Vari critici giudicano, con lo stesso aggettivo, la trama dei Lauri senza fronde : banale. Lo stesso scrittore, Edouard Dujardin, descrive l’opera come « …le roman de quelques heures, d’une action banale, d’un personnage quelconque » (nota n.1) [« il romanzo di qualche ora, di un’azione banale, di un personaggio qualsiasi »]. Innanzitutto, si puó notare che la breve durata della trama (circa sei ore) soddisfa uno dei principi di Téodor de Wyzéwa riguardante « l’opera d’arte dell’avvenire ». Secondo questo, il tempo dell’azione rappresentata nel romanzo sarà limitata, al fine d’ottenere: « le détail et tout l’enchaînement des idées […] plus de perceptions isolées, inexpliquées, mais la génération continue des états mentaux. » (n.2) [« il dettaglio e la concatenazione delle idee … non più delle percezioni isolate, inspiegabili, ma la generazione continua degli stati mentali » ]. Sin dalle prime righe dei Lauri senza fronde si può già notare la casualità con cui un « personaggio qualsiasi » sia stato scelto tra una massa confusa di persone. L’obiettivo dell’occhio narrativo si focalizza su di lui in un modo graduale, quasi « cinematografico » (n. 3) . Il romanzo comincia con l’immagine di un’indefinita « sera di sole crepuscolare ». Questa indefinitezza è rafforzata più volte, da numerose descrizioni come : « folla confusa […] dei rumori, delle ombre, delle moltitudini, degli spazi infiniti » ; ed in rapporto all’individuo (che diventerà il protagonista) « uno tra gli altri, […] assomigliante agli altri, […] dall’infinito delle esistenze possibili ». Poi, il protagonista ‘sorge’ dalla massa e diviene definito.
Si tratta di un ragazzo, Daniel Prince, flâneur nelle vie parigine, alle sei di un pomeriggio di aprile. La sua apparenza fisica non verrà mai resa nota (si intuisce solamente che ha i baffi), ma si assisterà, col monologo interiore, all’evolvere dei suoi pensieri, dalle sei fino alla mezzanotte. Per quanto riguarda la trama, si può spiegare la sua ‘banalità’ riassumendola in questi termini : uno studente di legge, che si crede innamorato di una ragazza, Léa, trascorre il pomeriggio nell’attesa di rivederla più tardi, in serata. Nel frattempo, incontra qualche amico, mangia al ristorante, ritorna a casa, e legge alcune lettere. Attraverso queste lettere, il protagonista rende noti, cronologicamente, i momenti cruciali della loro relazione, e il lettore comprende che l’unico interesse che Léa nutre nei confronti di Daniel è quello economico. Léa gli chiede continuamente dei soldi, inventando incessanti scuse per non vederlo (o per incontrarlo il meno possibile), e, allo stesso tempo, per ottenere tutto il denaro di cui ha bisogno. Nondimeno, i pensieri di Daniel, durante tutto il pomeriggio, sono soprattutto focalizzati su Léa e su ciò che egli farà se si presenterà l’occasione di passare una notte lei. Vorrebbe farlo, ma si compiace d’immaginare di rifiutare questa proposta, per dare a Léa una prova del suo amore.
Contrariamente a questa nobile intenzione, quando quest’occasione non si presenta per richiesta di Léa (che non ha nessuna intenzione che Daniel resti con lei), è Daniel che finisce per chiederlo. Léa rifiuta e Daniel va via, deluso e irato, proponendosi di non rivederla mai più. … … …
Non è la trama dei Lauri senza fronde ad essere importante, ciò che di quest’opera è stato determinante è l’innovazione tecnica che essa ha apportato. Grazie a Dujardin, si può far risalire al 1887 l’introduzione, in letteratura, del « flusso di coscienza ».
Tecnica che Dujardin realizza rendendo vera protagonista del romanzo, non solamente la coscienza, ma la pre-coscienza di Daniel Prince. Percezioni e pensieri allo stato « larvale », si succedono senza un ordine preciso, mostrandosi direttamente al lettore, (apparentemente) senza intermediazione raziocinante. Dujardin ricorre quindi a frasi brevi « phrases très simples, très directes, aussi peu ‘construites’ […], de phrases réduites au minimum grammatical. » (n.4) [frasi molto semplici, molto dirette, poco ‘costruite’… delle frasi ridotte al minimum grammaticale] e a leit-motif wagneriani. Egli aveva, infatti, l’ambizione di trasporre in letteratura taluni elementi musicali (si ricorda che Dujardin è il fondatore della Revue Wagnérienne, 1885-88), quali i motivi e i leit-motif wagneriani. Il motivo wagneriano è un tema “senza sviluppo”, e corrisponde a « une phrase isolée qui comporte toujours une signification émotionnelle, mais qui n’est pas reliée logiquement à celles qui précèdent et à celles qui suivent » (n. 5) [« una frase isolata che contiene sempre un significato emotivo, ma che non è collegata logicamente alle precedenti e alle successive »]. Invece, i leit-motif ritornano col riaffiorare dell’emozione a cui sono associati. Il romanzo è inoltre scritto in una sorta di prosa-poesia, a tratti simbolista.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Les Lauriers sont coupés è stato pubblicato nei numeri maggio-agosto 1887 della Revue Indépendante, diretta dallo stesso Dujardin e nel 1888, in libro, dalla Librairie de la Revue Indépendante (Parigi). La seconda edizione, un pò modificata, risale al 1897 (edizioni Mercure de France). Queste prime edizioni non riscossero un grande successo, per quello si dovettero aspettare i riconoscimenti di James Joyce. Costui rivelò che Les Lauriers sont coupés fu la fonte ispiratrice della tecnica narrativa usata in Ulysses, e ciò risvegliò gran parte della critica. Nel 1925 viene così ripubblicata, dall’editore Albert Messein, una versione più fortunata (e modificata) dei Lauriers, contenente la prefazione di Valery Larbaud. (1) Édouard Dujardin in una lettera a Vittorio Pica: K. M. McKilligan, Édouard Dujardin: ‘Les Lauriers sont Coupés’ and the Interior Monologue, Leeds, University of Hull Publications, 1977, p. 90. (2) Téodor de Wyzéwa in : Vyzewska, Isabelle, La Revue Wagnérienne: Essai sur l’interprétation esthétique de Wagner en France, Paris, Librairie Académique Perrin Éditeur, 1934, p. 131. (3) Kathleen M. McKilligan, Édouard Dujardin: ‘Les Lauriers sont Coupés’ and the Interior Monologue, op. cit., p. 70. (4) É. Dujardin, Le Monologue Interieur: son apparition, ses origines, sa place dans l’œuvre de James Joyce. Paris, Editions Messein, 1931, p. 51-2. (5) Édouard Dujardin, Le Monologue Intérieur: son apparition, ses origines, sa place dans l’œuvre de James Joyce, Paris, Editions Messein, 1931, p. 55.
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Tratto parzialmente dalla tesina, che ho scritto di recente, LA NAISSANCE DU COURANT DE CONSCIENCE EN LITTÉRATURE : « LES LAURIERS SONT COUPÉS », consultabile al:
http://www.memoireonline.com/04/07/421/m_naissance-courant-de-conscience-litterature.html
Commenti
"Tecnica che Dujardin realizza rendendo vera protagonista del romanzo, non solamente la coscienza, ma la pre-coscienza di Daniel Prince. Percezioni e pensieri allo stato « larvale », si succedono senza un ordine preciso, mostrandosi direttamente al lettore, (apparentemente) senza intermediazione raziocinante."
> Grazie, Stefania. Molto interessante davvero. Questa segnalazione mi sembra eccezionalmente preziosa. Peraltro è del tutto inedita, da queste parti.
Due contributi - in questi mesi - e due chicche autentiche. Gran bel lavoro. Grazie;)
Grazie a te per il commento. Collaborare al progetto Lankelot è un vero piacere.
Hai notizie di edizioni italiane dell'opera? Mi rendo conto che la traduzione potrebbe rivelarsi particolarmente complessa, ma le tecniche che già in passato mi avevi segnalato mi interessano molto...
peraltro la frontiera del monologo interiore credo rimanga la meno esplorata in assoluto: il Novecento è stato secolo di illusioni e artifici. Grazie ancora;)
(al maestro di Joyce ho associato - Stephens - il suo gemello astrale. Filo rosso;) )
be' devo dire che non sapevo. grazie, interessante.
mi sembra poi di poter dire che la revue nacque quasi per sfogo. poco si parlava di musica, ma molto di umori, di suggestioni. beaudelaire fu forse il principe e il principio: a parigi non si poteva ascoltare wagner e circolavano riduzioni per pianoforte, clandestine, nei salotti. così, anche grazie a liszt, si seppe di questo rivoluzionario in musica -wagner- e rivoluzionario nella vita -amico di bakunin, per esempio, e forse più infervorato di lui.
così si ebbe il paradosso di una rivista intitolata ad un protagonista musicale che poco parlava di musica. quello che contava erano i simboli le suggestioni che il re di bayreuth aveva per vie indirettissime emanato
Sì, sembrerebbe ci sia un'edizione Einaudi (Torino, 1975).
Che parli o meno di Wagner, sarebbe proprio interessante leggere un numero della Revue Wagnérienne?
Grazie a Dujardin, si può far risalire al 1887 l?introduzione, in letteratura, del « flusso di coscienza ».
grazie, davvero interessante.
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"Queste prime edizioni non riscossero un grande successo, per quello si dovettero aspettare i riconoscimenti di James Joyce."
però è un po' triste questo fatto: Dujardin crea il flusso di coscienza, ma per avere un minimo di visibilità deve aspettare Joyce.
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Belli i richiami a Wagner e ai suoi leit-motiv. sarebbe bello che di questo musicista scrivesse Nevabop.
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Complimenti per questo lavoro, Stefania.
Ciao Marina, ti ringrazio.
Purtroppo, non solo si dovette aspettare Joyce, ma in un primo tempo la sua rivelazione non fu neanche creduta dalla critica (lo stesso Larbaud lesse Les Lauriers sont coupés solo dopo la seconda occasione in cui Joyce glielo consigliò). Alcuni insinuarono che Joyce stesse scherzando. Molti critici erano infatti ostili a Dujardin, non tanto per i suoi scritti, ma per le sue idee politiche. A quanto pare, era un germanofilo e forse anche qualcosa in più..
É una storia che si ripete, sai su quanti autori ho scoperto storie del genere, proprio grazie a questo sito, tra l'altro? Venivano cassati quasi d'ufficio per le loro appartenenze o simpatie politiche.
Quante cose ci sarebbero da correggere!
8. marina certamente lo farò. aspetto passino certe burrasche, non ho una gran concentrazione per ora.
:-)
Forza Marco! Pure io sto in discreta burrasca!
Asterios editore
inaugura la collana "UN TESTO PER DUE":
gioielli della letteratura con testo originale a fronte
E. Dujardin, I lauri senza fronde
Introduzione e traduzione di Alessandra Solito
Un piccolo capolavoro di Edouard Dujardin,
dalla straordinaria portata innovatrice,
con testo originale a fronte.
ISBN 978-88-95146-126
19,00 euro
191 pagine
Per informazioni e recensioni:
alessandra.solito@gmail.com
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[da dujardin a schnitzler]
[da dujardin a schnitzler] ecco qui "Il sottotenente Gustl": http://www.lankelot.eu/letteratura/schnitzler-arthur-il-sottotenente-gus... ne scrive Monna.