Ercini Sergio

Il poeta la morte il giovane. Intervista all'autore

Autore: 
Ercini Sergio

Poche settimane fa, maggio 2007, ho avuto la fortuna di scoprire, leggere e raccontare il libro d’esordio di Sergio Ercini, intellettuale e politico umbro, classe 1934. Invito quanti non avessero letto l’articolo ad approfittarne adesso, prima di leggere l’intervista (puntando qui). Ringrazio l’autore per la disponibilità e per l’intelligenza delle sue risposte. Buona lettura.

1 – Un saggio impressionante – atipico, letterario, politico e allegorico – sulla vicenda luminosa e sconfortante della Fiume dannunziana. Qual è la causa del suo amore per Fiume? Come nasce questo interesse, e cosa va a dimostrare? 

Fiume è tutto ciò che poteva essere e non è stato. Nel processo di nazionalizzazione delle masse Fiume fu la scintilla che volò lontano; troppo lontano.

Fiume chiude l'Ottocento e prepara la prima pagina del nuovo secolo. Bagliori di luce e di fuoco illuminano il "bal des ardents".

2 - Léon Kochnitzky: perché ha preferito fondare la sua analisi su questo letterato minore belga? Qual è l’allegoria nascosta in questa scelta? 

Kochnitzky è il Novecento: l'andar oltre il trascinamento dannunziano secondo i nuovi canoni di Braque, Picasso e Mirò. Oltre l'estetismo trova la "grandezza della semplicità". Come canone di vita non c'è male….

3 – L’apparato iconografico del testo è vario e talvolta distante dai temi trattati: da Blake, a Collodi sino alle foto di famiglia. Cosa sta a significare questa scelta? Postmodernismo o desiderio di comunicare su più livelli, suggerendo magari che questo è il libro della sua vita? 

L'apparato iconografico è una scrittura per immagini, molte delle quali oniriche. "Le palais d'Italie où dormait l'Empereur".
Kochnitzky affabula i miei sogni.
Questo è il libro della mia vita.
 

4 – Interpretando la curiosa commistione di idee e valori dannunziani, evidenzia il sogno d’un’armoniosa “sovranità del lavoro”. Le sembra plausibile traslare questo sogno nella contemporaneità? Per quali ragioni, e in quale contesto: regionale, nazionale o europeo? 

Ci è voluto un secolo tra il sogno di un'armoniosa sovranità del lavoro e il concretismo della dura sovranità dell'azienda.

La lotta è ancora aperta.

5 – La fine dello Stato Moderno, che prevedo entro la fine del secolo, segnerà il passaggio a una confederazione di popoli riunita felicemente decentrata: all’insegna del particolarismo, dell’autonomia e della riscoperta delle peculiarità d’ogni popolo. Quanto male ha fatto lo Stato Moderno alla verità, alla libertà e alla giustizia? Quando ha cessato d’essere necessario?

Fiumanesimo e utopismo sono sinonimi, infine. 

6 – Avalla questa definizione? “Tributo alla memoria, a un sogno e al Novecento che ha perso, questo libro di Sergio Ercini non è solo una strenna per eruditi: è un piccolo must per chi non vuole smettere di sognare una società diversa, e su diversi esempi fondata” – se sì, perché? 

“… per non dormire.”, avrebbe detto D'Annunzio.

7 – Qual è l’aspetto più moderno dell’esperienza fiumana? Quale quello più suggestivo, quale quello più sbagliato?

Lo scatenamento della creatività in un Paese povero l'ha fatto finire in una voragine dove tutto è nulla e la morte è diventata una seducente Medusa.
 

8 – Prossimi progetti? Ha nuova attività letteraria in cantiere?  

È pronto da tempo un lavoro che percorre gli ultimi cinquant'anni di storia italiana. Sa, io ho avuto lunghe convalescenze e ho potuto pensare e scrivere, negli anni Novanta.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Sergio Ercini  (Orvieto, 1934 - 28 Luglio 2007), uomo politico e scrittore italiano. 

Sergio Ercini, “Il poeta la morte e il giovane”, Edizioni Thyrus, Terni 2006. Contiene una bibliografia. Quarta di Pompeo De Angelis.

Notizie su Fiume:

http://it.wikipedia.org/wiki/Fiume_(Croazia)
http://www.fiume-rijeka.it/ - Società di Studi Fiumani

http://www.edit.hr/lavoce/ -  La Voce del Popolo – quotidiano di Fiume

Gianfranco Franchi, giugno 2007

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Come promesso, ecco l'intervista in esclusiva.
A voi

Mi sono recuperata la recensione e ho letto con vivo interesse anche l'intervista. Necessario complemento a tanto silenzio storico...
Sulla Fiume di oggi ho idee meno romantiche di te, Gianfranco, perchè ho conosciuto un po' di gente che è venuta a lavorare in Friuli da lì (quindi popolo, intendiamoci, non intellettuali o professionisti). A me sembra che oggi Fiume sia - ancora - molto (jugo)slava. Ho trovato tracce d'Italia un po' più in giù, ma deboli.

Sì, mi rendo conto che ormai sia cambiato molto. Le antiche proporzioni 70-30 sono non solo invertite ma cristallizzate da quasi tre generazioni. Tuttavia i centri di cultura italiana a Fiume si difendono egregiamente, e stesso vale per la Società di Studi Fiumani di Roma. Molto è stato fatto per la memoria e per difendere, se non l'italianità - che è un concetto sempre astratto - almeno l'antica maggioranza plurisecolare anzi millenaria di maggioranza assoluta fiumana di lingua "veneta".
Poi, chiaro. 2007, Europa: la Croazia dovrà pure fare i conti con la nuova realtà, magari confederarsi e riaprire per bene le frontiere, non solo per accogliere i turisti. E così si tornerà come sotto gli absburgo, una patria per tante etnie (mi suggeriva Karlsen: come Trieste...)

Piuttosto: alla luce dell'ultima dichiarazione di Ercini, "È pronto da tempo un lavoro che percorre gli ultimi cinquant?anni di storia italiana.", e della sua particolare sensibilità nei confronti dell'utopia fiumana (che sarebbe anche quella triestina, quella d'essere realtà a se stante, porto libero, fiero d'una cultura che forzando la mano e generalizzando da contemporanei diremmo italiana ma che italiana non è (e "italia" che vuol dire, spesso me lo domando, ma è un dramma del mio dna) o almeno non solo...

dico che potrebbe essere qualcosa di curioso e di intelligente. Aspetto e incrocio le dita.

*

Neanche a farlo a posta, ora mi consegnano la posta cartacea.
"Dizionario del dialetto fiumano", comprensivo dello stradario della città di Fiume, anno 1939. Volume I, A-F. A cura della Società di Studi Fiumani, che seguo da anni. Saprò dirvi:)

"Fiumanesimo e utopismo sono sinonimi, infine." (S. Ercini).

Da integrare col bel libro di Jan Morris:
http://www.lankelot.eu/index.php?p=729

"Trieste o del nessun luogo" (cvd)

Complimenti a Ercini per la sensibilità dimostrata nei confronti di una storia complessa, che a quanto ho letto di mediato da Franco ha saputo restituire con passione e delicatezza.

E complimenti a Franco, per le intelligenti riflessioni. Il nessun luogo, idest: patria di tutti.

Questa intervista rimarrà nel mio cuore.

I croati insistono con la cancellazione della storia?
Riporto una notizia di oggi.

Bloccato il francobollo per Fiume
Avrebbe dovuto essere agli sportelli da questa mattina, il 65 centesimi dedicato a "Fiume - Terra orientale già italiana", ma così non è andata.

Gli sportelli postali hanno ricevuto la disposizione di non avviare le vendite, ed anche la presentazione prevista questo pomeriggio allo spazio filatelia di Milano con l'"Associazione libero comune di Fiume in esilio" ed il vicesindaco della metropoli, Riccardo De Corato, non ci sarà.
"La mia ipotesi -precisa il presidente del sodalizio, Guido Brazzoduro, contattato da «Vaccari news»- è che ci sono state rimostranze da parte croata sulla descrizione del francobollo e credo che il ministero agli Affari esteri italiano abbia ceduto".
Lo stesso Guido Brazzoduro annuncia per le ore 15, proprio davanti al negozio di Poste italiane di via Cordusio 4, un'iniziativa di protesta.

Senza parole.
Fiume libera, e che torni a essere Fiume.

copertina+archivio Ercini.

copertina+archivio Ercini.

Già che ci sono, poggio un fiore alla memoria dell'artista.