Ernu Vasile

Nato in URSS

Autore: 
Ernu Vasile

«Se il mondo in cui siamo vissuti era centrato sulla repressione politica, quello di oggi si basa sulla repressione economica. Sono due facce della stessa medaglia. Entrambe ci controllano e ci riducono in sudditanza; cercano di trasformarci in schiavi e macchine che reagiscono a ordini prestabiliti. Entrambe ci lavano il cervello in maniera altrettanto perfida e ci alienano con altrettanta efficacia […]. I nostri compromessi di oggi sono identici a quelli che facevamo in passato». Vasile Ernu, artista rumeno classe 1971, nato e cresciuto sotto l'egida dell'Unione Sovietica, nell'allora Bessarabia, non ha dubbi: tornare a ricordare il passato suo e del suo popolo non è così atroce e disperante come si potrebbe pensare, è piuttosto ragione di una certa nostalgia. Nato in URSS (Hacca, euro 14, pp. 326), sua provocatoria opera prima, è il memoir di un quarantenne che scrive nella piena consapevolezza d'essere stato testimone di un regime totalitario che considera piuttosto «uno dei progetti più utopici dell'umanità»: di quel regime ha conosciuto apogeo e improvviso declino, in quel regime è stato cittadino orgoglioso.

Ernu si considera un «prodotto made in Urss», e ha nostalgia di casa: ma casa sua non più esiste. Per l'homo sovieticus non c'è più un luogo in cui tornare: il passato s'è fatto letteratura. Per questa ragione è appena meno sconcertante del previsto interiorizzare le pagine d'un testo che si propone come un romantico amarcord di qualcosa che per molti popoli è stato un incubo: è chiaro che Ernu non ha nessuna voglia di rispettare i milioni di morti caduti per mano della sua vecchia nazione, e non ha nessuna intenzione di rispettare la sofferenza di quei popoli, come il popolo ucraino, polacco, magiaro, afgano, come i popoli baltici, che hanno vissuto la perdita dell'autonomia o dell'indipendenza e l'esperienza della sovietizzazione come una parentesi terrificante. Ma Ernu non è uno storico. Ernu è un polemista. Ernu è un narratore non più giovane che ha nostalgia della sua adolescenza e della sua giovinezza, del mondo che ha conosciuto e di ciò che ha rappresentato, nel bene e nel male: degli oggetti che incontrava allora, e di cui si serviva, e dell'economia in cui era cresciuto e s'era formato, perché la trovava più onesta e giusta. «Oggi abbiamo sigarette, alcool, tanto da mangiare, ma è svanito il pathos, lo spirito sublime, lo spirito di giustizia. È diventato tutto una specie di vodka analcolica», scrive.

Un approccio lucido e onesto a questo libro pretende un lettore capace di guardare con la dovuta pietà, la dovuta intelligenza e la dovuta sensibilità a tutto ciò che è passato, è caduto, è morto: il lettore ideale di “Nato in Urss” non è un cinico, e non è un nostalgico. È un osservatore delle cose del mondo sensibile e ironico, curioso e onesto. A questo lettore piacerà leggere frammenti d'un'opera che può parlare a tutti, non soltanto agli ex comunisti, non soltanto ai socialdemocratici più sensibili a certe dinamiche e certe possibilità. Può parlare a tutti perché, ad esempio, ricorda quanto è bello e importante conquistare qualcosa passo dopo passo: è vero che il consumismo figlio del turbocapitalismo ci ha tolto uno dei piaceri più grandi, vale a dire «il piacere di possedere delle cose ottenute con fatica». È altrettanto vero, aggiungerei, che la possibilità di poter avere qualsiasi cosa a condizione di potersi indebitare è stata, da questo punto di vista, ulteriormente disastrosa, e in molti sensi. Ernu riesce, nella sua apologia del socialismo sovietico, a ricordarci quanto è importante non cadere nell'inganno della necessità dell'acquisto delle cose superflue: in un periodo di furibonda recessione economica come questo, i nostri compatrioti hanno bisogno di tornare a essere educati al culto dei sacrifici, delle fatiche, dei risparmi pur di avere il diritto di comprare qualcosa o di poter accedere a certi servizi più ludici che essenziali. Non solo: quando l'artista rumeno scrive che all'epoca «i soldi non ci interessavano, avevamo scopi di gran lunga più nobili, come l'uguaglianza, la fratellanza, la pace, la libertà, mentre l'accumulo di capitale era un intento meschino proprio della borghesia capitalista», ci ricorda quale può essere una visione del mondo più giusta e più sensata, e quali i principi su cui fondare un sistema diverso, in futuro. Peccato non siano stati quelli della sua Unione Sovietica, che tutto ha rappresentato fuorché un'oasi di pace e libertà, figuriamoci di fratellanza. Ma quei principi devono tornare a ispirare i nostri contemporanei. Diciamo, col filosofo Slavoj Žižek, che la scintilla utopica non può e non deve spegnersi, quali che siano le nostre convinzioni politiche: se i vecchi marxisti hanno pieno titolo di tornare a meditare sul loro passato, non per ripetere Lenin, ma per «ripetere i suoi tentativi mancati, le sue possibilità perdute», noi, che marxisti non siamo mai stati, abbiamo il dovere morale – e ne sentiamo la necessità sempre di più, ogni giorno che passa – di andare in cerca di nuovi paradigmi culturali, economici ed esistenziali improntati a principi nobili e più giusti. Più umani.

Vasile Ernu crede che il comunismo sia la soluzione, ancora adesso. Forse è questo il grande limite della sua ricerca e del suo pensiero: che rimanga uncinato a un passato antico, sbagliato e sanguinario. «Il comunismo si è fermato, non si è concluso», scrive, ribadendo che sono stati i sovietici a fermare il comunismo, e non certo gli occidentali. Diciamo che in più d'un frangente Ernu sprofonda nella sua visione da Homo Sovieticus. Un esemplare di Homo Sapiens leggermente diverso: diciamo così, un'altra razza. Questa: «Egli è una coscienza superiore, ne è fortemente convinto, per cui odia gli interessi meschini e materiali. Verità, Giustizia, Libertà, Sincerità sono ideali per cui darebbe la sua stessa vita. È una creatura complessa, le sue virtù non hanno a che fare con la morale, ma solo con gli ideali. Il suo presente è collocato nel futuro, futuro che non si intravede ancora». E poco importa se viva nell'era del capitalismo selvaggio: l'homo sovieticus non dimentica che il mondo va cambiato, e che il suo antico sogno può tornare a incarnarsi.
 
“Nato in Urss”, uscito in patria nel 2006, ha ottenuto diversi riconoscimenti: si va dal Premio dell'Unione degli Scrittori Romeni a quello della rivista România literară, sino al Premio Book Pitch alla London Book Fair nel 2007. Sin qua è stato tradotto in Russia, Bulgaria e Spagna; sta per uscire in Ungheria e Georgia. Una delle ragioni della sua fortuna sta nella sua onestà, e nella sua franchezza: Ernu non nasconde d'essere ciò che è, non rinnega e non abiura il suo passato o i suoi ideali, e dà vita a uno spaccato comunque degno di meditazione. Ma la ragione principe della fortuna dell'opera è nella sua poesia delle piccole cose della vita quotidiana d'una società sparita. È come se “Nato in Urss” fosse, come intelligentemente osserva la curatrice, Anita Bernacchia, un mosaico fatto di parole-concetto che hanno il sapore della «piccola madeleine»: sono i tasselli virtuali di una terra che non c'è più, ma è rimasta viva nella lingua e nella cultura dell'epoca. E allora avanti a riscoprire Gagarin e la sua parola d'ordine, le prime žvačka da masticare, i cocktail insegnati da quel pazzo di Erofeev: avanti in quegli anni Settanta, a guardarli da un'altra prospettiva. Quella in cui «il salame ce l'avevamo, lo pagavamo solo due rubli e venti, latte e kefir li avevamo, il pane costava poco, e di vodka ce n'era quanta volevamo. Eravamo nel periodo in cui il nostro unico avversario rimasto erano gli USA, e ci giocavamo la grande finale. Mancava tanto così e avremmo espugnato quest'ultimo bastione del male. Durante le feste bevevamo spumante Sovetskoe, mangiavamo arance, e la produzione di film era fiorente. Eravamo orgogliosi e felici della nostra Patria. Di tanto in tanto si profilava qualche problemuccio fastidioso, come il non trovare sempre posto al ristorante, e il fatto che per avere i mobili i nostri genitori dovevano iscriversi su certe liste d'attesa. Ma cos'era, poi, tutto questo, davanti ai nostri grandi risultati!». Già: nel periodo sovietico, la pubblicità coincideva sempre con la propaganda. Non vendeva prodotti, ma ideologia. Secondo Ernu, vendeva al suo popolo il proprio stile di vita: la propaganda, in altre parole, faceva pubblicità a sé stessa. Il risultato si può leggere in questo libro: made in Urss, ma negli anni Dieci. Del nuovo millennio.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Vasile Ernu (Urss, 1971), polemista e scrittore rumeno, originario della Bessarabia.
 
Vasile Ernu, “Nato in URSS”, Hacca, Matelica, 2010. Traduzione di Anita Natascia Bernacchia. Copertina di Maurizio Ceccato.
 
Prima edizione: “Născut în URSS”, 2006.
Approfondimento in rete: sito ufficiale del libro / sito ufficiale di Ernu / rassegna stampa IT.
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Gennaio/Febbraio 2011.
ISBN/EAN: 
978-88-89920-55-8

Commenti

[ernu] «Se il mondo in cui

[ernu] «Se il mondo in cui siamo vissuti era centrato sulla repressione politica, quello di oggi si basa sulla repressione economica. Sono due facce della stessa medaglia. Entrambe ci controllano e ci riducono in sudditanza; cercano di trasformarci in schiavi e macchine che reagiscono a ordini prestabiliti. Entrambe ci lavano il cervello in maniera altrettanto perfida e ci alienano con altrettanta efficacia […]. I nostri compromessi di oggi sono identici a quelli che facevamo in passato». Vasile Ernu, artista rumeno classe 1971, nato e cresciuto sotto l'egida dell'Unione Sovietica, nell'allora Bessarabia, non ha dubbi: tornare a ricordare il passato suo e del suo popolo non è così atroce e disperante come si potrebbe pensare, è piuttosto ragione di una certa nostalgia. Nato in URSS (Hacca, euro 14, pp. 326), sua provocatoria opera prima, è il memoir di un quarantenne che scrive nella piena consapevolezza d'essere stato testimone di un regime totalitario che considera piuttosto «uno dei progetti più utopici dell'umanità»: di quel regime ha conosciuto apogeo e improvviso declino, in quel regime è stato cittadino orgoglioso.

Ernu si considera un «prodotto made in Urss», e ha nostalgia di casa: ma casa sua non più esiste. Per l'homo sovieticus non c'è più un luogo in cui tornare: il passato s'è fatto letteratura..

[vasile ernu] post

[vasile ernu] post lettura...

HACCA in Lanke: http://www.lankelot.eu/Hacca

LETTERATURA RUMENA in Lanke: http://www.lankelot.eu/letteratura-rumena

[ernu] ancora grazie. a

[ernu] ancora grazie. a proposito, io ho scritto "madeleine" :)

 [anita] grazie a te, e

 [anita] grazie a te, e complimenti per la scelta. Madeleine ripristinata;)

[nato in urss] articolo

[nato in urss] articolo ripreso sul sito dell'artista: http://www.ernu.ro/presa/nato-in-urss-3/ (merci!)

[nato in urss, radio

[nato in urss, radio capodistria] Amices! Domenica 13 Febbraio, come ogni 2a e 4a domenica del mese, all’interno dell’AGENDA IN ORBITA su RADIO CAPODISTRIA, ON AIR DALLE H 14 ALLE 14.30 ( www.radiocapodistria.net/ ) sarò ospite di Ricky Russo, living legend, ex calciatore del Chiarbola, speaker e spirito rock triestino, per parlare di libri. Questa volta, ho scelto ERNU e SHANE JONES.

BUON ASCOLTO! A DOMENICA!
E per recuperare la registrazione... http://official.fm/users/inorbita

domenica 13 febbraio:

Vasile Ernu: Nato in URSS (Hacca, 2010)
http://www.lankelot.eu/letteratura/ernu-vasile-nato-urss.html

Shane Jones: Io sono Febbraio (Isbn, 2011) http://www.lankelot.eu/letteratura/jones-shane-io-sono-febbraio.htm

 

 [ernu, capodistria] Appena

 [ernu, capodistria] Appena oggi sento la fantastica recensione di qualche giorno fa in radio, grazie mille per quanto hai detto sul libro e per gli apprezzamenti in diretta! E viva Trieste! ;)

[ernu, anita] grazie a te:

[ernu, anita] grazie a te: grazie a voi. E viva Trieste, sempre.

[Ernu] Questo sarà il

[Ernu] Questo sarà il probabile regalo per il mio amico che si sposa prossimamente a Belgrado. lo gradirà sicuramente.

Sulla letteratura rumena: sto leggendo in questi giorni "La crociata dei bambini" di Florina Ilis, uscito per ISBN.

http://isbnedizioni.it/catalogo/narrativa/la-crociata-dei-bambini/ 

[ilis] curiosissimo, amice,

[ilis] curiosissimo, amice, di sentire il tuo parere in proposito. Quanto a Ernu, facile dirti che il tuo regalo sarà molto apprezzato. Da un punto di vista letterario - come stile e come sostanza - è notevole. Politicamente, almeno, è onesto e schietto. Due belle caratteristiche.

[Ernu-Ilis] Spero che Nato in

[Ernu-Ilis] Spero che Nato in URSS gli possa piacere. Lui ha scritto una tesi di laurea sulla Romania durante e dopo il periodo di Ceausescu e ha viaggiato parecchio fra i paesi dell'Europa Centrale finiti nel blocco sovietico e ricordo chiacchierate molto interessanti su luci ed ombre di quei sistemi. Le ombre e le tragedie erano ovvie anche per lui ma furono molto interessanti le sue parole a proposito della vita quotidiana, dell'economia, di cosa significava studiare in un paese come la Romania.

Il libro della Ilis conta 831 pagine e nessun punto di sospensione. Non è una lettura semplicissima per come si intrecciano senza sosta i punti di vista, le riflessioni e le storie di ciascun personaggio. Ma nemmeno così difficile come potrebbe sembrare. Certo, se cominci a leggerlo poi è difficile che cominci a leggere qualcos'altro. 

[ernu-ilis] diciamo che il

[ernu-ilis] diciamo che il libro della Ilis, da come lo racconti, è perfetto per chi, come te, ama i Pynchon, i Wallace, i Gaddis e via dicendo. Immagino sarà un buon incontro:).

 

[Ernu-Ilis] Sì, credo che per

[Ernu-Ilis] Sì, credo che per chi ama determinati autori sarà un piacere leggere "La crociata dei bambini" ma potrebbe interessare anche molti altri. La struttura in realtà è più semplice, è come se fossero tanti capitoletti uno dietro l'altro. Bisogna solo ingranare poi la lettura è più facile di quanto possa sembrare.

[ilis] insomma, arriva:).

[ilis] insomma, arriva:). Olè.

[ernu] Amici di lankelot

[ernu] Amici di lankelot offro anch'io il mio contributo su questo bel libro:

http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=318...

 

[ernu, max] pezzo molto

[ernu, max] pezzo molto onesto ed equilibrato, max. bel contributo. Grazie per la segnalazione!

[ernu] Il libro è

[ernu] Il libro è interessante, a tratti molto interessamte, ma non bisogna dimenticare cosa fu l'Urss, per cui talvolta Vasile Ernu mi sembra ingiustificatamente mostalgico!

[Ernu-Romania] Dopo aver

[Ernu-Romania] Dopo aver finito di leggere "La crociata dei bambini", per documentarmi un po' ho ripreso in mano la tesi di laurea del mio amico incentrata sulla figura di Ceausescu e riporto qui due passaggi, il secondo è la conclusione della tesi:

"Le antiche tradizioni contadine del popolo romeno, ritenute tanto importanti nei discorsi di Ceausescu sul concetto di nazione, furono sacrificate senza scrupoli quando ostacolavano il progetto di sistematizzazione rurale. La sistematizzazione fu un processo che per la sua presunzione ed irrazionalità venne criticato aspramente dagli osservatori occidentali:"...non fu solo un processo di pianificazione; fu un tentativo di ingegneria sociale. Minacciò di annientare professioni tradizionali, un modello di vita legato alla terra e l'individualità del villaggio e dei suoi abitanti. L'ostinazione di Ceausescu ottenne un successo, nei suoi termini, per il suo piano, ma l'esecuzione calpestò i sentimenti dei cittadini", "Ceausescu era sul punto di creare un nuovo tipo di umanità: persone cresciute in una forma di squallido vuoto spirituale, imparando solo fedeltà esteriore e cinismo interiore".

"L'imminente ingresso della Romani nell'Unione Europea costituisce una grande scommessa per il destino di questa nazione. Si verificherà la tanto auspicata cooperazione su basi paritetiche con gli altri paesi membri, basata sul raggiungimento dei diritti civili e degli standards economici occidentali, che aiuterebbe la Romania ad uscire dal sottosviluppo ereditato da anni di dittature? Oppure lo sfruttamento delle sue risorse economiche da parte degli stati più ricchi dell'Unione e la cieca rincorsa al capitalismo alimenteranno la povertà e le ingiustizie sociali presenti ancora oggi nel Paese? Saranno i prossimi anni a fornire una risposta ad un quesito di così grande importanza."

[romania, andrea] "Il

[romania, andrea] "Il paradiso delle galline" di Lungu corrisponde a quel che vai cercando: http://www.lankelot.eu/letteratura/lungu-dan-il-paradiso-delle-galline-f...

Anita è la nostra massima esperta di cose rumene: http://www.lankelot.eu/autori/anita-n-bernacchia

[ernu, max] sì, c'è tanta

[ernu, max] sì, c'è tanta nostalgia. Ma a dirti la verità, come forse scrivevo proprio nel pezzo o nei commenti, da qualche parte, è stata proprio questa sua franchezza a convincermi della verità dei suoi sentimenti - e a levare loro tanta patina ideologica. A qualche mese di distanza dalla lettura è andata quasi via del tutto.

[ernu] articolo apparso anche

[ernu] articolo apparso anche su "Cultura romena": http://www.culturaromena.it/Home/tabid/36/articleType/ArticleView/articl...

[ernu] ricca davvero la

[ernu] ricca davvero la rassegna stampa: http://www.hacca.it/hacca/prodotti/prodstampa.php?idProdotto=87

[Ernu] Quelli della Hacca mi

[Ernu] Quelli della Hacca mi hanno appena spedito un nuovo libro di Ernu "Gli ultimi eretici dell'impero". Copertina molto Enjoy CCCP.

[ernu] curioserrimo di

[ernu] curioserrimo di leggerti:)

[Ernu] Sono arrivato a metà

[Ernu] Sono arrivato a metà ed è un libro che ti tocca dentro con le sue domande, le sue posizioni, scomode, urticanti, respingenti, accettabili, tutto fatto con una disposizione d'animo onesta. Ho appena superato una parte dedicata a Gulag, Salamov e alla figura/ruolo degli intellettuali che mi ha da un lato commosso e dall'altro preso quasi a schiaffi. 

[ernu] enormi aspettative per

[ernu] enormi aspettative per la tua scheda di lettura.

[Ernu] Il libro è tosto e

[Ernu] Il libro è tosto e diventa appassionante anche grazie al dibattito sotto forma di scambio epistolare fra le due anime della narrazione. Punge Ernu e però da appassionato di letteratura sono contentissimo che a un certo abbia tirato fuori dal cilindro "Dracula" e il vampirismo. 

[ernu, dracula] lo ha fatto

[ernu, dracula] lo ha fatto per spiegare l'antagonismo tra russi [meglio: europei dell'est] e turchi? Per dire che è un ricordo ancestrale dell'angoscia patita nei giorni bui dell'avanzata ottomana in europa?

[Ernu] Due capitoli e come al

[Ernu] Due capitoli e come al solito anticipato da un riassuntino: Capitolo 24 "In cui si parla di Dracula come del più acerrimo nemico dell'Impero, e in cui apprendiamo che Nosferatu è la condizione migliore raggiunta da un vampiro; inoltre, che il vampirismo è la miglior qualità che caratterizza noi, cittadini della periferia dell'Impero." e il successivo "In cui  A.I. incontra un personaggio particolare, il quale scopre che la realtà non si rivela più in quanto verità, bensì in quanto menzogna, illustrandoci perché, quando il cervello si atrofizza, si sviluppano lo stomaco e l'ano. Apprendiamo poi che DRACULA è il miglior romanzo sulla crisi, il quale, al pari di un vampiro, ritualmente ci esorta: "Sei disposto, lettore, a condividere con me la mia non-conoscenz?". e trascrivo un brano, il resto alla recensione:

"Quel che è tuttavia "al confine" o "in periferia" si iscrive in quel che il mio amico chiama "né-nè", quello stato da "non-morto". Il concetto di "vampiro" esprime infatti alla perfezione la visione che il cittadino "dell'Impero" ha della periferia". Quest'ultima rappresentata il "né-né", il cittadino periferico è "come noi", a prima vista come l'occidentale, ma con qualcosa di "diverso" che spaventa il "comune cittadino dell'Impero". Che cos'è il vampiro, se non un essere bloccato tra due mondi? Un essere sì umano, dato che ha l'aspetto di un "cittadino dell'Impero", ma dalle abitudini e le peculiarità bizzarre. Mentre il "cittadino dell'Impero" è diruno, ad esempio, il vampiro, "cittadino della periferia", è notturno, ha lunghi canini, se ne sta in luoghi macabri e si nutre di sangue. Sono rimasto sorpreso nel vedere come quasi tutti i critici e analisti della "periferia" tentino di combattere i grandi patriarchi dell'Impero, che dimorano nel suo interno e non hanno mai messo piede nella zona periferica", sostenendo che il "vampirismo della periferia" non abbia alcun legame con la "realtà". Io sono un po' più scettico. O meglio, penso che il problema sia solo mal posto. In primo luogo, "la periferia dell'Impero" è stata e sarà sempre quel che l'Impero vuole che sia. In altre parole, la "realtà" non è un dato, ma un costrutto dettato dagli "intenti ideologici" dell'Impero. Tra "noi" e "loro" si è instaurato un rapporto di "vampirismo", non tanto perché noi eravamo "assetati di sangue", ma perché loro ci hanno percepito in quanto tali, oppure perché in un dato momento noi, il nostro stile di vita, non ha coinciso con il loro progetto. Se nell'Impero il "succhiare il sangue" no è più pratica corrente ormai da lungo tempo, è giunta l'ora anche per noi di porre fine a tale "barbaro" costume. Nel rapporto tra "vampiri" e "vampirizzati" o "cacciatori di vampiri" si cela in realtà un elemento che la dice lunga sul rapporto tra "noi" e "loro" - noi, i "vampiri" e loro, i "vampirizzati". Un rapporto che cela un conflitto profondo, non per forza "reale", ma di natura essenzialmente "culturale". Il vampiro è colui che succhia il sangue dell'"altro", e questi, "cittadino dell'Impero", si sente minacciato e cerca a sua volta espedienti per distruggere, uccidere il "vampiro". E qui interviene il "sapere" dell'uomo occidentale, che mette su un'intera vampirologia, escogitando una miriade di metodi per eliminarlo. Inoltre, cosa non meno pericolosa, il vampirismo contagia, è trasmissibile. Per questo deve essere totalmente distrutto." (pp. 209-210)

[intellettuali, dramma del

[intellettuali, dramma del novecento] Todorov ha scritto: "Ammiro Vasilij Grossman - la cui madre è stata assassinata dai nazisti - e che, dopo averli combattuti, ha lottato accanitamente contro l'oppressione comunista e alla fine della propria vita voleva scrivere la storia degli armeni, un altro popolo vittima del genocidio. Ammiro David Rousset che ha lottato contro i nazisti, è stato deportato a Buchenwald, ha analizzato perfettamente la propria esperienza e poi ha trovato la forza di combattere tutti i campi per prigionieri politici, a cominciare dai gulag"  [Tzvetan Todorov, "Le Monde", 31 gennaio 1998]

[Ernu] Libro finito intanto.

[Ernu] Libro finito intanto. Decisamente migliore "Nato in Urss", più a fuoco e sorprendente. Di quest'ultimo alcune parti sono molto molto belle, altre meno, le ultime trenta pagine si trascinano troppo. Da dire che ci sono dei passaggi anche decisamente banali e scontati.   

[nuovo Ernu] è già sulla mia

[nuovo Ernu] è già sulla mia scrivania - finisco il libro del professor Brunetau sui genocidi e poi passo agli "Ultimi eretici dell'impero": così potrò commentare meglio la tua scheda...

[Ernu-Italia] Ho saputo che

[Ernu-Italia] Ho saputo che Ernu arriva in Italia, un appuntamento a Milano BookCity, al Museo del Risorgimento di Milano, all'interno del Quadrilatero della moda.

Quando il comunismo crollò, il paese sprofondò sotto un’immensa quantità di vodka

Data: 17/11/2012 - Ore: 17:00

Museo del Risorgimento, via Borgonuovo 23

Presentazione del nuovo libro di Vasile Ernu Gli ultimi eretici dell’impero. Insieme all’autore presentano il libro: Maria Stefanache, il regista teatrale Mihai Mircea Butcovan, la scrittrice Violeta Popescu, la scrittrice e giornalista Francesca Chiappa. In collaborazione con l’Istituto Romeno di Ricerca e Cultura Umanistica di Venezia.
 

[ernu, "gli ultimi eretici

[ernu, "gli ultimi eretici dell'impero"] a pagina 127, il primo passo da mandare a memoria: un passo che sarebbe piaciuto a Pasolini.

"Nel suo rapporto con l'autorità, un intellettuale deve scegliere tra due atteggiamenti: o fare l'intellettuale di corte, o l'intellettuale dell'esilio. Io ho scelto l'esilio, un esilio rispetto a qualsiasi forma di potere politico. Essere in esilio è già di per sé una forma di critica" [p. 127; traduzione di Anita Natascia Bernacchia].

[ernu, "gli ultimi..."] sono

[ernu, "gli ultimi..."] sono arrivato a pagina 225, capitolo XXVI. Sin qua, gran bel libro: potente come "Nato in URSS", ma più consapevole. Vediamo se tiene fino alla fine...

[ernu - "Gli ultimi eretici]

[ernu - "Gli ultimi eretici] Sai che invece io ne sono uscito un po' deluso? All'inizio mi aveva entusiasmato poi è calato, sicuramente passaggi interessanti ci sono, come ad esempio quello sulla figura degli intellettuali che tu hai riportato o altri, ma nel complesso mi sono anche annoiato vuoi per la sensazione di ripetitività vuoi per la banalità di alcuni brani o l'atmosfera di già sentito e risentito. Poi la parte di scambio, questo intrecciarsi di lettere secondo me non è perfettamente riuscito.

[ernu, "gli ultimi eretici]

[ernu, "gli ultimi eretici] sono arrivato al capitolo XXXIV, pag. 313. Va detto che il cavallo ha perso parecchia potenza, perché probabilmente ha espresso tutto quel che doveva [voleva]. Da un po', ho la sensazione che ripeta [e ripeta, e ripeta] considerazioni, meditazioni e provocazioni già dette. Ma penso rientri nell'aspetto didattico che questo libro ha, abbastanza chiaramente, assunto sin dal principio - più pronunciato ancora che in passato. "Repetita iuvant", almeno a memorizzare [le idee dell'autore]

 [ernu] ciao, grazie

 [ernu] ciao, grazie dell'attenzione che avete riservato a questo testo. ecco cosa ne scrivono su un blog molto interessante, Catrafuse:  http://catrafuse.wordpress.com/2009/11/

[ernu] la copertina rumena è

[ernu] la copertina rumena è bellissima!

[Ernu] Entro un paio di

[Ernu] Entro un paio di giorni arriverà la recensione o meglio, la stroncatura.  

[ernu] amice, io lo

[ernu] amice, io lo difenderò:). Per me è un buon filosofo, un coraggioso polemista, un appassionato narratore: questo suo nuovo libro integra il primo, e forse in parte lo ripete, ma rimane piacevole, e profondo, molto.

[Ernu] Eh eh eh. E comunque

[Ernu] Eh eh eh. E comunque la copertina rumena è decisamente più bella, quella italiana non mi piace proprio, facilotta come scelta.

[ernu, "gli ultimi eretici"]

[ernu, "gli ultimi eretici"] diciamo che il bravo ceccato ha saputo dare prove decisamente superiori a questa - ma può succedere... cmq in un caso come questo avrei mantenuto la copertina originale. Toda la vida.

(Romania-Comaneci-Lafon) C'è

(Romania-Comaneci-Lafon) C'è questo libro: "La piccola comunista che non sorrideva mai" di Lola Lafon (Bompiani) che merita di essere letto. Uno spaccato incredibile. Di sicuro è ormai di moda mescolare biografia, narrativa & co. ma questo è un libro che tocca dentro. 

[Romania-Comaneci-And] Grazie

[Romania-Comaneci-And] Grazie And, sempre foriero di appunti.