Fallaci Oriana

Un cappello pieno di ciliege

Autore: 
Fallaci Oriana

Nella stupida estate della solitudine dei numeri primi e di nuovi scrittori a corto di idee a fare la differenza è stata sicuramente una scrittrice di razza.
Stiamo parlando della grande Oriana Fallaci. L’arrivo in libreria del suo romanzo postumo ha dato un senso a questa stagione letteraria torrida e noiosa. Un cappello pieno di ciliege (Rizzoli, pp. 886, euro 25) è un capolavoro magistrale che ha affascinato milioni di lettori. La grande giornalista ha consegnato alla nostra letteratura la storia avventurosa della sua famiglia con l’intento di raccontare il suo io attraverso i propri avi.
Tutto ha inizio con la cassapanca dell’ava Ildebranda che si è tramandata per cinque generazioni e che è andata distrutta in un bombardamento su Firenze in una notte terribile del 1944.
Questo oggetto magico ha viaggiato nel tempo con il suo contenuto di storie meravigliose e di personaggi avventurosi legati alla Fallaci. Aprendo idealmente questo baule pieno di storia, la grande giornalista ha ricostruito la vicenda familiare dei suoi antenati, esseri singolari che non casualmente hanno intrecciato i loro destini con quelli più importanti della nostra Nazione.
La Fallaci ricostruisce i quattro rami delle sue origini. Attraverso i Fallaci, i Launaro, i Cantini e i Ferrier, avvalendosi di ricerche d’archivio e documenti conservati in famiglia la grande scrittrice ripercorre le vicende politiche italiane del settecento e dell’ottocento.
Oriana stava lavorando a questo grande affresco familiare dal 1991. Attraverso la storia della sua famiglia la Fallaci racconta la storia del Paese.
La grande giornalista ha aperto il baule della memoria. Questa volta ha intervistato la sua Storia personale, parlando di tutti i suoi antenati e delle loro avventurose peripezie.
La scrittrice, donna coraggiosa che ha sempre sfidato il destino per amore della verità, deve aver avuto altrettanti antenati coraggiosi.
Nelle pagine meravigliose di questa saga familiare troviamo appunto i singolari antenati di Oriana che hanno partecipato attivamente alla storia dell’Italia.
Giovanni, assassino mancato di Carlo Alberto, Caterina che insulta Napoleone, Giobatta che ha combattuto contro gli austriaci nella battaglia di Curtatone e Montanara. La trisnonna Anastasìa che ha vissuto nella Torino risorgimentale, è stata nel Far West, ha combattuto contro gli indiani, ha assistito ai funerali di Lincoln, ed è stata perfino tenutaria di un bordello a San Francisco.
Tra i tanti personaggi, Anastasìa era tra i preferiti di Oriana.Con la sua morte nel 1889 e con il matrimonio di Antonio Fallaci e Giacoma Ferrier, i nonni paterni, si chiude il libro.
Un capello pieno di ciliege con i suoi destini intrecciati e le meravigliose trame romanzesche è un libro che conserva una straordinaria fluidità narrativa. Nella sua cronaca familiare la grande scrittrice mette il sentimento, quello vero raccontato con la passione del testimone che vuole documentare l’esperienza del vissuto che appartiene a tutti gli esseri umani.
In questo libro c’è tutta la passionalità di Oriana Fallaci. Siamo davanti a un monumento di quella grande letteratura immortale che sa essere appassionata e coinvolgente.
Nella cassapanca cinquecentesca, che per quasi due secoli aveva custodito la testimonianza di cinque generazioni, la Fallaci trova il coraggio per interrogare chi non aveva mai interrogato. E consegna ai lettori l’ultimo capitolo di una grande storia che difficilmente sarà dimenticata.
In questo grande mosaico troviamo rappresentate tutte le anime della Fallaci: la curiosa inviata che con coraggio scruta nelle ferite dell’esistenza, la narratrice che non rinuncia mai a raccontare le proprie storie, la testimone libertaria che non rinuncia mai alla rabbia e all’orgoglio di annotare sul suo taccuino lo scandalo del libero pensiero.
Forse questo è il libro più vero di Oriana. Mettere in ordine gli oggetti familiari ha significato per lei recuperare attraverso la memoria quell’ordine esistenziale che il caos quotidianamente aggredisce per annientare."Ora che il futuro s’era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l’inesorabilità della sabbia che cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato della mia esistenza:cercare le risposte con le quali sarebbe giusto morire".
Questa è la lezione di un meraviglioso capolavoro rimasto incompiuto. Questa è Oriana Fallaci, fiera e orgogliosa di essere italiana nel passato e nel presente, rivendicando la nostra memoria, senza la quale non sappiamo niente, non siamo niente.

Edizione esaminata

 

Un cappello pieno di ciliege

 

Nicola Vacca, per Lankelot , Agosto 2008

prima apparizione: Linea quotidiano

 

 

ISBN/EAN: 
9788817027816

Commenti

Amices!
Gran ritorno di Nicola Vacca.
Buone letture, e sempre grazie al poeta e giornalista che condivide le sue pagine con noi. Un esempio.

"La scrittrice, donna coraggiosa che ha sempre sfidato il destino per amore della verità, deve aver avuto altrettanti antenati coraggiosi".

Amore della verita? Ha scritto un'infinità di cavolate in vita sua.

Passi per La solitudine dei numeri primi - che a me è piaciuto parecchio ma son gusti, pertanto è legittimo ti possa far schifo - ma da uno che viene dalle tue esperienze e col tuo retroterra culturale e di pensiero mi chiedo come tu possa amare la Fallaci. Per farla breve, per uno che è stato (o è ancora )di destra (non parlo della destra attuale parlamentare, ovviamente) la Fallaci è quanto di più lontano si possa trovare.

Sono davvero curioso di ciò, Nicola, sul serio, da tutti avrei immaginato un elogio della Fallaci tranne che da te (sia ben chiaro, vado a sensazione, ho letto solo qualche tuo pezzo e la tua pagina biografica su Lankelot).

"Tutto ha inizio con la cassapanca dell?ava Ildebranda che si è tramandata per cinque generazioni e che è andata distrutta in un bombardamento su Firenze in una notte terribile del 1944.
Questo oggetto magico ha viaggiato nel tempo con il suo contenuto di storie meravigliose e di personaggi avventurosi legati alla Fallaci."

> Bella trovata. Mi ricorda frammenti de "L'altro mare" di Magris...

"In questo libro c?è tutta la passionalità di Oriana Fallaci. Siamo davanti a un monumento di quella grande letteratura immortale che sa essere appassionata e coinvolgente.
Nella cassapanca cinquecentesca, che per quasi due secoli aveva custodito la testimonianza di cinque generazioni, la Fallaci trova il coraggio per interrogare chi non aveva mai interrogato. E consegna ai lettori l?ultimo capitolo di una grande storia che difficilmente sarà dimenticata."

> Passionalità senza ideologia e approccio barricadero: sarebbe un unicum, o almeno una novità, nella produzione di OF. sbaglio?
Insomma, ha fatto davvero Letteratura?

Quanto alle osservazioni di Federico "Léon" nostro: che dire, quoto. Per questo ti domando se abbiamo a che fare con letteratura pura, magister Nick.

Oriana Fallaci è stata una grande giornalista e anche una strordinaria scrittrice.Alcuni suoi libri sono memorabili ed esempio di grande letteratura (Lettera a un bambino mai nato, Un uomo).Ma Oriana ha dimostrato di essere nella sua professione libera da ognitipo dicondizionamento. E personalmente sono abituato a considerare un autore al di fuori da ogni condizionamento ideologico.Per questo non ho mai amato l'esperienza del gruppo '63.
La sua passionalità,la sua combattiva anarchia di pensiero, la sua libertaria voglia di raccontare gli eventi senza pregiudizi.Bastano queste qualità per apprezzarne la sua indiscussa grandezza .Il resto è cianfrusaglia ideologica che lascio volentieri ai chierici e agli intellettuali organici che hanno una gran voglia di apparire senza abbandonare mai la posizione di comodo dei propri luoghi comuni di destra e di sinistra.

6 - Di pregiudizi ne ha sempre avuti parecchi, anche troppi. E anche a livello letterario, a mio modesto avviso, la sua prosa non è un gran che. Siamo lonanissimi. Io non sono un intellettuale organico, tutt'altro, eppure non l'ho mai apprezzata, in nessun senso. Ne parli come se fosse un semidio, mi pare davvero esagerato Nicola, al di là del fatto che la considero enormemente sopravvalutata.

Inizierei innanzittutto con il dire che tra giornalismo e letteratura corre una differenza non da poco.
Forse il meglio di sé la Fallaci lo ha dato proprio come cronista.
Ma come scrittrice - a mio modesto avviso - non ha certo lasciato una traccia importante.
Di lei ho letto solo "Lettera ad un bambino mai nato", "Niente e così sia", "Un uomo" e "La rabbia e l'orgoglio". Non credo tuttavia di essermi perso molto altro. Sono d'accordo con Federico sul fatto che sia stata enormemente sopravvalutata e che i suoi libri siano prodotti letterari di modesto livello.

Gian Paolo

uhm.....io sono piuttosto diffidente verso la Fallaci, specialmente dopo le sue ultime prese di posizione. Ho letto Un uomo (molti anni fa) e ammetto che mi era piaciuto, non altrettanto per Insciallah.
Per il resto l'ho sempre trovata una personalità assai aggressiva, barricadera come giustamente osserva Gf, la vedevo più adatta al giornalismo che alla letteratura. Insomma, non sono convinta che abbia lasciato questa traccia così importante.

Sicuramente, Nicola ne converrà, è l'esempio di una giornalista senza nulla di anarchico. Ha cambiato padrone almeno due volte, e ha sempre mantenuto una bella coda. Che avesse una bella vis polemica e una grande passionalità è indubbio.

Tanto per cominciare, "Il padre Edoardo fu un attivo antifascista che coinvolse la figlia, a soli dieci anni, nella resistenza con compiti di vedetta.il padre fu catturato e torturato a villa Triste, ed in seguito rilasciato mentre la Fallaci fu impegnata come staffetta per trasportare munizioni da una parte all'altra dell'Arno attraversando il fiume nel punto di secca dal momento che i ponti erano stati distrutti dai tedeschi.
Per il suo attivismo durante la guerra ricevette a 14 anni, nel 1943, un riconoscimento d'onore dall'Esercito Italiano."

Diciamo che sin da piccola aveva scelto una parte.

1967: "Ritornerà nel paese dell'Indocina 12 volte in 7 anni raccontando la guerra criticando sia i Vietcong e i comunisti sia gli statunitensi e ai Sudvietnamiti, documentando menzogne e atrocità ma anche gli eroismi e l'umanità di un conflitto che la Fallaci definì una sanguinosa follia."
> Qui, sì, sarebbe una donna nemica del capitalismo e del comunismo. Rimane un episodio.

Nel 1976 sostenne le liste del Partito Radicale, anche per le loro campagne femministe.
Infine... "Dopo aver espresso per tutta la vita opinioni anticlericali e dopo essersi dichiarata "atea-cristiana", dichiarò pubblicamente la sua ammirazione verso papa Benedetto XVI, che l'ha ricevuta a Castel Gandolfo in udienza privata il 27 agosto 2005".

Non vedo niente di anarchico. Magari neanche direi, con la Guzzanti: « Voi non conoscete la fatica di vivere a Manhattan al 38esimo piano, mentre, voi smidollati non avete avuto neppure il coraggio di sfasciare un bancomat. Amo la pace e l'amo tanto che sarei disposta a radere al suolo una città e a non fare prigionieri. Amo la guerra perché mi fa sentire viva »...
però prendo atto della contraddizione vivente che OF ha rappresentato: diciamo, "la libertà di cambiare idea" e "bandiera".

Fonti per le notizie biografiche: wikipedia.

Dimenticavo. 2006: "La Federazione Anarchica Italiana si dissociò dalle parole della Fallaci dichiarando come fosse opportuno «non millantare amicizie o comunanza d'intenti con gli anarchici di Carrara o di qualunque altro posto nel mondo» e definendo la Fallaci «guerrafondaia»."

> i fatti: In un'intervista pubblicata sul The New Yorker nel maggio 2006, la Fallaci si dichiarò indignata contro la costruzione di una moschea a Colle Val d'Elsa dichiarando: «Se sarò ancora viva andrò dai miei amici di Carrara, la città dei marmi. Lì sono tutti anarchici; con loro prendo gli esplosivi e lo faccio saltare per aria. Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia. Quindi, lo faccio saltare per aria!»

(WIKIPEDIA)

vista la discussione magari ne approfitto per recuperare (e modificare) una mia breve recensione di qualche anno fa "Fallaci intervista Fallaci".
Ricordo che mi colpì per la schiettezza e la totale disinibizione con la quale mazzolava a destra e a manca.
Non entro in merito alle sue opere più strettamente letterarie in quanto la conosco come giornalista e saggista.
Di certo posso dire che i "toni" hanno un loro peso. Pur affrontando argomenti importanti, minimizzati o stravolti dalla sinistra massimalista, da parte della destra antagonista e dai cattolici di varie correnti (vedi l'estremismo islamico, l'appartenenza all'Occidente) la nostra Fallaci - lo sappiamo bene - in questi ultimi anni ha usato la clava con gusto, senza alcun freno. In questo modo - purtroppo - di fatto rendendo più difficili delle battaglie di per sè giustissime. Ripeto: a volte contano anche i "toni"; pena sviare il discorso dalla sostanza ad una forma - ovviamente - accettabile da pochi.
E' verissimo che degli scrittori (e dei musicisti) va valutato il risultato artistico delle loro opere e non tanto la personalità o le idee degli stessi; altrimenti non si salverebbe quasi nessuno.
Ma se si parla di opere di saggistica o espressamente di phamphlet mi pare logico che i lettori (sperando che siano veramente tali e non per sentito dire) "osino" criticare il relativo autore. E' nelle cose.
Contro la Fallaci si sono levate voci, critiche eccessive, di autentico razzismo e del tutto insultanti (in separata sede potrò mostrare roba degna di denuncia penale), frutto forse di una cattiva coscienza (almeno in questo ci sta abbia toccato dei punti dolenti di tanti personaggi fortemente ideologizzati).
Ma che la scrittrice toscana abbia dato la stura in maniera altrettanto eccessiva, senza alcun distinguo, scrivendo più di pancia che di testa, credo sia legittimo dirlo.
Anzi doveroso, proprio per non cadere poi in quei poco decorosi ed ipocriti equilibrismi che si sono visti alla sua morte.
Peraltro, sempre in questi ultimi anni, la Fallaci è stata come adottata dai nostri neo-destri polisti, come fosse stata una di loro. Evidentemente non hanno letto i suoi scritti o hanno fatto finta di leggerli (ma poi siamo sicuri che leggano?): la signora, ovviamente incazzata come una iena, non ha risparmiato proprio nessuno.

Quindi la giudichi "anarchica" anche tu, come Nicola?

La giudico difficilmente inquadrabile, almeno l'ultima versione della Fallaci dotata di clava.
Anarchica? Non saprei dire davvero.
Anche un Prezzolini, tanto per dire, era considerato una sorta di "anarchico" (conservatore). Ma che rapporto c'è con lui o con altri "anarchici" in senso lato?
Direi poco o nulla.
Credo sia espressione da non mettere tanto in relazione con l'anarchismo inteso storicamente, e tanto più se riferito a gruppi o associazioni, quanto con un modo di rapportarsi al prossimo e agli schemi destra-sinistra che abbiamo oggi.
La definirei una donna di talento, incazzata e sopra le righe.
"Anarchica" forse nel senso di difficilmente inquadrabile.
Altro ora come ora non mi viene.
Poi se ci mettiamo a fare mix tra psicologia, ideologia, letteratura vera o presunta - con una Fallaci!!! - non la finiamo più.
Credo sia più utile e produttivo analizzare e giudicare le singole affermazioni della Fallaci piuttosto che il complesso della sua personalità, sicuramente contradditoria e non sempre coerente in vita.
Anche se va detto che solo le mummie non cambiano idea e rimangono fermi al passato quando invece il mondo cambia (diverso discorso è essere coerenti nei valori di fondo).

Cavolo stasera sono prolisso.

(a me piaci così! grande, e comprensibile)

Avrei lasciato anch'io la mia opinione personale se Homo non mi avesse anticipato con questi due interventi, che quoto integralmente.

10 - Quoto Franchi, per me è stata sempre al servizio di qualcuno. Altro che spirito libero. In più - avendola letta in più d'un saggio e in un romanzo - scriveva davvero cose abominevoli. Per me è da regalare all'oblio, come donna e come scrittrice.

Scusate ma quando parlate di saggistica a quali testi della Fallaci alludete ? per quel che ne so dovrebbe aver scritto solo pahmplet, libri di cronaca giornalistica e narrativa.

Grazie
Gian Paolo

14. Caro Lupo,
io personalmente non propenderei facilmente per attribuire alla Fallaci l'etichetta di "anarhica". In fondo quado ha criticato il sistema lo ha sempre fatto dall'interno, usando canali e tribune che delineavano una precisa connitazione. Insomma critica se vuoi ma sempre dall'interno del sistema.

Gian Paolo

precisa connotazione non direi proprio.
Poi si può discutere sull'anarchico in senso stretto, lato o come lo volete voi.
Sono definizioni, date a mio avviso in senso "atecnico" e come tali interpretabili.
Però in una che assume simili atteggiamenti da pugilatrice e ne dice di cotte e di crude verso cattolici, destra, sinistra, USA, oriente etc etc, oltretutto con non poche contraddizioni, quali connotazioni possono esserci?
Vedo semmai una volontà di esprimere la propria rabbia senza curarsi di qualsivoglia logica e distinguo.
C'è da chiedersi piuttosto se questo atteggiamento degli ultimi anni non sia stato indotto anche da una sorta di lucida furbizia, oppure se sia qualcosa di assolutamente genuino.
Io - pur non approvando le sue posizioni estremiste - propendo per la seconda ipotesi; ma se ne può discutere.
Peraltro la Fallaci del Vietnam non era certo la Fallaci post 11 settembre e - ad onor del vero - ammise che al tempo lei e tanti altri avevano la vista offuscata da lenti "rosse".
Non la vedrei affatto in modo schematico, non fosse altro che, come giustamente sottolineato, la sua sensibilità è in parte cambiata, per sua stessa ammissione ha considerato la lotta all'islam come un sorta di aggiornamento della lotta antifascista, e via dicendo in un crescere di mazzate a destra e a sinistra che ne hanno fatto magari un personaggio strumentalizzabile in positivo e in negativo dai fans e dai suoi acerrimi nemici.
Ma essere strumentalizzabile non vuol dire che alla base vi sia una personalità facilmente incasellabile. Anzi la strumentalizzazione (altrimenti non sarebbe tale), che è chiaramente avvenuta, è più facile avvenga con chi non mostra una chiara posizione ideologica.
Chi le dava della fascista evitava di considerare le sue affermazioni violente contro i fascismi e ovviamente il suo passato militante, chi la dava per filogovernativa non considerava gli insulti sanguinosi che dispensava ai nostri ministri, chi le dava della comunista più o meno pentita o travestita non considerava i suoi mea culpa e le sue attuali posizioni.
Come ho già detto non vedo anarchismo.
Vedo altro, se vogliamo considerarla in buona fede e non soltanto una furbissima venditrice di se stessa: qualcosa più legato ad aspetti caratteriali.

20. Come ho già detto non vedo anarchismo.
Vedo altro, se vogliamo considerarla in buona fede e non soltanto una furbissima venditrice di se stessa: qualcosa più legato ad aspetti caratteriali.

> Completamente d'accordo con te caro Lupo.

Gian Paolo

Concordo con Gian Paolo. E poi mi pare evidente che s'è sempre schierata dalla parte del padrone più comodo, a seconda delle circostanze. Una donna piena di sé, tutt'altro che libera pensatrice. Anarchica poi proprio no: è il classico prodotto di regime.

2. "Per farla breve, per uno che è stato (o è ancora )di destra (non parlo della destra attuale parlamentare, ovviamente) la Fallaci è quanto di più lontano si possa trovare."

Perchè?

Un aneddoto sul libro.
Oriana Fallaci ha scritto parte della sua opera alla biblioteca Malatestiana di Cesena, poichè l'ava Ildebranda era di Cesena.
La Fallaci venne in tutto segreto nella mia città durante l'estate (se non erro) del 1999 per documentarsi per la stesura del libro e in seguito chiamò varie volte l'allora direttore della Malatestiana per conoscere altre informazioni sui suoi parenti.
Poi accantonò la scrittura del libro al seguito degli avvenimenti dell'11 settembre.

20. "Poi si può discutere sull?anarchico in senso stretto, lato o come lo volete voi.
Sono definizioni, date a mio avviso in senso ?atecnico? e come tali interpretabili.
Però in una che assume simili atteggiamenti da pugilatrice e ne dice di cotte e di crude verso cattolici, destra, sinistra, USA, oriente etc etc, oltretutto con non poche contraddizioni, quali connotazioni possono esserci?"

Indipendente

Non sono d'accordo nel raffigurarla come una serva del potere e in breve ho detto perchè.
Ma "indipendente" che vuol dire?
Mi pare espressione ancora più vaga di "anarchica".
Per fortuna ci sono persone politicamente con preferenze o sensibilità convenzionalmente definibili di destra e di sinistra ma che sanno essere comunque "indipendenti".
Ovvero sanno prendere posizione e ragionare senza essere partigiani di un partito o di un gruppo di cui magari fanno pure parte ed evitano di farsi dettare i giudizi sul prossimo da quelle ideologie a loro più vicine.
In altri termini: c'è chi si definisce di destra o di sinistra ma ha la libertà mentale e l'onestà intellettuale di vedere, senza trovare scuse, i limiti della parte cui magari ha dato sostegno politico, e parimenti sa riconoscere i meriti e le ragioni degli avversari.
L'antitesi della partigianeria.
Non so se questo voglia dire essere "indipendenti" ma penso che ci si avvicini di molto.
Ma con la Fallaci cosa ha a che fare tutto questo?
E' una donna che con le sue posizioni manichee e non sempre coerenti, ha diviso il suo pubblico, e lo vediamo anche qui, in maniera altrettanto manichea.
Ripeto: in linea di principio avrei apprezzato molte delle sue battaglie, come la necessità di non appecoronarsi di fronte ai nuovi subdoli estremismi importati dall'oriente, la polemica contro la sinistra di quaquaraquà alla Casarini, ma senza l'uso della clava e senza le sue rabbiose generalizzazioni.

Ricordo io un episodio.
Poco dopo il G8 di Genova, in quel di Firenze dove ho la tana (ovviamente nel bosco), si sarebbe tenuto un incontro di neo-global assortiti.
Il ricordo della devastazione genovese era recente e la preoccupazione di una kermesse di quel tipo in una città d'arte come Firenze era palpabile.
Domenici a detta di molti, nel dare il via libera alla cosa, aveva azzardato troppo.
Io non ho mai sopportato Casarini e compagnia.
Li ritengo dei delinquenti mal riusciti.
Ma in quell'occasione forse ero meno preoccupato di altri e proprio perchè mi risultava difficile pensare che questi no-global, pur con delle frange esagigate appresso, volessero sputtanarsi completamente nel devastare una città come Firenze.
Infatti tutto andò bene nonostante qualche disagio.
La Fallaci invece, minacciando sfracelli e di lanciare bombe a mano contro i manifestanti se solo si fossero avvicinati al Battistero, cosa ha fatto?
A fronte di una manifestazione che per fortuna si risolse in maniera incruenta, in questo modo non solo non ha avuto modo di portare autentici argomenti polemici nei confronti di questi personaggi (e ce ne sarebbero stati a bizzeffe) ma alla fine, visto come sono andate le cose, a loro ha fatto pure un piacere.
Della serie "visto chi è l'estremista? Noi non lo siamo, lei si".

23 - Perchè la Fallaci era di sinistra. E faziosamente. Il suo becero massimalismo antifascista e antimissino chi ha fatto politica a destra - anche solo nei Novanta - non lo dimentica.