Roper, piccola città del Colorado.
1933, anno nel pieno della Depressione.
Un inverno particolarmente freddo.
Una serie di circostanze, dunque, non certo favorevoli al giovane Dominic Molise, il Mancino più Grande del Mondo (a suo dire).
Il protagonista di questa gustosissima opera postuma di John Fante è un diciassettenne pieno di sogni e di speranze e circondato da una galleria di personaggi e da ingredienti ben noti agli affezionati dell’autore.
Anche in Un anno terribile, infatti, non mancano i riferimenti alle origini italiane della famiglia di Dominic (di Torricella Peligna, in Abruzzo, la stessa patria dei Fante), il padre-muratore ed inguaribile donnaiolo, la madre-angelo del focolare, la nonna-bisbetica e tanto legata alle proprie radici da detestare ogni prodotto americano e da parlare ostinatamente in abruzzese, Dio e i riti cattolici che sanno d’antico, la costante precarietà economica che neanche l’America dorata ha saputo debellare.
Il giovane in questione, però, non è più quello che s’industria per diventare uno scrittore importante, come quel Bel-Ami d’oltreoceano che è l’Arturo Bandini tanto presente nell’opera fantiana, o come quegli alter ego dell’autore che popolano i suoi romanzi (il John Molise di Full of life, o l’Henry J. Molise di A ovest di Roma o de La confraternita del Chianti), ma uno che s’immagina di entrare nella Hall of Fame del baseball mondiale in virtù della potenza del suo braccio sinistro, anzi de Il Braccio.
Il Braccio merita un’attenzione particolare. Descritto, esaltato, quasi celebrato per buona parte della prima metà del libro, questo vero e proprio asso nella manica di Dominc Molise arriva ad assumere un’esistenza propria e ad assurgere a personaggio unico, originale, inaudito e forse uno tra i meglio riusciti al talento di John Fante.
“[…] Un paese pessimo per un giocatore di baseball, specialmente per un lanciatore che non toccava palla da ottobre. Ma Il Braccio mi dava la forza di andare avanti, il mio dolce braccio sinistro, quello più vicino la cuore. La neve non poteva fargli male e il vento non poteva ferirlo, perché lo tenevo ricoperto di Balsamo Sloan, una bottiglietta che tenevo sempre in tasca. […] Avevo un’andatura grandiosa in quei giorni, il portamento di un pistolero, la scioltezza del mancino classico, con la spalla sinistra leggermente calata, Il Braccio mollemente dondolante, come un serpente – il mio braccio, il mio benedetto, santo braccio che mi era stato dato da Dio, e se anche il Signore mi aveva creato figlio di un povero muratore, mi aveva però fatto un grande regalo quando aveva fissato sui cardini della mia clavicola quella centrifuga” (p. 21).
Il Braccio prende man mano il sopravvento sullo stesso Dominic e gli fa fare progetti forse troppo ambiziosi per un ragazzo che ancora non conosce il mondo e che, soprattutto, è il figlio di un muratore, padre di quattro figli e disoccupato da cinque mesi.
“Sognatori, eravamo una casa piena di sognatori. La nonna sognava la sua casa nel lontano Abruzzo. Mio padre sognava di essere senza più debiti e di fare il muratore a fianco di suo figlio. Mia madre sognava la sua ricompensa celeste con un marito allegro che non scappava mai. Mia sorella Clara sognava di fare la suora e mio fratellino Frederick non vedeva l’ora di crescere per diventare un cowboy. Se chiudevo gli occhi riuscivo a sentire il ronzio dei sogni per tutta la casa […]” (p. 44).
Ma i sogni di Dominic ronzano più forte degli altri: dietro consiglio dell’amico Ken, figlio di una famiglia benestante e completamente estraneo ai problemi di sopravvivenza che ogni giorno mettono a dura prova il clan dei Molise, Dominic si convince a voler raggiungere il ritiro dei Chicago Cubs (a Catalina, in California) per fare un provino.
Baseball e calce sono dunque i due poli all’interno dei quali è racchiusa la vicenda di Dominic Molise durante quel terribile 1933. E baseball e calce sono indissolubilmente legati fino alla fine del libro. Non solo, infatti, il padre sogna per il figlio un futuro da manovale e non da sportivo, ma proprio attraverso la tentata vendita (di nascosto) della betoniera paterna, Dominc cerca di trovare i soldi per raggiungere il ritiro dei Cubs.
“Ritorna indietro, mi disse Il Braccio, gira questo aggeggio, pazzo, prima che io mi stacchi e cada; gira e torna indietro, dimentica Catalina, fai il muratore con tuo padre, scava buche, diventa un barbone se non sai fare di meglio, ma non compiere quest’infamia” (p. 112).
Anche in quest’opera di Fante, dunque, fondamentale e centrale è il rapporto tra il padre e il figlio, tra la disillusione e l’ambizione, tra l’accontentarsi e il cercare, tra il crogiolarsi nelle credenze popolari e la tentazione di osare, tra due concezioni dell’esistere tanto diverse quali erano state quelle di Nick e John Fante, muratore venuto dall’Italia e inaridito dalla fatica, il primo; scrittore e sceneggiatore nato in America e alla continua ricerca del successo, il secondo.
Un anno terribile è, in fin dei conti, una sorta di coacervo di personaggi, situazioni e tematiche sperimentati e/o collaudati in opere precedenti dell’autore, ma non per questo il libro risulta noioso o scontato agli affezionati dell’autore.
La scrittura di Fante è sempre straordinariamente fresca, spontanea, leggera e intensa allo stesso tempo. Il libro, dunque, funziona, come tutti quei libri in cui, se una storia è raccontata bene, non è necessario che debba essere foriera di novità sconvolgenti.
Sandro Veronesi, nell’introduzione alla versione italiana, ha affermato di aver trovato la provenienza di quella sostanza che pulsa nei libri di Fante, il segreto dell’ambigua malia della sua scrittura, negli ormoni disseminati ovunque. Ormoni come sinonimo di energia e di impeto incontenibile che fanno di John Fante un narratore estremamente ed eternamente giovane.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
John Fante, Un anno terribile, Fazi Editore, Roma 2001.
Traduzione di Alessandra Osti.
Un anno terribile (1933 Was a Bad Year) è stato dato alle stampe per la prima volta nel 1985 da Joyce Smart, la moglie dello scrittore, che, alla morte del marito (avvenuta nel 1983) decise di rendere pubblici i numerosi inediti da lui lasciati.
In appendice alla succitata edizione italiana, compare una lettera che Fante indirizzò, nel febbraio 1954, a un non meglio identificato Stan, da cui si evince che a quella data aveva iniziato la stesura de “la storia del ragazzo che scappa di casa per diventare giocatore professionista di baseball” (p. 127).
BIOGRAFIA
John Fante, nato a Denver (Colorado) nel 1909 da una famiglia di immigrati italiani e morto a Los Angeles nel 1983, è tra i maggiori scrittori del Novecento americano. Nel 1938 pubblicò il suo primo romanzo Aspetta primavera, Bandini, al quale seguirono Chiedi alla polvere (1939) e la raccolta di novelle Dago Red (1940). Dopo un periodo come sceneggiatore a Hollywood pubblicò altri tre romanzi: Full of Life (1952), da cui fu tratto un film candidato all’Oscar per la migliore sceneggiatura, La confraternita del Chianti (1977) e Sogni di Bunker Hill (1982), che Fante, reso cieco dal diabete, dettò alla moglie, la quale, alla morte dello scrittore portò alla luce vari inediti tra cui Un anno terribile e A ovest di Roma. In questi anni Fante è al centro di una massiccia riscoperta internazionale.
BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA
John Fante, Full of Life, Fazi Editore, Roma1998.
John Fante, A ovest di Roma, Fazi Editore, 1997.
John Fante, Chiedi alla polvere, Marcos y Marcos, Milano 2001.
John Fante, La confraternita del Chianti, Marcos y Marcos, Milano 2002.
Paola Biribanti
Luglio 2007
Già comparso su Lankelot.com
FANTE in LANKELOT
Commenti
Questa è stata la mia prima recensione per il fu lankelot.com.
Just for the record.
Intanto ecco l'archivio Fante, assieme ai saluti e agli omaggi per l'opportuno ripescaggio, integrato nel pezzo, in calce.
"fondamentale e centrale è il rapporto tra il padre e il figlio, tra la disillusione e l?ambizione, tra l?accontentarsi e il cercare, tra il crogiolarsi nelle credenze popolari e la tentazione di osare, tra due concezioni dell?esistere tanto diverse quali erano state quelle di Nick e John Fante, muratore venuto dall?Italia e inaridito dalla fatica, il primo; scrittore e sceneggiatore nato in America e alla continua ricerca del successo, il secondo."
> Anni fa, quando hai proposto l'articolo, ricordo che si accesero parecchie lampadine (proprio per questo paragrafo qui, che trovo fondamentale) e che cominciò un bel periodo di letture fantesche. Paul Mask mi diede il colpo di grazia donandomi "La confraternita". Ti ringrazio a distanza di anni.
Grazie a te per la possibilità che ci hai offerto e che ci offri di poter parlare e discutere delle cose che ci piacciono e ci interessano.
Quanto a Fante, dopo varie letture fantesche, mi permetto di affermare che il suo libro più riuscito è Full of Life. Senza ombra di dubbio.
Lì la figura del padre è... immensa.
E quando lo condividi con noi tutti? e dai, e dai, e dai.
bello quel paragrafo sui sogni e pure le osservazioni sul braccio!
Ho letto solo Chiedi alla polvere, ma devo tornare a Fante, mi è simpatico.
"La scrittura di Fante è sempre straordinariamente fresca, spontanea, leggera e intensa allo stesso tempo."
> concordo, ottime osservazioni.
copertina, tags e archivio
copertina, tags e archivio John Fante (in tutti e 4 i pezzi!)