Diario tardivo, provinciale e retorico di una disastrosa, depressiva e umiliante stagione politica – quella dell'Italia forzista, a un passo dal tracollo, a un soffio dal ventennio – “Sentimenti sovversivi” è un libro scritto con dignità, angoscia e sentimento ma con una differita abbastanza eccessiva. L'attacco frontale al berlusconismo andava pubblicato almeno quindici anni fa: almeno dieci anni fa: almeno cinque anni fa. Addirittura almeno tre anni fa. Adesso è un po' superfluo: peraltro è un po' troppo facile. Comodo non ancora: il sultano sta ancora là, il potere della sua famiglia e dei suoi scherani fa ancora paura, le sue televisioni provvedono alla causa con la potenza e l'invadenza di sempre, il parlamento obbedisce ai comandi, somaro. Comodo no, insomma, questo attacco. Ma facile sì – perché è stato detto tutto, ormai, in tutte le salse, in tutti i contesti, cinematografici, narrativi, saggistici: italiani, europei, occidentali. Cosa aggiunge con questo librotto il cinquantenne Roberto Ferrucci, da Marghera, alla comprensione, alla denuncia e alla soluzione del berlusconismo? Un po' di bella scrittura. Che non guasta, intendiamoci. Ma non è abbastanza. E forse non serviva.
“Sentimenti sovversivi” [Isbn, 2011] è ambientato tra le palme e il mare di Saint-Nazaire, nella “California bretone”, a millecinquecento chilometri di distanza dalla casa dell'autore, Venezia. L'artista, nuovamente ospite di un luogo che sinceramente ama, sedotto com'è dalla sua bellezza e dalla civiltà dei transalpini, non riesce a trovare, per il suo nuovo libro, argomento diverso dall'antiforzismo: nonostante la splendida cornice in cui è ospite, complice una fondazione letteraria amica, Ferrucci è intossicato dalla frustrazione e dalla delusione d'essere italiano in epoca berlusconiana. E così scrive il suo pamphlet: un pamphlet politicamente debole e davvero ingenuo, ma forse per questo più umano e immediato.
E alè, bordate contro la Lega, partito che “qui la stampa intera definisce sempre nella sua vera essenza: partito populista e xenofobo” [p. 24], e contro gli operai italiani, che a dispetto degli scarsi stipendi “non esitano a votare con convinzione per un multimiliardario di losca provenienza. Operai che, soprattutto, si identificano con lui” [p. 24]; bottarelle retoriche ai giovani italiani, disinteressati alla politica, a differenza dei cugini francesi: “è quando i giovani non la seguono più, che va a finire come in Italia” [p. 31]; e battutelle contro cemento selvaggio, ma a livello di slogan: “[...] È il risultato della cementificazione selvaggia del territorio, in un paese dominato dai palazzinari, il cui primo rappresentante è diventato addirittura capo del governo” [p. 56].
E alè, angoscianti spaccati della quotidianità di Jesolo, culla delle ronde leghiste (“Le hanno inventate lì, le ronde padane, nel 1998, e magari ne vanno pure orgogliosi, di questo record. Laggiù, la caccia ai venditori ambulanti incomincia subito, fin dal mattino [...]”) [p. 60], e curiose meditazioni sulla differenza tra Italia e Francia: Ferrucci, un po' dimentico del grottesco impatto che può avere sul pubblico di media intelligenza una coppia come Sarkozy e Bruni, e delle sinistre vicende che sembra proprio stiano emergendo nel caso Bettencourt, e non da ieri, ci dice sic et simpliciter che “ciò che da noi fa indignare (pochi), provoca rabbia (pochissimi), fa venir voglia di rivoltarsi (quasi nessuno), ai francesi, d'istinto, fa sorridere. A volte ridere. L'Italia, vista da fuori, è un paese ridicolo, oggi” [p. 77]. Beh, buongiorno. Oggi?
E alè, inquietanti consapevolezze forse leggermente esasperate dal malessere interiore: “Qui, chi sbaglia paga. Nel mio paese, invece, viene osannato e premiato. E nel mio paese, la persecuzione del diverso è un dato di fatto, praticato nell'indifferenza quasi totale. Peggio: con il consenso quasi totale” [p. 78], e già, si va a un passo dalla paranoia. E non mancano poi amarcord dell'agghiacciante alleanza tra Berlusconi e Gheddafi [p. 113], con tanto di accenno all'episodio delle gheddafine, e tutte le inquietudini del mondo per le morbose vicende private del signore che ci governa. Ma insomma, che dire: acqua fresca. Niente di nuovo. Non è nuova la rabbia, non è nuova la paura, non è nuovo il dissenso, non sono nuove le argomentazioni. Non c'è niente di nuovo.
Cosa c'è di nuovo, politicamente? Che da una persona così sensibile nei confronti della farsa della propaganda di un regime come il nostro non ci si attende un peana nei confronti del capo di un regime come quello statunitense: già, Ferrucci è curiosamente convinto che l'elezione di Obama sia stato un fatto epocale. Le ragioni? Una sola, dominante: Obama è afroamericano. Bastasse questo, Ferrucci. Bastasse questo, magari. Diciamo che Obama è uno dei pochi Nobel per la pace che hanno mantenuto o avallato qualche guerra imperialista qua e là nel mondo, prima e dopo la sua nomina. E non ha mica finito, a un anno dalla fine del suo mandato, di muovere aereoplani e soldatini di qua e di là. Ma per Ferrucci è tutta un'altra storia: la serata della nomina di Obama è stata “memorabile”, lui sogna che l'Italia sia un paese da “Yes we can” (e Veltroni ci ha provato, a dirla tutta, ma era un po' buffo e tanto, tanto provinciale), e ci ricorda che il presidente yankee ci ha detto, il giorno della sua elezione, che “le nostre storie sono diverse ma il nostro destino è comune e una nuova alba per la leadership americana è ormai a portata di mano”: che è un concetto angosciante, su, e non serve spiegare perché, ma per Ferrucci no, è emozionante. Gusti. E Ferrucci maledice Berlusca che quella sera, la sera dell'epocale nomina di Obama, invece di bersi le nuovissime frescacce della nazione padrona del mondo, come il suo ruolo avrebbe pure imposto, “dentro a un palazzo di Roma scopava con delle puttane”. Va bene.
Condiscono la narrazione battute sull'Italia perduta, nostalgia piccolo borghese per gli anni delle ferie e delle villeggiature, per le mamme italiane che potevano stare in casa e badare a tutto perché i papà guadagnavano abbastanza pur facendo gli impiegati, nostalgia politica per un intellettuale della statura di Berlinguer, una terribile battuta sulla povera San Pietroburgo (Ferrucci dichiara che si “ostina” a chiamarla Leningrado: ma perché?), un'inquietante memoria del suo omaggio al dittatore sovietico Lenin, nel mausoleo (…), qualche carezza di troppo ai cugini francesi, magnificati per qualunque cosa (dimenticando, per dire, l'accoglienza riservata ai terroristi rossi: un po' troppo ospitale, va detto, e giuliva), e tante tenerezze rivolte a una musa, Teresa.
Cosa rimane, al termine del viaggio? Una discreta voglia di visitare le bianche case di Saint-Nazaire, tanta solidarietà per il risentimento e la rabbia dell'autore nei confronti del forzismo e dei forzisti, tanta perplessità per il dubbio tempismo di questa pubblicazione. Cui prodest, nel 2011, un libro come questo? Non è meglio fare politica attiva, piuttosto che trasformare un libro di narrativa in un robusto inserto del “Fatto” o de “L'Unità”? Scrivere bene non vuol dire scrivere qualcosa di necessario. Parlare bene non vuol dire evitare di parlarsi addosso.
Una cosa deve fare un grande libro di letteratura: rischiare d'essere originale. Questo invece è un libro pieno di parole già dette, di sentimenti già espressi, di complessi di inferiorità già ampiamente esibiti. Ferrucci dovrebbe puntare molto più in alto. Con diversa freddezza, altra lucidità, ben altra ambizione. In altre parole, con ben altra fedeltà alla grande tradizione della nostra letteratura italiana.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Roberto Ferrucci (Marghera, Venezia, 1960), scrittore italiano. Ha pubblicato i romanzi “Terra rossa” (Transeuropa, 1993) e “Cosa cambia” (
Marsilio, 2007). Insegna scrittura creativa all'Università di Padova.
Commenti
[sentimenti sovversivi]
[sentimenti sovversivi] Diario tardivo, provinciale e retorico di una disastrosa, depressiva e umiliante stagione politica – quella dell'Italia forzista, a un passo dal tracollo, a un soffio dal ventennio – “Sentimenti sovversivi” è un libro scritto con dignità, angoscia e sentimento ma con una differita abbastanza eccessiva. L'attacco frontale al berlusconismo andava pubblicato almeno quindici anni fa: almeno dieci anni fa: almeno cinque anni fa. Addirittura almeno tre anni fa. Adesso è un po' superfluo: peraltro è un po' troppo facile. Comodo non ancora: il sultano sta ancora là...
[ferrucci] dati
[ferrucci] dati bibliografici:
[Ferrucci] - Ferrucci (alla
[Ferrucci] - Ferrucci (alla presentazione del cui testo in oggetto, ancorché in versione francese, sono stato) l'è un brav'omo ma è troppo sovversivo per me. D'altra parte scrive su (simultaneamente): Corriere della Sera (editio veneta) e Liberazione. Un esercizio di equilibrismo mica da poco. O forse RCS è più a sinistra di Liberazione. Mah.
[ferrucci] ah vedi. Rcs e
[ferrucci] ah vedi. Rcs e Liberazione. Ma un po' si respirava, questo strano e tanto italico e culturalmente beneducato mix, diciamo nella combinazione delle battute sul magico Obama e sulla nostalgia per "Leningrado". Madre, è la prima volta che leggo qualcuno che scrive che si ostina a voler chiamare "città di Lenin" San Pietroburgo. Mi sa che Ferrucci non verrà tradotto in Ucraina, almeno non nei prossimi decenni.
Rimane bravo e scrive bene. Però io volevo leggere un bel romanzo o un bel diario pieno di personalità e di invettive politiche toste e nuove e caustiche e feroci. Senza sangue invece, è carne con così tanti cartocci intorno che alla fine di carne scopri ce n'era pochina forte...
Rimango serio fan della ISBN. Però si poteva fare molto meglio con un autore con questo stile. Tipo: obbligarlo a scrivere.
[Ferrucci] - il fatto è che:
[Ferrucci] - il fatto è che: l'uomo, ripeto, è simpatico e affabile ma le sue posizioni puzzano di paraculismo. D'accordo vivere di quello che si scrive ma scrivere su tutte queste testate non sempre (all'apparenza; siamo pur sempre in Italia, guelfa e ghibellina) avvicinabili è sintomo di schizofrenia ideologica o di squisito mercantilismo. Tertium non datur. Forse sì.
PS: dovesse interessare possiedo la sua copia autografata dell'edizione francese del testo in oggetto (edizione bilingue). Come ebbi modo di dirgli alla presentazione (presente il Della Rovere del quale è buon amico) non avevo alcuna intenzione di leggerla ma la conservavo (all'epoca, circa 5 mesi fa, non sapeva se mai sarebbe uscita l'edizione italica) per venderla su ebay...si accettano offerte. Base d'asta: un Premio Strega.
[ferrucci] amice Luca,
[ferrucci] amice Luca, chissà: probabilmente sì, sicuramente sì, diamo il tertium per buono e alè. E magari è avanguardia, questa speciale terza via, chissà. Speriamo bene. Certamente non può essere la mia: ho scritto il mio pamphlet antiberlusconiano per tempo, a ventotto anni, da giovanotto, e non certo rivendicando Lenin e Berlinguer. Mmm. Omaggiami sempre il Della Rovere.
[Ferrucci] Credo di aver
[Ferrucci] Credo di aver visto dei suoi articoli anche su uno di quei notiziari cartacei gratuiti,, che qui circolano nei negozi il "Leggo" o qualcosa del genere. In verità, da ragazzina (e dunque era ragazzo anche lui), io ho incrociato uno con questo nome, ma non so se sia un caso di omonimia....
comunque non ho ancora letto niente di suo e non credo inizierò da questo libro. Mah, forse era meglio se inventava di sana pianta una bella storia ambientata in questa località della Francia che gli piace tanto.
[ferrucci] esatto. Un bel
[ferrucci] esatto. Un bel romanzo ambientato in Bretagna, con qualche battuta qua e là sull'Italia lontana e sofferta - una nazione, questa nostra, che non piace più a nessuno: ma non da oggi, soprattutto per certe ragioni... - sarebbe stato una grande trovata. Relativamente inedita, oltretutto. Così com'è, invece, questo libro, veramente poco sovversivo, a me è sembrato, politicamente, una sincera minestra riscaldata, e rispetto allo stile e alle capacità dell'autore tutto ciò mi pare un vero peccato. E poi, ripeto, certe visioni obamiane e leniniane, mah... mmm.
[Ferrucci] In effetti...e poi
[Ferrucci] In effetti...e poi quella di preferire Leningrado a San Pietroburgo, insomma "Leningrado", anche il suono xe orrendo!!!!!!
[san pietroburgo] io mi
[san pietroburgo] io mi ostino a chiamarla san pietroburgo anche per quel breve lasso di tempo in cui è stata sporcata dal nome "leningrad". Sarò fatto male...
[Leningrado] - chiamiamola
[Leningrado] - chiamiamola Pietrogrado e che sia finita!
[pietrogrado] fatta. :))))
[pietrogrado] fatta. :))))
[libri su B] Sul tempismo di
[libri su B] Sul tempismo di certi libri ti segnalo una mia scoperta recente... Uno dei narratori della Letteratura sarda, Giuseppe Fiori, autore del classico "Sonetaula" da cui Mereu ha tratto un film, è stato anche biografo di Berlinguer, Lussu e Schirru... ma anche di B. Il libro sul nostro premier si intitola "Il venditore" ed è del '95...
http://www.ibs.it/code/9788811600466/fiori-giuseppe/venditore-storia-sil...
[fiori-il venditore] se ti va
[fiori-il venditore] se ti va scrivine, hammer, sarebbe un bel contributo. In generale, credo che l'antiberlusconismo e l'antiforzismo siano da considerare, ormai, un genere letterario (e cinematografico) che vanta centinaia e centinaia di pubblicazioni, da suddividere per editore, non solo per autore. Un genere che va trattato con rispetto e con una certa cautela. Ha una sua storia.
E' per questo che il tono di questo libro di narrativa (!) di Ferrucci mi ha sbalordito, m'è sembrata una continua scoperta dell'acqua calda - nel genere antibe' e antifo' - ben distante dalle capacità di scrittura dell'autore. E questo parlare dell'acqua calda senza nominare nemmeno uno o due dei centinaia di predecessori, narratori o saggisti, fantasiosi o ultrarealisti, mi ha veramente sbalordito. Grottesco.
(Ferrucci) Bellissima
(Ferrucci) Bellissima stroncatura, Franco. Puntuale, elegante e ben argomentata. Se fossi Ferrucci sarei molto più preoccupato di stroncature come la tua piuttosto che di quelle becere e dirette. Ma invece penso che se legge il pezzo ne sarà felice, tutto sommato gli fai anche pubblicità in una certa cerchia di persone;) Come si fa poi ad aver nostalgia di Leningrado... certi intellettuali, o presunti tali, sono davvero la rovina dell'Italia.
[ferrucci] mio ottimo, ti
[ferrucci] mio ottimo, ti ringrazio: felice sinceramente che il pezzo ti sia piaciuto. Partivo con ottimi pregiudizi e grande curiosità, perché la storia dell'intellettuale misconosciuto e laterale che prendeva e andava in Francia e finiva per scrivere qualcosa sull'Italia mi sembrava veramente interessante, e potenzialmente fertile. Invece è andata così. Mi sono ritrovato tra peana a Obama (!), saluti a Lenin (!) e tanta retorica populista, e tanta deferenza verso i francesi (mancava solo "Carla Bruni comunque canta bene"). Il massimo è stato l'omaggio a yes we can. La fine del mondo (occidentale).
Non posso entrare nel dettaglio per varie ragioni, ma l'autore non mi è sembrato entusiasta di questa scheda, diciamo così. Peccato, al posto suo mi sarei sentito felice dei tanti rilievi positivi sullo stile e sulla scrittura, e della solidarietà espressa qua e là. Si vede che pensava di aver scritto un grande libro politico, originale, innovativo e necessario. Oh, magari per qualcuno è così: evviva!
[venditore] Dio mio, come
[venditore] Dio mio, come faccio a digerire un libro intero su Berlusconi? Finché è in vita me ne terrò alla larga. Invece sto leggendo la vita di Berlinguer di Fiori, perché voglio approfondire lo studio sui sassaresi illustri del passato. Mi sta aiutando a capire un periodo complesso che, per istinto anarcoide, non ho mai voluto affrontare. Un po' datato (è dell'89) ma decisamente documentato (pure troppo, alcuni passaggi richiedono una pazienza non indifferente).
[berlinguer, fiori] e di
[berlinguer, fiori] e di quello ne scriverai, hammer?
[berlinguer] Non posso, non
[berlinguer] Non posso, non sono abbastanza preparato sui temi storici, rischierei di fare errori madornali :) Appena mi decido a riprenderlo in mano, vi porto Sartori, un libro Exorma...
[sartori, martello] allora,
[sartori, martello] allora, aspettiamo:). Rimango curioso di leggerti su Berlinguer.
[berlinguer] magari per mail
[berlinguer] magari per mail ti racconto le mie impressioni da profano :)
[martello, berlinguer]
[martello, berlinguer] magari, te ne sarei grato. Non credo tu sia così profano, hammer...:)
[Ferrucci] Le copertine di
[Ferrucci] Le copertine di ISBN mi attirano sempre per il loro bianco scarno, così mi è capitato di sfogliare questo libro proprio l'ultima volta che sono entrata da Feltrinelli (Non ho un libraio di fiducia, purtroppo. Rientra tra gli svantaggi della città di adozione). Ma appena ho letto dei "malinconici e rabbiosi ricordi della storia italiana recente", mi è cascato da mano. Magari sbaglierò, ma in questo momento ho necessità che la letteratura più che denunciare, restituisca bellezza.
"Scrivere bene non vuol dire scrivere qualcosa di necessario. Parlare bene non vuol dire evitare di parlarsi addosso".
Fossi un editore, farei stampare queste tue righe sotto il logo della casa editrice.
[Ferrucci] Certo che ce ne
[Ferrucci] Certo che ce ne vuole a mettere insieme Obama, Lenin e Carla Bruni. Sembra la triade di moggiana memoria.
[sentimenti] Ah la triade non
[sentimenti] Ah la triade non si batte...
[sentimenti, angela, fer] le
[sentimenti, angela, fer] le copertine di isbn si fondano su un minimalismo davvero esemplare. A parte la collana "Novecento italiano" e l'altra collana degli "special books", sono rimaste coerenti nel tempo - e i risultati verranno.
Quanto alla storia italiana recente, diciamo che a livello di superficie profonda si è detto veramente tutto e ripeterlo ancora stona, stona parecchio. Magari servirebbe raccontare qualcosa di nuovo, che sia recente o meno recente.
E quanto alla bellezza, è un grande sogno - sempre - che ci venga restituita. Ma in epoca di vorticosi ritmi industriali, nell'editoria come altrove, difficile davvero succeda (sempre più difficile).
grazie sempre.
[sentimenti, ferr.]
[sentimenti, ferr.] intervista sul sito ISBN: http://isbnedizioni.it/isbnblog/2011/07/12/abbiamo-fatto-qualche-domanda...
[sentimenti sov.] caricata ex
[sentimenti sov.] caricata ex novo la copertina [server guasto]
[ferrucci, sentimenti sovv]
[ferrucci, sentimenti sovv] qui ne parla PALLAVICINI: http://www.ilprimoamore.com/testo_2410.html