Si concentra in una noia dispari in difetto il leggere narrazioni espansivamente di fantascienza, è di anni dove ormai non entusiasmano grandemente i frizzi di un Asimov, che già era stato crocicchio di una riforma più fantapolitica che altro. Dick, certo, è quello che prediligo, anche perché i suoi romanzi non erano mai di fantascienza, finanche d’ambientazione futura e fantascientifica; la scienza, non potrebbe mai essere fanta-, è un obbrobrio concettuale di per sé, d’epicedio. È l’apparato derivativo di conflitto filosofico, teoretico, politico – e perciò che si riferisce allo stato di definizione epistemologica dell’individuo sul mondo – quello che conferisce alla fantascienza il placet qualitativo della risonanza ai posteri lettori, all’immortalità; mette in discussione le appartenenze maieutiche a noi stessi, a quello che è altro da noi d’essenza: rivela l’alterità. Solo la fantascienza commette l’impertinenza di scagionarci dalle regole default dell’esistenza, permette l’interludio di quant’altro trascenda il nostro contestuale modo di riferimento. È un primo avvertimento che la realtà non è quella che rinsalda dalla nostra nascita nella nostra mente, che si nutre e si espande e accumula, invalidata della verità indissolubile perché olocausto della matrice speculativa cognitiva soggettiva, personificata.
L’unica accettazione nella quale può riferirsi tuttora fresca la fantascienza, naturalmente a mio autonomo avviso, è di fenomenica di struttura, cioè come piattaforma espressiva d’idee e visioni non appartenenti alla nostra realtà servibile. Io leggerei (e forse scriverei) fantascienza perché non è legale, nell’attendibilità pragmatica della fabula, esplicare una formula originaria fictionale scaturita da un’idea lampante e reputata d’interesse semiotico, che si discosti però da un’attualità dove le concessioni contornanti non preventivino una certa disposizione alla possibilità; la fantascienza è un santuario dove le energie devono confluire ad una soluzione superiore, ma nel quale la pluralità dei culti, e delle ramificazioni d’ereticismo, sono indifferenti una all’altra e sempre libere di coesistere. La fantascienza è tragitto e non convoglio, è sentore e non sentenza.
Possibile detonatore a un nuovo tipo di fantascienza: un esempio.
Resta libera, in questa definizione elusiva di tanti altri rudimenti e principi, non affrontabili ora e in questo disegno, la stratificazione di riflessioni imputabili ad una storia: che s’istallerebbe a principiare (non cominciare) da un’opportunità di manipolazione dei funzionamenti genetici – biologici – dell’uomo, in un futuro progresso soddisfacente scientifico. Un’era dove, per mezzo delle pratiche manipolative del genoma, si sia giunti alla localizzazione chimica dell’essenzialità sintetizzata (non riassunta) dell’istinto antropologico, captate che siano le potenzialità etiche di una invasiva inoculazione della volontà arbitraria umana, nel tratto di influenza dapprima delimitata alle dinamiche costituenti evolutive e/o di ogn’altra legittimità naturalistica. Nell’affettazione di postalambicchi e postdemonolatri (postalchemici), solstizi di luce empirica, ecco, pervaderebbero le modificazioni di assetti biologici millenari, riconducendoli appieno ad un programma definito in anticipo a tavolino.
Dove si potrebbe scegliere cosa accogliere nella compagine dell’istinto: ecco, interpellare gl’ingranaggi dell’istinto, alla radice, nella genetica cagione, tumultuando una valle involta da millenni, da milioni di anni, e incanalarsi nella foschia della caduta libera; precipitare è ciò che assume il coraggio del rischio, il vuoto è la voragine. Forra che esprime sacrilegio: certo, se la naturalità dell’universo è meritevole di considerazione sacra. Altrimenti, se tutto regna fuorché il dogma, e sopra di tutti l’inderogabilità del dolore, ogni cosa è concessa, perché il male è solo dolore, e il dolore è immateriale, così come s’insignifica il bene. Scassinare l’istinto, l’inesperto-esperto, ecco, potrebbe anche soltanto essere l’ultima frontiera, prima della comprensione della fortuna creatrice.
Il fato può essere considerato reale, e solo se sì, calibrato?

(Philip K. Dick)
Ma torniamo alla lavorazione dell’istinto: sott’ordine, sotto responsabilità solenne, inserire risme d’ingiunzioni, impressioni, consapevolezze innate, maestrie salaci; e poi: conoscenze di ogni lingua ed automatismi enciclopedici mnemonici, l’avversione intelligente a certe percezioni, di contro fobie disusate per varianti storiche, spregiudicatezza limata dell’innamoramento: l’amore ne deriverebbe impuro o più cinicamente assai minimamente manchevole, giudizioso finalmente?
L’amore, nell’istinto pilotato che lo dirige, come ferirebbe la nostra essenza di profonda incomprensione emotiva, con quale screzio perirebbero i baccanali della casualità (forse oggettiva e non casuale, però, a prescindere): ecco, sempre e sola, la patriarca delle religioni e delle superstizioni e delle mitologie: la fortuna d’amore verrebbe scambiata con qualcos’altro. Che ora non so.
Io credo, questa potrebbe essere una buona narrazione di fantascienza, nella quale nidificherebbero congiunzioni pensose, per mio giudizio, notevoli.
Una storia interessante verrebbe generata (e non creata).
Lavoro già apparso altrove, ora contestualizzato e ridimensionato alla compatibilità con questo luogo.
Arpaeolia
Commenti
apposta ti ho consigliato di leggere quei racconti di fantascienza ...
"Nell?affettazione di postalambicchi e postdemonolatri (postalchemici), solstizi di luce empirica, ecco, pervaderebbero le modificazioni di assetti biologici millenari, riconducendoli appieno ad un programma definito in anticipo a tavolino". La tua lingua è decisamente e sempre più letteraria. Da un tuo incontro con Bufalino, Manganelli, Ottonieri potrebbero derivare grandi cose. Nutritene ancora.
Oh, ma questo è ameno esperimento, certo non pretendevo fosse saggistica o critica. Sul limite del fuori luogo, e infatti ho esitato prima di proporre. Gli altri mi perdoneranno ;)
Stanno apprezzando e interiorizzando.
Arpa, leggi il "Diario" di Morselli, prima che esca di produzione.
Ho partecipato a lankelot perché non sopportavo il fossato che separava letterati da scienziati. Mi piadce così tanto la pagina iniziale del sito, vedere quel spalla a spalla fra Arti e Scienze. Così mi sforzo di uscire da quello che è il gergo tecnico per scrivere qualcosa di comprensibile a tutti e parallelamente di leggere ciò che si scrive nell'altra metà (si fa per dire noi siamo tre gatti) del sito. Non credo di avere un cattivo italiano, ma qui in alcuni passaggi si raschia il limite del comprensibile. Ed è peccato perché il testo mi è veramente piaciuto.
(OT > a proposito del fossato che ci separa da qualche secolo, abbiamo appena ricominciato a colmare le distanze. Scriveremo assieme qualcosa in proposito. Vorrei potervi sostenere con qualche scritto, ma davvero non ho nessuna preparazione. Mi impegno a portarvi qualche intelligenza notevole nei mesi a venire.)
Ci conto. Ma è difficile portare nuova gente, alcuni troppo pigri, altri impauriti dal fatto che qualcuno gli corregga i congiuntivi (triste ma vero). La maggior parte vedrebbe volentiri scritto sulla facoltà di lettere "hic sunt leones".
6.+ è soprattutto un gioco linguistico, non scrivo sempre così, e non penso sia giusto farlo, quasi mai se non per se stesso, per sfogarsi o per sfidare il lettore, sottoporlo ad una prova d'attenzione sulla precisione (abbastanza grama come prospettiva di scrittura, ma ogni tanto non è vietata). Certi passaggi sono stirati al limite perché ho spinto più che potevo la congruenza tra concetti complessi e parole meglio adatte e concise. Alcuni possono leggere capendo uno sfoggio di lessico e arzigogoli arido e supponente, altri uno sforzo mirato d'amore linguistico per la precisione e il ludico. Appunto questo non era il luogo più adatto, ne sono conscio, ma volevo provare comunque, anche nella critica, o peggio, ma capita spesso, nel fastidio (non è il tuo caso, mi sembra)
5.+ Sarà il prossimo libro che comprerò. So quanto è giusto.
Consiglio per una lettura:
Robert Heinlein, Straniero in terra straniera (da Mat)
oppure Universo (da MB)
Inscrivo. Cercherò dello spazio il tempo.
Mi imbatto in questa paginetta piuttosto impegnativa e mi ritrovo a rileggere e a rileggere ancora comprendendo forse solo in parte il tuo pensiero. Chiedo venia, ma l'impianto è complesso. Ti immagini tradurre in altra lingua? Comunque, cercavo Philip Dick, del quale ho terminato - direi con entusiasmo - La svastica sul sole.
"Il fato può essere considerato reale, e solo se sì, calibrato?"
Lo applico alla mia lettura, sperando di non sbagliare in pieno le coordinate da te proposte. E aggiungo di seguito "Solo la fantascienza commette l?impertinenza di scagionarci dalle regole default dell?esistenza, permette l?interludio di quant?altro trascenda il nostro contestuale modo di riferimento". Vero, per il poco di fantascienza che io abbia letto. E poi Dick è un'altra cosa.
Anche Heinlein, se Mat permette, ma in senso personale meno positivo.
Ilde: grazie per la lettura non pregiudizievole, non è poco, per me. "Il fato può essere considerato reale, e solo se sì, calibrato" si riferiva all'opportunità di gestire l'istinto, per mezzo della manipolazione genetica, e quindi decidere quelle che saranno reazioni alla vita e predisporre attitudini e percorsi intrinsechi delle persone. E altro. Dick lo conosco (conoscevo) un po'; quand'ero più basso leggevo con languore le sue invenzioni. Ma è qualcuno che sopravvive, e non è un caso, il perché siamo d'accordo. In traduzione proprio non saprei immaginarmene. Ma non si pone il problema, quindi.
Leggo interesse per Dick - al quale Spielberg e tanti altri capoccioni hollywoodiani dovrebbe accendere un cero ogni mattina - e quindi consiglio quello che a mio avviso rappresenta l'apice della sua vasta produzione: "Follia per sette clan", satirico e anti-sociale come sempre.
"Oh, ma questo è ameno esperimento, certo non pretendevo fosse saggistica o critica. Sul limite del fuori luogo, e infatti ho esitato prima di proporre. Gli altri mi perdoneranno ;) "
Perdonare?! Ma io ti ringrazio per la condivisione e per aver trovato un altro appassionato di fantascienza!
PS a breve scriverò di J.G. Ballard :)
La fantascienza è sempre stata una fissa, ultimamente meno salda. La richiesta di comprensione e per chi sente il fastidio, e ci sta sempre in questi casi.
Ballard: c'era una volta qualcosa che lessi. Ma non ricordo; sospingerai nel riprendere in mano.
Grazie per la lettura.
Non sapevo dove mettere questi link. Sono articoli-reportage curati da un caro amico, Il grande vuoto di Syd, presente anche in Wrong e grande conoscitore di film. uomo della fantascienza e non solo.
http://www.positifcinema.com/positif/sciencefiction1.html
http://www.positifcinema.com/positif/sciencefiction2.html
http://www.positifcinema.com/positif/Future_Film_Festival.html
(grazie per il contributo, And)