Fainlight Ruth

La verità sulla Sibilla

Autore: 
Fainlight Ruth

Il responso del poeta alla menzogna

Mito e desiderio di cogliere l’eternità pur consapevoli della caducità delle cose, trovano nella poesia vie di scampo al deterioramento del tempo; l’autrice, attraverso la possibile verità della Sibilla e la musica di Orfeo rinnova le stagioni e diventa, allo specchio, madre del suo essere bambina e rinnovata stagione della profezia del vivere.

La libertà della Sibilla è nella sua rinascenza in morte, quando potrà diventare “la faccia della luna – orbitando come lei / liberata dalla sua estasi oracolare/ Solo una Sibilla può fissare in faccia il sole”.

Non penso che l’articolo indeterminativo stia ad indicare i vari luoghi di venerazione della Sibilla ma piuttosto una qualità; quella del poeta, che concede eternità nel coagulo di presente, passato e futuro non in successione ma mescolati come in un gioco di carte: “collocò l’età dell’oro nel futuro lontano / non nel passato remoto, ed era ostile / all’idolatria come un ebreo. Non cedette ad Apollo / la sua verginità, e non si mise addosso mai nessun profumo”.

Come il poeta, prende le distanze dalla richiesta di chi nella menzogna le chiede di sentenziare, dalla stoltezza con cui gli uomini si appropriano di abiti non loro, alterando mente e corpo nel palcoscenico della follia e comprende l’inutilità della parola; aspettando di prendere il posto della luna…: “le sue labbra, anche se piene, restano serrate in una dura linea retta”. Solo quando sarà svestita si offrirà autentica al dio, alla parola, alla rinascenza, al verso, alla scarnificazione, alla catarsi dell’acqua gelida “nel profondo bagno di pietra” per ridefinirsi nuovamente bambina, donna, ebrea, madre e poeta.

La prefica piange nell’odore di primordialità, nella tensione di specchiare immagini dentro sé, nel filo di vento “che alza l’angolo del tappeto un momento / soltanto e poi lo lascia andare come se / non fosse successo niente ma sai che non è così”.

 

Il tempo lascia segni, rughe, ricordi, fastidi, intemperanze, nostalgie: “duro segnare l’inizio del complesso di scontentezza / condiviso da ogni primate metafisico/…ci sono giorni in cui immagino, lontano nel futuro, / qualcuno che mediti sul principio e sulla fine delle cose / piangendo i morti e prendendosi cura del suo giardino”.

 

La metafisica, come tentativo di conciliare gli opposti e di cogliere nei meandri del pensiero l’ordinario come straordinario, conduce le liriche. La poetessa con intensa fisicità vive il tempo del ricordo strappandolo alla dimenticanza e affidandolo allo specchio con l’ incisiva capacità di compattare i tempi in un unicum di versi scanditi da una cadenzialità rituale e da molteplici rifrazioni di luci.

 

Il rivedere abiti usati la fanno scrivere “la fine e l’inizio / della mia giovinezza, due / manichini in vetrina / che sembrano quasi vivi” e domandare “Ditemi amiche la verità. Sentite pure voi / talvolta un furtiva e gaia indifferenza,/ o meglio ancora, momenti straordinari / in cui state salutando con gioia il nuovo / viso che si è offerto allo specchio/ come una madre – non la vostra, ma quell’altra/ sognata – che- sempre- avete rincorso”.

 
Il vostro viso, se ci provate, può diventare il suo. Lo deve. Ecco: in questo ripartorirsi, credo consista la chiave del libro che dolcemente accetta il rinascere delle stagioni e sente la primavera palpitare sotto il freddo dell’inverno: “le prime foglie fresche / intatte sembrano fragili coaguli arrossati e grumi / di carne aggrappati ai ramoscelli, come se/fossero venute qui di notte le baccanti / a compiere il sacrificio rituale della primavera, / e avessero gettato i brandelli sanguinanti/ delle membra di Orfeo sui rami”.

 

Il mito vuole che la testa di Orfeo scivolasse nell’acqua e continuasse a cantare prima di diventare la costellazione della Lira vicino alla luna, proprio lì dove Ruth Fainlight vorrebbe essere per sempre.

BREVI NOTE

Ruth Fainlight è nata a New York nel 1931, ma vive in Inghilterra fin dall’età di 15 anni. Ha pubblicato 11 raccolte di poesie, racconti, traduzioni.

I suoi ultimi libri sono “Selected Poems” (Sinclair Stevenson) “Sugar-Paper Bleu” (Bloodaxe Books, 1997) e “Burning Wire” (Bloodaxe Books, 2002)

 

“La verità sulla Sibilla” di Ruth Fainlight. Edizioni Del Leone, 2003. Tradotto e prefato da Paolo Ruffilli.

Recensione di Patrizia Garofalo, 3 febbraio 2009

 

ISBN/EAN: 
9788873140702

Commenti

?La verità sulla Sibilla? di Ruth Fainlight. Edizioni Del Leone, 2003.

Tradotto e prefato da Paolo Ruffilli.

(grazie Patrizia.)

grazie gianfranco e ciao a tutti.
E' un libro che mi onora presentare e che merita veramente molto e che si offre a tante interpretazioni affascinanti sulla poesia come mito e quindi eterna. La Sibilla, Orfeo e all'ultima pagina "il poeta" sono le tre dominanti del testo.
a presto

Intanto, grazie ancora per averci presentato un'autrice che, sospetto, qui in Italia non è esattamente nota alle grandi masse, a dispetto della fama acquisita oltremanica e oltreoceano.

Si è vero, l'ha tradotta Paolo Ruffilli con la sua sensibilità poetica e linguistica. Sicuramente da noi non deve essere giunta a molti ; questa edizione spero apra delle porte. auguriamocelo

" una ragazza della mia età avrebbe dovuto avere
il buon senso di smettere di tormentare sua madre.
ma quando cominciò con la Natura
io mi rifiutai di ascoltare. Lei non ammetteva niente.
Neppure le camere a gas"pag33

" Gli alberi sono più alti ora
la radura si è fatta scura, la panchina è rotta.
Ma ancora adesso
lo spazio vuoto vibra di emozioni
e io cerco di evitarle-
quando non dimentico."pag 41