Foer Jonathan Safran

Ogni cosa è illuminata

Autore: 
Foer Jonathan Safran
“L’origine di una storia è sempre un’assenza”, scrive Foer nelle pagine finali di “Ogni cosa è illuminata”. Parla attraverso Safran e la zingarella, ma al contempo rivela la radice stessa del suo libro d’esordio, che nasce dalla propria vicenda autobiografica e trasfigura il viaggio in Ucraina del 1999, teso all’acquisizione di notizie sulla vita del nonno negli anni delle persecuzioni naziste.
Lo scrittore statunitense omaggia Kundera scegliendo come titolo una citazione da “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, e confeziona un duplice romanzo in cui egli stesso figura come personaggio a bordo d’un’auto malandata dell’agenzia Viaggi Tradizione, specializzata “per ebrei che cercano di disseppellire i posti” ormai cancellati dalla storia, ma dove un tempo erano vissute le loro famiglie.
Due, quindi, le voci narranti: quella di Foer che ambienta il proprio racconto nel 1791, all’interno dello shtetl di Trachimbrod, e quella di Alex Perchov, sua guida e traduttore, che invece riferisce del viaggio vero e proprio sulle tracce di Augustine, alla volta della cittadina scomparsa. Una sorta di canone inverso, dove l’esposizione del primo avanza, mentre quella del secondo procede in retrospettiva per poi coincidere in un finale non poco suggestivo.
I confini spazio-temporali risultano labili, marcati unicamente dalla profonda differenza di stile dei due scriventi, perché Alex col suo inglese sapientemente storpiato, saccheggiato a piene mani dal dizionario dei sinonimi e con le improbabili espressioni idiomatiche cui ricorre, altro non è che un escamotage in grado di reggere il gioco di Foer intento a stringere nodi tra presente e passato. Pertanto, mentre l’ucraino stende zelanti lettere in cui riferisce della rocambolesca ricerca, che vede tra i partecipanti anche il nonno omonimo e la cagnetta Sammy Davis Junior Junior, l’americano ci riporta alla lentezza del vecchio villaggio ebraico con la sua linea di demarcazione tra umano ed ebreo in continuo movimento, con le sue spaccature tra Rittisti e Scompigliati, con il suo Libro dei sogni ricorrenti.
E sono proprio queste le pagine migliori.
È qui che incontriamo Brod: di certo una delle creature di carta più fascinose cui sia stata data vita negli ultimi anni, densa di una bellezza struggente che le consente di restare perfettamente in equilibrio tra leggenda e tradizione. È qui che leggiamo il prezioso Libro degli antecedenti ed è qui che la scrittura di Foer ricalca gli schemi tipici dell’affabulazione ebraica, non mancando di assorbire evidenti echi biblici. La storia si dipanerà attraverso le parole sempre meno stentate di Alex, sarà lui a descrivere l’incontro con Lista, sarà lui a parlarci delle sue scatole in cui custodisce le ceneri di Trachimbrod, sarà lui a dirci del dolore di “un uomo buono vissuto in un tempo cattivo”, sarà lui a scavare nei ricordi della donna, che rinvigoriranno i rimorsi del nonno, sarà lui a chiudere il cerchio traducendo per Jonathan l’ultima lettera. Tuttavia il vero valore del libro sta nei capitoli dello shtetl.
Lì, oltre  l’olocausto, la sofferenza, la paura e le delazioni colpevoli, si condensa tutta la magia di questo romanzo che hanno voluto battezzare come capolavoro, ma che forse pecca in prolissità e si fa nebuloso nella parte centrale, dove è facile perdersi tra i vari bis-bis-bis-nonni e l’intreccio si avvita un po’ troppo su sé stesso, arrivando a dispiegarsi solo verso la conclusione.
Ciò nonostante, non si può non applaudire a quest’opera prima, con cui il Foer venticinquenne del 2002, decide di affrontare coraggiosamente tematiche affatto semplici, ponendo in evidenza l’intenzione principe di fare della letteratura, uno strumento di affermazione delle proprie origini e lasciando ben sperare per le pubblicazioni successive.
Perché è troppo semplicistico pensare che “i libri vadano bene per quelli che non hanno una vita vera”, non riuscendo ad esserne neppure il degno surrogato.
I libri sono verità e menzogna. Sono la vita che tracima, imprigionata tra le righe. Sono la metamorfosi dello scrivente che, passando o meno per la prima persona autobiografica, diventa comunque, ogni volta, materia stessa del suo scrivere.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Jonathan Safran Foer (Washington, 1977) è uno scrittore statunitense. Si è laureato in filosofia all’Università di Princeton. Il suo primo libro, Everything is Illuminated, cominciato a 19 anni e pubblicato sei anni dopo, ha subito ottenuto un successo di pubblico mondiale e un vastissimo consenso da parte della critica internazionale. Nel 2002 il libro ha vinto il National Jewish Book Award e il Guardian First Book Award. Il suo secondo libro, Molto forte incredibilmente vicino, in Italia è stato pubblicato da Guanda nel 2005.
 
Jonathan Safran Foer, “Ogni cosa è illuminata”, Guanda, Parma, 2007
Traduzione di Massimo Bocchiola
Titolo originale: “Everything is illuminated”
pagg. 327
 
Dal libro è stato tratto il film omonimo, per la regia di Isaac Liev Schreiber
 
 
 
Angela Migliore, dicembre 2007
ISBN/EAN: 
9788882466664

Commenti

Stando a ciò che ho letto in giro, il secondo romanzo, pare abbia a che fare con l'11 settembre 2001.

"quella di Foer che ambienta il proprio racconto nel 1791, all?interno dello shtetl di Trachimbrod, e quella di Alex Perchov, sua guida e traduttore, che invece riferisce del viaggio vero e proprio sulle tracce di Augustine, alla volta della cittadina scomparsa. Una sorta di canone inverso, dove l?esposizione del primo avanza, mentre quella del secondo procede in retrospettiva per poi coincidere in un finale non poco suggestivo."

> Ecco. Prima volta che sento parlare con equilibrio e chiarezza di questo romanzo. Ti sono riconoscente:)

"Ciò nonostante, non si può non applaudire a quest?opera prima, con cui il Foer venticinquenne del 2002, decide di affrontare coraggiosamente tematiche affatto semplici, ponendo in evidenza l?intenzione principe di fare della letteratura, uno strumento di affermazione delle proprie origini e lasciando ben sperare per le pubblicazioni a venire."

> Come è andato, negli anni successivi?

"I libri sono verità e menzogna. Sono la vita che tracima, imprigionata tra le righe. Sono la metamorfosi dello scrivente che, passando o meno per la prima persona autobiografica, diventa comunque, ogni volta, materia stessa del suo scrivere."

> La clausola è la risposta a un discorso che si faceva poche ore fa con Luca, Gigi e Vale, qui a Roma. Quando torneranno troveranno una risposta ulteriore alla domanda che ci si poneva sul senso della scrittura.

Recensione con scrittura misurata e composta, meno vibrante del solito (se mi consenti) ma non per questo meno interessante. Ho letto diverse recensioni su questo libro e se una lettrice capace mi conferma quanto di buono avevo già assorbito, credo che lo inserirò a tempo indeterminato nelle letture da fare

2- In realtà non so se il mio sia stato equilibrio o scarso entusiasmo. Ad esser franchi, pur riconoscendogli i giusti meriti, non consiglierei Foer. Ho letto recensioni entusiastiche sul web. C'è chi parla di GENIO. Il commento di Pietro Citati, riportato in copertina dice addirittura che "Qualche volta, basta un solo libro per cancellare i nostri dubbi sulla letteratura di oggi.", io non avrei enfatizzato tanto. Mi sembra un buon romanzo, ma non fingo di non accorgermi dei suoi difetti. Tutto qui.

3- Ha scritto un secondo romanzo, "Molto forte, incredibilmente vicino" che pare racconti di un bimbo rimasto orfano di padre a seguito degli avvenimenti dell'11 settembre.

Ma la mia lista di "leggerò" è bella lunga. Non bisserò Foer. Passo oltre.

5- Meno vibrante, sì assolutamente. E ti confesso che ho faticato un po' a scriverne.
Forse perchè meno convinta, meno entusiasta del libro.
Sono particolarmente affascinata dalla cultura ebraica, speravo Foer privilegiasse la dimensione dello shtetl, dando più ampio respiro a quella parte del testo. Invece si perde, diventa un pò confusionario e, pur di legare i destini dei vari personaggi appartenenti a diverse epoche, fa salti spazio-temporali funambolici, che lasciano un po' disorienati. Il finale poi, sembra quasi affrettato.
Ovviamente, però, è solo il mio parere.
Ecco, in definitiva, il consiglio personale è quello di preferirgli altri autori.

4- La conclusione è una mia vecchia riflessione che mi è sembrato giusto mettere lì, come contraltare della frase estratta dal testo.
Ma son contenta sia in linea con i vostri discorsi post-Pagano. :)

ti dirò che anch'io sono rimasta colpita dalla clausola, pur essendo comunque la rec fatta benissimo come sempre.
Di Foer ho già sentito parlare, il secondo libro tratta dell'11 settembre e di un ragazzo che perde suo padre in quella catastrofe. Me ne hanno parlato bene, ma io finora sono rimasta diffidente.....ho l'impressione che l'abbiano sopravvalutato.

Le righe in chiusura erano altro dalla recensione. Frammenti di cose scribacchiate in altri tempi ed altri dove.
Non immaginavo tanti consensi.:)

Foer - soprattutto il secondo - merita. Perché è giovane, perché osa con la lingua e con la scrittura. Non ha timore di mettere a nudo le sue paure e quelle della sua gente. Parla con eleganza e con uno stile pirotecnico di temi importanti.
Il primo libro è forse - come dici tu - nebuloso nella parte centrale, ma credo che sia voluto.
Ho preferito in ogni caso di più Molto forte, incredibilmente vicino. Te lo consiglio.