“Noi, tutti noi, siamo e saremo solo punti e linee. Rock’n’Rolle. Un cerchio è solo una linea retta equidistante in ogni punto da un dato punto. Lagrange abbuffata. Un quadrangolo è quattro linee intersecate nello spazio. Il punto non ha dimensioni, è pura ubicazione. La linea non ha profondità, è pura direzione e lo spazio non è nulla. Avanti un atomo” (p. 187).
Non è inaccessibile: è caotico, nell’accezione più fertile e solare del termine, perché, postmoderno, va assemblando stili e tecniche di scrittura differenti, ricordando e rinnovando quando Joyce (in certi frangenti pensavo: il Finnegan’s Wake non è stato scritto invano), quando Carroll, preferendo ai filosofi moderni Zenone, Talete ed Eraclito.
Percival Everett si confronta con la storia della sapienza, con gli interminabili studi sul senso e sulla natura del linguaggio, con la decadenza politica della sua nazione, con la cognizione del dolore: ne deriva un romanzo – romanzo? Sì, nell’accezione chiara di “confederazione di generi” – scritto per frammenti (ma non frammentario, specifica l’io narrante anticipando le critiche: cfr. pp. 23-24) destinati a sedimentare nell’inconscio del lettore. Perché la forza di quest’opera complessa e cerebrale sta nel suo essere a un tempo allegorica e pamphlettistica.
Da un libro ferocemente antigovernativo ci si dovrebbe attendere chiarezza didascalica, ma Everett non sta scrivendo propaganda per nessun partito, sta facendo propaganda per l’intelligenza, per la rivolta e per la libertà. Sta facendo, in altre parole, Letteratura. Questo spiega perché, tra i frammenti di questo “La cura dell’acqua”, possano essere individuate livide e dirette invettive rivolte all’amministrazione Bush, alla Cia (p. 160), ai propri concittadini, amalgamate a una trama principe che vuole essere trasfigurazione atipica di quanto avvenuto tra Afghanistan e Iraq negli ultimi anni. Post ferita delle torri, casus belli.
Vediamo come. Ishmael (nemmeno Melville ha scritto invano) Kidder, protagonista del romanzo, è un padre sconvolto: la sua piccola Lane, serenità e gioia, è stata violentata e uccisa. Aveva soltanto undici anni.
Ishmael aveva un’esistenza semplice. Scriveva romanzi rosa sotto pseudonimo, viveva di niente, menzogne e piccole consolazioni domestiche, inquinandosi solo pensando a cosa fosse arte e cosa significasse significare. L’intellettuale deraglia e punta il presunto colpevole: lo sevizia e lo tortura, senza sentire piacere. Una delle tecniche di tortura è quella eponima. Intanto, medita sulla virtù, sulla conoscenza, sulla verità e sulla menzogna: sulla fede, sulle parole, sull’umanità. E quando lascia andare le briglie ecco calembour, stream of consciousness, allitterazioni non sense, falsi refusi, reminiscenze. Sino al precipizio dell’opera aperta: “Adispettodi Humpty Dumpty, adispettodi le autorità del mio Paese, tu non puoi fare in modo che le parole, i simboli, i segni significhino quelli che ti pare. Perciò, dove sono i vincoli? Chi detta le regole con cui leggiamo? Sono regole di inferenza, e come mai vi aderiamo, senza sapere perché obbediamo, senza essere capaci di articolarle? Le parole su queste pagine non costruiscono una trama. Potete prenderle e portarvele via, se volete” (p. 51). Passo che configura, al limite, una rabbia anarchica che non può non sedurre. Perché mai come oggi è condivisa dagli intellettuali liberi e onesti di tutto il mondo occidentale.
E allora attendevi, sul piano dell’aggressione allucinata alla decadenza degli States, un memorabile colloquio col fantasma di Thomas Jefferson (pp. 39-41), che fumando uno spinello ricorda: “(…) la democrazia significa che il cinquantuno per cento della popolazione può cagare in testa all’altro quarantanove per cento”; e più avanti, parlando di Bush: “Io mi interessavo di filosofia e architettura, lui di barzellette sporche e cocaina. Io ho fondato l’Università, lui si è a malapena laureato (…)”.
Siamo dalle parti dell’attacco frontale. Ma mai come nel successivo frammento campionato: semplicemente memorabile.
“Sono nato in un paese di stupide teste di cazzo e, se non altro per associazione, o forse determinismo genetico (che pensiero tranquillizzante e sgradevole), devo essere anch’io una stupida testa di cazzo. Le stupide teste di cazzo del mio Paese hanno eletto re una stupida testa di cazzo, e lui ha governato con stupida pompa e maestà del cazzo, una stupida testa di cazzo per l’eternità, che in un’epoca più equa avrebbe lo stesso successo dell’omino col badile che chiude la sfilata del circo, ma forse nemmeno. Quella stupida testa di cazzo è stato eletto da stupide teste di cazzo e sponsorizzato da stupide teste di cazzo e forse addirittura scaricato da stupide teste di cazzo, ma le stupide teste di cazzo, essendo stupide teste di cazzo, o se ne sono dimenticate o l’hanno perdonato e sono tornate ad amare il re stupida testa di cazzo che ama la guerra e i soldi e se ne sta lì a macellare la nostra lingua mentre si mastica la guancia e inquina l’aria con slogan (…)” (graffiti, come se importasse qualcosa, pp. 20-21).
Spaventano la tristezza, la rabbia, il malessere, il furore, la chiarezza disperata di una pagina come questa. Perché significa che l’artista è consapevole che può anche scrivere una pagina come questa e non servirà a nulla. Perché è un sistema che non può essere rovesciato, proprio perché non ha più niente di democratico: se non la logica stupida del 51 a 49 (che non esclude che quel 49 sia sponsorizzato ed eletto da altrettante teste di cazzo: il nodo è come garantire uguale visibilità a ogni candidato, non chi scegliere tra due fantocci che hanno disintegrato gli spazi degli altri…).
Non credo si possa scrivere che questa lettura abbia un termine. “La cura dell’acqua” tornerà sul vostro comodino o sulle vostre scrivanie più volte, negli anni, e invecchiando vi concentrerete su altri aspetti: filosofici, in prima battuta, ed esistenziali e linguistici, in generale. Politicamente sconfortati e disillusi come saremo, troveremo eroico il pensiero che un artista abbia voluto sfogare ancora, nel 2007, sano odio, giusto disprezzo e sacrosanto disgusto nei confronti del suo governo assassino e imperialista; pensando che quella sua iconoclastia era forse uno degli ultimi colpi di coda di una coscienza civile e di un sentimento di appartenenza alla cosa pubblica ormai totalmente perduto. Sarà allora che la postmoderna e anarchica scrittura di Everett si tingerà di colori e significati diversi, e rivoluzionari: accessibili e chiari per tutti, come un codice non più segreto, rivelato e condiviso.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Percival Everett (Fort Gordon, Georgia, USA 1956), scrittore americano. Laureato in Filosofia e Biochimica, ex musicista jazz, bracciante e insegnante di Liceo. Professore di Letteratura alla Southern California, vive in un ranch con la moglie Danzy Senna. Ha pubblicato romanzi (esordio: “Suder”, 1983), raccolte di racconti, favole e poesie.
Percival Everett, “La cura dell’acqua”, Nutrimenti, Roma 2008.
Traduzione di Marco Rossari.
Art Director:
Collana Greenwich, 4.
Spirito di Greenwich: “Greenwich intende offrire al pubblico italiano la possibilità di leggere autori americani e inglesi che si distinguono per innovazione e creatività nella narrazione e per uno stile acceso di invenzioni lessicali e strutturali. Greenwich sarà un osservatorio sul futuro della narrativa, un osservatorio sugli scrittori che verranno. In Greenwich verranno pubblicati i libri che inspiegabilmente non hanno trovato posto nei cataloghi delle case editrici più blasonate. Si tratta di libri unici che narrano esperienze e condizioni che hanno lasciato un segno, una traccia nello scrittore, e che con ogni probabilità la possono lasciare nel lettore” (fonte: Oblique).
Prima edizione: “The Water Cure”, 2007.
Dalla quarta: “La cura dell’acqua ha avuto una genesi e un percorso di scrittura diverso da quello dei precedenti libri di Everett. È stato scritto e illustrato, durante il 2003, su vari quaderni ad anelli e fogli sparsi in un loft nel centro di Los Angeles. L’autore non aveva intenzione di scrivere il testo in ordine cronologico per poi, letteralmente, mischiare le carte: il romanzo si mostra infatti nello stesso ordine in cui è stato composto, come un non sequitur”.
Approfondimento in rete: Oblique su Everett / Blue Flower Arts / Booksblog / Ansa / Blog del libro / Booktrailer / Powell’s Books
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile 2008
Commenti
Ecco il nuovo Everett.
Stupefacente, in effetti.
Presumo si debba un applauso anche al traduttore, che ne dici?
Da quel che leggo, mi dà l'idea di un autore da recuperare assolutamente. Un paluso all'editore italiano che ha avuto buon fiuto.
"Spaventano la tristezza, la rabbia, il malessere, il furore, la chiarezza disperata di una pagina come questa. Perché significa che l?artista è consapevole che può anche scrivere una pagina come questa e non servirà a nulla. Perché è un sistema che non può essere rovesciato, proprio perché non ha più niente di democratico: se non la logica stupida del 51 a 49 "
Spunto necessario. Grande pagina, Gf.
decisamente, sì, Rossari credo si sia superato: tradurre un libro come questo richiede, in più di un caso, riscrittura e adattamento - questa è farina d'artista.
Grazie Ilde!
A proposito del waterboarding... Repubblica racconta.
?Sono nato in un paese di stupide teste di cazzo e, se non altro per associazione, o forse determinismo genetico (che pensiero tranquillizzante e sgradevole), devo essere anch?io una stupida testa di cazzo. Le stupide teste di cazzo del mio Paese hanno eletto re una stupida testa di cazzo, e lui ha governato con stupida pompa e maestà del cazzo, una stupida testa di cazzo per l?eternità, che in un?epoca più equa avrebbe lo stesso successo dell?omino col badile che chiude la sfilata del circo, ma forse nemmeno. Quella stupida testa di cazzo è stato eletto da stupide teste di cazzo e sponsorizzato da stupide teste di cazzo e forse addirittura scaricato da stupide teste di cazzo, ma le stupide teste di cazzo, essendo stupide teste di cazzo, o se ne sono dimenticate o l?hanno perdonato e sono tornate ad amare il re stupida testa di cazzo che ama la guerra e i soldi e se ne sta lì a macellare la nostra lingua mentre si mastica la guancia e inquina l?aria con slogan (?)? (graffiti, come se importasse qualcosa, pp. 20-21).
"sta facendo propaganda per l?intelligenza, per la rivolta e per la libertà. Sta facendo, in altre parole, Letteratura."
> alto ideale, decisamente affascinante.
Mistione di generi (torniamo al tuo amato Morselli, mi pare): ti sembra di condividere il modo di fare letteratura di quest'autore?
Buonasera, Marina.
Everett si prende gioco dei linguisti con grande passione e almeno discreto divertimento, e ha uno stile spesso decisamente sperimentale. Molto al di là di quel che proporrei a un editore. Verrei maltrattato, sono italiano:) Ma sono ammirato dal suo coraggio, dalla sua energia e dalla sua intelligenza. Non credo abbia in mente i lettori o i critici, mentre scrive. Sembra miracolosamente libero. Estraneo ai condizionamenti. Io non credo di esserlo, non del tutto. Condivido la sua satira politica, il citazionismo, la commistione di generi, l'idea di dare vita a narrativa altra, le contaminazioni linguistiche. Ma non amo il jazz, lui decisamente sì. Cmq c'è qualche frammento di dna che trovo famigliare, sì. Speriamo sia buon segno:)
Difficile.
E' la prima cosa che penso leggendo questa tua pagina.
Difficile approcciarsi ad un libro del genere, come lettore.
Difficile scriverlo.
Difficile pubblicarlo.
Insomma è roba per pochi. Sicuramente non teste di cazzo.
Mi auguro la casa editrice si sia preoccupata di inserire una post-fazione bella almeno la metà di questa pagina.
Testi come questi vanno spiegati e omaggiati con trasporto e intelligenza. E' importante specie per chi non sa cogliere da solo la ricchezza di certe citazioni e sfumature.
Amica mia, vero: è difficile, ma non inaccessibile; per questo serve il sostegno delle anime belle e dei lettori forti. Finalmente abbiamo una chance - ma presto parlerò dell'ultimo Ottonieri - per confrontarci con grande e diversa lingua letteraria, e altro stile. E in questo caso con un furore politico clamoroso, e giusto - giusto.
Bisognerebbe scoprire l'altro Everett, quello uscito per Instar. Perché non ci pensi tu? Dai.
*
Onore a Luccone e Nutrimenti per la scelta, e per questa collana. Spero, prossimamente, di presentarvi gli altri due libri che hanno scelto, i numeri 2 e 3 di Greenwich. Editoria di progetto, vera.
E come si fa a dirti di no?
Lo ordino e poi proverò a scriverne. Ma ci vorrà pazienza: i miei tempi non sono neppure minimamente paragonabili ai tuoi :)
Di Everett in Italia anche Cancellazione, Instar libri (mi sembrano buone edizioni, anche queste, a sfogliarle, eh;-).
La cura dell'acqua è scritto dopo più di vent'anni di pubblicazioni. Magari si è creato i suoi lettori, eh, nel frattempo.
A parte questo.
Non ti sembra ci sia da ragionare, sulla quantità di rischio che si assumono gli editori italiani nei confronti di italiani?
hai scritto che tu, da italiano, non avresti proposto un testo simile ad un editore.
Everett viene tradotto.
Non ci sono scritture altre in italia? o solo non vengono pubblicate? o vengono pubblicate forse da quei microeditori di cui nell'intervista de I sognatori, per cui diventa difficile entrarci in contatto?
o noi, come lettori, da un italiano non vorremmo una scrittura del genere mentre la accettiamo (seppur tradotta) da uno straniero??
uh. vedo che hai parlato di Cancellazione. Scusa!
e devo trovare il momento giusto per scrivere un paio di schede, che qui il tempo passa!
speriamo.
a presto.
Daje! Alè. Così avremo tutto l'Everett tradotto in italiano.
Viva noi!
11. No no... noi abbiamo:
ARBASINO. OTTONIERI.
Abbiamo avuto:
MANGANELLI. SAVINIO.
In misura minore, VIRGILI.
Ce la battiamo;). E' solo che da qualche anno le cose sono più difficili. E che sperimentale sembrava il primo Baricco, per capirci. Lo era, ma non così radicale. Devo portarvi l'ultimo Ottonieri...
ehm. intendevo di più giovani, ecco. ero stato poco chiaro, ecco.
anche se ho la netta impressione che ci siano, ecco.
mmm. Under 50 dici?
mmm. Con questo tipo di scrittura?
mmm. Andiamo a leggerci i libri del traduttore, di Rossari dico?
(e per favore no Nori:) ).
OT: finito CANCELLAZIONE da un bel po', gran bel libro. Ma scriverne sarà cosa non semplice. Prima o poi avrete la pagina.
Fantastico, Angela.
mi era stato chiesto ed ecco, solo due righe per segnalare che sul numero de L'Indice dei libri in edicola c'è la mia recensione a Glifo.
Grazie
fn
ops, ovviamente volevo dire la cura dell'acqua (sorry)
ahah:).
Bene. Grazie per la segnalazione.
A presto, Federico. Sarà un piacere.
E' un libro contro l'assurdità della tortura, ma soprattutto contro la vendetta come forma primordiale di giustizia.
Da anni Everett conduce nel suo paese una dura battaglia politica contro la pena di morte e contro la politica neo-imperialista di Bush.
Negli Usa, oltre che per gli innumerevoli romanzi è noto anche per alcune raccolte di poesia in cui alla sperimentazione e alla ricerca linuistica accompagna un forte impegno politico. Ricordo di averne lette alcune su di un numero della prestigiosissima rivista Poesia.
Uno scrittore a tutto tondo ed un grande intellettuale.
Gian Paolo Grattarola
www.youtube.com/watch?v=dXihdFhcJBs