Caroniti Maria Laura

Fatti foste per viver di giorni. Echi e suggestioni di lettura: dal Carpe Diem oraziano alle fotografie di Robert Capa

Autore: 
Caroniti Maria Laura

Le Odi (titolo secondo i grammatici, "Carmina" per Orazio) constano di 4 libri: i primi 3 (88 odi), dedicati a Mecenate, furono pubblicati nel 23 a.C.; il IV (15 odi) nel 14-13 a.C., aggiunto, su richiesta di Augusto, per celebrare la vittoria di Druso e Tiberio su Reti e Vindelici. Il criterio di strutturazione del libro sembra essere quello della variatio: sia dal punto di vista metrico-formale sia per le tematiche presenti.
L’ispirazione oraziana si condensa, così, in composizioni raffinate, arginate da strofe perfette sul modello di poeti classici greci: Alceo, Saffo, ma anche Anacreonte, Bacchilide, Pindaro: in questo senso potremmo dire che le "Odi" rappresentino un tentativo di trasferire a Roma i ritmi della poesia eolica e figurano, per molti versi, come l'opera più matura del poeta.
Del resto lo stesso Orazio aveva precisato altrove la distinzione, all'interno della sua produzione, tra poesia giambica e poesia lirica, attribuendo a quest'ultima il merito della sua fama di poeta.
Lo stile diviene sobrio, terso, la forma è rigorosa, quasi algida; il tutto caratterizzato da una maestria  tecnica (la callida iunctura, l’accurata disposizione delle parole e la sapiente articolazione del periodo) e dall’altro dal controllo emozionale: l’asprezza polemica è tacciata di giovanile intemperanza (I16), prevale nell’opera una vaga idea di misura (aurea mediocritas, II10), ancorata al concetto di felicità con motivi tradizionali e stilizzazioni (I18, II2-3-15-18, III1 e 16), e con l’aggiunta del leit-motiv della felicità di chi, oltre che saggio, è anche poeta (II16, III14), e poco si cura della morte, che tutto ri-livella (II3 e 8, III1 e 24).
Il senso della fugacità della vita acquista qui massimo rilievo e ispira le odi più celebrate: I11 (presente il celebre motivo del carpe diem), I24 (in morte del poeta Varo), I28 (sulla tomba del pitagoreo Archita), II14 (a Postumo).
Derivato dalle correnti filosofiche dell’epoca, ma filtrato dalla sensibilità dei lirici greci, come Mimnermo, tale senso di fugacità si innesta come malinconia su una poesia che rimane sostanzialmente serena. Traspare un’umanità innamorata di vita: il carpe diem, nel quale si è pensato di poter riassumere la "saggezza" oraziana (immiserendola, in questo modo, in una formula angusta), è prima di tutto il nucleo di una poetica: non è tanto la ricerca di un piacere, ma il tentativo di scoprirlo nel puro e semplice fatto di vivere. Giorno dopo giorno e giorno ancora. Ogni giorno ricreando il senso intatto della propria vita e brindando ad esso.
Il pensiero stesso della morte, anziché rivelarsi amaro, dà tutto il suo valore alla rinnovata presenza della vita.
Forse anche il vistoso apparato mitologico presente nelle Odi va letto come un elemento di voluta immutabilità: Orazio non crede all’intervento degli dèi nel mondo, egli ne fa un gioco, allargando la sua sensibilità di poeta alla creazione, senza voler scoprire in essa il segno di una soprannaturalità divina. Egli non venera, non idolatra, ama solo le divinità campestri della sua tenuta come presenze familiari che prolungano il suo personale universo interiore, non per manifestare ad esse la propria adorazione.
Non dissimile dal carpe diem oraziano sembra il messaggio della poesia di Giuseppe Marco Calvino, “Sciala, mentri chi nn’hai, sciala ’stu cori[1]:



 Sciala, mentri chi nn’hai, sciala ’stu cori,
Mentri chi ancora sbatti ‘ntra lu pettu;
Si speri autri piaciri, quannu mori,
Guarda a mia, comu ammatula l’aspettu?
Godi dunca ’sti spassi, e ’sti tesori,
Mentri chi puoi gustarni di l’effettu,
Godili tutti, ‘unni lassari nenti,
Si li lassi, li lassi eternamenti.
[2]


Il carpe diem, quest’invito a spilluzzicare ogni attimo del giorno che fugge, venne portato alla ribalta da un celebre film americano del 1989, Dead Poets Society, restituito alle sale cinematografiche italiane col titolo de “L’attimo fuggente”
[3], nel quale, tra le diverse letture e i rimandi letterari, si interpreterà una parte del poema To the Virgins, to Make Much of Time (Alle vergini, perché facciano buon uso del loro tempo), di Robert Herrick in cui si ricorda alle giovani donne quanto sia fugace la loro bellezza. Questa è la prima strofa:

 

Gather ye rosebuds while ye may,
Old Time is still a-flying;
And this same flower that smiles today,
Tomorrow will be dying.


[Raccogliete le rose, finché potete / Il tempo fugge ancora / E lo stesso fiore che oggi sorride / domani starà appassendo.]

Parte di questa poesia, insieme ad altre battute presenti nel film, venne ripresa e musicata da un complesso americano, i Dream Theater, nella loro canzone-omaggio, appunto, Carpe Diem:

[III. Carpe Diem, seize the day] [4]
'Carpe diem, seize the day'
I'll always remember
The chill of November
The news of the fall
The sounds in the hall
The clock on the wall ticking away
'Seize the Day'
I heard him say
Life will not always be this way
Look around
Hear the sounds
Cherish your life while you're still around

"Gather ye rosebuds while ye may,
Old Time is still a-flying;
And this same flower that smiles today,
Tomorrow will be dying."

We can learn from the past
But those days are gone
We can hope for the future
But there might not be one
The words stuck in my mind
alive from what I've learned
I have to seize the day
To home I returned
Preparing for her flight
I held with all my might
Fearing my deepest fright
She walked into the night
She turned for one last look
She looked me in the eye
I said, 'I Love You...Good-bye'
"It's the most awful thing you'll
ever hear."
"If you're lying to me..."
"Oh, you dearly love her."
"...just have to leave... all our lives."
"Seize the day!"
"Something happened."
"Gather ye rosebuds while ye may."
"She was killed."

E l’arte figurativa colse il richiamo del poema To the Virgins, to Make Much of Time nel dipinto del pittore inglese John William Waterhouse (1849 - 1917), Gather Ye Rosebuds While Ye May, (1909):
Dipinto che per leggerezza tematica e bellezza giovanile richiamerebbe la celebre quartina di Lorenzo il Magnifico, tratta dal Trionfo di Bacco e Arianna:

Quanto è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c'è certezza.

La giovinezza in Lorenzo il Magnifico è sineddoche della vita stessa, simbolo della pienezza del vivere quotidiano.
Interessante notare come il tema dell’ “esser lieto” di Lorenzo il Magnifico e il tema conviviale di Orazio si possano riscontrare eiscontrare, coniugare in un autore collocabile entro una differente dimensione temporale, spaziale, culturale. L’eccezionalità dell’opera del poeta Omar Khayyam ci permette di notare come il tema della precarietà della vita, la volontà umana di esser lieti godendo del tempo concesso, la percezione dello scorrere del tempo visto come scorrere dei giorni, possano essere motivi condivisi da ogni cultura proprio perché “umani”.
Un lirico, Omar Khayyam, vissuto forse nell’XI secolo, in cui la visione della vita è dominata dall’assurdità dell'esistenza e dal timore della morte, personaggio lui stesso controverso e affascinante, considerato un ateo scettico, un esoterico, un filosofo mistico affamato di vita.
Le sue Ruba'iyyat  (Quartine) cercano Dio attraverso la terra.

E' l’inabilità di capire il divino la ragione prima della sua angoscia, la ragione prima del caos che comanda e svaluta il mondo: "per due chicchi d'orzo, vendiamo il mondo, a chi lo vuole". A fronteggiare il suo stesso scetticismo spesso Khayyam si appella alla vita: "ogni cosa, sulla terra, finisce nel nulla; poiché tu sei, sii felice", al godimento del giorno:

“In che modo strano passa questa Carovana della Vita:
cogli quell’attimo almeno che passa in letizia.
Coppiere! A che t’addolori del dolor del domani degli altri?
Porta, presto, la coppa, ché sta per cadere la notte”

L’invito a non aver vane speranze nel domani, a non essere “creduli” abbandonandosi in una lunga speranza, appare anche in Simonide:

[…]Non dire mai "domani", mai non dire
"sarò sempre felice": il tempo vola
e d'un insetto il capriccioso volo
non è più certo e lento del destino[…]

Gli stessi poeti greci a cui si è fatto riferimento (Mimnermo, Alceo, Simonide) sono richiami che Catullo utilizzerà nell’esortare la sua Lesbia a godere intensamente della “brevis lux” che è stata loro concessa.:

[…]Soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.[…]


Echi “carpe diem” oraziano emergono indiscutibilmente anche nell’opera di Montale. L’ode a Leuconoe, infatti, esercitò notevole importanza sul poeta che in diverse liriche riprende il tema del tempo perduto e del dialogo con una donna amata, interlocutrice assente o silente, e ripropone l’esortazione a godere del giorno:

[…] Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non é più lieto:
la bussola va impazzita all' avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s' addipana
[5][…]


Il “calcolo dei dadi” montaliano sembra riprendere l’immagine dei “Babylonii numeri” , costruendo la lirica sul “negativo” dell’ode oraziana: giorni passati contro giorni futuri, il filo interrotto della memoria e quello tranciato della speranza, il calcolo terreno dei dadi e quello celeste dei moti astrali, la fuga del ricordo e la corsa della invida aetas , il “non so” fuor di speranza del finale (v.22) al sapias (v.6) con cui Orazio esorta la sua donna a comprendere il senso immenso dell’esistenza.


On the air potremmo, adesso, sentire:

“Quello che c’è/ Ciò che verrà/ Ciò che siamo stati/E comunque andrà…/Tutto si dissolverà / Nell’apparenza / Nel reale / Nel regno fisico / O in quello astrale / Tutto si dissolverà / Sulle scogliere / Fissavo il mare / Che biancheggiava / Nell’oscurità / Il nulla emanava / La pietra grigia / E attorno campi di zafferano / Passavano donne bellissime / In sete altere / Tutto si dissolverà”

Ascoltiamo, allora, questo brano di Franco Battiato, che, scritto insieme al filosofo Sgalambro, è incluso in Dieci Stratagemmi.
Alta malinconia, e  nuda desolazione, che approda in meditazione sulla vita. Tutto mentre incalza il tempo e dissolverà l’oggi, una strofa come un giorno:
“Acque sempre diverse scorrono per coloro che si immergono negli stessi fiumi. Negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo”[6] per dirla con Eraclito.
E la vita in attimi, la vita fermata, bloccata, incantata, in attimi, è il soggetto delle opere del fotografo ungherese Robert Capa, che assumono il valore di un controcanto d’amore e morte, di forza e fortuna, di istinti e destino. Di vita sempre, di vita comunque.

Il suo modo di "essere arte" che traduceva in scatti ammorbiditi, sfumando anche il contesto più truce.

Fotografie d’emozione, come quelle di uno dei suoi ultimi servizi, Sligthly out of Focus (Leggermente fuori fuoco). Uno scatto veloce che sapeva cogliere quell’ attimo nella sua unicità, non imbrigliandolo e lasciandolo al tempo.

Amate la gente e fateglielo sapere.

Robert Capa

  





[1] "Godi dei piaceri del mondo, della carne, mentre il cuore pulsa dentro il tuo petto. Non aspettare quelli promessi dopo la morte, è vano. Nutriti del piacere finché puoi gustarne l’effetto; godi, perché se lo abbandonerai sarà per sempre".

[2] [da Aldo Gerbino, Sicilia poesia dei mille anni, Inventario dal ‘pozzo dorico’, Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta-Roma 2001]

[3] Titolo originale: Dead Poets Society
Nazione: Usa
Anno: 1989
Genere: Drammatico
Durata: 129'
Regia: Peter Weir

[4]Artista: Dream Theater
Titolo: A Change Of Seasons
Titolo Tradotto: Il Mutar Delle Stagioni

[5] Eugenio Montale, Le occasioni; Parte quarta

[6] Eraclito, I frammenti dei fiumi
 
ISBN/EAN: 
8804528974

Commenti

(questa invece me la voglio godere con calma, magari domani;). Ben ritrovata)

Sorriso.Non dirmi "ben ritrovata" ché ogni volta che lo dici mi perdo,sto compiendo un viaggio personale che mi ha distratto a lungo dalla scrittura,dalla lettura,da ciò che ero in passato e presente.Il limbo c'è,ma la nebbia è diventata foschia e posso andare avanti. Piano piano ché ho perso smalto,ma l'arte fai da te è ancora possibile. Bacio forte a te,cantore,con la stima di sempre.

passato, presente e vedo futuro. Uno dei contributi più (fatemi dire) multimediali letti su Lankelot. Poiché certe cose sono nelle mie corde, anche se non dedicati ad argomenti o settori cui sono particolarmente affine, mi piacciono. La rileggerò eventualmente per porre domande. O darmi risposte. Grazie a chi l'ha scritta.

@baol: multimediale, mi piace. Poi penserei, rileggendomi in chiave moderna,più a un panino che a tecnologie :) Nelle tue corde:perchè? Sono stata via troppo, ho perso l'identità e identificazione di molti che hanno scritto su Lankelot e ora qui. Per le domande, resto a tua disposizione,ricordando solo che potrò rispondere per suggestione,fortunatamente,mai per certezze.

vivo nella certezza del dubbio, quindi no problem. Sono un neofita, per Lankelot, infatti non abbiamo il piacere di conoscerci, fino ad oggi :-). Rileggo e ti dirò (panino a quest'ora è definizione consona)
***
nelle mie corde perché strutture nuove (come trovo questa) se scritte bene con intellgenza e necessaria informazione sono per così dire, stimolanti. Da rileggere.

Neofita?Bon!Io reciclata ;)

(ma l'origine di tutti e due è la stessa, quel vivaio inesauribile che è stato ciao.it;) )

Ciao?!Ah,vade retro!

Laura! me l'ero persa questa: ma è bellissima! Cara, scrivi, scrivi, scrivi che qui abbiamo credo tutti voglia di leggerti, leggerti e leggerti :))

Ciao: ragazzi, a volte ci siamo presi troppo sul serio. Tutto qui. Occorreva leggerezza e sincerità. C'è stato chi alla prima ha sacrificato la seconda e viceversa. Ho mantenuto buone amicizie, ho sfrondato conoscenze e regole inutili, ho preso le distanze dal virtuale e (forse) per questo riesco a frequentare luoghi tanto diversi (qui, lì e altrove).

6. riciclata? beh comunanza di passaggio, anche io son riciclato alla recensioni e letture. Il tempo passa, l'anima resiste :-)

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8. Ciao? yes, avevo visto il nick, credo :-). Non chiedermi di più

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7. Gieffe io virtualmente sono ancora pubescente, per dirla come il rettore di "Carpe diem". Diciamo che sono in fase adolescenziale. Ci tengo a dire che la maturità è lontana. In ogni caso vicina :-)
***

9. Ora voglio sapere se "ragazzi" è anche per me, oppure. Mai mi sono preso sul serio. Mi sono preso, direi, e non mi lascio scappare più :-)

10. Gf direbbe che stiamo scadendo nell'OT. "Ragazzi" vale per tutti, perfino per me, che è tutto dire (e l'età anagrafica npon c'entra). Ha a che fare con uno spirito giovane che spero nessuno di noi abbia perduto (io ce l'ho messa tutta, anni fa, eppure non ci sono riuscita, per fortuna).

Torniamo a Laura: incredibile, mia cara. Ripensavo a questa tua pagina emozionante (sì, così) e al fatto di aver parlato di musica e scrittura prima di aver letto questa nella recensione a Mazzoni. E qui ti ritrovo poesia (tanta) e ... musica (quella raffinata, senza dubbio). Mi hai dato una chiave di lettura interessante...

@ilde: sì,in effetti, quando hai parlato di musica&scrittura avevo postato questo pezzo e avevo sorriso pensando all'affinità del tema. Felice tu l'abbia trovato ;) Tutto è partito da una discussione e si sente -credo-anche il taglio colloquiale:niente di niente,però, era una suggestione che tirava un'altra. E musica on the air.

Sulla scrittura,eh...non è che ora,proprio ora,mi senta così in grado. Diciamo che rispetto a sei mesi fa,però,per lo meno penso a una possibilità che prima negavo netta. Non so. Vedremo. Lo dico con l'arcadico "cuore in mano".

Bacio,Ilde

[Caroniti] carattere e

[Caroniti] carattere e (faticosissima) impaginazione