Festa Campanile Pasquale

Per amore solo per amore

Autore: 
Festa Campanile Pasquale

“Una bambina di sette, otto anni, è uscita dalle stanze interne tutta sola, sfuggendo alla sorveglianza dei suoi, e viene a curiosare. Guarda Giuseppe con ammirazione, come se vedesse uno di quei principi di cui si parla nelle favole” (pag. 32).  

Pasquale Festa Campanile, conosciuto più per le sue visioni cinematografiche che come delicato scrittore, narra le vicende umane di una famiglia del tutto particolare.

La storia religiosa ha dato poco rilievo ad una figura meravigliosa come quella di Giuseppe. E quasi nel tentativo di rimediare ad una dimenticanza di cui non si è reso colpevole, con profondo amore e rispetto, racconta i pensieri, le passioni, le emozioni e anche i tormenti della personalità umana di colui che venne elevato a Santo per il suo ruolo di Padre delegato.

Festa Campanile tenta così di delineare, con immagini molto più vicine alla nostra comprensione, la vita di quest’uomo che si trova ad un certo momento del cammino ad accettare di svolgere un ruolo fuori dal comune. Con estrema delicatezza prova a descriverlo nella sua vera umanità; rischiando toni blasfemi, pur senza mai raggiungerli, si accinge in modo naturale, superando ogni remora, a presentare un quadro del tutto verosimile. La visione d’insieme ci dà l’idea di uno stile fresco, scorrevole ed intenso fino alla commozione finale. 

Giuseppe, il più giovane e il più raffinato dei figli di Giacobbe, contro la tradizione contadina di famiglia, va a bottega da un falegname. Qui incontra un personaggio, Socrates, che gli resterà accanto, seppur nell’ombra, come fedele amico e servitore tutta la vita. Sarà quest’uomo a raccontare la storia di Giuseppe, animato dal desiderio della corporazione dei falegnami che ritenevano di dover conservare la memoria, per le generazioni future, dell’inventore di un attrezzo utile per gli allevatori di bestiame: lo sgabello ad un piede che si poteva portare a tracolla. Socrates, all’epoca in cui i fatti iniziarono a svolgersi, nonostante gli eventi particolari di cui si era sempre trovato protagonista insieme a Giuseppe, non avrebbe potuto mai immaginare quale memoria, invece, avrebbero conservato gli uomini di questa figura.

Giuseppe vive a Betlemme. Per la sua prestanza fisica è soprannominato "buono sul pane" e come tale ammirato da tutte le donne del paese. Nonostante apprezzi i dolci sguardi delle fanciulle se ne tiene a debita distanza onde evitare il classico incidente di percorso. Inventa, tuttavia, una tresca platonica con tutte fino a che il suo gioco non verrà allo scoperto. Inevitabile, quindi, è la fuga dal paese natale con la parte di eredità lasciata da Giacobbe, un asino e l’amico Socrates. 

Durante il suo peregrinare, nonostante l’astuzia che gli era propria, viene derubato. Il suo viaggio si conclude così a Nazareth dove tenta di rifarsi una vita. Alla singolare coppia si unisce prima il muto Natan e ben presto la vivace Maria che avevano già conosciuto a Betlemme. La ragazzina di appena otto anni è decisa ad affermare la sua personalità nel gruppetto di lavoratori e laddove il suo ingegno negli affari non riesce provocherà continuamente i tre, in particolar modo Giuseppe, con i suoi continui scherzi innocenti e ben riusciti.

Un periodo, questo, che segnerà il destino di tutti.

“Buono sul pane”, lontano da Betlemme, intrattiene una giovane vedova, continuando a sorridere alle ragazze sotto lo sguardo che si fa sempre più geloso della piccola Maria. Il gruppetto trascorre anni in amicizia e gioco, contro il volere dello zio di Maria. La piccola, tuttavia, inizia a frequentare sempre meno la bottega fino a sparire nel nulla, nonostante il dispiacere dei tre si faccia sentire a lungo.

Anni dopo Giuseppe incrocia sulla sua strada una bellissima ragazza, in cui riconosce la bambina ormai diventata adulta. Un sentimento misterioso esce dall’ombra e da quel momento non perderà occasione per seguirla in ogni sua uscita pubblica o per spiarla nell’orto di casa. Da questo libro è stato tratto un delizioso film di Giovanni Veronesi (1993) dall’omonimo titolo che vede come protagonisti Diego Abatantuono (Giuseppe), Penelope Cruz (Maria) e Alessandro Haber (Socrates che sulla scena è muto). Ed è leggendo questi brani della nascita dell’amore che riaffiorano alla mente le immagini curiose del film, quando un eccellente Abatantuono incrocia per strada Maria, la saluta e subito dopo si mette a correre come un pazzo per incrociarla all’altro isolato fingendo, affannosamente, di trovarsi lì per caso.

In quei tempi andava di moda il cosiddetto “Giro del cane” che permetteva ai ragazzi e alle ragazze in odor di matrimonio di incontrarsi in una pubblica piazza, girandovi attorno in schiere separate, lanciandosi sguardi e segni d’intesa. Giuseppe decide di parteciparvi per battersi contro gli spasimanti di Maria. Inizia così un divertente rincorrersi tra innamorati che non sanno ancora di esserlo, o almeno è Giuseppe a non rendersene conto. Frapponendosi tra Maria ed i suoi corteggiatori impedisce agli stessi di chiederla in moglie e, allo stesso tempo, dichiarando in pubblico di non volerla sposare fino a che la ragazza infuriata non lo affronta per metterlo di fronte ad una scelta. Giuseppe, tormentato ed impacciato, si rende finalmente conto dei suoi sentimenti che sgorgano come acqua dalla sorgente e si fa forza nel chiederla in moglie, proprio lui che fino a quel momento è stato sempre uno scapolo irriducibile. Ed è allora che i due si rivelano reciprocamente l’amore, iniziando i preparativi per le nozze. Dopo essersi scambiati la rituale promessa di matrimonio, nonostante il parere contrario di Giuseppe, Maria decide, tuttavia, di partire con lo zio per aiutare l’anziana cugina Elisabetta a cui il Signore aveva mandato un figlio in tarda età. 

Passano le settimane, passano i mesi e della ragazza non si hanno notizie fino a che Giuseppe, disperato, scopre che Maria è tornata ma si rifiuta di vederlo. Inizia a circolare la voce che la ragazza aspetta un bambino. La gente si convince che il responsabile è proprio il futuro sposo, ma Giuseppe conosce la verità.

Lui, Maria non l’ha toccata neppure con un dito. Il suo cuore è straziato, vorrebbe crederla colpevole e allo stesso tempo le immagini di Maria bambina gli salgono alla memoria per convincerlo di una qualche violenza sulla ragazza. Ma anche questo pensiero lo tormenta fino a che lo zio di Maria si reca da lui a sciogliere la promessa di matrimonio. Giuseppe rifiuta, non vuole creare uno scandalo attorno all’amata e quest’atteggiamento dignitoso porterà l’anziano giudice a cambiare idea su “buono sul pane” per sempre. Giuseppe tenta di capire la verità dalle parole di Maria stessa, ma questa si rifiuta di rivelare il suo segreto e gli chiede l’impossibile, ossia non farle più alcuna domanda su quanto è accaduto.

Giuseppe rispetta la sua volontà e l’impegno preso. Anche dopo il matrimonio il suo atteggiamento sarà sempre amorevole e premuroso con lei, nonostante i suoi tormenti interiori non conosceranno mai una fine.

Durante il viaggio che li porta a registrare la loro famiglia per ordine dei Romani, Maria ha le doglie e partorisce a Betlemme, nella stalla di proprietà del fratello di Giuseppe. Proprio qui arriverà loro la notizia della strage dei bambini. Giuseppe porterà la sua famiglia in Egitto dove resteranno per sette lunghi anni. Al loro ritorno a Nazareth, impolverati e poveri, li attenderà come sempre Socrates. 

L’amico fedele di sempre si accorgerà che il destino del suo padrone accanto alla donna amata è stato straziante. Costretto a dormire in tutti quegli anni a terra, ai piedi del letto nuziale senza mai poter toccare la sposa, senza mai poter dare sfogo alla passione sempre viva tra i due. Accanto alla coppia, la figura bionda e dagli occhi azzurri del figlioletto Gesù. Socrates ricorda di un sogno che aveva fatto Giuseppe ed in cui gli era apparso un angelo biondo e si rammarica per il suo padrone costretto a crescere un figlio non suo e a subire un matrimonio bianco. Gesù, tra l’altro, si dimostra molto attaccato alla madre e con poca considerazione per il padre delegato che pur lo adora. Nonostante i rimproveri per le sue frequenti marachelle, Giuseppe non fa altro che pensare a conquistare l’amore del bambino, un po’ costruendo giocattoli nuovi un po’ raccontandogli storie da adulti. Gesù sta zitto, lo ascolta e sorride come se capisse più cose del padre stesso. Giuseppe, a volte, ha la sensazione di essere di troppo in quel ritratto di madre e figlio ma non può far a meno di amarli entrambi, con la stessa intensità.

Lui che ha accettato, solo per amore, una situazione che pochi altri uomini avrebbero potuto tollerare, finisce per morire di quell’amore. Ed è solo in quel momento che viene adagiato sul letto nuziale con Maria in lacrime (“la guardava come se le offrisse l’anima”); e Gesù per la prima volta piange, perché Giuseppe era un uomo giusto.”); e Gesù per la prima volta piange, perché Giuseppe era un uomo giusto. 

“La storia che venne dopo cancellò la sua”

 Pasquale Festa Campanile ha rivestito un ruolo importante nel cinema, come regista di un genere dalla fortuna altalenante ma che, in quei decenni, caratterizzava la commedia all’italiana. Eppure si deve riconoscere che, più che nei suoi lavori sullo schermo, il talento è stato riversato nella scrittura, di sceneggiature e di romanzi.

Pochi libri, ma in ognuno di questi ha saputo rivelare ottime doti di narratore e di fine psicologo, con uno stile limpido, profondo ed incisivo. I suoi personaggi rivelano in tal modo una complessità interiore snocciolata con delicatezza e rispetto.

Il tema religioso lo ha toccato in modo quasi oscuro, eppure sia ne “Il ladrone” che in “Per amore, solo per amore” Festa Campanile ha voluto portare alla luce figure chiave oscurate da secoli di tradizioni religiose.

Nel primo era la figura di uno dei ladri crocifissi con Gesù ad aver attirato la sua attenzione, nel secondo è la figura di Giuseppe, padre delegato.

Quale mistero lo abbia portato a concentrarsi su tale personaggio non è dato saperlo, ma il risultato è ciò che si ricava dalle stupende pagine del libro così come dalle immagini del  film del 1993.

Difficilmente si potranno individuare eccessi di protagonismo nell’uomo che scrive e nell’uomo la cui vita resterà oscura per sempre.

Festa Campanile ha tracciato una storia probabile, talmente tanto da apparire vera, assolutamente credibile come se a raccontarla fossero stati gli amici di Giuseppe. L’espediente del narratore Socrates, quindi, non è del tutto casuale.

Per amore solo per amore” è un racconto che ha il dono della sensibilità psicologica dello scrittore, della sua attenzione profonda alla crescita interiore di un uomo comune, senza troppo scostarsi dalla tradizione sacra.

Festa Campanile non si è limitato ad interpretare la sua storia, ma l’ha vivificata in un contesto del tutto familiare, in cui alla fine intravediamo la figura del bambino Gesù.

Ho privilegiato accentuare la trama perché è da questa che finemente si delinea l’ombra profonda delle sofferenze di un uomo e non di una figura santificata. Del resto nessuno ha mai scritto le sue vicende personali, perché continuare a tacere ora che si ha un esempio come questo da conoscere. Giuseppe dà l’idea di un uomo completo, umile, generoso, con una storia ancora da raccontare.

È l’umile accettazione di una realtà di cui non è colpevole, ed è la sofferenza tutta interiore di questa figura a suscitare una profonda commozione più che ad immaginare la visita di un angelo che gli annuncia la gravidanza di Maria. Accetta, dunque, e soffre in silenzio per amore, solo per amore

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Pasquale Festa Campanile (Melfi, 1927 – Roma, 1986), regista della commedia all’italiana che va dagli anni ’60 ai primi anni ’80, con esiti di alterna fortuna, non ha rinunciato alla scrittura distinguendosi per la sensibilità delle sue caratterizzazioni. I suoi libri, pochi rispetto alla quantità di film e sceneggiature, hanno ricevuto consensi di critica e lettori ai tempi della loro pubblicazione.

Tra i suoi libri: La nonna Sabella (1957, Premio Re degli amici e Premio Corrado Alvaro), Il ladrone (1977, Premio Campiello), La ragazza di Trieste (1982), La strega innamorata (1985, Premio Bancarella), Buon Natale, Buon Anno (1986).

Tra i suoi film: Un tentativo sentimentale (1963), Adulterio all’italiana (1966), Quando le donne avevano la coda (1970), Il merlo maschio (1971), Rugantino (1973), Sabato, domenica e venerdì (1979), Il ladrone (1980), La ragazza di Trieste (1980), Bingo Bongo (1982), Uno scandalo perbene (1984).

Tra le sceneggiature: Il gattopardo (1963) e Rocco e i suoi fratelli (1961) entrambi diretti da Luchino Visconti, La storia vera della signora delle camelie (1981) di Mauro Bolognini, Le quattro giornate di Napoli (1962) di Nanni Loy che gli valse una nomination agli Oscar (sceneggiatura di: Nanni Loy, Massimo Franciosa, Pasquale Festa Campanile, Carlo Bernari e Vasco Pratolini). 

Pasquale Festa Campanile, “Per amore solo per amore”, 1988, Milano, Bompiani con prefazione di Carlo Bo.

Prima edizione: 1984. Premio Campiello 1984. 

Traduzione cinematografica: “Per amore solo per amore” (1993), di Giovanni Veronesi. Con Diego Abatantuono, Penelope Cruz, Alessandro Haber. 

Movida, 9 febbraio 2005.

Pagine già inserite in ciao, revisionate per Lankelot.com. 

Edizione: non disponibile attualmente su IBS

 

ISBN/EAN: 
9788845247309

Commenti

movi!

"Pasquale Festa Campanile, conosciuto più per le sue visioni cinematografiche che come delicato scrittore, narra le vicende umane di una famiglia del tutto particolare."

> Buona ragione per riproporlo su Lanke. E' parte del dna, se è dimenticato e oscurato da altro;).

"Ho privilegiato accentuare la trama perché è da questa che finemente si delinea l?ombra profonda delle sofferenze di un uomo e non di una figura santificata. Del resto nessuno ha mai scritto le sue vicende personali, perché continuare a tacere ora che si ha un esempio come questo da conoscere. Giuseppe dà l?idea di un uomo completo, umile, generoso, con una storia ancora da raccontare.
È l?umile accettazione di una realtà di cui non è colpevole, ed è la sofferenza tutta interiore di questa figura a suscitare una profonda commozione più che ad immaginare la visita di un angelo che gli annuncia la gravidanza di Maria. Accetta, dunque, e soffre in silenzio per amore, solo per amore."

> Ottima scheda. Decisamente più di una curiosità per aficionado e appassionati di libri dimenticati - archeologia del presente - e cinefili. Grazie Movi.