Elorriaga Unai

Un tram a S.P.

Autore: 
Elorriaga Unai

Memoria, vecchiaia, creatività e dinamiche di interazione tra diverse generazioni sono gli assi portanti dell’opera prima dello scrittore basco Unai Elorriaga, filologo, traduttore, saggista e scrittore classe 1973. “Un tram a S.P.” è un libro caratterizzato da profonda umanità e grande dolcezza; la scrittura di Elorriaga è capace di rappresentare, empatica, la sofferenza, i vuoti e la confusione mentale di un anziano ammalato di demenza senile e di affrescare – passando progressivamente il testimone della narrazione –  le vicende di altre anime. Destini minimi, intrecciati e interpretati con stile e umanità.

 Il vecchio artigiano Lucas, al principio della storia, si trova in ospedale, dopo un breve ricovero. Sta per essere dimesso. È vedovo da quasi venti anni, ma spesso se ne dimentica. Vede Rosa – immagina Rosa – in diversi momenti della sua giornata. È come se non se ne fosse mai andata, e in un certo senso è davvero così. Lucas è uno che adesso ha gli occhi azzurri e grigi. Gli occhi azzurri sono quelli del suo passato remoto, della giovinezza, del grande amore; quelli grigi si poggiano su un presente languido e immobile, su facciate di palazzi sempre uguali, su televisori sintonizzati sulle manifestazioni sportive. Lucas si spegne solo sognando; altrimenti, rimane in cerca di se stesso, di quel che aveva senso. Di quel che era vero. Di quel che era suo.
La memoria va e viene; la percezione della realtà è ondivaga. Uscendo dalla clinica, saluta gli estintori e i climatizzatori, come fossero infermiere. Vive sognando di ringiovanire, di prendere una bici e di andarsene in giro, di ballare valzer e tango con Rosa. Intanto si batte per arginare (accettare) l’incontinenza, passa le giornate guardando la tv e sfogliando riviste, sognando scalate impossibili, e montagne alte ottomila metri.

Sua sorella Maria è una scrittrice che si è perduta. A volte dimentica che una bugia è una bugia, s’inventa ricordi mai esistiti. Dalla morte del padre spesso si nasconde in se stessa per pensare, e ricordare quel che non può tornare alla vita; si chiude in bagno, in cerca di una storia da raccontare. Pensa che nei treni si nasconda il segreto per la sua ispirazione, gioca a prenderli sin quando non diventano tutti uguali (p. 122).

Marcos suona la chitarra nella casa vuota di Lucas. Non dovrebbe essere là, è un intruso. Pensava la casa fosse abbandonata. Quando Lucas viene dimesso e torna con Maria, Marcos viene accolto come uno di famiglia. Diventa, lui studente irrequieto e pensieroso, vagabondo e artista inespresso, lettore infaticabile e pensatore ossesso, il suo badante. Ogni giorno va a suonare, quando in stazione quando nel viale. E proprio nel viale, tutto a un tratto, comincerà a ricevere avvisi. Quegli avvisi sono tele; quelle tele sono dono di Roma Malo, la dottoressa che cambierà la sua vita, pittrice innamorata. Non dei musei.

Elorriaga ha la predisposizione all’ascolto e alla comprensione che fa grande un cantastorie; e scrive storie minime di un’umanità varia, con disinvolta adesione a contesti e scenari e problematiche differenti. Intrattiene emozionando, riuscendo nella delicata impresa di rappresentare mondi interiori non sempre capaci di comunicazione autentica. E quando si ferma a descrivere la vita di chi lotta contro la noia di vivere in attesa della morte riesce, con poche pennellate, a mostrarla credibile senza artifici retorici. Come in questo passo:

“Erano sempre meno le cose che Lucas riusciva a fare quando si alzava dal letto. Gli sembrava che la sua vita si stesse rimpicciolendo. La sua vita era il soffitto della camera ed era il letto e le lenzuola e gli armadi ed era il rubinetto del bagno e i tappeti. La sua vita, a pensarci bene, si era abbastanza rimpicciolita. Poi ricordò che da piccolo non c’era giorno che non scalasse gli armadi della sua camera. Ma si alzò e andò in sala, perché la sala era ancora la sua vita. Ebbene sì: nella sala c’era la televisione. Accendeva la televisione e la televisione gli entrava nei buchi della vita e gliela allargava un po’, come solo si può allargare la vita di una persona che è a letto da trentotto giorni. Era una delle poche cose che riusciva ancora a fare: premere il bottone e vedere la televisione” (pp. 134-135)

– in questo frangente, l’artista basco mostra con intelligenza come possa mutare la percezione del tempo e dello spazio nell’anziano malato, stabilendo precisamente quali siano i confini nuovi, e quali i piccoli riti che vanno cadenzando la sua vita. Con questa tecnica espressiva illustra e illumina le vite degli altri personaggi; badando a un equilibrio stilistico fondato su un periodare semplice ed essenziale, sobrio senza essere scabro. Non di rado, ne derivano impressioni di poesia delle piccole cose e di prosa della quotidianità, degne della migliore lezione neorealista.

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Il romanzo, premiato dal Ministero della Cultura iberico con il “Premio Nacional de Narrativa” nel 2002, è stato già tradotto in inglese, castigliano e tedesco; qui in Italia è stato pubblicato, nel 2007, dalle edizioni Gran Via di Milano, nella collana “m30”, che da queste parti abbiamo già avuto modo di apprezzare per l’esordio di Jaime Miranda.

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Unai Elorriaga (Bilbao, 1973), laureato in Filologia, insegnante, traduttore, saggista e scrittore basco.

Unai Elorriaga, “Un tram a S.P.”, Gran Via, Milano 2007.
Traduzione di Lara Cuti.

Prima edizione: “SPrako tranbia”, 2001.

L’autore ha scritto quest’opera in basco e successivamente l’ha tradotta in castigliano con il titolo “Un tranvia en SP”. Su sua esplicita richiesta, la presente edizione è una traduzione della versione in castigliano.

Approfondimento in rete: Wiki es / Mente Locale / “Anaqueles caseros”, Entrevista a Unai Elorriaga / Bloomsbury

Gianfranco Franchi, Gennaio 2008

ISBN/EAN: 
9788890235290

Commenti

Memoria, vecchiaia, creatività e dinamiche di interazione tra diverse generazioni sono gli assi portanti dell?opera prima dello scrittore basco Unai Elorriaga, filologo, traduttore, saggista e scrittore classe 1973. ?Un tram a S.P.? è un libro caratterizzato da profonda umanità e grande dolcezza; la scrittura di Elorriaga è capace di rappresentare, empatica, la sofferenza, i vuoti e la confusione mentale di un anziano ammalato di demenza senile e di affrescare ? passando progressivamente il testimone della narrazione ? le vicende di altre anime. Destini minimi, intrecciati e interpretati con stile e umanità.

(spiegare il titolo brucia il piacere della lettura. Pardon se ho glissato:) )

"riuscendo nella delicata impresa di rappresentare mondi interiori non sempre capaci di comunicazione autentica. E quando si ferma a descrivere la vita di chi lotta contro la noia di vivere in attesa della morte riesce, con poche pennellate, a mostrarla credibile senza artifici retorici."
>mi interessa.

"in questo frangente, l?artista basco mostra con intelligenza come possa mutare la percezione del tempo e dello spazio nell?anziano malato,"
>guarda, credo che sia uno dei pochi, che io sappia, che parli così direttamente di queste cose senza appartenere alla schiera di coloro che trattano esperienze biografiche in diretta (testimonianze, i vari gruppi di autoaiuto per chi ha anziani dementi da gestire e vià così)

Credo che ti piacerà molto, questa lettura.
Elorriaga ha scritto di un problema come questo a trent'anni. Non conosco le sue vicende biografiche, non so quale sia stato l'innesco, quale la ragione d'una scelta del genere. Ma l'impressione è che abbia simulato - simulato lo stato dell'anziano malato, quello del giovane precario e avventuriero, quello della scrittrice in crisi d'ispirazione, quello della pittrice che si fa scoprire donando tele - vite che non gli appartenevano direttamente.

Singolare e molto promettente. Sono curioso di leggere i suoi altri libri; a breve ne uscirà un altro sempre per Granvia. Ho piazzato qualche link a siti spagnoli per tutte le info sulle altre opere...

Piuttosto, tornando alla vecchia posizione-provocazione di Ilde, sarei felice di scoprire se in questo caso è avvenuto il miracolo d'un giovane che sa scrivere nella prospettiva di un vecchio, per giunta malato. Io dico di sì... ma voglio il confronto:)

Gran Via ha una buona distribuzione:
http://www.gran-via.it/librerie.php

il libro non è irreperibile.

Amices!
L'ufficio stampa di Gran Via mi informa che, a marzo, uscirà in Spagna il film tratto dal romanzo.
Qui:
http://www.tranviaensp.com/

il sito ufficiale

Bellissima pagina e ottima segnalazione: metto in lista. Per svariati motivi, ma non ultimo il fatto che lo scrittore fa parte di quella che di fatto è una minoranza linguistica con piena dignità di lingua.
E io sono moto sensibile alla questione, come sai :)

Ma anche questo passo basta a convincermi della bontà della lettura
"l?artista basco mostra con intelligenza come possa mutare la percezione del tempo e dello spazio nell?anziano malato, stabilendo precisamente quali siano i confini nuovi, e quali i piccoli riti che vanno cadenzando la sua vita. Con questa tecnica espressiva illustra e illumina le vite degli altri personaggi; badando a un equilibrio stilistico fondato su un periodare semplice ed essenziale, sobrio senza essere scabro. Non di rado, ne derivano impressioni di poesia delle piccole cose e di prosa della quotidianità, degne della migliore lezione neorealista. "

Perché l'altra mia mania è proprio la poesia del quotidiano, quando soprattutto non ha bisogno, per esprimersi, di avvenimenti "travolgenti" o "ad effetto" che di fatto toccano assai poche persone nella vita vera (ben diverse sono le combinazioni straordinarie che invece nella vita vera spesso superano qualsiasi fantasia). E io non so perché ma come lettrice o mi dedico alla letteratura fantastica nel senso più ampio del termine, o sento la necessità di leggere cose che mi avvicinino quanto più possibile alla realtà di tutti i giorni.

[chiedo perdono per la latitanza, ma sono davvero oberata di lavoro e di impegni: verranno tempi migliori? speriamo!!!]

Quanto alla distribuzione - davvero capillare - di Gran Via, apprendo che Udine è finita in Veneto. Ohibò...

Verranno, verranno;).

"Lucas si spegne solo sognando; altrimenti, rimane in cerca di se stesso, di quel che aveva senso. Di quel che era vero. Di quel che era suo".

Stupendamente triste questo frammento.

"Elorriaga ha la predisposizione all’ascolto e alla comprensione che fa grande un cantastorie; e scrive storie minime di un’umanità varia, con disinvolta adesione a contesti e scenari e problematiche differenti. Intrattiene emozionando, riuscendo nella delicata impresa di rappresentare mondi interiori non sempre capaci di comunicazione autentica. E quando si ferma a descrivere la vita di chi lotta contro la noia di vivere in attesa della morte riesce, con poche pennellate, a mostrarla credibile senza artifici retorici".

Quando la sensibilità incontra un buono stile di scrittura, leggere è un duplice dono.
Ennesimo titolo da appuntare. Grazie sempre.

grazie a te per la nuova condivisione:)