Grattarola Gian Paolo

Federico II, tra storia e mito

Autore: 
Grattarola Gian Paolo

Confesso ex abrupto che il mio costante interesse per la figura storica di Federico II, non è estraneo al fatto di risiedere nelle vicinanze “della nobile città della Marca ove la sua culla risplendette”. Fin dai tempi del liceo le vestigia fridericiane disseminate lungo la penisola sono state per me oggetto di frequenti pellegrinaggi. In primis ovviamente nella sua città natale, a poche decine di chilometri da Ancona, ove nel centro storico è stata eretta una statua che lo riproduce proprio nel punto in cui, secondo il cronista storico Giovanni Villani, fu concepito sotto una tende dalla madre Costanza d’Altavilla il 26 dicembre del 1194. Jesi ospita inoltre una illustre Associazione Fridericiana, promotrice di congressi ed iniziative a scopo divulgativo.  

Quindi a seguire i resti dei castelli e dei manieri che fece costruire prevalentemente nel sud d’Italia, tra cui in particolare la massa imponente e misteriosa del prisma ottagonale di Castel del Monte, la cui funzione è ancora al oggi centro del dibattito storiografico.  

Inoltre i testi redatti dagli storici più autorevoli e di vario orientamento ideologico hanno costituito per me oggetto di approfondito e costante aggiornamento. Tra le migliori biografie reperibili in lingua italiana quelle accreditate di maggior rigore storico restano ancora oggi quelle redatte da Ernst Kantorowicz, da Eberhard Horst e da David Abulafia. 

La monumentale opera del Kantorowicz (1) del 1927, corredata da un’imponente massa di note bibliografiche costituisce il primo autorevole tentativo di accreditare l’Imperatore medioevale come il fondatore di uno Stato laico ante litteram, regolato per la prima volta sulla base di un apparato legislativo e non più solamente sulla legittimazione divina. Si tratta di una lettura eccessivamente personalizzata, tipica della storiografia liberale, secondo la quale sono le idee e le res gestae dei grandi uomini a fare la storia. Ma lo storico tedesco si spinge oltre fino a veicolare con ardita disinvoltura la mistica icona di un Federico II persuaso di incarnare la nuova figura del redentore, contrapponendola all’atteggiamento di una Chiesa lontana dai valori cristiani.  

Cinquant’anni più tardi Eberhard Horst (2), pur restando nell’ambito dell’approccio metodologico della storiografia liberale tedesca, fa giustizia di un luogo comune secondo il quale l’imperatore svevo avrebbe tentato per la prima volta di unificare l’Italia sotto il profilo linguistico e culturale oltre che politico e territoriale. Pur dimostrando l’inadeguatezza delle incaute teorie di chi voleva veder in lui un Cavour medievale, non manca tuttavia di incensarlo sottolineando che fondò scuole, dette legislazioni e chiamò alla sua corte eruditi di ogni estrazione culturale finendo per trasfigurarlo a sua volta in un antesignano Principe rinascimentale.  

Quella dell’insigne storico inglese David Abulafia (3) del 1988, altrettanto prodiga di fonti e carte storiche relative al periodo, ha avuto il merito di contrastare efficacemente questa impostazione romanzesca e marezzata da toni di sapore agiografico, denunciando i limiti di un’ardita teoria precostituita e metastorica. Egli, pur obbedendo al pregevole intento di ricollocare lo Stupor Mundi entro i limiti ben definiti di una maggiore contestualizzazione storica, eccede tuttavia nella misura opposta consegnandoci la figura di un regnante dalle caratteristiche troppo affini ai parametri degli altri monarchi coevi, disconoscendo palesemente l’indubbio merito di aver contrapposto di fatto per la prima volta uno Stato di diritto al potere della Chiesa.    

Entrambe le correnti di pensiero storiografico, alle quali i contributi successivi si sono di volta in volta allineati senza marcare un percorso alternativo, hanno avuto nondimeno il merito di avviare un confronto sulla storia di un grande personaggio del passato, il cui profilo a distanza di sette secoli e mezzo non è ancora stato definitivamente delineato.  

La biografia di Ornella Mariani (4) del 2001, pur collocandosi anch’essa nel solco tracciato dalla storiografia tedesca, divarica ulteriormente la forbice che divideva Impero e Papato, facendo di Federico II un implacabile avversario della Santa Sede. Il suo lavoro, benché utile e dettagliato, risulta viziato da un forte risentimento nei confronti della Chiesa del tempo, rea di aver ostacolato l’imponente progetto a lui attribuito di ricostituzione del Sacro Romano Impero. Da un lato abbiamo una politica chiusa e retriva, corrotta e lontana dalla gente; dall’altro religiosità intelligente e dignità, libertà e giustizia, pace sociale e benessere dei sudditi. Ma anche lei di questi sudditi e di questo popolo non dice nulla offrendoci un’antesignana figura di eroe romantico avulsa da ogni contesto sociale.  

Alla luce di quanto sopra risulta evidente che occorra uscire dai limiti angusti di un confronto che tende a porre sotto il cono di luce dell’analisi storiografica unicamente la figura dell’Imperatore, così nella parossistica esaltazione come nella scettica sottovalutazione dei meriti, senza riporre alcuna attenzione alle reali condizioni sociali ed economiche che fecero da sfondo alla sua parabola esistenziale. I testi fin qui prodotti hanno accompagnato pedissequamente lo Stupor Mundi attraverso le stanze dei suoi innumerevoli castelli, cogliendone perfino gli aspetti più reconditi della vita privata e raccontandoci con dovizia di particolari i suoi amori, la sua passione per la falconeria, l’interesse per la filosofia, la poesia e la cultura in generale. Ci hanno minuziosamente testimoniato le tappe del suo costante scontro concorrenziale con la Chiesa del XIII secolo, le sue peregrinazioni nei conventi cistercensi, i suoi lunghi viaggi nella terra degli avi e nelle province del suo impero, gli intrighi e le lotte intestine per la conservazione del potere. Ma nessuno se l’è mai sentita di mettere il piede fuori dalla sua corte per andare a conoscere con altrettanta accuratezza le condizioni sociali in cui versavano le popolazioni a lui assoggettate e raccontarci gli effetti che produssero su di loro le sue tanto conclamate o vituperate virtù.  

Jacques Le Goff, nel tracciare la corposa biografia di Luigi IX detto San Luigi (5) del 1996, coevo dell’Imperatore, pur non disdegnando di utilizzare un impianto di ampio respiro narrativo, ci ha insegnato che spiegare un uomo nella sua totalità significa spogliarla di ogni orpello e considerare un massimo di realtà storiche. Ma gli storici più recenti, non hanno manifestato alcun interesse a dirigersi in quella direzione, rinunciando inspiegabilmente a delinearne il contesto storico e a far emergere gli aspetti più dolenti che contrassegnarono proprio nel periodo del suo governo la crisi più profonda dell’Impero.     

La Fumagalli Beonio Brocchieri (6) del 2004 , insigne storica del pensiero, nel suo recente lavoro uscito da Laterza, pur cogliendo un aspetto solo parziale del problema ricostruisce magistralmente il nuovo fermento culturale che tra il XII ed il XIII secolo produsse una significativa innovazione nello stile di vita delle popolazioni. Ma il suo lavoro risulta fondamentale poiché finalmente si prende consapevolezza che ” La conoscenza della società è necessaria per guardare il costituirsi del personaggio individuale, che è d’altra parte anche un ottimo punto di osservazione”.  La storia riconquista la propria identità rivelandosi in definitiva un movimento di lunga durata, che si sviluppa con lentezza attraversando gli uomini, e riservando loro solamente uno spazio di libertà interstiziale. Per questo motivo la vita di Federico II ha continuato a ghermirci per tutti questi anni come un idioma dai caratteri indecifrabili attorno al quale si sono avvicendate inutilmente schiere di interpreti. Il testo della Fumagalli Beonio Brocchieri, al di là dell’incisività dei contributi alla ricerca storica su cui ritengo ci sia ancora molto lavoro da svolgere, segna finalmente una linea di svolta fondamentale nel dibattito storiografico.  Da questo momento in poi costruire una biografia, prescindendo da questa constatazione, apparirà ormai un’impresa priva di significato e di valore storico. E le gesta di Federico II assumeranno contorni più ragionevoli, meno oscuri e mistificati.

Gian Paolo Grattarola  

Fonti :

 1)  FEDERICO II IMPERATORE  Di Ernst H. Kantorowicz Ed. Garzanti  2000

 2)  FEDERICO II DI SVEVIA Di Eberhard Horst  Ed. Rizzoli 1994  

 3)  FEDERICO II Di David Abulafia Ed. Einaudi 2006  

 4)   FEDERICO II HOHENSTAUFEN Di Ornella Mariani Ed. Controcorrente 2001 

  5) SAN LUIGI Di Jacques Le Goff Ed. Einaudi 1999  

  6) FEDERICO II RAGIONE E FORTUNA Di Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri Ed. Laterza 2006

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Commenti

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Estremamente interessante e chiara questa pagina, la ringrazio per aver condiviso conoscenze del genere anche secondo una prospettiva bibliografica suddivisa cronologicamente (cosa molto importante quando si parla di storiografia).

"Jacques Le Goff, nel tracciare la corposa biografia di Luigi IX detto San Luigi (5) del 1996, coevo dell?Imperatore, pur non disdegnando di utilizzare un impianto di ampio respiro narrativo, ci ha insegnato che spiegare un uomo nella sua totalità significa spogliarla di ogni orpello e considerare un massimo di realtà storiche. "

E' la scuola francese delle Annales, di cui Le Goff raccoglie l'eredità, che ha portato grandi frutti alla storiografia in svariati campi disciplinari (uno dei suoi fondatori, Lucien Febvre, è stato anche un grande storico del libro) ma come Lei ben dice, non sempre la lezione è stata seguita...

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Aggiungo una piccola nota.
Negli anni Ottanta (credo la prima edizione risalga al 1982) Bianca Pitzorno pubblicò un libro per ragazzi (svariate successive edizioni, l'ultima del 2003) intitolato "La bambina col falcone" in cui, attraverso la storia e gli occhi di una figlia di Federico II, si raccontano le vicende di quei tempi.
Un contributo importante per avvicinare i ragazzi della scuola media alla figura e all'epoca di questo imperatore.
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Rinnovo i complimenti alla scelta dell'argomento e alle modalità di presentazione.

Carissima Ildelaura,

Il suo gradimento mi lusinga moltissimo. Convengo con lei che la scuola delle Annales ha avuto il grande merito di svecchiare la scuola storiografica, apportando un contributo di rilevante importanza.

Non conosco invece il testo "La bambina col falcone" ma convengo con Lei su quanto sia altrettanto opportuno avvicinare i ragazzi alla nostra tradizione storica rinnovando le metodologie di insegnamento.

Un caro saluto
Gian Paolo Grattarola

davvero una colta e ampia panoramica, personalmente sono rimasta molto colpita da Castel del Monte, una costruzione federiciana di grande fascino e mistero.
"? La conoscenza della società è necessaria per guardare il costituirsi del personaggio individuale, che è d?altra parte anche un ottimo punto di osservazione?. > direi he quest'osservazione è fondamentale.

Grazie Marina,

grazie per essersi fermata a commentare.

Un caro saluto
Gian Paolo Grattarola

Direi contributo divulgativo di alta fattura. Almeno per uno come me. Ben scritta tra l'altro, con con incursioni in latino che non stonano nel contesto, anzi, quasi fanno cifra stilistica. Bene. Interessante e anche di più.

Indubbiamente è corretto asserire che il Kantorovicz fu il primo a discorrere intorno a federico II come di colui che tentò di organizzare la prima monarchia assoluta europea, a danno della grande feudalità. E' altrettanto corretto però ricordare anche un nostro grande studioso del Medioevo, ovvero Gabriele Pepe, famoso non solo per il noto "Medioevo Barbarico" (Einaudi, PBE), ma anche per il libro, veramente bello e suggestivo, su Federico II: "Lo stato ghibellino di Federico II" (Sansoni).

Sugli aspetti sociali nel "Regnum", le considerazioni di Grattarola sono condivisibili. Sulla condizione dei contadini, per esempio, si può dire poco, ed era sicuramente diversa a seconda del padrone, laico o ecclesiastico. Tutto quello che si può fare è dare qualche indicazione di massima. Per esempio, Gabriele Pepe osservò che la vita del contadino avrebbe segnato un miglioramento sotto Federico II, che sarebbe riuscito a proteggerlo contro gli abusi feudali. La cosa, comunque, è difficile a stabilirsi, in quanto sappiamo sin troppo bene quanto fosse difficile il controllo regio sulle terre allodiali, sia laiche che ecclesiatiche. E' certo che le particolari condizioni dell'agricoltura del Mezzogiorno, la persistenza del latifondo, la tendenza della feudalità a impedire lo spezzettamento dei grandi possedimenti, frenarono sicuramente la creazione di robuste comunità rurali, che, è doveroso riconoscerlo, vissero sempre in condizioni di semi schiavitù, e furono comunque quasi sempre bloccate nei loro sforzi verso il possesso di una piccola proprietà. Sugli aspetti cui si è brevemente accennato, ottimo il saggio di M. del Treppo contenuto in un volume edito da Il Mulino " Forme di potere e struttura sociale in Italia nel Medioevo".

Diversi anni fa ebbi modo di studiare abbastanza a fondo il problema del "Regnum Siciliae" di Federico II. Ricordo che scrissi anche una rassegna storiografica sul tema. Se ritrovo gli appunti, credo che interverrò su questo tema, che vide confrontarsi studiosi di grande valore.

Questo me lo leggo bene appena sono a Sassari. Mi interessa parecchio.