Identità e doppio; memoria e clonazione; umanità e menzogna: queste le colonne portanti d’un’opera prima, quella di Chris Farnell, scrittore inglese classe 1984, che tutto sembra fuorché un’opera giovanile o tardo-adolescenziale, a dispetto dell’età dei protagonisti e dei contenuti della quarta di copertina; e in ogni caso, non è niente affatto ordinaria. Come, del resto, la superba copertina di Maurizio Ceccato, una volta ancora opera d’arte in un’opera d’arte. Che stile.
Si potrà controbattere: doppio, memoria, menzogna sono tematiche indagate e sviscerate da due millenni di letteratura occidentale: serve ancora discuterne? La replica è semplice. La ricerca della genesi, della struttura e del senso dell’identità di ogni essere umano non è compiuta, né sembra stia avanzando verso la perfezione; le dinamiche e i processi della memoria non sono rivelati; il mito del “doppio” potrebbe un giorno incarnarsi nelle clonazioni.
Se un’opera prima è l’embrione del futuro d’un artista, e in sé contiene e ospita i segni e i pronostici delle sue prossime pubblicazioni, c’è ragione di sperare che Leicester abbia dato i natali a un artista pirandelliano. Pubblicato nel 2006, l’autore neanche ventiduenne, tradotto di recente da Federica Bigotti per Fazi, “Mark 2.0” si fonda su una scrittura essenziale ma non elementare, d’una piacevole chiarezza; capace di giostrare tra gli stati d’animo dei diversi io narrante: quando l’adolescente Phil, amico e testimone del ritorno in vita del suo perduto compagno Mark, quando il neonato adolescente Mark (II), l’apparentemente perfetto clone che ha preso il suo posto. In terza persona, si narra delle vicende d’una loro coetanea, la cristiana e solidale Kirsty; ma è una terza apparente, efficace nella rappresentazione dei suoi pensieri.
Contesto della narrazione: periferia inglese, in un futuro non troppo distante da oggi; finalmente è possibile – pure con qualche limite: non per i suicidi, né per gli over 15 – dare vita, grazie alla clonazione, a una creatura vivente in tutto simile al famigliare perduto. Attraverso qualche settimana di Apprendimento Veloce il neo-uomo recupera memorie e informazioni; successivamente, perfeziona strategie di comportamento e di comunicazione.
La famiglia Self sarà protagonista d’una doppia disgrazia e d’una doppia “riproduzione” (reincarnazione non sembra sia termine adatto): a un tratto, “Non c’era morte nella famiglia Self, non c’era il crescere e il vivere, non c’era alcun cambiamento. Solo un santuario dedicato a un passato perfetto che nessuno poteva ricordare e che probabilmente non era mai neanche esistito” (p. 127).
Mark era malato. Gli ultimi tempi era ridotto a una carcassa esile, solcata da qualche tubo. Odiava la malattia e invidiava chi era sano. Era sarcastico, acido, ma sapeva sdrammatizzare. Dopo la sua morte, via dna ricostruiscono un Mark molto simile, ma “leggermente differente”: uguale nell’aspetto, nel comportamento, forse nel modo di pensare (p. 13); ma nuovo, e altro dalla sua matrice, nonostante l’indottrinamento.
Phil è un ragazzo solitario, Mark era il suo unico amico. Non aveva accettato la sua morte, tornando ogni giorno a prenderlo per andare a scuola, automaticamente e invano; sin quando non l’aveva ritrovato. Apparentemente molto simile, davvero; ma finalmente guarito e sano, e con un atteggiamento prima incerto e ingenuo, quindi diffidente e caustico. Sta a Phil restituirgli la memoria della sua essenza: meglio, sta a lui plasmare, come argilla, l’anima del suo “ritornato” amico. Che impara a ritrovarsi in fretta, e altrettanto rapidamente rischia di perdersi. Ogni cosa è nuova; finalmente, la sua passione per il calcio può tradursi nel gioco, e non solo nell’immaginazione del gioco. E stesso può valere per le ragazze, e per gli scontri coi coetanei.
Lauren è la sorellina minore di Mark. Ha dieci anni. È stordita, non triste per la morte di Mark. È una che saluta fissando con disprezzo, ha un carattere difficile. Pizzica. Non riconosce il fratello nel suo clone, in ogni caso; vorrebbe che fosse così, sembra incerta tra desiderio d’ingannarsi e volontà di restare fedele alla memoria di chi ha perduto. Involontariamente, Lauren sarà strumento di coscienza di Mark; non per i loro pochi dialoghi, ma per la sua improvvisa morte: sostituita da una clone, costringerà il clone del fratello ad accelerare la presa di coscienza sulla sua natura.
I cloni non desiderano originalità: faticano a riconoscere differenza. Pretendono d’essere quel che non sono, e d’avere quel che non hanno avuto: le loro memorie sono lacunose e improvvisamente selettive, foraggiate e alimentate da chi amava “l’originale".
Mark II è fisicamente più forte, ma ha lo sguardo da bimbo: due occhi spalancati che guardano tutto, ovunque, tra curiosità e paura. Nessuno è mai stato così meravigliato dal soggiorno della sua casa come lui, al suo “ritorno” (avvento). È più gentile, e sembra estraneo alla menzogna; lentamente, coglie – ammaestrato dal “vecchio” amico Phil, combattuto tra fiducia e perplessità – i differenti gradi di bugia; da quelli accettabili (bugia bianca, sarcasmo, offesa ludica e affratellante) a quelli reputati scorretti. A sé stesso proverà a mentire, invano: l’ultima prova, più potente del confronto col clone della sorella, è l’eredità della sua matrice. Una volta ancora, come da grande tradizione letteraria ottocentesca, sarà un ritratto (evoluto, e animato: un nastro in vhs) ad accompagnare il protagonista e il lettore alla verità. Intelligentemente, Farnell lascia il finale aperto, in ogni caso: interroga le nostre coscienze e pone importanti quesiti. Traduciamoli.
Sino a che punto è lecito mentire? Sin quando accettiamo che la menzogna sia parte delle nostre vite, e per quanto? Quanto abbiamo bisogno dell’alterità per formare la nostra identità? E quanto incide questo bisogno nelle interazioni, e quanto le altera? Ancora: è accettabile restituire alla vita l’ombra di carne e sangue di chi non può più tornare? È accettabile ritenere che la memoria e il dna coincidano con l’anima?
Domande che restano a popolare i pensieri del lettore per non poco tempo. Animeranno considerazioni originali o meno; sempre necessarie, e potenzialmente madri di scrittura nuova.
Qualche annotazione a margine. Dubbia la traduzione di “Mark II” in “Mark 2.0”: assieme a una quarta di copertina che sembra voler strizzare l’occhio ai navigatori del web (stavolta niente florilegio della rassegna stampa della madrepatria, come da faziosa prassi, ma battutine di web-recensori sconosciuti), potrebbe illudere il lettore di trovarsi di fronte a un’opera d’uno sfortunato blogger inglese. Considerando la percezione del web di troppi contemporanei nostri concittadini, credo che l’intento fosse quello di trattare questo romanzo come un libro facile e giovanile, nato e confezionato per quei ritardati dei navigatori. È una scelta strategica che commercialmente comprendo, e a molti italioti piacerà, non ne dubito; ma confido che la trovo stupida e fondamentalmente irrispettosa dell’autore e dell’opera. In altre parole, la giudico un clamoroso autogol; ghettizza qualcosa che non andava ghettizzato.
La copertina, invece, va meditata post lettura dell’opera; quindi, va ritagliata e incorniciata a dovere. Rimane impressa, a fuoco. Opera di genio a introdurre un'opera d'ingegno. Opera prima.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Chris Farnell (Leicester, 1984), scrittore inglese. Attualmente, studia scrittura creativa e Letteratura Inglese presso l’Università della East Anglia.
Chris Farnell, “Mark 2.0”, Fazi, Roma 2007.
Traduzione di Federica Bigotti. Progetto grafico di copertina di Maurizio Ceccato.
Prima edizione: “Mark II”, UK, 2006.
Approfondimento in rete: Rassegna Stampa Italiana (in progress!) / Intervista (BBC)
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2007
Commenti
Identità e doppio; memoria e clonazione; umanità e menzogna: queste le colonne portanti d?un?opera prima, quella di Chris Farnell, scrittore inglese classe 1984, che tutto sembra fuorché un?opera giovanile o tardo-adolescenziale, a dispetto dell?età dei protagonisti e dei contenuti della quarta di copertina; e in ogni caso, non è niente affatto ordinaria. Come, del resto, la superba copertina di Maurizio Ceccato, una volta ancora opera d?arte in un?opera d?arte. Che stile.
Non c?era morte nella famiglia Self, non c?era il crescere e il vivere, non c?era alcun cambiamento. Solo un santuario dedicato a un passato perfetto che nessuno poteva ricordare e che probabilmente non era mai neanche esistito? (p. 127).
Premesso che non l'ho letto, confesso che la recensione mi ha catturato molto. A tratti (e di certo sbagliando) mi sono tornati alla memoria flash del film 'God send' con R.De Niro.
Vedrai che questo libro si rivelerà particolarmente fertile di letture e scritture nuove; e quanto alle reminiscenze, a me aveva fatto pensare al vecchio "Dottor Creator", film direi anni Ottanta, ma con altro spessore:). Mi dirai.
(sai che non ho visto "God Send" con De Niro? Com'è?)
Le critiche al film non sono state positive (io almeno ne ho trovate di impietose prima e dopo averlo visto). A me è piaciuto abbastanza, più la prima parte con la morte del bimbo e la scelta dei genitori di tentare la clonazione pur di 'riaverlo'. Dopo effettivamente scade un pò 'nell'americanata' perchè i colpi di scena sono eccessivi a un certo punto e il ruolo di De Niro è decisamente 'troppo'. Però il messaggio di fondo secondo me c'è. L'idea di chiedere aiuto alla scienza per 'far tornare indietro' (in un certo senso) una persona cara morta per poi scoprire che non è possibile 'riaverla' com'era, che comunque il clone è un'alto individuo...
Il punto che affascina secondo me è sempre lo stesso:
Se davvero fosse possibile clonare con la ragionevole certezza che il procedimento sia ben rodato.
Se davvero si avesse la certezza che il clone è una copia esatta e perfetta in tutto.
Se (morisse qualcuno che amiamo).
Siamo davvero disposti ad affermare convinti, fermi e decisi che non ci faremmo un pensierino? ....
Perdonatemi se mi aggiungo, quest'ultima frase mi ha ricordato proprio le sensazioni di angoscia che mi provoca ogni visione di "Solaris" di Tarkovskij. Solo che là la donna amata era una sorta di ologramma prodotta dall'oceano pensante, ma povero protagonista!
Hai ragione.
Ecce Padre Lem:
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/11/02/lem-solaris/
"Come, del resto, la superba copertina di Maurizio Ceccato, una volta ancora opera d?arte in un?opera d?arte. Che stile"
allora mettiamola questa copertina! :)
Barbara:
"Se davvero fosse possibile clonare con la ragionevole certezza che il procedimento sia ben rodato.
Se davvero si avesse la certezza che il clone è una copia esatta e perfetta in tutto.
Se (morisse qualcuno che amiamo).
Siamo davvero disposti ad affermare convinti, fermi e decisi che non ci faremmo un pensierino? ?"
> La risposta è chiaramente sì. La risposta di getto non può che essere questa. Tutti amiamo Orfeo e Euridice, tutti vorremmo che Orfeo non si voltasse indietro. Tutti vorremmo che fosse possibile restituire i nostri cari alla vita.
E ti dico di più. Personalmente vorrei poter tornare indietro anche per rivedere persone che ho semplicemente perduto, a quanto pare per sempre.
L'umanità guida le scienze, e le innovazioni tecnologiche.
Noi vogliamo sconfiggere la morte.
Hum. Forse è meglio la copertina italiana!
http://www.maurizioceccato.it/Home.asp
questo è il sito dell'artista.
La copertina è qui:
http://www.liberonweb.com/images/books/8876250220.jpg
sembra un balocco neoclassico.
No, quella è la copertina inglese, Hammer:)
Hai visto che differenza di stile? Esemplare.
Sì sì, trovata ora...
Mi ricorda i giocattoli anni '80 che compravo da bimbo :)
dal taglio uk, personalistico e incentrato sul primo piano, all'interpretazione del senso e dello spirito dell'opera di Ceccato. Appunto, opera d'arte nell'opera d'arte. Maiuscolo.
"Personalmente vorrei poter tornare indietro anche per rivedere persone che ho semplicemente perduto, a quanto pare per sempre."
>Beh, secondo me c'è una differenza abissale tra 'il tornare indietro' e la clonazione. E'quella differenza che rende il progresso scientifico inquietante per certi aspetti.
Tornare indietro significa davvero recuperare chi cercavi così com'era. E'lui insomma.
La clonazione è un'altra cosa che parte da geni in comune poi. Poi non si sa (per ora) ne penso che in futuro sarà poi così semplice e chiaro. E'il classico aspetto che ti attira e ti terrorizza. L'idea di sconfiggere la morte è, penso, al primo posto per tutti però tutto sta nel soppesare il prezzo da pagare.
Il prezzo è l'anima. L'anima non potremmo perderla, se potessimo tornare integri, e inalterati. Intatti.
"Sino a che punto è lecito mentire? Sin quando accettiamo che la menzogna sia parte delle nostre vite, e per quanto? Quanto abbiamo bisogno dell?alterità per formare la nostra identità? E quanto incide questo bisogno nelle interazioni, e quanto le altera? Ancora: è accettabile restituire alla vita l?ombra di carne e sangue di chi non può più tornare? È accettabile ritenere che la memoria e il dna coincidano con l?anima?"
>sono tutti temi estremamente intriganti e sui quali pensare, parecchio pure.
E chi non vorrebbe rivedere le persone perdute? è logico e magari fosse possibile, ma non il clone, gli originali.
quindi bisognerebbe farli risorgere e umanamente per ora no è possibile, magari un giorno.....
Una recensione che cattura davvero.
(merito dell'opera!)
"E chi non vorrebbe rivedere le persone perdute? è logico e magari fosse possibile, ma non il clone, gli originali."
> Ecco. Chris Farnell ci dimostra cosa accadrebbe se il clone prendesse il loro posto; e a dispetto d'un periodo di "apprendimento rapido", e di un dna identico, la memoria e l'intelligenza non sarebbero le stesse.
Estremamente interessante e fertile, dico davvero.
Vedrai:)
Non è il mio genere, eppure la trama che descrivi mi piace assai. Poi i temi dell'identità e del doppio sono sempre affascinanti, a mio modo di vedere. I casi sono due, o il libro è davvero intrigante, o sei tu che riesci a valorizzarlo al massimo attraverso l'analisi;) Ogni tanto il dubbio mi viene, quando ti leggo, ancorchè devo ammettere che i tuoi consigli in letteratura sono stati sempre preziosi (solo della Nothomb non sono riuscito a innamorarmi, ahimé)
Una nota su Godesend, visto al cinema al tempo: film soporifero, tra i più brutti visti in questi ultimi dieci anni. Ve lo sconsiglio sinceramente, nonostante De Niro, qui davvero sprecato.
La Nothomb devi incontrarla nel momento giusto...
prova a conservarla per quando dubiterai della Letteratura. Serviti di lei per ritrovarla.
24 - Ho solo Mercurio, letto e non del tutto interiorizzato. Ma mi fido dei tuoi consigli, quindi, prima o poi, ritenterò;)
... e ci saprai dire;)
A proposito, nessuno si ricorda del film che nominavo, memoria della nostra infanzia (dico: nati anni Settanta)?
http://italian.imdb.com/title/tt0088960/
con Peter O'Toole.
Ero un bambino stupido o era un film davvero toccante, nella sua semplicità?
da IMDB:
"An eccentric scientist teaches a student in his own manner while he looks for a way to clone his deceased wife".
Uno scienziato eccentrico addestra un allievo a modo suo, mentre cerca una strada per clonare la perduta moglie.
25 - Io ho letto soltanto "Igiene dell'assassino" e "Catilinarie".
Semplicemente intelligenti e geniali!
27 - Mai sentito nominare...
E' uno di quelli che direi andava più spesso (ma non ricordo la frequenza, diciamo una due volte l'anno, per tre anni) sulle reti allora guardabili, diciamo quella giovanilistica dell'ex premier, assieme a un altro che mi pare rimosso: era una commediola divertente, si chiamava "Short Circuit". Per molto tempo si cazzeggiava su battute come "necessito input".
Bah, io sono piccolo, prima del '90 non ricordo granché :)
:).
Vedrai che qualche nostalgico spunta. Probabilmente a rivederlo adesso mi suonerebbe ridicolo. D'altra parte, in quegli anni facevano ridere film come "Attila" e "Top Secret". Cresciuti male, con la televisione populista... :)))
Beh "Top Secret" è degli autori di "La pallottola spuntata", ne ho visto qualche scena ed è un film di tutto rispetto. "Attila"... vabbè :)
:)
(Che nessuno però mi tocchi i "Ghostbusters"!)
Ah. Stupendo. E tutti con la magliettina fosforescente. Uno dei primi fenomeni di merchandising di massa degli anni Ottanta.
Memorabile:).
A proposito di Dr Creator, memoria della nostra infanzia:
http://italian.imdb.com/title/tt0088960/
Raffaella mi scrive per segnalarci che stasera va su Sky:
sky cinema 3 (canale 303) ore 21