Saggio sul mondo periferico, curato da due accademici di chiara fama come Franco Ferrarotti e Maria Immacolata Macioti, il primo da anni protagonista di studi sulla marginalità urbana (cfr. Ferrarotti: “La sociologia come partecipazione”, “Vite di baraccati”, “Roma da capitale a periferia”, “Vite di periferia”), la seconda, docente di Scienze della Comunicazione, al suo fianco per un anno di ricerche sul campo, “Periferie” nasce per approfondire gli aspetti controversi e problematici di queste metà oscure delle grandi città: al centro dello sguardo dei ricercatori, in primis, Roma.
Suburb, Outer City, Slum, Barrios, Bidonville, Ghetto, Barriadas, Villamiserias, Favela, Periferia, Borgata, Banlieu: come è possibile parlarne come se fosse la stessa cosa? Il maestro Ferrarotti ammonisce: le differenze tra ghetti, banlieu, villamiserias e borgate sono abnormi; unici tratti comuni, forzando un po' la mano, sono la lontananza dal centro, la tendenza alla discriminazione degli abitanti, la povertà (o addirittura l'indigenza). Nella prefazione Albanese, integra: “Una favela, uno slum, un barrios, si aggregano per accumulo, concrezione, escrescenze, superfetazioni, sfregamenti, tensioni e opposizioni: una genesi che presenta tutti i tratti del 'rizomatico'” (p. 9).
Cos'è il “mondo periferico”? Ferrarotti spiega che è un “Insieme di gruppi umani, numericamente consistenti, sparsi per tutto il globo, che sono presenti nella storia eppure ne restano fuori (…) Un mondo presente, formicolante e vivo, tuttavia l'ufficialità lo considera come combustibile inerte” (p. 17). Tendenzialmente, include le c.d. “classi subalterne”: in realtà, si deve (dovrebbe) considerare alla stregua di un “mondo fuori dal mondo”. Un mondo che non si restringe e non indietreggia, a dispetto delle previsioni: piuttosto, avanza.
Ferrarotti ha studiato Roma, in primis: scelta imposta principalmente dalle circostanze e dalle contingenze, economiche ovviamente, e strutturali universitarie (cronica mancanza di fondi). Ha evidenziato, a suo tempo, la presenza funzionale ai quartieri di lusso dei nostri ghetti; la divisione classista ribadita dal sistema scolastico; le difficili condizioni di vita nelle periferie romane. Oggi, prende atto del progressivo avvicinamento – non una assimilazione, che sembra impresa impossibile – tra centro e periferia, un avvicinamento che implica la cessazione dell'idea di “estraneità” tra due mondi esasperando quello di “dipendenza”. Semplicemente, “tra gli abitanti dei Parioli e quelli dell'Acquedotto Felice non passa alcuna differenza in quanto esseri umani capaci di percezioni soggettive; la differenza, grande, c'è ma riguarda le condizioni materiali di vita, cioè il lavoro, l'abitazione, l'ammontare e la regolarità del reddito” (p. 26). E pure, la periferia è diventata centrale: l'immigrazione non è più interna (Ciociaria, Abruzzo, Meridione) ma internazionale; i cittadini, piuttosto, lamentano la forte coesione della comunità, perduta. “Roma” - scrive Ferrarotti – “è oggi una periferia che cerca, faticosamente, di diventare capitale” (p. 72): sono sparite baracche, borghetti e baraccopoli, protagoniste delle periferie degli anni Cinquanta-Sessanta, il problema adesso è quello dell'integrazione con i tanti stranieri. Va da sé che Ferrarotti suggerisca “dialogo” e inviti a vincere la “boria dell'eurocentrismo”: posizione decisamente discutibile, considerando quanti danni abbia già fatto la menzogna della fede nella società multietnica, e tuttavia non insensata.
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Prima di congedarci, un piccolo approfondimento etimologico. Banlieu: cosa significa? L'etimo insegna sempre qualcosa di notevole. Spiega Albanese nella prefazione: “Banlieu, il sostantivo francese per periferia, ha due varianti etimologiche: la prima lo indica per il luogo (lieu) di esclusione del diritto, in cui il cittadino veniva cacciato per essere messo al bando (band); la seconda, di segno uguale e contrario, lo fa risalire all'XI secolo e lo riconduce al significato di limite dell'estensione del diritto sul territorio libero al di fuori delle mura urbane” (p. 7). Secondo Fouad Allam, “Il termine banlieu proviene dalla radice tedesca ban che designa l'autorità del sovrano sul territorio e si riferisce anche all'esclusione, e dal termine latino (di epoca gallo-romana) leuca che significa distanza” (p. 11).
Esclusione e distanza: non sono forse questi i tratti fondanti della periferia? La realtà romana ha conosciuto cambiamenti rapidi e netti, e tuttavia niente sconfigge la sensazione che l'Eterna sia composta da tanti microcosmi dalla storia, dalle condizioni sociali ed economiche e addirittura dalla cultura diversa e distante. L'indagine raccontata dalla Macioti include interviste che vanno a scandagliare la memoria storica di diversi abitanti delle borgate. Un linguista avrebbe forse saputo riconoscere le differenze tra quanti, tra loro, si sono formati ascoltando radio e televisione, e quanti sono riusciti a scoprire il mondo del libro e della carta stampata, in generale, dedicandosi almeno una tantum alle letture, di qualsiasi genere. Forse non si tratta di una differenza eccezionale, ma non escludo vada a inficiare la qualità delle dichiarazioni dei testimoni. Ciò detto, consiglio il testo a tutti quei letterati e quei cittadini romani che sentano vivo il desiderio di conoscere lo stato dell'arte della Capitale; una volta confrontata, in Letteratura, la periferia romana raccontata da Pasolini con quella cantata da Acitelli, è il caso di integrare le vostre conoscenze con le pagine del sociologo principe delle patrie lettere.
Buon viaggio.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Franco Ferrarotti (Palazzolo Vercellese, 1926), decano di Sociologia. Nel 1951 ha fondato con Abbagnano i “Quaderni di Sociologia”; nel 1967, la rivista “La critica sociologica”.
Maria Immacolata Macioti, docente di Scienze della Comunicazione presso La Sapienza dal 1976, caporedattore de “La critica sociologica”.
Franco Ferrarotti, Maria Immacolata Macioti, “Periferie. Da problema a risorsa”, Sandro Teti Editore, Roma 2009. Prefazione di Flavio Albanese. Introduzione di Khaled Fouad Allam. Foto di Franco Ferrarotti e Franz Gustincich. In appendice, bibliografia. Collana: Historos.
Approfondimento in rete: sito di Ferrarotti / WIKI it.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile 2009.
Commenti
Suburb, Outer City, Slum, Barrios, Bidonville, Ghetto, Barriadas, Villamiserias, Favela, Periferia, Borgata, Banlieu: come è possibile parlarne come se fosse la stessa cosa? Il maestro Ferrarotti ammonisce: le differenze tra ghetti, banlieu, villamiserias e borgate sono abnormi; unici tratti comuni, forzando un po? la mano, sono la lontananza dal centro, la tendenza alla discriminazione degli abitanti, la povertà (o addirittura l?indigenza). Nella prefazione Albanese, integra: ?Una favela, uno slum, un barrios, si aggregano per accumulo, concrezione, escrescenze, superfetazioni, sfregamenti, tensioni e opposizioni: una genesi che presenta tutti i tratti del ?rizomatico?? (p. 9).
Molto interessante questo libro e l'argomento. Il mio paese situato sulla direttrice milano-lecco sta sempre più diventando periferia di una città di 50 mila abitanti e di una metropoli che anno dopo anno si stanno fondendo. e il mio come il resto dei paesini sempre più senz'anima, solo luoghi di transito e dormitori
gli studi di Ferrarotti potrebbero piacerti, allora. Considera che solo la seconda parte - quella dell'inchiesta sul campo - è assolutamente romana e romanizzata. Tutto il resto è farina per idee e meditazioni nuove.
Vedi, nei miei giri romani, mio padre, che era stato a roma per la leva mi portò a spasso per tutte le periferie, mostrandomi i cambiamenti. ciò che era scomparso. a proposito ho rivisto Caro diario, in questi giorni e mostravano anche Monteverde.
Non so, io sia Ferrarotti che la Macioti li ho avuti come professori, quando ho fatto Sociologia. Non ne conservo un gran ricordo, erano abbastanza noiosi e pretenziosi. Ciò non toglie che questo saggio può essere interessante, non lo metto in dubbio.
lui è un pezzo di questo quartiere:).
Curiosamente - non me l'aspettavo - Ferrarotti ha proprio glissato su Monteverde. E' abbastanza misterioso considerando che la borgata che ha conosciuto metamorfosi maggiore è proprio la nostra (che pure conserva donna olimpia e monteverde nuovo che, in effetti...)
4 - Il primo episodio di Caro Diario è interessante, proprio per il modo in cui mostra una Roma estiva e desolata. Gli altri due episodi sono da dimenticare.
Ecco un libro interessante. Ero molto affascinato dall'argomento, in tempi andati l'avrei anche letto, se non fosse finito tutto. Non penso che lo leggerò mai; in compenso voglio (devo) approfondire le periferie nelle metropoli americane - specie NY. Hai qualche titolo o autore da consigliarmi?
Decisamente gli ultimi due capitoli di Caro Diario sono inferiori.
Sul tema delle periferie, nella mia libreria ci sono due testi interessanti, tutti e due di Mike Davis usciti per Feltrinelli: "il paradiso degli slum" e "Città morte - Storie di inferno metropolitano"
Monteverde è opera del Ventennio?
8. Ferrarotti ne parla per più pagine, delle periferie americane, riferendo dati, statistiche, interpretazioni dei dati, limiti etc.
Può essere un buon inizio (e c'è una buona bibliografia in calce).
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9. Monteverde si chiamava Montedoro:). Era un'antica zona della città estranea alla storia di Roma (Gianicolo, ottavo colle), caratterizzata da scomparse terme, nei pressi della Basilica di San Pancrazio (IV Sec) e da vigneti molto ricchi (fino al Novecento, famoso un vinello bianco di Monteverde).
Ville e terre erano dappertutto. L'attuale via fonteiana (fonto+giano, non "fonte di giano") sorge sul fu ager fonteianus.
Dalle nostre parti si combatteva durante il Risorgimento.
Dalle villette di campagna (questo erano) ai primi palazzi, c'è da aspettare il Novecento. Niente ventennio... se leggi Pasolini ti accorgi, in "Ragazzi di vita", che da noi c'erano terre, qualche industria e qualche casetta. Inimmaginabile. Donna Olimpia, tipo Bronx... i tassisti neanche volevano entrarci:)
bello vivere in un luogo del genere. si riesce anche a comprendere una parte della tua indole. innegabile che influenzi in parte.
pensa che invece io vengo dalla parte del mio paese Costa Masnaga, da Masnaga, da Masnada. pieno di bande di predoni senza legge che taglieggiavano le carovane. fecero tutti una brutta fine ma il sangue ribelle e fiero resiste sempre.
magnifica storia anche questa:).
Qualche goccia di sangue comune, lontana, forse c'è. La mia famiglia dovrebbe avere avuto un cognome germanico italianizzato in Lombardia, a Brescia, molti secoli fa. Probabilmente soldati scesi in IT per fare giustizia:))).
"perchè è il mare inquinato di Roma, e Roma è finita e marcisce e ha un cattivo odore e io i cattivi odori proprio non li sopporto ma adoro Roma e quel che rimane della mia isoladi Roma, Monteverde" (Pagano, Gianfranco Franchi)
(a voja.)
10 l'articolo è interessante.
Montedoro:dalle tue parti, se non ricordo male, c'é la chiesa di San Pietro in Montorio = Montedoro, dunque prenderebbe il nome dall'antica denominazione del quartiere.
esatto, sì. L'etimo coincide.
Sandro Teti Editore
presenta
Periferie da problema a risorsa
di Franco Ferrarotti e Maria I. Macioti
Prefazione di Flavio Albanese
Introduzione di Khaled Fouad Allam
Illustrato con fotografie inedite del professor Ferrarotti e Franz Gustincich, il saggio esplora con analitica attenzione la realta' delle periferie e il loro ruolo nello sviluppo delle citta'.
Ferrarotti e la professoressa Maria Immacolata Macioti indagano il rapporto tra i grandi centri urbani e le realta' limitrofe, varcando barriere culturali ancor prima che architettoniche: due mondi vicini e diversi, da sempre incapaci di comunicare tra loro. A emergere da queste analisi sono prospettive e consapevolezze nuove, e con esse una concezione diversa della periferia, da intendere non piu' come problema ma come risorsa.
Il libro sara' presentato sabato 16 maggio 2009 alla XXII Fiera Internazionale del Libro di Torino presso lo Spazio Autori A alle ore 14.30.
Interverranno, assieme agli autori, il professor Khaled Fouad Allam e l'architetto Laura Peretti
Franco Ferrarotti e' il padre della sociologia italiana. Nel 1951 ha fondato con Nicola Abbagnano i''Quaderni di Sociologia'', ai quali ha dato seguito nel 1967 con la rivista ''La critica sociologica'' di cui e' tuttora direttore. E' autore di molte pubblicazioni tradotte nelle principali lingue europee.
Maria Immacolata Macioti e' dal 1976 docente di sociologia presso l'Universita' degli Studi di Roma ''La Sapienza''. E' redattore capo della rivista ''La Critica sociologica'' e collabora a diverse testate scientifiche italiane e straniere.
Flavio Albanese, socio fondatore dello studio di architettura Asa StudioAlbanese, e' coordinatore de L'Officina del porto di Palermo e direttore della rivista internazionale di architettura ''Domus''.
Khaled Fouad Allam e' docente di Sociologia dell'Islam presso le Universita' di Trieste, Urbino e la Stanford University di Firenze. Esperto di Islam e immigrazione presso la Commissione Europea, collabora con ''La Stampa'' e ''la Repubblica''.
Per informazioni:
Ufficio Stampa Sandro Teti Editore
P.zza Sant'Egidio, 9
00153 Roma
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www.sandrotetieditore.it
[Ferrarotti-Gecekonu]:"Suburb
[Ferrarotti-Gecekonu]:"Suburb, Outer City, Slum, Barrios, Bidonville, Ghetto, Barriadas, Villamiserias, Favela, Periferia, Borgata, Banlieu.."all'elenco aggiungiamo il termine turco "Gecekondu" allargando la nostra perfiferia semantica :))http://it.wikipedia.org/wiki/Gecekondu
[Gecekondu] tag aggiunto in
[Gecekondu] tag aggiunto in Lankelot. Grazie Franz. Ci stai alfabetizzando al mondo turco. Ben fatto.
[Suburbs] Il video di Spike
[Suburbs] Il video di Spike Jonze per The Suburbs degli Arcade Fire. Prego di non abitare mai in luoghi del genere. Meglio la periferia milanese, detto sinceramente.
http://www.youtube.com/watch?v=5Euj9f3gdyM
[suburbs, milano] sicuro? :)
[suburbs, milano] sicuro? :)