Un giorno Everett aveva una terribile emicrania e avrebbe desiderato tagliarsi via la testa dal collo. Ovviamente ha dovuto ricorrere a metodi meno cruenti, ma sembra che il Frankenstein del suo “Deserto americano” sia venuto fuori proprio da lì. Da quella voglia inappagata di ghigliottinarsi che pare abbia trovato trasposizione nella vicenda di Theodore Street.
È il protagonista del romanzo, infatti, ad essere decapitato a seguito di un banalissimo incidente automobilistico, battuto sul tempo, nel suo intento suicida, da un camionista che ne causa involontariamente il decesso. Il sarcasmo di Everett è evidente sin dalle primissime pagine e sarà tratto distintivo dell'intero libro, ancora una volta geniale e lucido di un umorismo corrosivo, per effetto del quale la morte diventa prospettiva privilegiata da cui analizzare la vita e il mondo occidentale in generale. Quello che nasce come un thriller, il cui titolo in origine avrebbe addirittura dovuto essere “Making Jesus”, si rivela, quindi, una critica spietata alla confusione cieca e al deserto di valori della società contemporanea, messi qui così bene in evidenza. Si ride amaro, allora, perché un morto che resuscita nel bel mezzo del suo funerale, non è più grottesco dell'inferno quotidiano che l'autore sceglie di raccontare, affidandosi allo stupore e al disagio incredulo di un poveraccio che si ritrova vivo suo malgrado, saltato fuori dalla bara con le sue stesse gambe. Uno zombie che brancola nel buio più totale, tra sensi di colpa e consapevolezza della propria mediocrità. Soprattutto l'incarnazione di un ossimoro che manda in frantumi la logica esistenziale. Un uomo senza battito cardiaco, ma il cui cervello continua a funzionare. Un uomo morto che nonostante questo è ancora vivo. Ne consegue come “in un mondo che combatte ancora le eresie di Voltaire, di Darwin e perfino di Robert Ingersoll”, questa storia appaia assurda e impossibile da accettare.
La terza persona di Everett, tuttavia, mantiene costantemente la narrazione su un doppio canale, così in parallelo allo scandaglio interiore di Ted, ci mostra l'impietosa fotografia di un'America alla deriva. Giornalisti sciacalli; assassini che si spacciano per santoni e che hanno bisogno di uccidere per affermare la loro vita; sette di fondamentalisti religiosi invasati e apatici: “un'unica collettiva testa bionda ossigenata con lo sguardo assente”; scienziati che giocano impunemente a fare dio, scortati da un esercito smanioso che nei loro laboratori vengano creati soldati invincibili.È questa la realtà in cui si imbatte il protagonista, riconosciuto ad alternanza prima come il demonio, poi come il messia e che invece si dimostra essere “solo uno che non riesce a morire”. Ma quel limbo che fa di lui un morto che parla, lo pone in un'ottica completamente differente rispetto a sé stesso, come pure rispetto alla vita e al suo significato. All'invulnerabilità fisica, pertanto, corrisponde una nuova capacità d'introspezione che lo porta a percepirsi con una spietata obiettività. Avverte il suo disgustoso egoismo, la debolezza della sua fibra morale e la meschinità delle sue azioni. Ripercorre i ricordi, i tradimenti, le bugie, il senso di soffocamento dinanzi all'imminente paternità. E poi la scarsa determinazione, l'incapacità di affrontare le proprie responsabilità, nonché l'ansia da prestazione legata a quella pubblicazione che inseguiva invano da anni e che metteva a rischio la sua cattedra all'Università. Si guarda indietro e si scopre “imbarazzato dal suo vecchio io”.
Everett, allora, lascia che Ted faccia il proprio esame di coscienza e contemporaneamente sembra pretendere lo stesso dal lettore che si trova a riflettere sul valore della morte e sul senso della vita. Soprattutto sull'incapacità di vivere, sulla “tentazione di non esistere” e su quel vuoto che ci portiamo dentro, alimentandolo di illusioni. Scrive nel suo stile graffiante e scorrevole, denso di citazioni e riferimenti, forte di un'immediatezza che trova la massima espressione nell'efficacia di dialoghi praticamente perfetti. Gioca con i grandi temi attorno ai quali ci si interroga da sempre, ridicolizza l'ottusità di uno spiritualismo da baraccone, demistifica il mito della famiglia e nasconde dietro l'ironia una risposta che cozza con qualsiasi idea di trascendenza e che vuole che “la morte sia soltanto un punto senza dimensioni nel tempo; sia insignificante, assurda, ma contenga tutto ciò che c'è da sapere sulla vita”.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Percival Everett (Fort Gordon, Georgia, USA 1956), scrittore americano. Laureato in Filosofia e Biochimica, ex musicista jazz, bracciante e insegnante di Liceo. Professore di Letteratura alla Southern California, vive in un ranch con la moglie Danzy Senna. Ha pubblicato romanzi (esordio: “Suder”, 1983), raccolte di racconti, favole e poesie.
Percival Everett, “Deserto americano”, Nutrimenti, Roma, 2009.
Titolo originale: American Desert
Traduzione di Marco Rossari
Pp. 263
Approfondimento in rete: Oblique / D di Repubblica / Greenwich / Booktrailer
Everett in Lankelot: qui
Angela Migliore, marzo 2010
Commenti
[Everett] Quinto Everett su
[Everett] Quinto Everett su Lankelot. Mi pare siamo al passo con le sue traduzioni in italiano.
[everett] a voja:). grande
[everett] a voja:). grande contributo:). Aggiungo i tag "case editrici" e "nutrimenti", intanto
[Everett] Mi dimentico sempre
[Everett] Mi dimentico sempre qualcosa: i tags non sono il mio forte, mi spiace. Everett è geniale, è davvero una gran bella penna. Mi piace proprio!
[everett] sembra anche una
[everett] sembra anche una bella persona, dal vivo, no? Pulito, allegro, solare.
[Everett] Non saprei, l'ho
[Everett] Non saprei, l'ho incrociato nella fila per i bagni a Torino e non ero neppure sicurissima che fosse lui. Ha uno sguardo vivo, ho notato questo.
[everett] scrivi: "Il
[everett] scrivi: "Il sarcasmo di Everett è evidente sin dalle primissime pagine e sarà tratto distintivo dell'intero libro, ancora una volta geniale e lucido di un umorismo corrosivo, per effetto del quale la morte diventa prospettiva privilegiata da cui analizzare la vita e il mondo occidentale in generale."
> Sembra potente:). Non mi sfuggirà.
[everett] grazie ancora per
[everett] grazie ancora per scheda, analisi e segnalazione! Tutto, come sempre, molto ben fatto. Viva Angela!
[Everett] Sai una cosa
[Everett] Sai una cosa Franco? Il tuo entusiasmo è meraviglioso. Al di là delle tue doti quasi aliene di lettore e critico, è proprio l'entusiasmo con cui accogli ogni pagina ed ogni persona dietro di essa, che rende questo posto così speciale. Grazie di cuore.
[Everett] Se scegli come
[Everett] Se scegli come protagonista del tuo romanzo uno che finisce accidentalmente decapitato proprio mentre stava andando a suicidarsi e poi resuscita, devo per forza pensare che ci prenda gusto ad irridere, no? :)
[everett] direi:))).
[everett] direi:))).