A lungo trascurato come settore di studi, quello della storia editoriale italiana sta conoscendo, da più o meno un ventennio, un momento di grande interesse e popolarità. Sono spuntate facoltà universitarie apposite, le case editrici hanno preso a organizzare fine settimana di corsi per futuri editori o semplici curiosi e – naturale conseguenza – è fiorito un vasto campo di indagini, con stampe e ristampe di opere sull’editorie italiana vecchia e nuova.
Chi si è fatto carico dell’onore e dell’onere di ricostruire, in un modo che più scrupoloso non si può, la storia dell’editoria italiana dal dopoguerra a (quasi) oggi è Gian Carlo Ferretti, una figura non nuova nel settore, data la sua fama di giornalista, scrittore e studioso dei processi dell’editoria libraria e dei suoi rapporti con il mercato, che nel recente passato ha portato alla pubblicazione de Il mercato delle lettere (1979 e 1994) e de Il best seller all’italiana (1983 e 1993).
Pur essendo estremamente interessante e capace di appagare qualsiasi curiosità anche dei consumatori di libri più voraci, Storia dell’editoria italiana letteraria in Italia. 1945-2003 offre una lettura tutt’altro che facile o lineare. Migliaia i nomi citati, centinaia le cessioni, le riconversioni, le chiusure aziendali, numerosissime le statistiche e, soprattutto, assai frequenti le interruzioni che impediscono di seguire le sorti delle singole case editrici, nel rispetto di un ordine cronologico che, nel caso in oggetto, mette in difficoltà il lettore invece di aiutarlo.
Il modo, forse, per lasciarsi trasportare dalla lettura senza farsi intimorire dalle asperità del percorso, potrebbe essere quello di considerare il libro come uno degli argomenti principe del libro stesso: un romanzo. Col romanzesco, a guardar bene, il panorama editoriale italiano ha ben più di un elemento in comune. Storie di padri che non si rassegnano all’idea che i figli non siano come loro (i rapporti tormentati tra Arnoldo e Alberto Mondadori; Edilio e Alberto Rusconi; Angelo e Andrea Rizzoli); basse questioni di quattrini che si risolvono spesso in un’aula di tribunale (una su tutte la saga della “guerra di Segrate”); l’arrivo di personaggi geniali ed estroversi che trasformano in oro tutto quello che toccano (Bobi Bazlen, Erich Linder).
Come nei romanzi, poi, fondamentale è la figura della donna. Non molte quelle che popolano le pagine del libro, ma comunque moltissime se si considera che raramente, quando si pensa al mondo dell’editoria in Italia, si pronunciano nomi femminili.
Uno degli elementi che sorprendono nelle vicende, a volte intricatissime, raccontate nel volume è infatti il peso che hanno avuto le scelte di alcune donne: l’escalation da moglie del capo a capo indiscusso da parte di Elvira Giorgianni Sellerio (moglie di Enzo) e di Inge Schoelthal Feltrinelli (terza moglie di Giangiacomo); le spinte innovative e controcorrente di Sandra Ozzola (moglie di Sandro Ferri, Edizioni e/o), nota cultrice di letteratura russa, e della slavista Daniela Di Sora; il gesto risoluto con cui l’onnipresente Romilda Bollati di Saint-Pierre (sorella di Giulio) rifonda la Bollati e Boringhieri nel 1987. Lei che è “la Pierina” amata da Pavese alla vigilia del suicidio, oltre che la proprietaria della Carpano e della Baratti (Punt e Mes e cioccolatini), ereditate dal marito Attilio Turati, oltre che la moglie, in seconde nozze, del ministro democristiano Toni Bisaglia.
La parte più avvincente del volume è indubbiamente la prima, quella che va dai fondamenti, dalle “colonne” dell’editoria italiana dell’immediato dopoguerra fino al boom degli anni ’60. Interessante come Ferretti abbia saputo abbinare ad ognuna delle quattro case editrici maggiori un nome che ne contraddistingua l’assetto e lo stile: la Mondadori è un’istituzione, la Rizzoli un impero, Bompiani un club, Einaudi un laboratorio.
Notevole, poi, il potere di sintesi dell’autore, che in quelle pagine ha saputo condensare storie intricatissime, in altre sedi raccontate con fiumi d’inchiostro. Ferretti, infatti, è stato tanto abile nel dipingere il ritratto degli editori-protagonisti della stagione aurea dell’editoria italiana, che per ognuno ha riportato un aneddoto breve (e spesso grottesco), ma capace di darne la misura della statura e della complessità.
“In una lettera del febbraio 1945 ad Alberto [Arnoldo] scrive: «I miei metodi, in qualunque regime, sono i soli che possano dare la sicurezza di vittoria»”, p. 12.
“[...] incuriosito da un’appassionata discussione su due personaggi per lui misteriosi, Tolstoj e Dostoevskij, Rizzoli sarebbe intervenuto con tono spazientito e con accento meneghino: «Ma insomma quel Tolstoj lì, l’era poi il Dostoevskij...». Convinto verosimilmente che l’uno fosse lo pseudonimo dell’altro”, p. 19.
“Racconterà più tardi Livio Garzanti: «[Valentino Bompiani] Amava troppo i suoi autori, aveva con loro un rapporto troppo personale. Una volta a casa sua mi mostrò una libreria nella quale erano allineati tanti libri rilegati in cuoio: ‘Vede, sono le mie creature’ mi disse, presentandomi le edizioni dei suoi autori, conservate lì come testi sacri»”, p. 25.
“Significative [...] le edizioni del Prix international des éditeurs, che negli anni sessanta riunisce alcune delle migliori intelligenze editoriali e intellettuali europee e americane: quando Giulio Einaudi, dopo aver montato e manovrato con precisione e fermezza le complicata macchina della manifestazione, dispiega l’ultima sera tutto il suo charme di editore-principe e di padrone di casa, salutando personalmente con signorile cordialità, uno per uno, i grandi letterati e gli oscuri cronisti», p. 32.
Dalla seconda metà del volume il panorama cambia. I padri dell’editoria italiana muoiono lasciando grandi strutture ed enormi capitali; gruppi extraeditoriali si affacciano al mondo della carta stampata; scompare l’editore-protagonista e subentra l’apparato. Insieme a tanta malinconia.
L’editoria è sempre stata una terra di confine tra il mondo della cultura e quello del mercato, sempre a metà tra la polvere degli scaffali e la pioggia d’oro delle royalties, divisa tra la qualità e il consumo, l’artigianato e l’industria, l’alto e il basso, la passione e il tornaconto economico, gli occhiali spessi del letterato e il doppio petto dell’imprenditore. Una dimensione strana, ma che in passato, per lo meno, era riconducibile a qualcuno in particolare, a un nome o addirittura a una faccia. Oggi non è più così, finita l’epoca dell’editore protagonista, tranne rare eccezioni (v. Roberto Calasso, pervicacemente attaccato alla figura quasi mitologica del mecenate) è difficile (impossibile?) ricondurre un marchio editoriale a una figura precisa. Nella maggior parte dei casi, i marchi editoriali sono delle torte dalle dimensioni più varie, divise in fette così numerose che non è poi tanto elementare capire di chi sia quel punto percentuale che fa la differenza.
Alla fine, comunque, scava scava, si tratta sempre dei soliti noti, con i prezzemolini Mauri-Spagnol capofila, che si nascondono anche dietro le case editrici più insospettabili.
Dopo 431 pagine di nomi, vicende e pettegolezzi per e di gente di un certo livello, tre sono i concetti fondamentali che emergono dai fatti:
1) Anche se si parla tanto di crisi della lettura e del fatto che il Italia non si legge abbastanza, in realtà in Italia non si è mai letto abbastanza. Se oggi c’è la televisione e internet, in passato c’è stato qualcosa di molto peggio: povertà e analfabetismo.
2) Famosa casa editrice non è sempre sinonimo di prosperità economica (v. le numerose crisi finanziarie della Einaudi e le conseguenti “assistenze” dallo Stato).
3) Dietro un grande uomo c’è, c’è stata e continua ad esserci una grande donna (Sellerio, Feltrinelli, e/o...).
EDIZIONI ESAMINATA
Gian Carlo Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Einaudi, Torino, 2004, pp. 517.
BIOGRAFIA AUTORE
Gian Carlo Ferretti ha svolto una lunga attività di giornalista , editoriale e universitaria, e ha pubblicato saggi sui principali scrittori e critici italiani del Novecento. Da tempo inoltre studia i processi dell’editoria libraria e i suoi rapporti con il mercato. Sono da ricordare a questo proposito Il mercato delle lettere (1979 e 1994), Il best seller all’italiana (1983 e 1993), e i saggi sull’attività editoriale di Vittorini (1992), Alberto Mondadori (1996), Calvin (1997) e Sereni (1999).
Paola Biribanti, Maggio 2008
Commenti
Libro impegnativo. Max serietà. No perditempo.
"tranne rare eccezioni (v. Roberto Calasso, pervicacemente attaccato alla figura quasi mitologica del mecenate) è difficile (impossibile?)"
> E due fallimenti alle spalle, sbaglio? Controllato da altri al 49 percento anche lui, purtroppo. Se non ricordo male eh?
E aggiungo: bene nato, nipote di.
Eh. Interessantissimo cmq. Tutto.
"E aggiungo: bene nato, nipote di."
Ecco, appunto, i soliti noti. Già data un'occhiata all'organigramma della "neonata" Nottetempo?
:).
Chi nasce da un tondo, in italia, tondo vive. Anche quando è quadrato.
Fa per me. In senso storico e anche no. Grazie dell'ottima segnalazione!
letto a suo tempo, per l'esame di sociologia della letteratura. Non lascio commento incisivo, ma solo un apprezzamento per la preziosa "rievocazione"
Non nascondo che i "ripescaggi" a distanza di giorni fanno sempre piacere.