Emerson Ralph Waldo

Il poeta

Autore: 
Emerson Ralph Waldo

“L'uomo è solo per metà se stesso, l'altra metà è costituita da ciò che egli esprime” [R.W.E.]

“Il poeta” di Ralph Waldo Emerson fa parte della seconda serie dei suoi Essays, quelli pubblicati nel 1844 (la prima serie fu pubblicata nel 1841).
In questo breve saggio egli sostiene che è della natura umana l'esprimersi artisticamente. E che la forma che assume l'arte dipende, deriva dall'anima. L'uomo comune sembra non accorgersi di questa sua facoltà naturale e così in lui le facoltà espressive non si manifestano. Questo compito tocca allora al poeta, che Emerson chiama il Dicitore: “colui che dà i nomi e rappresenta la bellezza” (pag. 164).
 
In un certo senso il poeta non fa altro che trascrivere una Bellezza che gli è preesistente. “Quelli che possiedono un più fine orecchio riescono a trascrivere più fedelmente tali cadenze” (pag. 165). Per poeta Emerson non intende una persona di talento o di mestiere, ma l'uomo che, nella sua normale dimensione umana, osserva con attenzione e trascrive una Bellezza che già esiste. Questa è, a suo dire, la differenza tra poeta contemporaneo e poeta immortale. E' tale chi trova un argomento suo proprio, da esprimere con una così grande intensità da essere nel mondo una nuova presenza. “Giacché l'esperienza di ogni epoca richiede una nuova confessione e il mondo sembra sempre in attesa del suo poeta”(pag.167). La parola confessione qui è interessante, in me evoca il “confessare tutto a tutti”, di cui Kerouac parla nei suoi taccuini (raccolti in “Un mondo battuto dal vento).
 
Il saggio “Il poeta” si sofferma per la gran parte sul linguaggio. Non il linguaggio codificato da una tradizione. E' il semplice linguaggio umano ad essere poetico, perché poetico è il rapporto tra l'essere umano e tutto ciò che lo circonda. “Il linguaggio è poesia fossile. E' fatto di immagini e parole” (p. 176). Queste nascono dagli stati d'animo del poeta, che attraverso il linguaggio si esprime ma “alter item”, cioè identico ma nella diversità. Questo, a mio parere, è il punto centrale e innovativo di questo saggio. A questo proposito Emerson fa l'esempio di quello scultore che “era incapace di dire direttamente quello che lo rendeva felice o infelice; ma riusciva a dirlo con le sue mirabili indirette allusioni.
 
Il linguaggio poetico ha il potere di liberare la vera natura delle cose: “Sopra ogni cosa sta il suo demone o anima... Questo particolare intuito che si esprime con ciò che chiamiamo Immaginazione, è un'altra maniera di vedere, e non deriva da uno studio, ma dall'intelletto che è dove è la visione e con essa si identifica” (pp. 178-179). Secondo Emerson la poesia aleggia intorno ai fenomeni naturali (una cascata, il mare, un montagna) “come aroma per l'aria”, come “una divina aura”. Il poeta non deve fare altro che mettersi accanto agli oggetti e “origliare” il loro preesistente canto e trascriverlo. “Un poeta è la trascendenza della loro propria natura”.
 
Un altro punto molto interessante di questo saggio è quello relativo alla doppia natura dell'energia umana. Esiste quella dell'intelletto controllato e quella dell'universo di cui l'essere umano partecipa, purché abbia il coraggio, “qual che sia il rischio”, di aprire le porte del suo essere “alle maree eteree” dell'universo, lasciandosene totalmente pervadere. In questo caso, secondo Emerson, “il suo parlare è tuono, il suo pensiero è legge”. Trovo particolarmente interessante questo concetto perché in me risuona familiare e con la stessa intensità con cui risuonano le parole di Alak Rimpoche, un Lama tibetano che conosco, quando ai suoi insegnamenti dice che esistono due menti, una risiede nel cervello, l'altra nel cuore; quella più importante, quella che rinasce di vita in vita è quella del cuore. E' la mente del cuore a comprendere la realtà ultima, l'essenza stessa dei fenomeni, le loro cause e conseguenze.
 
Dice Emerson: “Vi è un segreto che ogni uomo d'intelletto apprende rapidamente, cioè che al di là dell'energia del suo ben controllato e consapevole intelletto egli è capace di un'altra energia (come di un intelletto raddoppiato), affidandosi alla natura delle cose...Come il viaggiatore che abbia smarrito il suo cammino allenta le redini sul collo del cavallo e confida nell'istinto dell'animale per ritrovare la sua strada, così dobbiamo anche noi regolarci col divino animale che ci conduce per il mondo... la mente scorrerà dentro e attraverso le cose più alta e più salda". (pag.179).
 
Subito dopo Emerson accenna al fatto che per trovarsi in questa condizione di completa immersione dentro e attraverso le cose molti artisti si sono serviti di alcol e droghe: “Tutto ciò diventa di ausilio alla tendenza centrifuga di un uomo, al suo uscire fuori in un più libero spazio, e lo aiuta ad evadere dalla custodia di quel corpo nel quale è rinchiuso”. Egli però si dichiara contrario alle sostanze che alterano la mente dell'uomo. Come molti altri dopo di lui, le considera delle illusorie scorciatoie. Perché “il vero nettare” è un altro: “Lo spirito del mondo, la grande calma presenza del Creatore non si possono evocare con le magie dell'oppio e del vino....Giacché la poesia non è vino del diavolo ma vino di Dio” (pp. 180-181).
 
Egli afferma inoltre che è l'immaginazione l'inebriante del poeta. Allora egli si esprimerà con impetuosità, con quello che Emerson chiama “il fiore della mente”. Però, aggiunge, “io cerco invano il poeta che vado descrivendo... Tuttavia l'America è un poema ai nostri occhi; la sua ampia geografia abbaglia l'immaginazione e non attenderà a lungo i suoi metri!” (pag. 187). In questa affermazione Emerson è un profeta. La sua lezione verrà raccolta di lì a poco dal grande Walt Whitman che sarà proprio colui che canterà l'America, e che porterà a piena maturità la poetica già definita da Emerson. Quella per cui la poesia penetra nelle cose attraverso uno sguardo indiretto, allusivo, inconsueto. E ne cattura “la divina aura”.
 
Whitman restò folgorato proprio dalla conferenza di Emerson sul "Poeta" e poi ne lesse quasi tutta l'opera. Nel 1855 spedirà ad Emerson una copia della prima edizione di "Foglie d'erba", ricevendone una una lettera di plauso. Infine possiamo ricordare come a sua volta Whitman fu maestro di Allen Ginsberg e dei poeti della beat generation, debitori tutti di quella "poetica dell'origliare”, dell'osservare il mondo per restituirlo rappresentato con una nuova visione e parola.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Ralph Waldo Emerson (Boston 1803 – Concord 1882), filosofo e poeta americano

Emerson Ralph Waldo, "Il poeta", in "Natura e altri saggi", BUR, 1998, con un saggio introduttivo di Tommaso Pisanti “Emerson e il trascendentalismo”.
 
Approfondimento in rete


Dianella Bardelli 24 novembre 2010
ISBN/EAN: 
88-17-16750-9

Commenti

[emerson] nuovo contributo

[emerson] nuovo contributo di Dianella! 

buona lettura.

[ralph w. emerson] e per

[ralph w. emerson] e per approfondire e cercare altre tracce: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?E/Emerson+Ralph+Waldo

[emerson] aggiungo che esiste

[emerson] aggiungo che esiste una edizione più recente di questo saggio di Moretti e Vitali, il titolo è "Essere poeta"

(Il Poeta) Whitman peraltro

(Il Poeta) Whitman peraltro fu maestro di uno dei maggiori poeti del Novecento, Ezra Pound. Pound che a sua volta influenzò la beat generation. Diciamo che Pound è l'autore che lega Whitman alla beat generation, come si evince indirettamente da alcuni romanzi di Kerouac (su tutti i "I vagabondi del Dharma", in cui l'omaggio a Pound come fonte di ispirazione artistica è evidente)

[ginsberg] Ginsberg di questo

[ginsberg] Ginsberg di questo debito parla in "Incontri con Ezra Pound" che si trova in un suo piccolo libro: "Facile come respirare".
Personalmente faccio sempre fatica a ricostruire queste influenze, a meno che non mi saltino immediatamente agli occhi.

[ginsberg, dianella] ti

[ginsberg, dianella] ti andrebbe di scrivere di "facile come respirare"?

[ginsberg] sì, va bene, ci

[ginsberg] sì, va bene, ci provo volentieri a fare questa recensione di Facile come respirare do Ginsberg ; contiene tutta una serie di saggi e conversazioni

 

[ginsberg] Molto curioso di

[ginsberg] Molto curioso di leggerla;)

[ginsberg] ci sto lavorando,

[ginsberg] ci sto lavorando, sono saggi anche un pò "tecnici" nel senso della poetica; il primo è un diario sui suoi incontro con Pound a Venezia nel '67. Interessante, parla quasi sempre Allen, Pound risponde a monosillabi, Allen è come l'allievo ( ha 41 anni allora) che vuole forzare il maestro a dargli le utlime istruzioni...( Pound ne ha il doppio).