Eggers Dave

L'opera struggente di un formidabile genio

Autore: 
Eggers Dave
The end. Arriva l'ultima pagina, si chiude il libro. Nella bocca un sapore dolcemaro, soddisfazione che si mischia a insoddisfazione. Mentre vai a letto ti chiedi: avrò letto un bel libro o solo il trailer di una possibile scorpacciata di adrenalina intellettuale, destinata solo a lasciare insani appetiti pensierosi?
Il lettore vorace e bulimico a volte soffre di questi rigurgiti, di interrogativi senza risposta e di risposte senza domanda.
Riavvolgi il nastro, ripercorri la storia. Bisogna scoprire cosa ha guastato il dolce e l'amaro, il sapore puro da quello grezzo. La prevista abbuffata di emozioni, per un ingordo divoratore di sogni su carta, non ha avuto nessuna soddisfazione.
 
Un adolescente e un bimbetto di pochi anni ma di un'orrida e cocciuta e testardaggine perdono entrambi i genitori. Dave e Toph ora hanno la vita, davanti a loro. I fratelli maggiori, il post-yuppie Billy e la bisbetica quanto mai pratica Beth, celiano e soprattutto adorano la soluzione indolore: dare soldi sì, anche poeticamente, ma quanto alle incombenze di una certa prosaicità quali pulire casa ed accompagnare Toph a scuola…beh, il ragazzo ha un padre adottivo: suo fratello Dave.
Classica middle class americana, cresciuta ad hamburger, a praticità yuppista e a retorica para-nazionalista.
Inizio paradigmatico e certamente in grado di tutti i possibili sviluppi, il romanzo però non decolla.
Eppure un romanzo di formazione, come questo sicuramente è,  offre di sicuro molteplici vie di sviluppo a qualunque schema narrativo. Qui, in questa variante postmoderna, abbiamo due bimbi - ragazzi che spesso si scambiano l'età e la razionalità oltre che insulti, abbracci, confessioni ed il disco del frisbee o la mazza da baseball. Eppure la scrittura e il ritmo sono frigidi. Niente scosse e tremori. Nessuna traccia di marosi emotivi agitati dall'empatia e piogge intermittenti oppure scroscianti che gioiosamente fertilizzano l'intelletto.
Niente tuoni, nessun rumore, sobrietà, eleganza e sorrisi che adornano una storia drammatica e trasposta sì con leggerezza, ma troppo spesso insostenibile, e che Kundera mi perdoni il mio parafrasare.
Gli ingredienti, a dire il vero, erano succosi, ma diventano rinsecchiti, avvizziscono. Dave e Toph, facce della stessa medaglia, simboli di un unico vivere, un giano bifronte di due adolescenti divisi da anni e anni e di cui non si scopre mai il più piccolo o il grande, non mettono le ali, sono Icari che neanche provano a sfidare le leggi di gravità e il sole della fantasia.
Poco serve raccontarci tante scene di sesso veloce, di coitus interruptus, di rimpatriate molto Grande freddo e poca verve, della giovane gang squinternata animata da Dave che decide di sovvertire il destino dell'editoria dei settimanali americani con una rivista che parla di niente, i continui sensi di colpa o di odio verso questi genitori spariti nella morte e che tutto sommato, erano colmi di fallimenti.
Il fatto è che il demiurgo di questa storia è ammalato di "parolite", quella malattia per cui una vomita parole fino a rimanerne soffocato. E la narrazione intona il de profundis. Ad libitum.

Questa lettura insomma è la storia di una cocente delusione. Certe illusioni, si sa, iniziano sempre con un appassionato colpo di fulmine. Eggers attualmente é uno degli autori più quotati negli States, considerato un enfant prodige della ennesima new age della narrativa nordamericana.
Acerrimo nemico dei manierismi, titolare della funambolica rivista on line MCSWEENY's, ha fatto innamorare di sé critici e lettori, avidi di qualche sturm und drang che si ripromettesse di risollevare le amene sorti della letteratura d'autore, destinata ormai non solo in America, e certo non per effetto di recessioni o di instabilità politiche, ad essere messa in soffitta ed archiviata nel bene e nel male come una parentesi ormai morta nell'eterno divenire dell'ambizioso essere umano.
Ma il messia si è stritolato da solo, vittima del suo io.
Un continuo stop and go che non arriva mai a dama, una autobiografia letteraria, con frizzi e lazzi da grandeur, esasperante per megalomania, con un'intera parte centrale che esula dalla storia e diventa metaletteraria, si avventura in discorsi per addetti ai lavori che non sono solo contestabili tecnicamente, ma che sono posti e riproposti con la leggerezza di un mammut, con la grazia di un tank americano nel deserto della emotività.
Eggers forse avrà talento, ma come mago indovino sui destini della letteratura deve rileggersi e meditare, tanto per dirne due, Calvino e Quenau, per favore. Poi ne riparliamo.
E poi passi per questa borghesia americana così inerte e senza nerbo, vada bene per questi sobborghi di grandi città che fanno diventare le ambientazioni del recente telefilm Desperate Housewives un capolavoro. Ma qui c'è un'America molto (troppo) europea, con servizi sociali che non funzionano o che risultano burocratici all'italiana, problemi di affitto, beghe di condominio quasi alla de Filippo, per intenderci, un perbenismo imperante, una curiosità morbosa e bacchettona di attivi middle class con la ciccia da troppi hamburgers. Il tutto slegato e quasi corroso dalla mania dell'autore di ubriacarsi da solo di parole, aforismi, cinismi e imperialismi del verbo senza mai sfociare a qualunque sbocco, un fiume che si intoppa autoflagellandosi con continue dighe.
Il mare del Romanzo Perfetto questo riottoso fiume non lo vedrà mai.
Un affresco certo insolito e fluviale, in taluni sprazzi anche coinvolgente che evidentemente paga pesante dazio al suo inimitabile padre, "Il giovane Holden" di Salinger (pubblicato da Einaudi), il vero libro da leggere ancora oggi anche se edito negli anni cinquanta perché ha quella leggerezza e quella capacità di tradurre in narrativa gli anarchismi e le irreverenze quasi tenere di "a young boy" che prende coscienza del mondo. Ebbene in quello sì che  ha peso e misura.
Holden era altro, Holden era icona di un mainstream, era un Peter Pan anarchico che svolazzava sbattendo su muri e finestre e approdando sorso dopo sorso a quella bevuta a volte docile, a volte amara, a volto solo alcolica che è la vita.
Anche se talvolta magari si passa dal vino alla grappa, cambia solo la gradazione, non l'ubriacatura.

Il problema è che Eggers, punta di diamante di questa (presunta) rinascita della letteratura americana, dà l'idea di possedere ottime frecce al suo arco, ma deve imparare a tenere l'arco, e a scegliere frecce consone ai suoi strumenti di tiro.Il demonio del parlarsi addosso s'è impossessato della sua penna, o, visto i tempi che corrono, della sua tastiera, ergonomica probabilmente. E dire che non ho accennato alla prolissa e delirante introduzione a cura (of course) del medesimo autore, la quale dovrebbe ammiccare al lettore, farlo ridere, metterlo a suo agio, ma che in realtà già ingenera pesanti sospetti sulla "parolite" dell'autore.
L'opera d'arte, dicevano i fine esteti, è anche se non soprattutto questione di proporzione. Quello che manca qui non sono né le capacità, né la trama, né il divertissement o la profondità. Manca la misura.
E allora va bene OPERA, va bene STRUGGENTE, va bene al limite, in ironico auto-falso-compiacimento, anche FORMIDABILE GENIO.
Non va bene il romanzo. E allora…cancelliamo il nastro, non si riavvolge più niente, è finita l'elettricità, son scariche le batterie. Holden è morto, viva Holden.
 
 
EDIZIONE ANALIZZATA E BREVI NOTE 

Dave Eggers (nato il 12 marzo 1970 a Lake Forest nell'Illinois) è uno scrittore statunitense. Sposato con la scrittrice statunitense Vendela Vida, è il fondatore della rivista letteraria McSweeney's (divenuta poi anche casa editrice) e della scuola di scrittura non-profit di San Francisco denominata 826Valencia. (Fonte: Wikipedia)

L'opera struggente di un formidabile genio" (A heartbreaking work of staggering genius, 2000)Milano, Mondadori, 2001 è il suo primo romanzo.

Altri romanzi  Conoscerete la nostra velocità e La fame che abbiamo (Mondadori)

 Originariamente pubblicata come opinione sul sito commerciale Ciao.it nel gennaio 2006

ISBN/EAN: 
9788804501350

Commenti

"Il fatto è che il demiurgo di questa storia è ammalato di "parolite", quella malattia per cui una vomita parole fino a rimanerne soffocato. E la narrazione intona il de profundis. Ad libitum."

> feroce e incisivo. Mi piace sempre di più il tuo stile...

"Ma qui c?è un?America molto (troppo) europea, con servizi sociali che non funzionano o che risultano burocratici all?italiana, problemi di affitto, beghe di condominio quasi alla de Filippo, per intenderci, un perbenismo imperante, una curiosità morbosa e bacchettona di attivi middle class con la ciccia da troppi hamburgers. Il tutto slegato e quasi corroso dalla mania dell?autore di ubriacarsi da solo di parole, aforismi, cinismi e imperialismi del verbo senza mai sfociare a qualunque sbocco, un fiume che si intoppa autoflagellandosi con continue dighe."

> Hai veramente pestato di lusso. Gran lavoro - chiaro e lucido.

"Manca la misura.
E allora va bene OPERA, va bene STRUGGENTE, va bene al limite, in ironico auto-falso-compiacimento, anche FORMIDABILE GENIO.
Non va bene il romanzo. E allora? cancelliamo il nastro, non si riavvolge più niente, è finita l?elettricità, son scariche le batterie"

> e il mio incontro con Eggers viene così rinviato alle calende. Alè!

è la storia delle mie più cocenti delusioni relativamente recenti. Mi ero dimenticato o quasi di questo pezzo pubblicato su ciao nel gennaio 2006. Mi sembrava consono a lankelot per sconsigliare vivamente un cultore della parola e delaragionamento metaletterario fine a se stesso. Grazie Gianfra'

Assolutamente consono. E ne hai ancora parecchi di arretrati da proporci. Carta bianca, è tutta linfa:)

no, alcune pubblicate altrove son proprie tirate via di fretta, e lo sai che non sono modesto :-). Su questo avrei pure potuto mettere aggiungere qualche rinvio su qualche incensamento sul web e disponibile online (a mio parere delirante, vabbé). Con qualche attimo magari integro, d'altronde dobbiamo informare su tutto. Mi dispiace che sia adulato dalla congrega vicina a minimum fax...gente che comunque di letteratura credo ne mastichi. Tu che ne dici a proposito? non è propriamente Ot, è nell'argomento

Minimum Fax? E' una casa editrice romana nata come rivista spedita via fax. Gli ideatori hanno indovinato due strategie - l'americanismo e i corsi di tutto per mantenersi in vita e crescere. Dal punto di vista dei contributi alla Letteratura Italiana, mi sembra siano stati complessivamente deludenti, limitandosi a lanciare al limite le opere dei loro collaboratori-dipendenti stretti.

Sono famosi per aver inserito i "titoli di coda" in calce a ogni libro: così lo stagista o il collaboratore occasionale, secondo alcuni dei professionisti stipendiati da MF, si sente appagato per il suo lavoro gratuito. Non basta, ma aiuta, come diceva qualcuno.

7 -8. esauriente, incisivo e feroce anche tu. Sarà per questo che andiamo d'accordo. Danke :-)

Letto questo libro secoli fa. Mi piacque. Mi son sempre ripromesso di leggere i libri seguenti, Conoscerete la nostra velocità (che tutti dicono essere peggiore di questo) e La fame che abbiamo (raccolta di racconti) di cui sempre i tutti dicono che sia il suo parto migliore. Si dicono i suoi racconti molto migliori dei romanzi. L'ultimo in Italia ancora non è uscito, romanzo di nuovo, ma romanzo sulla vita di un immigrato che Eggers ha conosciuto e intervistato e diventato amico etc (noto che in USA, o in Inghilterra, va scrivere romanzi sulla vita di persone emarginate, che gli autori hanno magari conosciuto per lavoro o per caso, e alla cui storia si sono appassionati...).
Per tornare ad Eggers. L'incipit di questo romanzo, con la morte dei genitori, è la parte migliore del romanzo. Dopo, secondo me, la scrittura va a corrente alternata. Ci sono parti che a me sono piaciute molto. Il rapporto fra i due fratelli certe volte è spassoso. Ed anche Dave che ancora adulto non è e si trova a fare i conti con adulti. Quell'europeità (italianità) io non ce la vidi, ma non saprei davvero dire. Però mi chiedo, su questo punto, davvero il nordamerica dev'essere così distante da noi? Per forza? E se questo libro ci desse semplicemente un altro volto degli USA. Quello più "europeo"? O intendi una visione degli USA al modo europeo? Ecco, questa parte non l'ho capita.
Non è Holden, però è molto buono, secondo me, questo romanzo. Almeno, nei miei ricordi, lo è. ciao!!!!

Vedi Andrea, non sono un recensore che si arrocca sulle proprie convinzioni :-). Però.
A te è piaciuto, ma noti che la scrittura va a corrente alternata e che il rapporto fra fratelli solo "talvolta" è spassoso. Io credo che tra noi e il nordamerica passi un abisso, come storia, cultura e tradizione. Che poi specie in Italia si tenda ad imitare e sognare gli usa, è un altro paio di maniche. L'accenno all'europa era per dire che la descrizione di certi fatti era, in my opinion, poco credibile e solo ammiccante. Come tutta la logorroica parte dedicata alla metaletteratura o alla teoria letteraria. Essere ambiziosi non è un male. Costruire un romanzo ambizioso e riuscirci non è da tutti. O comunque, per ora, non è da eggers :-)

"Un affresco certo insolito e fluviale, in taluni sprazzi anche coinvolgente che evidentemente paga pesante dazio al suo inimitabile padre, "Il giovane Holden" di Salinger (pubblicato da Einaudi), il vero libro da leggere ancora oggi anche se edito negli anni cinquanta perché ha quella leggerezza e quella capacità di tradurre in narrativa gli anarchismi e le irreverenze quasi tenere di "a young boy" che prende coscienza del mondo. Ebbene in quello sì che ha peso e misura".

Noto che gli emuli di Salinger, del "Giovane Holden" in particolare, sono ancora parecchi. Non amo troppo questo tipo di "letteratura perdente" (definizione mia personale), ancorchè "Il giovane Holden" sia un testo notevole, che va comunque letto. Ma gli emuli lasciamoli al loro destino...

Scrittura corrosiva e debordante, come al solito;)

12. debordante? dire che qui mi sono tenuto :-)

Per i miei canoni è sempre debordante. Ma lo dico in senso positivo;)

grazie amico :-)

Grazie a te:) Ti attendo al varco col prossimo Buzzati...

promesso. Te l'ho detto in separata e divertente sede e lo faccio (facciamo)

(dammi una settimana, ci aggiorniamo il prossimo lunedì, dovrei esser già pronto)

"Il fatto è che il demiurgo di questa storia è ammalato di "parolite", quella malattia per cui una vomita parole fino a rimanerne soffocato. E la narrazione intona il de profundis. Ad libitum".
Eh che stile!!

Eggers c'è, e l'avevo pure commentato. sono un coglione.

già, e io pure. E mi lamentavo pure degli italiani pubblicati da MF, ma non avevo letto D'Amicis ultimi due e il nuovo Mascheri.
Si migliora! Tutti.

[eggers - opera struggente]

[eggers - opera struggente] eggers sceneggiatore d'un film di Mendes: http://www.lankelot.eu/cinema/mendes-sam-american-life-away-we-go.html la recensione di F. Magi.