Ferrara Gianluca

Dio non ha la barba

Autore: 
Ferrara Gianluca

Ho letto il libro con amore, con interesse, curiosa ma in parte consapevole di quello che avrei trovato nelle pagine; una ricchezza da me non raggiunta ma che fa parte del mio percorso, qualcosa ha bloccato il coraggio di salire ma stranamente non la ricerca che, ad oggi, è espressa in una visione panteistica della spiritualità.
Jean Guitton scrive: “L’ateo è colui che non ammette che Dio abbia la barba. E questo, perché ha un’idea più pura degli altri”.
Lotto per ciò che l’autore scrive, da una vita, senza preti, senza chiesa, senza campanili, senza piazze, senza appartenenze ma non ho paura di girare l’angolo per vedere chi c’è ed essere pronta ad incontrarlo. Sento, fuori dalla chiesa tradizionale, un Gesù povero e lo amo nella gente, in persone che non conosco, nell’aiuto che posso dare e nella parola giusta da dire a chi ne ha bisogno, percepisco che tutto resta a terra, anche il respiro dei nostri cari che ci hanno lasciato e li ritrovo ovunque mi giri e guardi e soprattutto ascolti. Mi sono anche chiesta se scrivo poesia anche per questo senso religioso ed insieme fisico con cui percepisco il mondo.
Vivere coerentemente con quanto si scrive non è facile ma entusiasmante quando vedi che ce l’hai fatta e la sera segna un altro giorno sereno.

È vero anche, come Gianluca Ferrara scrive, che spesso da un mondo che valuta in relazione al danaro e al puro consumismo, vieni allontanato perché scomodo, di troppo e imbarazzante; io me ne sono allontanata da sola, per noia, per disarmante imbarazzo davanti a valori nei quali non mi riconoscevo. E volentieri oggi vivo. Ecco, vivere è la parola giusta, assaporare le cose in cui si crede, anche nelle battaglie difficili e dolorose, perché anche se non sono giunta alla fede, uccidere Dio è accettare l’omologazione, il già detto, il mondo così come, lo scrittore scrive “è diventato”.  

Mi permetto di dissentire dal testo quando indica specificatamente il materialismo: nel mondo di oggi c’era, Gianluca, da tanto e abbiamo fatto finta di niente, le voci singole che parlavano di abusi e violenze e di scuola bacata e di valori mercificati sono state schernite e oggi che la bomba è scoppiata, forse il recupero sarà più difficile.

Maria Teresa Di Calcutta diceva, nel “Cammino della Speranza”: “mentre i paesi del terzo mondo muoiono di fame, l’occidente muore di depressione” e la depressione, brutta e dolente bestia, alligna generalmente dove si è pensato a se stessi, trova terreno fertile nell’egocentrismo, in valori precostituiti, nel classificare le fasce di età senza riconoscimento della persona quale essere irrepetibile… nel non riconoscere il valore di vivere ogni giorno per qualcosa che sia “altro da noi stessi”. Gianluca Ferrara pubblica questo libro importante per tutti e destina i proventi delle vendite agli “ultimi”, ai poveri, a chi ha bisogno di Dio e di pane.
E questo è “altro da sé “.

Una laica dannata è stata felice di questo testo “senza barba”. 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Gianluca Ferrara (Napoli?, 19**), scrittore e direttore editoriale delle Edizioni Creativa.

Gianluca Ferrara, “Dio non ha la barba”, Edizioni Creativa, Napoli 2007. Prefazione di Padre Alex Zanotelli.

Approfondimento in rete: Stradanove / Mangialibri / IBS

I proventi della vendita saranno devoluti all’Associazione Tam Tam per Korogocho per il sostegno dei bambini della baraccopoli che, per attutire la fame, sniffano la colla.

Patrizia Garofalo, maggio 2008

ISBN/EAN: 
9788889841136

Commenti

Patrizia Garofalo scrive del libro di Gianluca Ferrara: "Dio non ha la barba".

Buona lettura

intanto grazie gianfranco.
Io non amo sentir parlare di dio, in realtà il tema sottolinea un mio problema non risolto ma insistente dentro di me.
Da sempre.
Il libro di Gianluca ferrara mi ha invece disteso, è scritto in modo insolito , veramente senza barba, senza orpelli, senza verità in tasca, senza supponenza.Così scevro da captatio benevolentiae da
commuovermi o muovermi a pensare, lo propongo con entusiasmo, parliamone e diffondiamo questa voce che in punta di piedi si fa strada man mano che si legge una pagina in più.

La domanda prima è: qual è il genere?
Pamphlet, saggio, trattatello, quaderno di riflessioni, zibaldone?

direi un quaderno di riflessioni

volevo segnalare della casa editrice creativa anche il libro di Andrea Giachi " Jesus...secondo me"
Gesù è presentato ai bambini, con amore e senza punizioni, libro sereno, rassicurante, che sveglia la nostra anima bambina.

Grazie, Patrizia. Segnaliamoli anche alla CEI. Gradiranno, credo:
www.chiesacattolica.it/cci_new/index.html

Gianfranco la chiesa cattolica tradizionale con i loro libri non c'entra niente, anzi sono proprio valorizzati i sentimenti intimi, le riflessioni sulla vita , sulle persone come entità irrepetibili, la relazione tra uomini e la capacità d'ascolto che ognuno dovrebbe porgere all'altro nel confronto e nel dialogo.

Capisco. E' che leggendo "dio" e "gesù" cominciavo a farmi strane idee.

Per me la differenza fra Gesù e Dio c'è.
per questo ho scritto
Per Gianluca Ferrara risponda pure lui.
Un libro ti attira per tanti motivi e questi sono indipendenti dal credo dell'autore che nel momento che pubblica destina il suo testo ad interpretazioni multiple.
Questo rende il testo non solo prodotto proprio ma quasi completamente di fruizione altrui

cara Patrizia, ho letto e riletto, tuttavia trovo un po' confuso il percorso dell'autore con il tuo. E quindi non capisco del tutto.Di cosa parla esattamente Ferrara?
di fede? di chiesa?

prefazione di Zanottelli: ecco, un prete che ha deciso di combattere certi sistemi standoci dentro e a me piace tantissimo perché è un po' anche la mia scelta. Poi questo sacerdote si è fatto anni di baraccopoli a Nairobi, povero tra i poveri.
I suoi libri sono pugni nello stomaco per credenti e atei...

Ma attenzione: per un cristiano e quindi anche per un cattolico Gesù è Dio, su questo non si può fare confusione. qualsiasi confessione cristiana riconosce Gesù come "Signore e Salvatore".

La chiesa. Quanti pregiudizi, quanti giudizi e quante verità.
Continuerò a dire che si può giudicare solo quello che si conosce.
per cui le polemiche le accetto da chi ci sta - magari stretto - dentro.

Quello che tu dici nel commento qui sopra, Patrizia, a proposito di rispetto, capacità di ascolto, dialogo eccetera grazie a Dio l'ho visto moltissime volte dentro la chiesa.
Ci ho visto anche altro, intendiamoci, altro che non mi piace per niente. So cos'è una catacomba moderna, per così dire.
ma il bene supera il male, solo che alla televisione e sui giornali ti fanno vedere e sentire l'ultimo discorso del papa, l'ultima uscita del vescovo x, l'ultimo scandalo del mons. y.

Poi ricordiamoci di quei preti e pastori cristiani in trincea di cui è pieno il mondo e che meritano stima e appoggio per le opere che fanno, di cui non parla mai nessuno ma il cui lavoro quotidiano è salvare vite umane. E forse anche qualche anima...

E comunque dato anche il fine dei proventi di questo libro, lo metto subito in nota.
La baraccopoli nella quale padre Zanotelli ha lavorato per anni è proprio quella di Korogocho, un piccolo inferno terreste...

Parla di Dio certamente , dei poveri, degli emarginati, della luce che uno deve cercare dentro sè distaccandosi dall'immagine di una religione tradizionalmente intesa come netta distinzione tra bene e male, pronta più a giudicare che a capire. Anzi com-prendere.
Anch'io ho conosciuto rappresentanti della chiesa ricchissimi d'animo, uno di questi il direttore della casa Cini di ferrara, è mancato un anno fa ed era quasi un padre, ma pochi, molto pochi.
Non sono però in grado di parlare di questo grande tema, proprio non ne ho i mezzi e dentro me non c'è chiarezza e la confusione che noti è vera. Quindi spetta a me l'umiltà di dirlo.

Anche io ho conosciuto dei sacerdoti che si sono battuti contro la gerarchia. Mi piace ricordare su tutte le figura di Don Tonino Bello, ma anche quella di altri che risedono qui dalle mie parti e che si sono molto prodigati in tal senso.

Ho assistito ad un convegno ad Ancona dove era ospite Max Zanotelli. Ebbene pensate che in platea, oltre a moltissimi giovani e ad esponenti di varie associazioni umanitarie c'era molta gente comune ma neppure un rappresentate della Diocesi.
In quegli stessi giorni la squadra di calcio dell'Ancona veniva ricevuta in Vaticano, dove otteneva una sponsorizzazione. Scopo dichiarato della Chiesa era quello di stare vicino ai giovani.
Ho provato un'infinita tristezza pensando che quel piccolo grande uomo con i suoi gesti e le sue azioni aveva raccolto molto più consenso che non la sponsorizzazione.

Ma non voglio entrare in una querelle contro la Chiesa, poiché non sono uomo di fede e la mia potrebbe risultare un'opinione viziate da tale condizione.

Gian Paolo Grattarola

Qui notizie su Alex Zanotelli:
http://it.wikipedia.org/wiki/Alex_Zanotelli

C'è un librino di 50 p. "L'era Wojtyla: dialogo su questo papato" (La meridiana, 2000) che è un'intervista di Piero Cipriani ad Alex Zanotelli e a Tomàs Balduino, vscovo brasiliano, che è illuminante a proposito delle incongruenze della Chiesa viste e vissute "da dentro". Illuminante, durissimo, ma anche sereno e vero.

Il fatto che destini il ricavato a Zanotelli mi sembra decisamente positivo. Quanto al resto, in linea generale, concordo con Ilde che mi ha preceduto e sostanzialmente ha detto quello che veniva in mente anche a me. A proposito, interessante quel librino che segnali ......