Flaiano Ennio

Diario degli errori

Autore: 
Flaiano Ennio
“Quando seggo al tavolo per scrivere non ho più idee, un momento prima erano tutte lì, in attesa, nella loro ipocrita disponibilità. Mi restano dei brontolii di tristezza, non più sentimenti ma risentimenti. E qualche presentimento”: mai letto niente di più esatto sulla fatica di scrivere. Così mi pare, almeno, per esperienza. Chi ama scrivere, e magari non è proprio una cima, conosce questi momenti di vuoto creativo, ed ha sperimentato la resistenza legnosa, antipatica delle parole, quando si vorrebbe ridurle a forme plastiche. Ma uno di talento come Flaiano poteva evidentemente fare a meno anche delle idee che non gli venivano e non sapendo, o non volendo, trattenere la consistenza evanescente (illusoria?) dell’ispirazione, si contentò di lavorare sugli spunti: sui brontolii, sui risentimenti. Quindi scrisse aforismi, appunti di viaggio, riflessioni minime o modestamente estese, semplici osservazioni, impressioni, abbozzi di storie e pensieri embrionali parzialmente raccolti in questo eterogeneo “Diario degli errori”. Si tratta di frammenti - non tutti indispensabili, memorabili in buona parte - in ordine sparso. La cifra comune che li tiene insieme è l’ambivalente atteggiamento morale di Flaiano, improntato a un nichilismo che la presenza ordinatrice, positiva della ragione stempera e rende meno spaventoso: è quello che Flaiano chiama “il raffinato orgoglio della rassegnazione”. La ragione, pur umiliata dai fatti, persiste e resiste ad un mondo e ad una umanità talmente insulsi da doversi rifiutare per principio (“Agire come Bartleby lo scrivano. Preferire sempre di no”); la ragione interviene sulla scrittura concentrata e recisa, determinandone la vocazione ad una sintesi piana e cristallina; la ragione, infine, è l’essenza di un umorismo feroce e nervoso nella sua brevitas, ma anche, in qualche modo, rasserenante, perché chiarificatore, e chiarificatore perché lucido. “Diario degli errori” è un libro sulla consapevolezza del disagio, e sul disagio della consapevolezza. Se la natura è una sequenza di aberrazioni immensamente sconcia, l’uomo è un errore minuscolo, votato a una fine balorda: “La Natura è un catalogo di mostruosità che tendono a conservarsi e a riprodursi. L’uomo può essere spiegato come un errore della Natura, perché riuscirà a distruggerla insieme a se stesso”. L’esilità dell’esistenza umana, quasi schiacciata e compressa in una parentesi, è rappresentata meglio che altrove in questa sintesi estrema, limpida e tenebrosa:“La vita ci precede. Chi ci segue/ è la morte”. Flaiano torna costantemente sul sentimento della morte, percepita nel suo avvicinarsi insinuante, silenzioso: “La morte procede per allusioni, comincia col togliere il gusto per certe cose, restringe il campo degli interessi, porta verso la solitudine. La bara come soluzione finale”. Ma è la morte inavvertita di un gatto che lo ferisce, rinfacciandogli la sua crudeltà, la crudeltà di Dio e dell’uomo, simile a un dio: “Poteva venire, non venne, andò lontano, nel giardino della signora Fierli - e lì lo trovarono morto. Poteva venire da me, e forse mi attese, proprio il giorno che io chiusi la porta del giardino. Questo non posso sopportare - che un essere mi abbia atteso invano. Io Dio per un altro essere? Io che non pensavo a lui, o se ci pensavo era quasi con la crudele indifferenza di chi non crede alla morte?”. Un senso radicato di sconforto pone l’autore in contrasto col suo tempo, col suo paese, con la sua città. L’Italia stagnante e facilona gli appare come “un paese che conserva tutti i suoi escrementi”; Roma? Roma “non è una città, è un bivacco sulle rovine, in attesa di tempi migliori, che non vengono mai”.
 
All’estero le cose non gli sembrano andare molto meglio, come a New York, dove contempla le derive disumane della modernità: “Il pane a New York non è più il pane del vangelo, il corpo del Signore, l’odore fresco del pane, la prima offerta all’ospite: è un prodotto che si tiene in frigorifero e contiene: lievito, vitamina D, pura farina di grano, nitrato di sodio, calcio, acqua e materie antideperibili come il carbonidrato di calcio”. Ma in tutto questo deserto, in tutta questa insensatezza, c’è pure un accenno di speranza. C’è, per esempio, l’incanto suscitato dalla bellezza di una stagione, descritto in una prosa dai toni delicatamente lirici: “Non c'è che una stagione: l'estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L'autunno la ricorda, l'inverno l'invoca, la primavera l'invidia e tenta puerilmente di guastarla”. Ci sono la dignità e l’intelligenza che si manifestano nell’arte, nel significativo riserbo di una natura morta: “Non chiedete alle bottiglie di Morandi che cosa contenevano e perché stanno insieme, ora sono vuote, nemmeno recipienti, sono l’idea di un mondo possibile, di soluzioni possibili”. Oppure nell’attitudine composta dei ritratti del ‘700 francese, nei quali Flaiano riconosce “il sorriso acuto, ironico, cortese dell’Illuminismo, è il sorriso di D’alambert, di Diderot”. C’è, soprattutto e in definitiva, la residua,titanica volontà dell’uomo, che può riscattarsi dalla mediocrità e dall’autodistruzione solo attraverso un’opera di rifondazione dell’universo, attraverso la ricostruzione, nobile e disperata, di “un ordine consolatorio”, alternativo alla realtà che ci annichilisce: “Quando avremo sondato l’Universo alla ricerca della nostra incapacità di dominarlo e di capirlo, dovremo tornare al Poeta e concludere che a muovere il Sole e le altre stelle (a muoverle, ma non a spiegarle) è l’Amore. Allora la nostra fede non sarà più liberatrice, ma deduttiva, accettata per la nostra incapacità di andare oltre. Crederemo perché è evidente, non perché è assurdo”.
 
“Diario degli errori” è stato pubblicato postumo, per la prima volta, nel 1976.
 
Gramigna
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
 
Ennio Flaiano (Pescara, 5 marzo 1910 – Roma, 20 novembre 1972). Scrittore, giornalista, sceneggiatore cinematografico.
 
Ennio Flaiano, “Diario degli errori”, Adelphi, 2006.
 
Approfondimento in rete:
 
 
 
 
ISBN/EAN: 
8845916863

Commenti

Gramigna! Bentornata e ben ritrovata, e grazie sin d'ora per il contributo su Flaiano. Stasera me lo gusto con calma.

Splendido scritto: chiaro, personale, completo. Spero sia il primo di una serie di testi dedicati a Flaiano. Grazie per la condivisione delle tue riflessioni, prezioso contributo davvero.

Grazie a te, Franco. Per me scrivere e leggere su questo bel sito è solo un piacere. Purtroppo sono un po' lenta, anche perché mi piace fare le cose per bene. Di Flaiano finora ho letto solo questo, a parte qualche stralcio di "Diario notturno" sul sito Tecalibri: di primo acchito mi è sembrato anche migliore. Ad maiora!

Sarai lenta ma produci scrittura memorabile, intensa, appassionata e tutta tua. Io non posso che esprimere l'auspicio di trovarti sempre più spesso sia nei commenti che negli articoli: con stima, di cuore. Scrivi!

(molto hai raccontato in quelle prime righe, magari un giorno ne parliamo a voce durante un raduno o una presentazione. Io dico che in questo testo si nasconde un autoritratto; e un ritratto di Flaiano al contempo. Ottimo)

"C?è, soprattutto e in definitiva, la residua,titanica volontà dell?uomo, che può riscattarsi dalla mediocrità e dall?autodistruzione solo attraverso un?opera di rifondazione dell?universo, attraverso la ricostruzione, nobile e disperata, di ?un ordine consolatorio?, alternativo alla realtà che ci annichilisce:"

Sara, Gf ha ragione: questo è l'autoritratto di Flaiano, così come io lo conosco attraverso i suoi scritti. E' perfetto. Sei brava. Diario degli errori non l'ho ancora letto, anche se le molte critiche sono esaltanti. All'unisono i critici dicono che è il migliore.
Provvederò. Ora mi gusto la tua rec veramente esemplare.

Raffaella

«La cifra comune che li tiene insieme è l?ambivalente atteggiamento morale di Flaiano, improntato a un nichilismo che la presenza ordinatrice, positiva della ragione stempera e rende meno spaventoso: è quello che Flaiano chiama ?il raffinato orgoglio della rassegnazione?. La ragione, pur umiliata dai fatti, persiste e resiste ad un mondo e ad una umanità talmente insulsi da doversi rifiutare per principio».
Ottima chiave di lettura anche per il Flaiano di "Diario notturno", assicuro. Di recente, mi è stato consigliato ardentemente anche "Tempo di uccidere". Grazie, bella pagina.

"è un libro sulla consapevolezza del disagio, e sul disagio della consapevolezza".

7> Drago, anch'io ho letto cose molto positive su "Tempo di uccidere". Non mi ricordo né come né quando, ma un certo punto m'è venuta questa fissa che dovevo leggere qualcosa d Flaiano, e la mia scelta, in un primo momento, era ricaduta proprio su "Tempo di uccidere"; poi risultò che il libro non era disponibile . Comunque dev'essere un bel libro. 5> Hai ragione,Franco, ma per me mettere qualcosa di mio nelle recensioni è più che altro un'esigenza di metodo, perché immedesimarmi e farmi influenzare e raggiungere una specie di comunione con l'autore mi aiuta a scriverne.

(il metodo è tutto.)

Ave Sara. Scheda nuova, con foto e presentazione diversa.
Me ne accorgo solo adesso. Ti aspettiamo...

"Odierò i giovani, il chiasso, la luce. Ma Roma, soprattutto, questa città che non mi riguarda assolutamente, che non riuscirò mai a capire, perché non mi piace. Non è una città, un bivacco sulle rovine, aspettando tempi migliori, che non vengono mai"
(EF, Bologna aprile 1956,p.27 nell'edizione Rizzoli, 1976)

(hai fatto un gran lavoro su questo libro. Decisamente assemblato post mortem, totalmente frammentario. Applaudo)

archivio EF

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