Riuscire a scrivere, affermò Vittorini, è riuscire ad avere il piacere di scrivere, è non avere diffidenze col proprio scrivere, è non avere da preoccuparsi di fare i conti e fare il ragioniere con le tematiche di cui si scrive, è potersi abbandonare alla cosa che si ha dentro e a tutto il suo sole, ma insieme a tutta la sua ombra. Tuttavia proprio il suo primo romanzo, steso negli anni Trenta e apparso in volume solo nel 1948 a causa della censura fascista, costituì un libro segnato dal non piacere di scriverlo, nello sforzo stizzito di equilibrio, di premeditazione e di commisurazione che caratterizzò il suo studio. “Il Garofano rosso”, del resto, simboleggia un esperimento giovanile all’interno del quale la rappresentazione della vita della piccola borghesia si lega alla ricerca di un’istintiva vitalità che si esprime soprattutto in immagini d’infanzia e di adolescenza coerentemente con l’interpretazione tutta positiva del mito dell’adolescenza assai diffusa nella cultura europea di quegli anni.
Alessio Mainardi narra in prima persona le vicende del ’24, racconta l’amicizia, l’amore, le donne, la voglia di crescere, la speranza utopistica di un mondo migliore e l’illusione di trovare nella violenza fascista un’alternativa al conformismo borghese.
C’è in lui, come nei ragazzi suoi coetanei, difatti, una diffidenza verso il mondo costituito e un atteggiamento di rivolta non preciso, ma costante che li spinge a credersi rivoluzionari e a simpatizzare per qualunque movimento politico appaia loro rivoluzionario, dunque a simpatizzare per il fascismo che, mediante il delitto Matteotti, si proietta dinanzi ai loro occhi, che vedono gli altri partiti non uccidere, come grande forza ed in quanto grande forza, quindi, vita e rivoluzione. Tuttavia le ragioni, confessate tra le pagine del romanzo, per le quali aderiscono al fascismo e fanno chiasso all’interno del fascismo derivano dall’idea che esso non possa non avere un contenuto socialista.
L’interesse de “Il Garofano rosso”, del resto, risiede in primo luogo nell’incontro tra la passione vitale dell’adolescenza e le contraddizioni politiche, il groviglio di tensioni irrisolte che caratterizzano l’esperienza del “fascismo di sinistra” ed è proprio passando attraverso questo groviglio di tensioni irrisolte che tutta la spinta ideale e passionale, il bisogno di felicità, di libertà, di comunicazione totale sentito dal protagonista e da lui vissuto nell’amore e nei suoi rapporti con gli altri, sembrano, alla fine, arrendersi nel riconoscimento e nell’accettazione della realtà dura e deludente.
Tarquinio prima ed Alessio poi, traghettano dall’adolescenza alla maturità, non senza riportare le ferite derivanti dalle cocenti delusioni di cui hanno fatto esperienza e di cui l’autore ci riferisce mediante la perfetta rappresentazione di ambienti sociali e atmosfere uggiose colte con penetrante realismo e fine introspezione che rivelano, come asserisce Bertacchini, una sensibilità calda e ambiziosa che si frange in cantate visioni.
Se è vero, infatti, che, secondo la teoria dello stesso Vittorini, il romanzo in genere non riesce ad andare oltre i riferimenti realistici della sua vicenda sino a farli suonare, come invece accade col melodramma, dei significati di una realtà maggiore, è pur vero che con la sua opera, l’autodidatta di Siracusa, fornisce un quadro disincantato e al tempo stesso poetico, di un’intera generazione di giovani nel pieno rispetto di quella che ai suoi occhi si pone come la vera missione di ogni scrittore e cioè non lasciare che la verità appaia morta e non sottrarsi mai allo sforzo di intrattenerla comunque tra gli uomini, nonostante l’errore, affinché non si perda il bisogno d’averla.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Elio Vittorini nacque a Siracusa nel 1908. Figlio di un ferroviere, passò l'infanzia in varie località della Sicilia seguendo gli spostamenti del padre. Nel 1924 fuggì improvvisamente dall’isola, andando a lavorare nella Venezia-Giulia come edile. Si inserì nel mondo letterario, nel 1930 si stabilì a Firenze. Nel 1938 è a Milano. Aderì tiepidamente al fascismo, senza esibire con posizioni ufficiali questa sua adesione. Negli anni della guerra e della lotta interna anti nazifascista si iscrisse al partito comunista e partecipò alla resistenza a Milano. Nel dopoguerra svolse una intensissima attività culturale di riorganizzazione. Nel 1947 la polemica con Togliatti. Nel 1951 lasciò il PCI e si dedicò all'attività editoriale. Morì a Milano nel 1966
Angela Migliore, 2003
Originariamente apparso su Lankelot.com
Commenti
Da recuperare, e in fretta.
"l?autodidatta di Siracusa, fornisce un quadro disincantato e al tempo stesso poetico, di un?intera generazione di giovani nel pieno rispetto di quella che ai suoi occhi si pone come la vera missione di ogni scrittore e cioè non lasciare che la verità appaia morta e non sottrarsi mai allo sforzo di intrattenerla comunque tra gli uomini, nonostante l?errore, affinché non si perda il bisogno d?averla."
Chiusa magistrale.
Ilde mi ha preceduta, volevo riportare la chiusa anch'io.
Il romanzo l'ho letto molti anni fa, ne ho ricordi un po' vaghi ormai.
1. 2. >concordo pienamente su Ilde e Marina circa la chiusura magistrale.
Per ciò che mi riguarda ritengo Vittorini troppo "militante" per distaccarsi da un'ottica talvolta insomma (senza che la parola sia carica di gravami eccessivamente negativi) faziosa. Un punto di vista ben strutturato e solido, ma pur sempre di parte.
Mi piace che le righe conclusive siano d'impatto. Contenta di esserci riuscita. Quanto alla militanza politica di Vittorini, cerco di non tenerne mai conto quando leggo. Altra cosa che mi piace è seguire il consiglio di Proust di distinguere l'io che vive dall'io che scrive.
Scrivere, spieghi, "è potersi abbandonare alla cosa che si ha dentro e a tutto il suo sole, ma insieme a tutta la sua ombra".
E non è diverso spiegare la sorta di trance che sopraggiunge, certe volte. Ma procedo, recuperando e ritornando sui tuoi passi e quelli di Vittorini...
"quadro disincantato e al tempo stesso poetico, di un?intera generazione di giovani" > se avessi letto tutto il libro, e non solo qualche frammento per via degli esami universitari, potrei parlartene. Prendo atto della tua interpretazione, suggestiva, e mi chiedo solo quando potrò discuterne con te - dal 2007 al 2026 ogni anno è buono:)