Erba Luciano

In ricordo di Luciano Erba

Autore: 
Erba Luciano

Luciano Erba, poeta importante del secondo Novecento, insieme a Vittorio Sereni uno dei più autorevoli rappresentanti della linea lombarda, si è spento ieri nella sua casa milanese.
Poeta dal forte impatto esistenziale, nel suo originale modo di raccontare per episodi la complessità misteriosa del reale attraverso la classica semplicità dello stile, la grazia infallibile di un dire tagliente.
Già ne Il male minore, il suo libro più importante pubblicato nel 1960, Erba viaggia ne dintorni dl nulla cercando, come dice lui stesso, di coglierne il rovescio.
Nei libri successivi (Il tramviere metafisico, Nella terra di mezzo, L’ipotesi circense), il poeta, seguendo un ininterrotto e continuo filo di riflessioni, legge nella vicenda quotidiana anche dettagli di apparente insignificanza e banalità e ne capta un senso ulteriore, tra meraviglia e tentazione metafisica.
Luciano Erba nasce a Milano il 18 settembre 1922. Insieme a intellettuali come Anceschi,Bo, Antonielli, Solmi, Risi, Chiara, Ferrata e Corti anima il dibattito culturale.
Nel 1951 pubblica la sua prima raccolta di poesie, Linea K, presso l’editore Guanda.Nel ’60 esce nello Specchio di Mondadori Il male minore, con una nota di Alfonso Gatto. Dopo un lungo silenzio che dura diciassette anni, Erba dà alle stampe Il prato più verde.
La poetica di Luciano Erba attraversa il Novecento con una chiarezza stilistica che ha nell’esperienza del quotidiano e nel suo contesto spaziotemporale lo sguardo privilegiato.
Erba nei suoi versi offre sempre un ritratto fedele della precarietà. Sempre devoto al vero, il poeta trasforma il dato greve e piatto della realtà in un movimento poetico di ineguagliabile rarefazione.
Luciano Erba è sensibile e acuto quando scava nella dinamica dei giorni e ne coglie con incanto il nonsenso l’ironia metafisica e l’assurdo.
Pasolini vedeva in Erba il discendente di Montale in quanto nemico feroce di ogni astrazione.
Giovanni Raboni scrisse che per Erba il modo di avvicinarsi alla realtà <<nella sua vertiginosa sottigliezza, nel suo valersi di un tasso di precisione così elevato da capovolgersi in reticenza, equivale in fondo a una forma di silenzio>>.
Luciano Erba, restando volutamente ai margini dell’esistenza, con la sua poesia ha scavato nelle immagini del reale con l’interpretazione intelligente del dubbio, sempre attento a interrogare la sua malinconia con quelle domande senza risposta che ognuno dovrebbe porsi di fronte alla precarietà che incalza gli istanti di una biografia corale.
Nel 2002 Mondadori ha dedicato un Oscar alla sua opera poetica (Poesie 1951- 2001), curato da Stefano Prandi.
Le pagine culturali dei giornali di questa mattina erano troppo impegnate a ricordare la scomparsa di Elvira Sellerio. Nessuno si è ricordato di questo grande poeta. Il Corriere della Sera ha affidato un breve ricordo alla penna di Franco Cordelli, pubblicato di taglio basso in cronaca.
È un Paese triste quello che non rende omaggio ai suoi poeti, che possono tranquillamente morire nell’indifferenza più assoluta. Non è considerata affatto la poesia nella società dell’apparenza, dove quello che conta è l’equilibrio contabile tra il dare e l’avere.

Edizione esaminata e brevi note

Luciano Erba ( Milano, 1922 -2010), poeta, critico letterario, traduttore.

Luciano Erba “Poesie 1951 – 2001”, a cura di Stefano Prandi, Mondadori, Milano 2002

Nicola Vacca, per Lankelot, Agosto 2010

ISBN/EAN: 
8804499206

Commenti

(Erba) Grazie di averne

(Erba) Grazie di averne scritto.

[erba] era, tra i

[erba] era, tra i contemporanei, uno dei miei preferiti in assoluto. Anni fa, quando avevo comprato l'oscar mondadori con tutti i suoi versi, ero rimasto per tanto tempo a leggere e rileggere la sua poesia. Ci ritrovavo qualcosa di famigliare, nella dolcezza, nell'intimismo, nell'essenzialità; nell'estrema accessibilità (ma non nella semplicità). Non so quanto montaliano: per me Erba fa parte dell'altra linea, quella che - come qualcuno insegna - parte da Petrarca, passa per Leopardi, vive ancora in Ungaretti. E infine, direi, s'è compiuta in Erba, e in Caproni. Da più parti, nei miei scritti, si nascondono omaggi ad Erba. Non solo nelle ultime sezioni dell'Inadempienza. Tutti segni di riconoscenza.

[Erba] Per ricordare Luciano

[Erba] Per ricordare Luciano Erba, riscrivo per “Lankelot” la 6/20 di By Logos, l’espo-esproprio trans poetico a cura di Silvio Ramat, Cesare Ruffato, Luciano Troisio[Lacaita editore 1979], in cui Luciano era il poeta n.20 e io il n.6, quindi è la mia riscrittura della sua:

 

“Il treno non può essere lontano, se astratto asteroide, nel dopo”.

 

 

 

perso e                           anche tu

G2                                   ta bouche à bout de soufflé alunissage

                                       sur le lit

   Georgette Gladys

                                       dont il recueille le foutre

e andavo alla courbure du ventre

                                      sifflant dans l’air

                                      di tweed

 

mi hai                            ci siamo

                                      più niente

 

                                                      anzi, o almeno place sa pine à plusieurs reprises

                                                      entre les fesses de Georgette

                                                      gland glissant pénètre

                                                      te cambre

                                                      t’encule

 

tutta quanta

mano nilotica dans le corps immobile

conta i suoi gesti

questo emisfero o ta vulve quand je te sens t’endormir

dans ma main

uscendo dalla fente

 

                                un po’ ingialliti

erba piegati à pois roux beige et corail cerné  de dentelles dorme

a una riva sur ma clavicule sa bouche de sommeil

                 souriante façon embryon de baiser véritable que sa voix

il la prend dans ses notes les plus basses les plus cachemirées

 

se messo a letto

l’oceano l’immagine encor d’une machine trésor rouillé

attendo ma bouche pour embrasser celle qui vient de tourner

au coin de la rue

città opportuna clitoris sous les veines de sa langue maniglie d’ottone

                       astratto asteroide

 

E’ morta anche Franca

E’ morta anche Franca Campanotto<?xml:namespace prefix = o />


In merito all’editore Sellerio, che dire? Tanto di cappello per l’editore di Camilleri…ma, intanto, se n’era andata, ancora giovane, il 20 giugno Franca Campanotto, di cui, tralasciando il vasto catalogo, basta ricordare che è l’editore di “Zeta”, la rivista internazionale di poesia e di ricerche, oggi in elegante formato in ottavo grande… Avete letto qualcosa?


Io ancora non riesco a credere che se ne sia andata così all’improvviso, quando ci si sentiva dovevo, spesso, “svicolare” quando lei mi chiedeva “ a quando V.S.Gaudio da Campanotto?”, intendendo il v.s. poeta, e io che, quando sento parlare di libri di poesie mi vengono le convulsioni…che rispondevo? Che potevo rispondere?


In verità, c’era in programma un libricino su Ezra Pound(“La Materia Poetica”),ma…adesso, va là, chi se ne frega!


 


 

[campanotto] ottimo Gaudio,

[campanotto] ottimo Gaudio, intanto devo ringraziarti per averci informato della sorte della Campanotto. Mi spiace molto. So che ha fatto un lavoro notevole, e che andrebbe studiato, riscoperto e interiorizzato a oltranza.

Quanto a Zeta: ahimè, io non l'ho mai letta. Ci racconti com'è? E soprattutto: ci racconti perché vale la pena leggerla?

Peccato per il libro sui versi di Pound. Peccato per averla persa così presto. Te la butto lì: perché non scrivi un ricordo di lei, come articolo - e non come commento - completo di notizie biobibliografiche? Sarebbe il tuo esordio come autore di articoli, qui su lanke. Forse ne sarebbe felice anche lei.

Sono nel pallone, non c’è che

Sono nel pallone, non c’è che dire, come la Juve nel campionato scorso:”Zeta” non ha il formato in ottavo grande, è una sorta di moderno mezzo reale(che era 48x66), che ha, per essere all’altezza, quel centimetro in più in lunghezza che ne fa anche un mezzo doppio rispetto: ovvero: cm 24x34. Forse ne ho una copia in più del numero in cui c’è la mia Stimmung con Amelia Rosselli: conto di fartela avere appena la rinvengo in archivio. L’ultima volta che ho parlato con Franca Campanotto: lei cercava di rinvenire il mio nome nel sommario dell’ultimo numero della rivista, che dovrebbe essere doppio , 92/93, poi stanca e avvilita mi disse: “Sa cosa faccio? Lo metto in una busta e domani glielo spedisco!”<?xml:namespace prefix = o />


La casa editrice è nata da “Zeta”, dalla rivista che lei fondò col marito Carlo Marcello Conti, e da lì si è sviluppata.


 

[gaudio] grazie per questi

[gaudio] grazie per questi ricordi e per queste integrazioni.