: a liberarsi dalla droga, a lavorare. Vuole disincantarsi, liberarsi dal sortilegio dell’evasione dalla realtà come unica realtà. La seconda parte del libro si concentra su un flashback delle storie delle due coppie, e del passato di Bob: sin quando non vorrà provare a essere quel che non è stato mai. E qui mi fermo, il resto della storia andrete voi a scoprirlo. Amandola, e traducendola nelle vostre vite (possibile? Come no. Chi di noi non ha dipendenze? E chi non ha perduto una donna perché lei non sapeva stare senza un uomo? Chi non ha violato la legge? E chi non ha cercato di smettere di sbagliare, senza riuscire? Chi può dire che i nostri errori e i nostri opportunismi siano meno gravi, e meno rovinosi?).
So che sognerete un finale diverso. È quel che volevo, quel che vorrei anch’io.
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“Io ero un drogato, mi piaceva la droga, mi piaceva pure quello stile di vita. Io ero il migliore di tutti. Lei non li conosce quelli come me, perché quelli come me non vanno in giro a mendicare droga. Escono e se la prendono. E se falliscono, finiscono in galera e smaltiscono la crisi di astinenza in qualche cella d’isolamento (…)” (p. 192).
Il libro di Fogle ha ispirato il film d’esordio di Gus Van Sant, “Drugstore Cowboy”, 1989: a differenza della pellicola non ha avuto troppa fortuna tra i lettori italiani. È un curioso fenomeno: almeno perché Fogle parla di droga con più semplicità e chiarezza di Welsh, e racconta una vita criminale con un tono tutt’altro che epico, senza millantare come Bunker.
Pensando a lei, l'unica che aveva senso amare. Droga, donna.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
James Fogle (luogo di nascita irreperibile, Oregon, Usa, 1939 o 1941 – scomparso negli anni Novanta), bandito e scrittore americano. Questo è il suo unico libro. La data di nascita è congetturata sulla base delle indicazioni pubblicate a pp. 89-90. Considerando il libro ambientato nel 1974, per via della dedica, leggere che Bob – alter ego dell’autore – dovrebbe avere 33 o 35 anni aiuta a determinare queste date plausibili. A pagina 189, il personaggio dichiara di avere 35 anni.
James Fogle, “Drugstore Cowboy”, Elliot, Roma aprile 2008.
Prima edizione: “Drugstore Cowboy”, Random House, 1990.
Il libro venne pubblicato soltanto un anno dopo l’uscita del film:
Adattamento cinematografico: “Drugstore Cowboy”, di Gus Van Sant, con Matt Dillon, 1989.
In rete: Rassegna stampa italiana
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2008.
Commenti
www.youtube.com/watch?v=I8JQ97NujE8
?Quando la droga gli entrava in vena, gli provocava un tiepido formicolio che saliva fino al cervello: sentiva una dolce esplosione che cominciava da dietro la nuca e cresceva sempre di più finché non provava un piacere così intenso, ma così intenso che il mondo intero diventava più tenero, più nobile. Tutto diventava stupendo. Il tuo peggior nemico non ti sembrava più cattivo. Le formiche nell?erba erano solo formiche nell?erba. Tutto si tingeva della sfumatura rosata del successo infinito. Non potevi sbagliare mai: la vita era proprio bella? (p. 19).
Franchi si è dato ad Elliot, pare.
Sono contento che tu abbia letto questo romanzo, ero curioso di sapere cosa ne avresti scritto. Io, ovvio, non l'ho letto, eh. Come si dice in questi casi: Ho visto il film.
Che è un film da vedere, per quanto mi riguarda.
Sul decidere di vincere la dipendenza: On/Off.
Una cosa che si legge, mi sembra. L'unico, fra i pochi che ho letto, che dice di liberarsene gradualmente mi sembra Jack Black. Comunque anche lui decide On/Off, in certo senso. Un altro è James Frey, ma è diverso, perché comunque è in un centro di riabilitazione.
Hai visto sul sito random house cosa viene consigliato al lettore che va sulla pagina di Fogle?
Tra gli altri, Cechov e Camus.
Comunque. Strana la cosa della pubblicazione post-film. E strano anche che in Italia non sia stato tradotto fino ad oggi, perché il film qui da noi ha funzionato, e funziona ancora.
ciao.
Beh, era ora:). Hanno fatto pubblicazioni di qualità e di progetto, la curiosità era tanta;).
Perché non scrivi del film?
Dai dai.
*
www.youtube.com/watch?v=PjwXXCJs7PU
who is this man, that follows me...
4. eh. visto 3, 4 anni fa. ricordo un matt dillon convincente, e se non sbaglio, ad un certo punto compare...un tipo che dovresti conoscere...mi sembra si chiami Burroughs, e di nome non fa Augusten.
Sìsì, controllato. Tra l'altro ho scoperto adesso che è il secondo, e non il primo, film di Van Sant. Che nel 1991, sempre con il sopradetto Burroughs, ha girato un cortometraggio.
Burroughs, W.S.
Direi che dovresti prenderlo e guardartelo ;-)
http://it.youtube.com/watch?v=I8JQ97NujE8
e il trailer:
http://it.youtube.com/watch?v=5_Rs8c08hM8&feature=related
"Dà dignità a un tossico e alle sue rapine, senza cadere nella trappola della retorica contro il sistema e contro le dipendenze dei borghesi: quando parte con il j?accuse graffia e incide ma non annoia, non si ripete, non ci ossessiona."
In questo e in altri passi della tua (sempre bella) recensione, rileggo altre esperienze (mi viene in mente lo Zoo di Berlino: così lontani, così vicini, verrebbe da dire, anche nella "misura" delle accuse rivolte soprattutto a se stessi e quasi per nulla al "sistema" o alla "società"... fenomeno interessante...)
"E qui mi fermo, il resto della storia andrete voi a scoprirlo. Amandola, e traducendola nelle vostre vite (possibile? Come no. Chi di noi non ha dipendenze? E chi non ha perduto una donna perché lei non sapeva stare senza un uomo? Chi non ha violato la legge? E chi non ha cercato di smettere di sbagliare, senza riuscire? Chi può dire che i nostri errori e i nostri opportunismi siano meno gravi, e meno rovinosi?)."
lo scoprirò e lo tradurrò. (digerirò) poi, tornerò. : )
il film non l'ho visto. e non voglio vederlo, prima. matt dillon l'ho conosciuto e amato in "rusty il selvaggio" - coppola - avevo il poster in camera a quei tempi... : )
9. Io se l'ho visto l'ho rimosso tutto. Quindi andrò a vederlo ancora, ma con pregiudizi molto positivi:).
8. Zoo di Berlino. Mi dimentico sempre di nominarlo. Ci dev'essere un bug nel mio capoccione. E' basilare. Brava Ilde.
6. Potente.