Manini Fabrizio

Poesie

Autore: 
Manini Fabrizio

Ho percorso le liriche di Fabrizio Manini sia in sequenza dialettica che sincronica. Per quanto riguarda il primo approccio è impossibile non constatare sia l'ampliamento tematico che la maggiore icasticità, sia il dominio della parola che l'equilibrio sofferto dei sentimenti.

A mio avviso un poeta non si conosce e si apprezza nel tempo " reale" della scrittura ma nella dinamica "divina" di essa. Ad Alda Merini chiesero " Ma lei ha visto Dio?" " certo" rispose" altrimenti come avrei potuto scrivere?"

"Voglio vedere il vero volto di Dio" è già dall'incipit, significativa risposta di Fabrizio Manini e del suo tendere verso l'infinito e non importa affatto quando cronologicamente sia stata composta. Il poeta nonostante le " urla" frequenti e " graffiate" assordanti ed abissali non rinuncia alla ricerca. Attraversa la vita da nomade senza terra ma con l'anima in una vulcanica incandescenza di sentimenti opposti e contraddittori che si rincorrono senza sosta.

Forse l'oasi.....forse qualcosa più in là....forse il vero volto di Cristo... forse una sosta... un abbeveraggio...

Il beduino cammina come sposato ad un destino dal quale non può esimersi in un deserto dove al dolore e alla disillusione del vivere, è tangente anche la pazzia...dimensione accarezzata quasi come speranza e come scarto dalla norma.

Cosciente della forza del suo sentire e forse anche " sgomento", il poeta sperimenta con successo " una rete di contenimento".

La rima.

Strutturata nella ballata, essa trasferisce nel testo un ritmo musicale spesso martellante, a respiro corto all'interno del quale si muovono sentimenti e pulsioni diversamente incomprimibili. Il deserto viene quindi a costituire l'impalcatura scenica confortata dalla rima dove l'autore muove da burattinaio l'intraducibile "spleen": "sei solo e lo sai/ in questa distesa/ qualcosa l'avrai/ in pegno d'attesa".

E' sorprendente ed emblematico come sempre nelle ballate ricorra il termine " occhi" o per translato " ciglia/ volto/ vedere/ scorgere/...liriche che guardano quindi, con il volto si urla, si ama, si cerca, si odia, si bacia, si penetra la morte,si ricordano carezze " ho incontrato un Dio che non conoscevo...quando le ho detto/ che la amo/ ogni momento/

Il tutto in un ondeggiamento mirabile di ossimori e sinestesie: "amara/bellezza / piangere/piano/ angoscia/innocente/ immonda/pietà/ Teschi essiccati/zagare in fiore/ alito/nero/ amare/un odore".

Dal deserto avverto una nota consolatoria che aiuta il cammino, foriera del modo " urlato" ma insieme " gentile" con cui l'autore  si consegna  con fiducia alla poesia del dolore. "Scrivo/ versi al domani".

 

Sono stati analizzati i libri "Ballate di vita di morte e d'amore", "Voglio che Dio mi mostri il suo volto", "Grigie distese".

patrizia garofalo 8 12 2006

ISBN/EAN: 
9788876060762

Commenti

Grazie per questa preziosa introduzione alla poesia di Fabrizio Manini, edita - credo - dalle Edizioni Il Foglio. Sarà utile viatico per quanti, tra noi, avranno modo di avvicinare le sue opere negli anni a venire.
Danke.

"Il poeta nonostante le " urla" frequenti e " graffiate" assordanti ed abissali non rinuncia alla ricerca. Attraversa la vita da nomade senza terra ma con l?anima in una vulcanica incandescenza di sentimenti opposti e contraddittori che si rincorrono senza sosta."
Credo che il tema della ricerca sia eterno e riguardi tutti, magari ai poeti spetta il compito di esprimerlo anche per gli altri.
L'idea del nomade, del deserto e dell'homo viator è interessante.