“Ho aspettato la trentina per soffrire. O meglio, per scoprire che, come tutti, potevo soffrire e che la mia cosiddetta forza mentale, il mio cosiddetto elegante distacco, la mia cosiddetta distanza da tutte le situazioni, puramente teorica, puramente idealistica, puramente letteraria, tutto questo, dicevo, non avrebbe retto il colpo di un vero pugno nello stomaco, diretto e potente. La trentina, per diventare adulto”.
Sempre che diventare adulto significhi smarrire sé stesso per poi ritrovarsi, rinunciando alla maschera del “signor tutto bene” e provando a smettere di rifiutare la realtà: in questo caso, un’esistenza in caduta libera per effetto di un legame sentimentale che non unisce, non completa, non migliora, ma al contrario castra, mortifica, umilia, snatura.
Il protagonista di Ero dietro di te, si racconta in un monologo che si finge dialogo, ammiccando di tanto in tanto ad un presunto interlocutore, che di fatto resta in silenzio, senza mai intervenire, quasi a simboleggiare l’ascolto tacito della pagina sulla quale Fargues riversa il flusso di coscienza del suo trentenne senza nome.
Ne deriva una prospettiva del tutto egocentrica, in virtù della quale l’adulterio diventa motore e ragione stessa del romanzo. A innescarne la scintilla sono le parole di Alice, riportate nel titolo. Il suo biglietto frettoloso, poi fattosi voce, sguardo, carne.
Tradire, essere tradito e tornare a tradire. Perché la vita di coppia con Alexandrine è una guerra in cui il letto appare come il peggior terreno di scontro: e il sesso smette di essere condivisione, diventa un dramma, una fonte di angoscia assoluta, non certo un piacere né una forma di divertimento. Lei è “troppo grande, troppo donna, troppo fredda, troppo distante, troppo severa, troppo altera, troppo intelligente, troppo esigente, troppo imprevedibile, troppo folgorante, troppo punitiva, troppo rigida, troppo aspra, troppo perennemente insoddisfatta di tutto, troppo orgogliosa, troppo aggressiva”. Troppo.
Scontata, quindi, la fuga di lui tra le braccia di un’altra, miseramente confessata l’indomani stesso, andando così ad istigare il desiderio di vendetta della moglie, che non manca di punirlo con la ferocia della donna ferita, senza esimersi, poi, dal ripagarlo con la stessa moneta.
È il delirio, l’inizio della fine.
Il viaggio a Firenze in visita al padre, allora, si offre come l’occasione perfetta per provare ad evadere, dal senso di colpa e dal complesso di inferiorità nei confronti del liberiano che sa divertire Alex, che sa renderle i pensieri leggeri, cha sa farla vibrare amandola come lui non è mai riuscito a fare.
Lontano dalla pelle d’ebano della sposa fedigrafa e dal perimetro di casa entro cui si sente schiacciato dai ricordi. Alice è un regalo del tutto inaspettato dell’estate toscana, terra che l’autore descrive con sincero trasporto, dando vita a godibili parallelismi tra Italia e Francia, in cui sottolinea pecche e manie dei transalpini. Ed è quantomeno singolare, giacchè si tratta di un loro connazionale, capace di fare autocritica con stupenda ironia affremando che “a parte, l’Impressionismo ed i filosofi, artisticamente sono sempre stati più o meno dei copioni austeri e megalomani dello stile italiano”.
Fargues sa giocare con gli stereotipi cardine dell’orgoglio francese, mettendone in luce snobismo e infondatezza. E diverte il tono colloquiale della narrazione, la scorrevolezza di uno scrivere che ricalca il parlato, mescolando confidenze intime ad osservazioni di carattere generico sul cibo, sul cielo fiorentino, o sull’idea diffusa di maschio italiano, messe lì a punteggiare l’autoanalisi del protagonista, “entrato a piè pari nella menzogna e nella schizofrenia della doppia vita da marito adultero”.
Il libro tiene, scava nella fragilità dei sentimenti senza scadere nell’ombelicale. Inquadra il rapporto uomo/donna in tutta la sua complessità, forte di una prima persona schietta e di una torrenzialità senza filtri come solo una lunga e necessaria confessione può essere.
È la colpa che spinge a parlare, la colpa e la necessità di darle un corpo che sia approdo in cui riconciliarsi con la prorpia virilità svilita.
La seduzione viaggia sul filo della scrittura, perché “non c’è nulla che evochi meglio della scrittura le possibilità mentali e il potere d’immaginazione di un individuo, è la miglior carta d’identità, il miglior interprete, il miglior portavoce”.
E Alice è parole e pelle.
È “l’angelo italiano”, dolcemente sfrontato.
È il tradimento salvifico per chi "ha dovuto aspettare di arrivare alla trentina per imparare nuovamente a piangere".
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Nicolas Fargues è nato nel 1972. Scrittore francese. Si è dedicato alla cooperazione internazionale in Indonesia e dal 2002 al 2006 ha diretto l’Alliance Française di Diego Suarez in Madagascar. Ero dietro di te è il suo quinto romanzo.
Nicolas Fargues, “Ero dietro di te”, Nottetempo, Roma, 2008Traduzione di Marianna Basile e Benedetta Torrani.Titolo originale: J’étais derrière toiPp. 199
Angela Migliore, gennaio 2009
Commenti
Curiosità: Fargues è stato il volto della campagna pubblicitaria per il profumo "Allure" di Chanel, nel 2002.
Interessante articolo. "La trentina, per diventare adulto": tenuto conto che c'è gente che a quarant'anni e passa è ancora in mezzo al guado, diciamo che gli è andata già bene!
:)
Bella scheda, e ottima segnalazione;).
Questo è il mio passo preferito:
"Fargues sa giocare con gli stereotipi cardine dell?orgoglio francese, mettendone in luce snobismo e infondatezza. E diverte il tono colloquiale della narrazione, la scorrevolezza di uno scrivere che ricalca il parlato, mescolando confidenze intime ad osservazioni di carattere generico sul cibo, sul cielo fiorentino, o sull?idea diffusa di maschio italiano, messe lì a punteggiare l?autoanalisi del protagonista, ?entrato a piè pari nella menzogna e nella schizofrenia della doppia vita da marito adultero?.
Il libro tiene, scava nella fragilità dei sentimenti senza scadere nell?ombelicale. Inquadra il rapporto uomo/donna in tutta la sua complessità, forte di una prima persona schietta e di una torrenzialità senza filtri come solo una lunga e necessaria confessione può essere."
Davvero molto chiaro.
Ottimo lavoro,
gf
Come hai scoperto Fargues?
Per caso in libreria. Non sarebbe potuto capitarmi tra le mani in un momento più adatto. A volte succede che certe pagine fotografino perfettamente l'attimo, il mio intendo.
Per amore di coincidenza poi l'ho letto il 31 dicembre e il romanzo termina proprio nello stesso giorno.
Se non ne avessi scritto oggi, non credo ci sarei tornata su. Era una storia da seppellire con l'anno vecchio.
Ma va bene così, c'è una pagina in più.
Bello e triste. Romantico :).
*
Nelle settimane a venire scriverò di un'altra pubblicazione recente di Nottetempo, "La fortezza" di Hasz. Finalmente guadagnano spazio anche qui da noi. Chissà cos'altro c'è di bello da scoprire, nel loro catalogo. Vediamo va...
Eh, l'unica cordinata che ho seguito è stata quella della casa editrice.
Per me il prossimo dei loro sarà il fascicoletto di De Luca, prima o poi ne scrivo.
bene, aspettiamo;).