Ferrari Emanuele

Un posto dove guardare

Autore: 
Ferrari Emanuele
Esistono momenti in cui le storie s’intrecciano con la Storia, le vicende di un paese e dei suoi abitanti entrano in contatto con eventi più grandi e terribili.
Succede così per Casina, piccolo borgo dell’Appennino Reggiano.
Il giovane Giorgio Gregori, studente formatosi sui classici, viene fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 e deportato, insieme a numerosi compagni, in Germania.
Ritornato in patria, diverrà il professor Gregori, instancabile animatore culturale, ideatore della sezione di storia locale di Casina e lascerà testimonianza della sua esperienza d’internato nel diario “Due anni in terra straniera”. Da quelle pagine nasce questo testo teatrale articolato in una serie di quadri alterni a più voci: da un lato i prigionieri in Germania, dall’altro le donne rimaste a casa in attesa.
Ferrari si è ispirato alla figura di Gregori, alla sua alta moralità e dignità, inserendo però nella rappresentazione le figure femminili, intente ogni giorno, tra una faccenda e l’altra, a guardare, dall’alto di una collina, nella direzione da cui prima o poi, torneranno i loro uomini. Sono donne che paiono esprimersi soprattutto col canto, da sempre voce del popolo e degli oppressi, donne che vivono sulla loro pelle la Resistenza e i rastrellamenti tedeschi, donne-custodi degli affetti e del focolare, donne che a stento riescono a immaginare dove sia la Germania. “…ma da che parte sta la Germania? Sarà poi vero che i soldati che vengono presi li portano tutti là? E quanto è grande la Germania? Lo sapete voi?” (p.25)
E dalla lontana Germania sembra far loro eco il gruppo dei prigionieri che nella difficoltà e precarietà della loro situazione hanno trovato nel ricordo del paese d’origine il posto dove guardare, il punto di riferimento e di sostegno, il luogo degli affetti e della casa. È un incrociarsi spirituale di sguardi e sensazioni da lontano, un alternarsi di voci e di richiami.  
Alcuni italiani – un’esigua minoranza – cedono alle lusinghe e aderiscono alla Repubblica di Salò, ma Giorgio e gli altri non li guardano con ira o rancore:
“Mi sono sembrati subito pentiti per la scelta. Io, ma penso anche gli altri come me, in cuore nostro li avevamo già perdonati”. (p.47)
La figura di Giorgio spicca per rettitudine, pazienza e cultura ed è proprio quest’ultima a sostenerlo e a consolarlo durante la dura vita di prigionia.
Fortunosamente Giorgio riceve da un altro internato alcuni libri di letteratura che costituiscono un punto di forza contro la desolazione e la nullità della vita da internati, tutta giocata su fatti minimi, che acquistano importanza fondamentale.
Il posto dove guardare costituisce per tutti i personaggi il motivo di sopravvivenza e di resistenza al male, al dolore, alla prepotenza, alle devastazioni materiali e spirituali della guerra.
La sola lettura del testo naturalmente non può rendere tutta la ricchezza della rappresentazione teatrale, giocata su canto, luci, scenografia e mimica degli attori, ma costituisce un buon viatico alla visione.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Emanuele Ferrari, (1974), vive a Casina, piccolo paese sulle colline dell’Appennino Emiliano. Insegna lettere in una scuola ai piedi del Monte Cusna.Ha pubblicato racconti e saggi narrativi su cataloghi d’arte, riviste e antologie. Da qualche anno scrive e cura adattamenti per il teatro.
 
Emanuele Ferrari, Un posto dove guardare. Narrazione teatrale in 11 quadri e un epilogo, con dodici tavole di Eugenio Tomiolo. Postfazione di Giovanna Caroli. Adria, Edizioni AbaoAQu 2008.
 
Marina Monego, dicembre 2009
ISBN/EAN: 
788890308215

Commenti

Esistono momenti in cui le storie s?intrecciano con la Storia, le vicende di un paese e dei suoi abitanti entrano in contatto con eventi più grandi e terribili.

interessante segnalazione Marina, veramente.
Non sto a spiegare le ragioni, ma cercherò il libro.

"Da quelle pagine nasce questo testo teatrale articolato in una serie di quadri alterni a più voci: da un lato i prigionieri in Germania, dall?altro le donne rimaste a casa in attesa."

> Sembra davvero molto bello. Come l'hai scoperto?

"Alcuni italiani ? un?esigua minoranza ? cedono alle lusinghe e aderiscono alla Repubblica di Salò, ma Giorgio e gli altri non li guardano con ira o rancore:
?Mi sono sembrati subito pentiti per la scelta. Io, ma penso anche gli altri come me, in cuore nostro li avevamo già perdonati?. (p.47)
La figura di Giorgio spicca per rettitudine, pazienza e cultura ed è proprio quest?ultima a sostenerlo e a consolarlo durante la dura vita di prigionia."

> Passo di profonda umanità. Toccante.

(grazie)

3 c'é stata la presentazione a Mestre e poi sai che la casa editrice è quella di Beppe De Santis, che conosci anche tu.
Qui il sito della casa editrice per informazioni su come avere il libro (credo via ibs):
http://nuke.libereventi.com/

Grazie a tutti

Mi piacerebbe vederlo in scena. Chissà che il "fattore casa", non giochi a mio favore e prima o poi non arrivi in uno dei teatri della regione. Grazie per la segnalazione, Marina.

Come no:) Salutami De Santis.

“Il posto dove guardare


Il posto dove guardare costituisce per tutti i personaggi il motivo di sopravvivenza e di resistenza al male, al dolore, alla prepotenza, alle devastazioni materiali e spirituali della guerra” scrivi, Marina, e condivido totalmente.
Anche nella vita quotidiana, ognuno di noi sopravvive guardando, pensando, rifugiandosi in un ‘posto’ suo personale che lo conforta e lo fortifica. La cultura, certo, come per Giorgio Gregori, oppure la musica, il canto, come per le figure femminili del libro da te splendidamente recensito “intente ogni giorno, tra una faccenda e l’altra, a guardare, dall’alto di una collina, nella direzione da cui prima o poi, torneranno i loro uomini. Sono donne che paiono esprimersi soprattutto col canto, da sempre voce del popolo e degli oppressi”, lo studio di opere d’arte che ti seducono, gli affetti, la preghiera.
Aggiungo per ultima, ma non ultima, l’amicizia, una delle esperienze più preziose che la vita ci offre.

Ottima la scelta del libro, Marina, e toccante la recensione. Lo leggerò senz'altro. Grazie.

Raffaella
 

grazie Raffaella! è vero, per

grazie Raffaella!

è vero, per ciascuno di noi ci sono uno più posti dove guardare e l'amicizia è fondamentale.