È un piccolo libro che t’inchioda. Un’opera prima dalle dimensioni fisiche contenute che, tuttavia, riesce a raccontarci una storia dei nostri giorni con un linguaggio spietatamente efficace, intenso ed asciutto allo stesso tempo. Il romanzo inizia dal blog dell’autrice, Martita Fardin. È un bel nome il suo, dal suono melodioso che pare prendersi gioco del lettore invitandolo ad una danza i cui passi appaiono fin da subito fuori tempo. Non gliene faccio una colpa. Titolo e copertina, forse, avrebbero dovuto fornirmi gli indizi giusti per affrontare la storia narrata, ma non ero avvezza ad una certa terminologia che avrei scoperto con un’opportuna e successiva documentazione: “ANA” e “MIA”, o anche “pro-ANA” e “pro-MIA”. Mea culpa. Basta infilare queste poche parole sul motore di ricerca e si finisce nel baratro di siti, blog e forum, anche oscurati. Stiamo parlando di anoressia e di tutto ciò che gli sta attorno. È un mondo a sé. È un mondo che sconvolge e che va trattato con delicatezza ma a voce ferma, perché dilaga, troppo, sconfinando, spesso, nella tragedia.
Valentina appartiene all’alta borghesia che vive adagiata sulle rive del Lago di Como, tra aperitivi, feste e cene. Ha 18 anni e si resta incastrati nella sua vita a tal punto da non far caso alla ricchezza che l’avvolge, alla quantità di marchi, firme e volti noti che svuotano la sua esistenza.
Valentina è collegata al mondo esterno attraverso il suo blog, attraverso la fitta rete di messaggi tra ragazze come lei, che si danno consigli, che trovano una parola di conforto l’una per l’altra, che non domandano e non rispondono perché sono parte di un’unica realtà.
Valentina è una ragazza fondamentalmente sola, accudita dalla tata filippina. La madre ed il padre si occupano troppo superficialmente di lei per accorgersi del dramma esistenziale che sta vivendo. Eppure la famiglia ha un ruolo centrale nel romanzo. La Fardin sviscera progressivamente tutte le problematiche umane che investono i suoi componenti, Valentina, la madre e il padre, fino a pagine rivelatrici che si dividono tra un viaggio ad Eurodisney e quelle finali di una telefonata giunta per caso. Gli altri sono personaggi fluttuanti quasi evanescenti, che legano e slegano la sua esistenza, come la cugina Clarissa, l’amica Marika, Charlotte e poi Markus, il cantante austriaco con un tumore al seno che potrebbe essere la sua vera forza.
L’incipit del romanzo è un fotogramma rapido, istantaneo che ritrae Valentina in compagnia della nonna, morta da tre anni. Le aveva insegnato che il pane non va tagliato con il coltello, per non far soffrire Gesù. È un pagina lirica, intensa e nostalgica che racchiude il nocciolo del dolore di Valentina: l’autenticità degli affetti mancati.
Quell’immagine di un Cristo sofferente se la porterà dentro fino a farla sua completamente, fino a far combaciare il suo fisico al corpo ossuto del crocifisso: “Era un’icona bizantina con lo sfondo dorato a forma di croce, con Gesù sofferente. C’era da sempre, in effetti, ma era come se in quel momento la vedessi per la prima volta. Ho guardato attentamente questa figura senza prospettiva, con il corpo scarnificato e esageratamente allungato, il costato glabro e un intarsio di costole in perfetta tensione; le anche del bacino fuoriuscivano dal drappo nero come chiodi, la testa leggermente piegata e gli occhi socchiusi mostravano il suo dolore e la sua bellezza. Un’immagine di perfezione estrema che spiccava nel martirio e nell’oro. Corpo e spirito. Mi è venuto spontaneo alzarmi in piedi sul letto e spogliarmi” (pag.13).
È brava la Fardin, brava nello scandagliare le sofferenze umane, restituendole poi filtrate dalla sola realtà.
Cerca di immedesimarsi nella psicologia di un’anoressica, recependo e trasmettendo la normalità dei suoi pensieri, la normalità di chi vive certe situazioni non rendendosi conto appieno della malattia, ma che allo stesso tempo sa che non è ancora arrivato il momento di morire.
Sono pochi i momenti in cui vediamo agire valeANA, pochi i dettagli, gli oggetti, le corse nascoste in bagno, ma tutt’intorno il pathos di un’esistenza che si sgretola poco a poco. In fondo, può sopravvivere la speranza?
“valeANA” è un romanzo che vale più di tanti saggi sull’argomento; è un libro che va letto, soprattutto se genitori di ragazze adolescenti, perché serve ad osservare, e forse a capire, dal di dentro un mondo che si rivela solo all’apparenza, dall’eccessiva magrezza delle sue protagoniste.
“Quod me nutrit me destruit”.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Martita Fardin è nata a Como il 7 aprile del 1968, dove vive e lavora. È giornalista. “valeANA” è il suo primo romanzo.
Martita Fardin “valeANA”, Elliot Edizioni, Roma, 2009, pag.115. Copertina di Maurizio Ceccato.
Commenti
?Quod me nutrit me destruit?.
Un argomento molto interessante. Sempre attuale, e che torna fuori periodicamente. Non ho letto il libro, ho visitato però il suo blog. Il mondo dei DCA è complesso e difficile, a volte sembra incomprensibile. Se ne rimane in qualche modo presi. Oggi con la rete sembra essersi moltiplicato, ma forse è solo più visibile a chi naviga. Non lo so. È difficile parlarne, e scriverne. E niente.
Questo è il primo libro della nuova collana di Elliot, "Heroes", tutta dedicata alla narrativa italiana. Direttore, Massimiliano Governi. Mi sembra un grande (nuovo) inizio;)
qui ne aveva scritto Andrea Consonni:
http://www.wrong-.splinder.com/post/20384010
Sì, se si va poi sul sito dell'autrice si trovano queste mie poche parole, le risposte dell'autrice e un piccolo dibattito.
me ne sono sentite dire di tutti i colori ma non me la sono certo presa, anzi, non sono il tipo. Sono piacevoli queste discussioni.
(OT, ricevuta la lettera, lunedì spedisco ciò che sai;) )
2. Sì, è vero. E' un mondo complesso e ne sono rimasta impressionata, soprattutto perché non mi era capitato di fare certi approfondimenti su internet. E' difficile parlarne, ma è necessario...soprattutto per contrastare la crescita (chiusura e riapertura) dei siti pro-ana. Spero di non essere fraintesa, non credo che non capiscano a cosa vanno incontro, ma non ho rimedi né soluzioni.
4-5. Ho letto il tuo intervento su entrambi i blog e relativi commenti. Non ho condiviso certi toni nelle risposte, ma ognuno esprime il suo parere nel modo in cui ritiene di farlo. La tua è una recensione rispettosa, con un appunto critico secondo me non banale ed anche sensato che tocca anche gli aspetti ritenuti positivi. Il mio approccio al libro è stato un po' diverso. Sebbene non apprezzi neppure io, in letteratura, riferimenti a blog, chat, sms etc. non l'ho trovato appesantito da questi elementi. Ci sono alternanze tra pagine molto belle: mi riferisco all'incipit sul lago, la villa, la nonna, l'immagine del Cristo, gli schizzi paradossali con la madre ad Eurodisney, i sogni, il ritorno al lago (ciclico) ed altre meno riuscite. Avrei letto con piacere approfondimenti su Clarissa e Marika, che mi sono sembrate figure piuttosto evanescenti, ma forse era questo l'intento. Sul finale concordo, un po' affrettato.
(6. avevi detto venerdì...ehm)
5. Certo è che mi si è aperto un mondo.
Non mi apre il link al blog di andrea.
Movida, posso spedirti una cosa? (intendo via mail, se posso averla)
grazie in ogni caso, eh.
certo...
arch.kyria@email.it
:)
thank you (-:
anche Movi ha una mail su lankelot, eh?
una delle primissime:)
Passaggio veloce, testo interessante. Purtroppo non servono i libri (ai malati, mentre come giustamente rileva Movida servono a chi gli sta intorno, forse) e non so quanto davvero possano fare i blog di e per persone con questo problema, se non a creare circoli chiusi. Come altri tipi di disagio psichico anche l'anoressia va curata da gente che se ne intende e sono percorsi obbligatoriamente familiari. Il marito di un'amica anoressica mi dice "è lei che deve aiutarsi" rivelando purtroppo la totale "isipienza" sul problema.
Comunque, bene sempre parlarne.
Grazie a tutti, ho linkato il vostro sito nel mio blog, ultimo post
Davvero una bella recensione.
l'anonimo sono io, Martita Fardin
Appena iscritti, i commenti appaiono anonimi; poi compare il nome.
Cordiali saluti.
Grazie, Martita. Benvenuta su Lankelot!
Grazie anche da parte mia Martita.
14.
Grazie del tuo intervento Ildelaura.
Per i blog...sì, mi sono accorta che sono circoli che respingono chi non è come loro.
Penso che sia più giusto che leggano i parenti, gli amici, ma non tanto dei malati perché a quel punto i libri, come rimarchi, non servono più di tanto. Possono solo, spero, alleviare il senso di solitudine che avvolge tutti coloro che hanno un qualsiasi familiare o amico malato.
Occorre parlarne, ribadisco.
notevole, anche perché il problema è più diffuso di quanto non sembri.
E pare ci sia sempre di mezzo il rapporto con la mamma (tanto per cambiare, uff!)
Sono d'accordo con le osservazioni di Ilde, comunque il difficile è trovare chi ti ascolti.
21. così e cosà...(sul...e pare che ci sia sempre..etc.)....è un po' più complicato, ma non rivelo di più...:)
[Fardin] eliminato doppio
[Fardin] eliminato doppio incipit