Gatsby credeva nella luce verde.
È questa, fratello, la fine del sogno?
Quanto manca, ancora, alla fine del sogno?
Ho sete di conclusioni. Ho davvero bisogno di un epilogo. Voglio illudermi che esista una corrispondenza tra il principio e la fine. Forse ricerco ancora un senso, e mi uccidono i significati. Forse sono sempre prigioniero del sogno, e non importa più che la realtà scortichi la purezza del sogno. Neppure se la intaccasse solamente accetterei quel che accade. Noi apparteniamo ad un’altra razza. Noi, del sogno, viviamo; e di sogno siamo intessuti, e costituiti. Non esiste più la realtà: è un precipizio l’ultimo ostacolo da affrontare. Basta guardare in basso, e cadere. Nel tempo della caduta, infinitamente breve, un ultimo pensiero: esiste la luce verde, Gatsby, ma nessuno tra noi può guardarla troppo a lungo.
Considera questo, fratello. Mi sono esposto ai raggi della luce verde da quando ero bambino. Della mia esistenza rimane un relitto. Quel relitto è la pioggia che andrà a rendere fertile la terra, ancora una volta, come sempre. Poi si potranno offrire carne e ossa al tempo: noi, accecati dalla luce verde, saremo polvere e terra e allora – per la prima volta – ci offriremo alla realtà; convergeremo, per così dire, e niente più avrà importanza.
Non curarti dell’immortalità. Pavese se ne è andato domandando che non si sollevassero troppi pettegolezzi. Gatsby, che importanza ha, davvero? Pavese non ascolta, tu non ascolti più, nel tuo rifugio di sogno – là, dove l’utopia è l’unica dimensione, là, dove la letteratura è finalmente e soltanto vita e legge e destinazione, là, dove la morte non ha alcun dominio, e creatori e personaggi sono confusi: e nessuno piange più, perché il dolore non ha ragione di esistere, e nessuno mormora, perché la comunicazione è perfetta, e nessuno grida, perché ciascuno ascolta.
Gatsby, trasfigurazione d’un periodo dell’esistenza di Scott Fitzgerald, è stato sconfitto dalla realtà. Puoi leggerla, interpretarla, combatterla; aderirvi, dominarla. Poi, viene la prima ferita. La sconfitta. Il dissenso, la dannazione. Siamo già dissolti, e forse il domani non avrà neppure il colore del ricordo.
Sarà identico ad oggi. Fluirà.
Scorre, nel sangue di Gatsby, la dolcezza degli uomini prigionieri della luce verde: e nelle pagine la luce è insaziabile, è torbida e d’un tratto intollerabile, e verde e poi dorata. C’è un significato nell’insistenza sulla luce, in questo romanzo. Non è una apparizione.
È una ragione di vita dell’opera.
“Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”. Gatsby emerge, nel romanzo, da un passato nebuloso. Il romanzo ha un primo cammino di lettura nella scoperta del passato di questo misterioso giovane, elegante e ricchissimo, perché è in questo oscuro passato che si incontra il principio della sua trasformazione. Gatsby incarna un archetipo del sogno americano: la sua radice è nella speranza, nel desiderio, nell’amore – la sua esistenza è ricerca, fortuna, ambizione e successo. E da un presente, nel quale lo incontriamo, di lussi e di infinite possibilità di avere qualsiasi cosa, nasce il conflitto. Perché in quel presente Gatsby altro non desidera che l’amore perduto al principio della sua avventura: e questo amore perduto non potrà non ammirarlo e volerlo, adesso che ha tutto quel che prima mancava – soldi, ricchezza, fascino.
Gatsby dunque si confronta e si immerge in un mondo che non gli appartiene: può avere, ma non può esistere. Il senso della sua esistenza è nel ritorno all’amore.
Circondato da volgarità, tradimento, ipocrisia, pettegolezzo, dissenso, lascivia. Perbenismo più deteriore, e pregiudizi aberranti. Non partecipa della decadenza del suo ambiente: le sue feste sono un invito alla decadenza, all’opposto, perché Gatsby osserva senza giudicare, e aspetta.
Stai aspettando la fine del sogno, fratello? Quanto manca, ancora, alla fine del sogno?
Barca contro corrente, risospinto senza posa nel passato.
Dimenticala, Gatsby, desidera vivere altrimenti e altrove. Dimentica.
Gatsby non è neppure il tuo nome. È il nome che hai scelto per arrampicarti, salire fino in cima, sederti sulla vetta e aspettare. Dalla tua casa puoi vedere il tuo amore, ogni giorno, e richiamarla a te. In fondo, ogni giorno che passa si allontana un po’ di più da suo marito. È sempre te che ha amato. Potrebbe tornare, vero. Ma troverà Gatsby, e non il ragazzo che aveva abbandonato un tempo. È questo che cerchi? Diventare altro per riconquistare il passato? Quale futuro costruire?
Io so dove cercare il punto di rottura. La luce verde. Nel momento della fusione nella luce verde è la fine del futuro. Cristallizza il presente, fratello. Nasconditi tra le pagine. Per generazioni intere torneremo a trovarti – e noi, noi ti riconosceremo. Ti chiameremo col tuo nome.
Il tuo antico nome. Sogno.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.
Francis Scott Key Fitzgerald (St.Paul, 1896- Hollywood, 1940), scrittore americano.
Francis Scott Fitzgerald, “Il grande Gatsby”, Mondadori, Milano, 1988 -collana “classici moderni”, traduzione di Fernanda Pivano. Il romanzo, composto a cavallo tra il 1923 e 1924, tra Long Island e Parigi, apparve in prima edizione nel 1925.
Lettura dedicata alla luce che combatte per restituire vita all’ombra; ad un passo dal precipizio, gli ultimi sogni invocano fortuna, e magia. Al dio perduto domando: questa la tregua richiesta dal patto?
Lankelot, Franchi, dicembre del 2002. Queste pagine, limate nel maggio del 2003, sono apparse originariamente su ciao.com nel dicembre del 2002; quindi, Lankelot.com
Commenti
"Noi, del sogno, viviamo; e di sogno siamo intessuti, e costituiti. "
quanto ho sognato con questo libro!
Si sente che è una tua rec di vari anni fa, ma, accidenti, è bellissima e trascinante. Grazie, caro.
Grazie a te. Sono invecchiato, eh? Ma Gatsby non invecchia, servirà a parecchie generazioni ancora.
non sei invecchiato, sei maturato come è giusto e normale che sia.
Ma hai ancora qualche tratto divinamente fanciullesco e lo sai!!!!! :-)
dici?
dico, dico....da quel poco che capisco pur non vedendoti mai.
Ma io sono qui. Nella vita reale sono un gran lavoratore, con frammenti di cazzeggio notturno, varia socialità serale e tanta Roma la domenica. Io sono qui, in quel che scrivo e leggo e condivido.
:-) e io ricopro un sacco di ruoli diversi e, quando posso e riesco, vesto i panni "reali e curiali" della letterata, che esiste solo qui o quasi. Da schizzare o da godersela, non so.
è nelle cose.
credo di ricordare questa recensione dai tempi di ciao (figurati...) perché mi era rimasto un ricordo forse del film - visto a metà, come sempre ma non per puntiglio, avevo di meglio da fare ecco tutto - e l'anno scorso ho recuperato invece proprio il libro. E sai che mi è piaciuto moltissimo? Un romanzo triste, malinconico, un po' Venezia con la pioggia, se si può paragonare uno scritto a un paesaggio... ho apprezzato molto oggi la tua lettura di allora, davvero!
Venezia con la pioggia è pure il ricordo di 4 anni fa, sembra passato un decennio abbondante, incredibile. Io non ricordavo più di aver scritto queste cose su Fitzgerald. L'ho riletta ed era come se fosse nuova. Strano fenomeno. Forse è quella dedica che.
Non so niente del film. Dovrò rimediare. Ave Ilde!, merci per il commento empatico.
il film è con Redford nella parte di Gatsby,all'epoca fece furori!
sei capitato a Ve con la pioggia nel 2002? ancora non ti conoscevo.
Da Trieste spesso ci si prendeva la giornata veneziana, con Patrick.
Ma restiamo a Fitzgerald:)
Daisy, nel mio immaginario è entrata a far parte di quei personaggi femminili che - come la Ruth di Martin Eden o la Lotte del Werther - risultano tanto più detestabili, quanto più fascino recano su di sè attraverso le descrizioni/visioni dei protagonisti.
Gli ultimi due capitoli sono un vero e proprio colpo al cuore, accidenti.
Decisamente.
Hai notato quanti libri di FSF mancano in Lanke? Dacci una mano a completare l'archivio, dai...;).
adesso l'archivio crescerà...un po' alla volta ci stiamo arrivando.
copertina+archivio!
copertina+archivio!
[fitzgerald] "Pat Hobby": a
[fitzgerald] "Pat Hobby": a beneficio di chi non l'avesse mai letto...
http://www.mangialibri.com/node/6546