Dedicato a chi ha dimenticato lo Stato Libero di Fiume
Uno dei migliori esordi dell’ultimo decennio è firmato da un outsider assoluto. Un uomo politico umbro, il cattolico Sergio Ercini, classe 1934, autore di un saggio impressionante – atipico, letterario, politico e allegorico – sulla vicenda luminosa e sconfortante della Fiume dannunziana. Stabilisco subito quel che m’è sembrato il limite: “Il poeta la morte e il giovane” è corredato da un ricco e spesso indecifrabile apparato iconografico, capace di passare da Blake a Collodi, da immagini fiumane a ritratti della famiglia Ercini – è evidente che questo libro ha il sapore del “libro della vita” d’un uomo, che ha probabilmente voluto omaggiare i suoi grandi amori. Il resto è d’una bellezza micidiale: a partire dalla prospettiva dell’io narrante, inattesa e intelligente. Ercini non si concentra sul vecchio e presto patetico cigno D’Annunzio: dedica ampio spazio all’ormai dimenticato Léon Kochnitzky, letterato belga di padre polacco e madre russa, ebreo convertito, innamorato dell’Italia e sincero ammiratore del Vate già negli anni della sua dedizione esclusiva alle patrie lettere. Kochnitzky era il suo “ministro degli Esteri”, nel periodo fiumano: una delle migliori espressioni dello spirito di quel tempo e di quella indimenticabile impresa, venduta – more italiota – agli interessi di quella classe dirigente che cominciava a stringere alleanze con chi presto ci avrebbe definitivamente trattato da colonia o da protettorato.
Ercini scrive campionando ampi frammenti tratti da opere dei due autori, D’Annunzio e Kochnitzky, assemblati curiosamente con Artaud, Mandelstam, Franco Fortini: solo qualche nome per suggerire il respiro stravagante e postmoderno delle letture e delle influenze di uno scrittore che forza piacevolmente la mano per integrare o evocare concetti tramite citazioni. Perde certo scientificità; acquisisce una clamorosa e irrefutabile letterarietà; emoziona e insegna. Chiaro arriva il messaggio: sintesi del Novecento è la nostra Fiume, oggi assurda Rijieka, città dalla storia orgogliosamente autonoma e indipendente, eccezion fatta per il breve periodo ungherese che manteneva saldo l’uso della lingua italiana. È la Fiume che è esistita e s’è ribellata agli ordini e alle strategie angloamericane e agli interessi francesi, gridando a un tratto la sua italianità e pretendendo si scavalcassero egemonie e strategie politiche in nome d’una speranza. In nome della vita, della libertà e della giustizia. Il canto del vecchio cigno poi corrotto dal tempo, D’Annunzio, è stato essere anima e simbolo di quanto avvenne a partire da quel 12 settembre del 1919, quando entrò in città con poche migliaia di uomini e proclamò l’annessione all’Italia. Di quei giorni nella mia casa rimane un prezioso sigillo, tramandato da generazioni: “Io ho quel che ho donato”, che non significa poco e non può andare obliato.
L’umbro Ercini dona al suo tempo un libro che attendevo fosse scritto dai miei compatrioti giuliani; un ricordo politico e allegorico d’un’impresa che niente potrà cancellare, nemmeno le manipolazioni nei tanti, troppi libri marxisti di Storia, né le grottesche leggende urbane sui baccanali dannunziani; perché l’Italia ha perso, e non ha soltanto perso irrimediabilmente Fiume. Smarrendo Fiume, e buona parte dell’Istria costiera e delle città Dalmate e italiane, ha perso l’identità. Senza più combattere, è il caso di ribadirlo. E senza rimpiangerle – questo l’abbiamo fatto in pochi, non soltanto per ragioni di sangue; l’ideologia ha ucciso la verità, è stata questa la più sudicia responsabilità del comunismo italiano. L’affascinante Léon Kochnitzky – non a caso forse: da autentico simbolo vivente – visitò l’Unione Sovietica nel 1925, in tempi non sospetti; comprendendo che non sarebbe mai stato parte di quell’orrore. E dire che a Fiume non mancava una componente socialista; mai bolscevica, come spiega chiaramente Ercini, interpretando la curiosa commistione di idee e valori dannunziani, prossimi piuttosto al sogno d’un’armoniosa “sovranità del lavoro” (p. 171).
Tornate a leggere la storia di quei giorni. Della Lega di Fiume, del sogno del fiumanesimo come rivoluzione di tutti i popoli in lotta per l’indipendenza. Sentite quanta modernità in Kochnitzky: “Per i compagni di D’Annunzio che animarono la Lega ‘l’iniquità ha quaranta facce: si chiamano, volta a volta, Wilson, Clemanceau, Lloyd George, Orlando, Sonnino, Tittoni, Nitti: (…) la Società delle Nazioni, l’Avanti!, gli pseudosocialisti del PUS, il mastodontico macchinario burocratico e la traballante baracca militarista” (p. 24). Cambiate qualche nome ed ecco il tempo nostro, quello che dovremmo vivere con l’intensità di chi crede che niente sia immutabile, a partire dalla Statolatria (cfr. De Benoist: “Oltre il moderno”). Léon Kochnitzky ne scrisse ne “La quinta stagione”, libro che dovremmo riscoprire con curiosità e gioia.
Nel libro troverete la storia dell’incontro – spesso rinviato dall’insensibilità di D’Annunzio, che riceveva i libri di poesia del giovane belga ma non dava cenni – tra i due protagonisti scelti da Ercini: del complesso rapporto tra Kochnitzky e l’Italia, spezzato dal Fascismo (che rifiutò: ultima visita, 1930).
Troverete descrizioni di quella Fiume che ancora oggi potete ammirare o compiangere, camminando per le sue vie, dimenticando magari quegli orribili palazzoni proletari jugoslavi che guardano dall’alto la città splendida, e italiana. Come in questo caso, quando si parla di questa città creatura del mare: è ancora il nostro ebreo errante convertito a scrivere: “Strade strettissime, ciottoli minuti e acuti, tetti che quasi si toccano, case assai antiche ma senza stile, oggetti e mercanzie esposte ai quattro venti, madonne ai crocevia, chiassuoli, vicoli ciechi, illuminazione precaria…; qui niente Ungheria, niente Germania; la dominazione straniera non è mai potuta penetrare in questo ridotto; tutto respira l’aria d’Italia: l’anima italiana è dappertutto” (p. 73).
Camminare per Fiume è una lezione di storia. Purtroppo, ecco le orrende macchie dell'architettura titina, oggi. Visibili e irrefutabili. Ma l’essenza niente la muta, nemmeno le radiazioni. Non basta cancellare qualche Leone o qualche nome. Tutti i muri parlano, e quella voce non si può non ascoltare.
Che libro. E ancora: leggerete notizie sulla fondazione della “Giovine Fiume” nel 1905, e delle progressive fortune degli irredentisti; dell’odiosa incomprensione di quei politici italiani che chiamarono “Fiume” il loro cane, già servi di poteri altri; degli “scalmanati”, espressione limpida e cristallina dei legionari fiumani, rivoluzionari e ribellisti, contro tutto: alla fine, anche contro D’Annunzio. E del rapporto tra D’Annunzio e Mussolini, delle inevitabili distanze e delle sommarie influenze, mistica in primis (ma tra D’Annunzio e Niccolò Giani passa uno strapiombo, è facile dire che stile e umanità del primo non sempre hanno avuto adeguata imitazione); e del crollo di tutto, del sogno fiumano e dell’impresa letteraria e ideale di quegli eroi. Che salutiamo nella memoria, a distanza di quasi cent’anni, al grido di D’Annunzio: eia eia alalà!
Niente è perduto.
***
Lettura suggerita a quanti ritengano di non avere adeguate informazioni sulla questione di Fiume; a tutti i cultori di quell’impresa; a chi – come il sottoscritto – non aveva idea di chi fosse questo stravagante ed elegantissimo belga, Léon Kochnitzky, e adesso sogna di trovarlo sugli scaffali della sua libreria.
Perché la realtà, oggi, è questa: dopo la presa del 1945 e la ratifica del Trattato di Parigi (1947), i fiumani sono scappati. 40mila cittadini, in una manciata d’anni: oltre il settanta percento della popolazione: fuggirono dalla barbarie comunista e jugoslava. Tuttavia mi piace pensare che il secolo nuovo possa restituire loro almeno quel rispetto, quella solidarietà e quella comprensione che – inutile negarlo – gli italioti hanno negato con atroce disinvoltura per oltre mezzo secolo. Si può ripartire anche da qui: per capire, e per tornare a sognare. Giustizia fiumana, ché quella nera fiamma non s'è spenta.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Sergio Ercini (Orvieto, 1934 - 28 Luglio 2007), uomo politico e scrittore italiano.
Sergio Ercini, “Il poeta la morte e il giovane”, Edizioni Thyrus, Terni 2006. Contiene una bibliografia.
Quarta di Pompeo De Angelis.
Notizie su Fiume:
http://it.wikipedia.org/wiki/Fiume_(Croazia)
http://www.fiume-rijeka.it/ - Società di Studi Fiumani
http://www.edit.hr/lavoce/ - La Voce del Popolo – quotidiano di Fiume
Gianfranco Franchi, giugno 2007
Ritorneranno
Commenti
Consigliato a tutti con tutto il cuore.
"Il canto del vecchio cigno poi corrotto dal tempo, D?Annunzio, è stato essere anima e simbolo di quanto avvenne a partire da quel 12 settembre del 1919, quando entrò in città con poche migliaia di uomini e proclamò l?annessione all?Italia. Di quei giorni nella mia casa rimane un prezioso sigillo, tramandato da generazioni: ?Io ho quel che ho donato?, che non significa poco e non può andare obliato".
Ho visitato Fiume nel 2003, ed ahimé è anni luce lontana dagli auspici di quella trasvolata. Gli italiani, poi, sono visti peggio che chiunque altro. Il museo storico è di una tristezza impressionante, non c'è eco né ricordo di quella storica impresa. Non ho inteso bene del tutto il tuo giudizio su D'annunzio. Perchè corrotto dal tempo?
"L?umbro Ercini dona al suo tempo un libro che attendevo fosse scritto dai miei compatrioti giuliani; un ricordo politico e allegorico d?un?impresa che niente potrà cancellare, nemmeno le manipolazioni nei tanti, troppi libri marxisti di Storia, né le grottesche leggende urbane sui baccanali dannunziani; perché l?Italia ha perso, e non ha soltanto perso irrimediabilmente Fiume. Smarrendo Fiume, e buona parte dell?Istria costiera e delle città Dalmate e italiane, ha perso l?identità".
Ciò è verissimo, ma a quali leggende urbane ti riferisci?
Perché ha contribuito a vendere quella vittoria e quella libertà riconquistata all'Italia. Mutilandone già allora il territorio...
Nel libro si spiega che parecchi erano renitenti a cedere la città, proprio per via della politica italiana del tempo.
Fiume nel 2006 mi ha riempito il cuore, per quelle poche ore: camminavo e rivedevo Trieste e Vienna, era un pezzo di casa. Poi alzavo la testa e spuntavano lontani quei casermoni rossi. Madre che cattivo gusto e che sfregio alla bella Fiume.
3. Alle storie delle orge e dei baccanali durante il periodo dannunziano di Fiume...
(lo stesso Léon K. le smentiva, in presa diretta. Il libro include, di passaggio, sue rapide e puntuali smentite in proposito)
"Tornate a leggere la storia di quei giorni. Della Lega di Fiume, del sogno del fiumanesimo come rivoluzione di tutti i popoli in lotta per l?indipendenza. Sentite quanta modernità in Kochnitzky: ?Per i compagni di D?Annunzio che animarono la Lega ?l?iniquità ha quaranta facce: si chiamano, volta a volta, Wilson, Clemanceau, Lloyd George, Orlando, Sonnino, Tittoni, Nitti: (?) la Società delle Nazioni, l?Avanti!, gli pseudosocialisti del PUS, il mastodontico macchinario burocratico e la traballante baracca militarista?"
Eh si, passo che sottoscrivo in pieno, c'è larga ignoranza su questi fatti. O interpretazione faziosa.
5 - Ah, ok, si si, condivido.
"Camminare per Fiume è una lezione di storia. Purtroppo, ecco le orrende macchie dell?architettura titina, oggi. Visibili e irrefutabili".
Stessa cosa che ho pensato anch'io quando l'ho visitata.
"...e del crollo di tutto, del sogno fiumano e dell?impresa letteraria e ideale di quegli eroi. Che salutiamo nella memoria, a distanza di quasi cent?anni, al grido di D?Annunzio: eia eia alalà!"
Mi unisco anch'io al saluto. Davvero volentieri. Un libro da avere, da quel che si legge nella tua bella presentazione.
Mi ha emozionato, ti dico. Sul serio. Un libro potentissimo. Ha risvegliato dei sentimenti che un po' s'erano assopiti, mi ha fatto bene...
"quella indimenticabile impresa, venduta ? more italiota ? agli interessi di quella classe dirigente che cominciava a stringere alleanze con chi presto ci avrebbe definitivamente trattato da colonia o da protettorato"
Qui è meglio chiarire. Intendi dire un'alleanza tra l'Italia e gli angloamericani? Ma l'Italia era appena uscita da una guerra che l'aveva vista alleata di quei paesi. Non iniziava, dunque, bensì ci era nel mezzo.
E' bene ricordare poi che l'Italia era entrata in guerra sulla base delle promesse del Patto di Londra del 1915. Che non comprendeva Fiume.
"oggi assurda Rijieka"
Già abitata in parte da croati durante l'Impero e sotto l'Italia fascista, ora da sessant'anni croata. Non è assurda "Rijeka". E' assurdo casomai che gli italiani si dimentichino di chiamarla Fiume.
"Di quei giorni nella mia casa rimane un prezioso sigillo, tramandato da generazioni: ?Io ho quel che ho donato?, che non significa poco e non può andare obliato."
Non ne sapevo l'origine. Grazie per la condivisione.
"Smarrendo Fiume, e buona parte dell?Istria costiera e delle città Dalmate e italiane".
A parte Zara non c'erano città a maggioranza italiana in Dalmazia sin dalla fine dell'Ottocento. Meglio il singolare, Frater.
"dell?odiosa incomprensione di quei politici italiani che chiamarono ?Fiume? il loro cane".
Oddio.
"Io ho quel che ho donato". Frase bellissima, nel contesto. Per il resto non ho la tua conoscenza appassionata dei fatti per dire o affiancare, tranne ciò che viene riportato nei più comuni manuali di storia che, mi pare di capire, in questo caso abbiano brillantemente eluso delle verità inoppugnabili e delle tragedie umane vere.
In ogni caso se questo veramente è "Lettura suggerita a quanti ritengano di non avere adeguate informazioni sulla questione di Fiume", potrebbe essere un ottimo punto di partenza.
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A margine: ti trovo entusiasta di D'Annunzio, qui. Per curiosità personale ti chiedo: pensi che sia stato anche un' "artista" credibile, oltre che, in questo caso, autore di un'impresa come quella che viene raccontata? Attendo news.
"barbarie comunista e jugoslava".
Lasciamo stare le nazioni. Bastano le ideologie. In modo barbaro si sono comportati anche i tedeschi e gli italiani, in queste terre. Ma di "barbarie italiana" fatico a sentire parlare nel nostro Paese. Anche se sarebbe doveroso. I discorsi unilaterali sono impossibili.
Bellissima recensione, scritta a getto di cuore. Un enorme grazie per la segnalazione.
La mia idea personale sulla vicenda è questa: un'impresa giusta nel merito, forse dannosa e controproducente nel metodo.
per chiudere ora che l'ho riletta: "trascinante e compiuta" mi pare adatto a.
12. Avevamo appena cambiato fronte. Ho il sospetto non fosse per ragioni ideali o etiche:).
Tu puoi chiarirci perché cambiammo fronte allora, e perché conveniva.
13. "Già abitata in parte da croati durante l?Impero e sotto l?Italia fascista, ora da sessant?anni croata."
Sì, ma era una minoranza netta. Nel libro s'accenna che i croati cominciarono a rivendicarla attorno al 1840, invano, schiacciati numericamente com'erano. E' per quello che rimane assurdo e antistorico quanto avvenuto - esodo di massa incluso.
?Io ho quel che ho donato?
Bisnonno romano ma granatiere (!).
Leggo con piacere nel libro che i granatieri erano molto amati...
15. > dalmazia: minoranza certo..
cmq guarda quante ricche informazioni (da vagliare) qua:
http://www.dalmatia.it/dalmazia/scompa/index.htm
17. "A margine: ti trovo entusiasta di D?Annunzio, qui. Per curiosità personale ti chiedo: pensi che sia stato anche un? ?artista? credibile, oltre che, in questo caso, autore di un?impresa come quella che viene raccontata? Attendo news."
> Non mi è mai dispiaciuto, nemmeno negli slanci più assurdi. Lo ricordo volentieri per diversi buoni testi di narrativa (almeno "Il piacere" e "Notturni") e per diverse liriche. Ma poteva superarsi, qui a Fiume, poteva rifondare uno Stato indipendente. Qui appunto penso al cigno che diventa patetico, cedendo all'Italia quel che in fondo poteva restare libero e fiumano...
18. barbarie italiana... ne parliamo da 60 anni, di quegli errori. Magari si parla meno delle violenze in frontiera, senza dubbio. Ma pensaci buck, del secolo buio ne parliamo ogni giorno, trovando sempre nuove atrocità...
un?impresa giusta nel merito, forse dannosa e controproducente nel metodo.
> sì, come la letteratura di D'Annunzio :). Scherzo ma non troppo. Talmente letterario in tutto che ha dimenticato cos'era la realtà...
24. curiosità esaudita, grazie. Come narratore solo "il piacere credo sia di mio gusto. Come poeta aveva delle forme interessanti. Contenuti ahimé non pervenuti a me :-).
le mie informazioni sulla vicenda fiumana finora si soono limitate ai manuali di storia tradizionali, questo è un punto di vista differente e va considerato.
Prima o poi arrivo fino a Fiume e la vedo pure io!.
*
D'Annunzio: mi piacciono alcune liriche, perlopiù il D'A alcionio, "Il piacere" l'ho trovato pesantissimo,mentre ho letto qualcosa del D'A notturno che non era male. Per il resto trovo che abbia scritto troppo, spesso a scapito della qualità, certi testi sono di una retorica allucinante.
La questione di Fiume è dolorosa e italiana almeno quanto di Pola. E' un dramma popolare negato dai manuali di storia: non tradizionali, ma marxisti - che è ben diverso:).
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"Il piacere" è un romanzo scritto da un esteta per esteti. E' chiaramente borghese. La lingua letteraria è purissima. La lirica dei Notturni non può non colpire. La retorica non manca, ma nel nostro Novecento, stilisticamente, è nella top ten;)
Molto bella e appasionata questa recensione, in cui si "vede" il tuo spirito combattente ancor più di quello dello scrittore! Sullo scempio subito dall'Italia e dai fiumani, niente da dire, è una vergogna che macchia ancor oggi la nostra Penisola. Qualcosa da dire invece - probabilmente desunta da libri marxisti sui quali presumo mi sia formato- sull'"impresa" di D'Annunzio, futile sin dall'inizio con il Vate che era consapevole della sua futilità, tanto è vero che bastò un semplice colpo di cannone per far sloggiare le sue truppe nel celeberrimo "Natale di sangue". La mia perplessità è se D'Annunzio credesse davvero nell'ideale di Fiume libera o se compì il gesto portato dal vento del protagonismo che da sempre aveva contraddistinto la sua vita. Quanto al rapporto con Mussolini riporto le parole del duce a proposito di D'Annunzio: "D'Annunzio è come un dente cariato, o lo si estirpa o lo si ricopre d'oro" chiaramente fu ricoperto d'oro. Infine ultima nota - fatta con il senno di poi - "barbarie comunista e jugoslava" da un lato "falsa libertà democratica e americana" dall'altro
:).
Non so quanto fosse consapevole sin dall'inizio della futilità dell'impresa; credo piuttosto che a un tratto abbia capito che non voleva fare altro che piegarsi a chi avrebbe sparato quella simbolica cannonata. Immagino che ci credesse davvero, poteva essere protagonista altrimenti e altrove e con diversa efficacia - a partire magari dal Parlamento, e poi dal regime.
La falsa libertà angloamericana condiziona ancora oggi la vita della nostra società e della repubblica. Purtroppo, a quanto pare, perduta la guerra (e la libertà, ogni tanto sarebbe giusto ricordarlo) s'è caduti nelle mani del male minore. Attualmente non esiste possibilità per emanciparci dalla condizione di "protettorato" o "colonia", se non a suon di comunicati stampa e manifestazioni che a washington giudicano roboanti come un sms.
Giustissime le tue osservazioni, ecco perchè al male minore preferisco il qualunquismo integrale!
Quanto al Vate: appunto, poteva essere protagonista in altro modo e con maggiore efficiacia, invece scelse la via "più spettacolare", così come con la beffa di Buccari, il volo su Vienna...comunque l'importante fu che in una maniera o nell'altra riuscì ad agitare le acque, anche se tentò di girare il mare con un cucchiano da caffè ^__^
Io preferisco pensare che sia possibile riformare l'Italia restituendola alla libertà - quella vera, non quella del polo delle poi casa della - e all'autonomia. Non è impossibile, basta ricordarsi quando, nella Storia, tutti i popoli hanno cominciato a perdere identità e autonomia. Sono molto concentrato sul senso della nascita del c.d. "Stato moderno", è quello il moloch...
Non entro nel merito della questione storico-politica, chè sono tra quelli a cui andrebbero schiarite le idee su tutta la questione. Mi limito a godere dell'intensità di questa pagina, erano anni che non ti si sentiva così entusiasta e coinvolto ed è bello avvertire in maniera tanto netta, quanto un libro sappia rivelarsi necessario.
31 sei sicuro che non fosse un precursore di mode e e tendenze e che magari ...insomma. avesse fiutato follemente l'occasione per mettersi in mostra? questo a discapito della vicenda e del dramma indigeno, ovvio. Quello, anche sulla base della lettura non si discute
è vero, da un po' mi entusiasmo molto di rado. A memoria, negli ultimi anni, mi vengono in mente "Actarus" e "Poliuretano", e molta Nothomb - escludendo quel che ho pubblicato da editore. In effetti è sempre più difficile... In parte però è perché spesso mi domandano di scrivere - autori o editori - dei loro libri. E' difficile che sia io a scegliermi l'autore o il libro, da un bel po'. E' anche per quello che avevo smesso di scriverne... ed è la ragione per cui mi riprometto, da Luglio, di farlo con molta meno frequenza, lasciando spazio alle vostre pagine. Vorrei tornare a studiare Storia della Letteratura Italiana, per recuperare quel che posso essermi perso per strada dopo l'Università. S'avvicina il momento di passare dall'imprinting Flora a quello Ferroni:)
36, 31. Sì, abbastanza sicuro. Non esistevano i media di oggi, non dobbiamo pensare a quell'evento con le categorie odierne. Al limite usciva qualche articolo sui quotidiani... un po' poco:). D'Annunzio poteva giocare un importante ruolo politico, era un "mistico" e al fascismo sarebbe servito (e magari avrebbe contribuito a correggere certi errori e certi orrori).
Lui era piuttosto un precursore di tendenze. Era un esteta, con un costo della vita altissimo. Circondato da quel che pensava fosse bello, a qualsiasi costo. Quello era, se vogliamo, esibizionismo. Non Fiume, vissuta da vecchio calvo e guercio, a rischio di pallottole da tutte le nazioni. Là c'è qualcosa di seriamente intelligente e toccante. Non nell'epilogo, è chiaro...
37 bella Fra', la faccenda di rileggere. A volte capitano incredibili cose, a tutti, quando magari con gli anni ripercorri i tuoi passati. Ho letto nel Forum di ferroni, ti ascolterò testo alla mano :-). Non perchè sia un messia, ma certo è una storia fatta bene, a mio parere.
***
38 la mia domanda nasceva da alcune suggestioni di D'Annunzio abile "compositore" di tendenze, più che precursore. C'era un articolo/saggio di Ragone, che non so se sia ancora precario o ordinario alla Sapienza, nella materia di sociologia della letteratura. Allora mi convinse. In ogni caso la tua risposta è da Dottore. Senza caraffa magari, che poi mi si offende il grosso :-)
39,37. Spero che il lungo viaggio in vista mi regali le stesse meraviglie che anni fa mi donò Flora. Da Della Valle a Tozzi, da Slataper a qualche sprazzo di Graf. Certe pagine erano sinceramente luminose, mi hanno deviato dagli esami e con gioia.;)
39,38. D'Annunzio ha pagato, nel Novecento, l'etichetta d'esteta e quindi di disimpegnato. Veniamo da un secolo culturalmente tutto postmarxista, in Italia. Verrà il momento in cui si saprà rileggere D'Annunzio con il giusto equilibrio. Attualmente è croce e delizia di diversi linguisti, e il pallino di diversi erotomani (già...). Una ricchezza lessicale non comune, altrettanto vale per certe ridondanze e certa maniera. Narratore borghese, nel bene e nel male, chiari i limiti e chiari i talenti. La storia lo rivaluterà:)
Il paradosso forse è che dovrebbe uscire dalle scuole medie inferiori e superiori. Lasciamogli Carducci...
40.39. 38 la ricchezza linguistica secondo me è fuori dubbio. Le sue poesie per me sono state davvero. La narrativa di meno, lo ammetto. E poi hai ragione, magari la scuola. Magari fra qualche anno riabilito anche Manzoni :-) (scherzo, forse.
***
OT: vabbé non c'entra niente ma vedevo che in cinema Agnes non c'è e stasera me lo vedo. Dico. Questo era consiglio tuo :-). O volete fami lo scherzo di ieri che su Linklater organizziamo un dibattito? :-). Ave, avoi, w lankelot.
http://www.lankelot.eu/?p=1336 eccolo!
(mai goduto così bene i Promessi che nei 2 giorni felici in cui l'ho letto senza apparato critico scolastico. Gran libro con pochi tracolli... quanto tiene...)
42. va bene me tengo il link, e la dichiarazione :-). Manzoni tiene, tiene, ma perchè deve essere l'Unico della lettura, mi chiedo. Ecco. Mi libero di questo e lo rileggo :-)
(è un altro che va totalmente svincolato dalle scuole. Facciamogli leggere Bevilacqua, ai ragazzini. E' più adatto per imparare l'italiano senza capire niente di Letteratura...;) )
http://www.erasmo.it/liberale/testi/566.htm
44. :) eheheh, ottimo suggerimento, ragazzo. Diciamo che oltre a Bevilacqua ce ne sono altri 1302, da sottopporre. Guarda faccio l'eretico: Bassani, Cassola. Sulla base della distinzione di Moravia, ottimi romanzieri, ma non scrittori :-). (lo ha detto Moravia). Vado a vedermi il film :-D
40) Caro Franchi non ti devi lamentare se gli erotomani frequentano il Vate....non era quello che si tolse la costola per fare auto-erotismo? non era quello cui piaceva andare nudo a cavallo? Non mi sembra poi che il nostro caro Vate abbia pagato dazio per essere stato un fine esteta, perchè, nonostante tale etichetta, il valore della sua poesia è unanimamente riconosciuto da marxisti e non, per cui la storia non ha bisogno di rivalutarlo, come hai detto giustamente te, chiari i limiti e i talenti. P.S. La pioggia nel pineto (la + commerciale delle sue poesie) è di gran lunga la mia preferita....mi è sempre sembrato di sentirle cadere quelle gocce d'acqua sul mio corpo ogni qualvolta che l'ho letta
No, non s'è tolto la costola:).
Vedi quante storie stravaganti girano? Questa era famosa già quando stavo al liceo:).
mentre la storia di lui nudo a cavallo mi manca, ma ho il sospetto che la fonte sia la stessa:)
....e il Vittoriale con l'entrata bassa cosicchè tutti dovevano inchinarsi? e il guscio della tartaruga al centro della tavola? Anche queste storie! Comunque vere o no hanno trovato terreno fertile in un personaggio bizzarro alquanto che le ha ispirate sapute e volute ispirare....si può dire che è stato lo scrittore che ha inventato i "gossip"!
non credo sia stato lui. Appunto per quello parlavo di qualche problema diciamo così ideologico. Mai sentite tante cazzate in giro come quelle su di lui. Tutto per deviare l'attenzione dagli scritti. E' una vecchia strategia, quella di screditare un nemico...
pensaci:)