Il nome della rosa è il primo romanzo di Umberto Eco, pubblicato nel 1980 da uno scrittore-saggista ormai avvezzo al mestiere.
Il coraggio del tentativo viene, a detta dell’autore, da un semplice desiderio di inventare. Invenzioni che prendono vita su più piani, intercalando tematiche molto diverse, che spaziano dalla filosofia delle religioni al gusto per il giallo, passando per la storia medievale.
Il romanzo è carico di riferimenti dotti e di piccole arguzie, frequenti sono gli innesti letterari, le citazioni (addirittura Wittgenstein dice l’autore), i rimandi a personaggi noti e a caricature all’interno del testo.
Una simile messe di dati può spaventare; il lettore disattento si consolerà con la trama dell’opera avvincente e ben congegnata e con un ritmo narrativo che non ha nulla da invidiare al miglior Conan Doyle.
Il web abbonda di recensioni e riassunti dell’opera, di elenchi dei personaggi con dovizia di dettagli e corrispettivi storici.
In calce ho riportato i due articoli più rilevanti; i dati di editoria sono rubati a Wikipedia, ma il libro ha conosciuto grande successo e numerose pubblicazioni presso diverse case editrici.
La trama ripercorre i primi passi del noviziato del giovane Adso da Melk, benedettino, in visita presso un’abbazia italiana il cui nome e la precisa collocazione geografica sono sconosciute.
Le ragioni della visita sono delle più serie; la cristianità è scossa da correnti riformiste che spesso sfociano in eresia, vuoi per manifesta incompatibilità, vuoi per interessi politici in conflitto con la Santa avignonese Sede.
L’abbazia è stata designata luogo di incontro tra i francescani irrequieti e una delegazione pontificia, nella speranza di appianare divergenze sulle pretese di riforma iniziate da San Francesco e sfociate in una miriade di piccoli scismi e correnti eresiarche.
L’incontro è carico di implicazioni e nasconde molteplici interessi, sia religiosi che politici. A complicare la situazione alcune morti di chiara origine criminale, apparentemente collegate tra loro da oscuri legami, vengono ad oscurare la nomea dell’abbazia benedettina, discreditandone il ruolo di mediatore.
Adso da Melk, sotto l’egida del suo mentore Guglielmo da Baskerville, deve sbrogliare la matassa prima che la situazione precipiti.
L’intera vicenda sembra collegarsi inevitabilmente a doppio filo con la misteriosa biblioteca dell’abbazia, visitata di notte da inquietanti presenze e in cui libri perduti e pericolosi celano i propri segreti
Una insolita chiave di lettura potrebbe scaturire da un’analisi del rapporto proposto tra fides e ratio. Il libro è ambientato in un periodo storico che possiamo identificare come il ventennio 1300-1320, un periodo di poco precedente al grande umanesimo italiano e che ne rappresenta parzialmente l’innesco.
Eco ci ripropone uno dei grandi temi di scontro e di tensione, quello dell’evoluzione tra fides (fede) e ratio (ragione), che in quegli anni irrequieti andava inevitabilmente mutando natura.
Per il filosofo medioevale chiave di lettura della natura era la catalogazione, così come indicato dal Filosofo. La natura classificata e indicizzata per argomenti seguendo la ratio del dotto uomo di scienza era poi interiorizzata come sapere enciclopedico.
Qui si poneva anche il limite della ratio; il sapere cosa ci fosse, e in che modo potesse essere catalogato. Alla fides restava il compito di dare una ragione di essere alle cose, di decidere il come e perché delle categorie.
Ma la fine di un’epoca si avvicina e la ratio mangia spazio alla fides. Non è più sufficiente catalogare, occorre dedurre. Un metodo efficace non si limita a elencare lo scibile, ma come mostra bene Guglielmo da Baskerville è anche capace di costruire il mai visto e il mai letto.
Lo scontro conclusivo tra Adso e Guglielmo con il bibliotecario Jorge è esemplare
- Tu sei il diavolo – disse Guglielmo […]
- Io? Disse.
- Si ti hanno mentito. Il diavolo non è il principe della materia, il diavolo è l’arroganza dello spirito, la fede senza sorriso, la verità che non viene mai presa dal dubbio […](pg. 481)
Il dubbio è la parola cruciale. È la possibilità di dubitare della conoscenza (persino la conoscenza di Dio) e di sottomettere detto dubbio ad analisi, analisi che distingue il metodo del medioevale dal nascente metodo scientifico.
La possibilità di confutare una tesi, di sottometterla a giudizio comune e quindi di decidere se essa è giusta o sbagliata passa dalla fides, accettazione di un ordine divino, alla ratio, capacità della mente umana di indagare i principi ultimi della realtà.
La vittoria di Guglielmo è la vittoria di un metodo, una vittoria totale, che si esemplifica nella completa ricostruzione della verità attraverso l’osservazione e il metodo deduttivo:
- […] e ora cosa vuoi?
- Voglio vedere – disse Guglielmo – l’ultimo manoscritto del volume rilegato che raccoglie un testo arabo, uno siriano e una interpretazione della Coena Cypriani. […]Voglio vedere quella copia greca scritta su carta di panno, che allora era molto rara, e se ne fabbricava molta a Silos […] Voglio vedere il libro che tu hai sottratto laggiù, dopo averlo letto, perché non volevi che altri lo leggesse, […] Voglio vedere il secondo libro della Poetica di Aristotele […] (pg. 470)
E di metodo deduttivo Eco ci da un altro assaggio poco oltre (pg. 471) quando Guglielmo legge un pezzo ricostruito della Poetica di Aristotele. Un libro reinventato grazie a letture e studi approfonditi, dedotto da una profonda conoscenza di stili, contenuti, lessico e interessi del Filosofo.
La storia ci racconta di una vittoria su tutti i fronti della ratio, vittoria che non risolverà mai il conflitto, preferendo spostarlo su altri fronti, quello tra il perché e il come dei meccanismi causali, ad esempio.
Il conflitto non è solo curiosità medievale; ce lo ripropongono periodicamente i ritorni a pensieri vicini a quello di Jorge. Pensiamo ai modernissimi disegni intelligenti, una maschera dietro la quale celare la fides come ragione fondante di un metodo di spiegazione del reale - l’evoluzione in questo caso - che spinge la ratio al mero ruolo di catalogare ciò che avviene, senza più chiedersi le ragioni dei suoi meccanismi.
Ma potremmo vedere anche un ritorno spontaneo della ratio a più modeste pretese in alcune correnti positiviste, che davanti alle difficoltà della nuova frontiera indietreggiano e rifiutano ogni rapporto con il reale, senza per altro fare alcun ricorso alla fides, e lasciando uno spazio vuoto e deserto nel mezzo.
A Eco va il merito di un grande libro, che sa interrogare su più fronti il lettore moderno, proponendo un dibattito che ha a più riprese incendiato l’Europa.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Eco Umberto, narratore saggista e filosofo, (Alessandria 5 gennaio 1932, vivente), insegna a Bologna.
Il nome della rosa, recensito a partire dall’edizione Euroclub, 1987, prima edizione Bompiani 1980.
Approfondimento in rete:
Thomas Mueller, agosto 2007
Commenti
Ave Thomas! Che bella sorpresa.
Momento che sistemo qualche dettaglio e includo l'archivio-Eco.
direi che offri un punto di vista diverso sul romanzo di Eco, che, molti anni fa, appena era uscito, lessi con vero piacere. All'epoca venni catturata dalla vicenda e dalla ricostruzione dell'ambiente e della mentalità medievale.
mi affascinavano la misteriosa biblioteca, il sapere ivi contenuto, la presentazione degli eretici, non avevo pensato a queste considerazioni che fai tu. Aggiungerei che Eco è un abile e furbo narratore e ha realizzato un romanzo davvero assai sfaccettato.
Scrivi:
"pubblicato nel 1980 da uno scrittore-saggista ormai avvezzo al mestiere."
Scrive Laura Lilli:
"Vent'anni fa era "Il nome della rosa", il primo e imprevisto romanzo di uno studioso. Forse l'unico, pensarono in molti, esterrefatti. Lui stesso ne era sorpreso. "Mi è scappato di farlo tutto lì", mi disse allora".
http://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/baudolino/baudolino/baud...
A proposito. Mi è appena tornata in mente la questione "opera prima" di Umberto Eco. Ricordo che nella mia tesi non venni autorizzato a parlare di opera prima, preferendo una formula più neutra, perché...
http://www.umbertoeco.it/CV/Edited%20Books%20with%20other%20authors.pdf
Spiego...
Carmi Eugenio - Eco Umberto, I tre cosmonauti-La bomba e il generale, Lit. 35000, "Ragazzi", Bompiani (ISBN: 88-452-0412-X)
http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_carmi+eugenio-carmi+eug...
è formalmente la prima avventura narrativa di Eco. Favole, poi illustrate. Non ho mai avuto il libro, non so dire altro. Quindi questo è il primo romanzo, ma non la prima scrittura fiction di UE. Chicca, eh?
"i dati di editoria sono rubati a wikipedia, ma il libro ha conosciuto grande successo e numerose pubblicazioni presso diverse case editrici."
> Considerando certi dati come fondamentali, tecnicamente non hai rubato affatto; ti sei documentato, è diverso. Scrivendo critica devi consultare nominare le fonti, è nelle regole del gioco.
Aldo da Melk > temo sia "Adso". Classico dramma da correttore word. Correggo
"ma come mostra bene Guglielmo da Basckerville è anche capace di costruire il mai visto e il mai letto".
> Bask
"Pensiamo ai modernissimi disegni intelligenti, una maschera dietro la quale celare la fides come ragione fondante di un metodo di spiegazione del reale - l?evoluzione in questo caso - che spinge la ratio al mero ruolo di catalogare ciò che avviene, senza più chiedersi le ragioni dei suoi meccanismi."
> Direi che sul reale significato e sulla definizione di "disegno intelligente" molti di noi abbiano bisogno di esempi e chiarimenti. Te ne saremo grati.
Grazie per l'articolo. Qual è stato il tuo impatto con "Il pendolo", in considerazione delle tue riflessioni sul rapporto tra fides et ratio?
Quando parlo di opera prima di un autore gia avvezzo al mestiere mi inchino alla fonte wikipedia che dice appunto "opera prima", ma storco il naso. Come debuttante Eco non è credibile, è troppo abile, consumato e furbo, c'è assoluta coscienza e consapevolezza nella sua scrittura.
Delle opere eventuali scritte prima non sapevo nulla. Ottima segnalazione.
Non ho mai letto il pendolo, non oltre le prime cinquanta pagine. Forse l'età non era quella giusta, ma lo avevo trovato molto pesante, privo di quel fascino che l'intrigo e l'ambientazione storica avevano dato a "Il nome della rosa".
Di Eco non ho più letto altro, tranne qualche racconto leggero e scherzoso. Nel tempo ho attaccato "l'isola", lasciandola cadere a poche pagine dall'inizio; mi resta la curiosità di Baudolino, che cercherò di colmare prima o poi.
Sul disegno intelligente, avevo postato un articolo compreso di definizione e discussione l'anno scorso;
http://www.lankelot.eu/?p=1167
questa idea mi è venuta rimuginando su una lettura fatta di recente su fides et ratio; ho letto il nome della rosa almeno una diecina di volte, l'ultima un paio di mesi fa, e mi è passata per la testa questa tesi.
Bene, tutto chiaro. E grazie molte.
Notevole interpretazione
copertina+archivio UE!
copertina+archivio UE!
[nome della rosa] ha destato
[nome della rosa] ha destato stupore il giudizio di Ken Follett, intervistato l’altro ieri dal Tg1 in occasione dell’uscita per Mondadori de La caduta dei giganti, su Umberto Eco: «Mi hanno paragonato a Umberto Eco? Un parallelo nato dal Nome della rosa, romanzo ambientato nel Medioevo, che ha un lungo pezzo centrale molto descrittivo e noioso. Io invece cerco di evitare di annoiare mortalmente i lettori. A Eco preferisco Dan Brown». E voilà. Sistemato l’unico bestseller italiano capace di conquistare il mercato mondiale negli ultimi decenni
FONTE: GIORNALE http://www.ilgiornale.it/cultura/colpi_bassi/25-09-2010/articolo-id=4757...
[follett] l'ho sentita anche
[follett] l'ho sentita anche io, e ho riso molto :)
[follett] beh, siamo tutti
[follett] beh, siamo tutti d'accordo: Follett è un po' un coglione. Come si fa a paragonare Eco a Dan Brown?:)))
(Follet-Eco) Mai amato Ken
(Follet-Eco) Mai amato Ken Follett, anche se in molti mi hanno consigliato "I pilastri della terra", parlandomene entusiasticamente. C'è da dire però che quando dice che "Il nome della rosa "è di una noia mortale non posso dargli torto. La famosa descrizione cui allude (se non ricordo male 40 pagine sulla descrizione di un portale) stenderebbe chiunque al suolo ah ah ah. Ad ogni modo, romanzo sopravvalutatissimo nel suo complesso. Di Eco molto più interessante è "Il pendolo di Foucault", nonostante il pessimo finale.
[Follett-Eco] Chissà cosa ne
[Follett-Eco] Chissà cosa ne dirà mio padre. Il nome della rosa è uno dei romanzi che più ama, così come Il pendolo e I pilastri della terra (l'unico di Follett che gli piace) Da "I pilastri della terra" mi sa che faranno una sorta di telefilm o qualcosa del genere (o l'hanno già fatto e verrà trasmesso fra non molto)
(Pilastri della terra) Si, su
(Pilastri della terra) Si, su Sky a breve lo faranno. Infatti mi sa che passo direttamente per il telefilm;)
[Eco] qualcuno ha letto il
[Eco] qualcuno ha letto il neo pubblicato "Il cimitero di Praga"? Io lo sto attaccando ed è veramente notevole...
[eco, praga] non ancora,
[eco, praga] non ancora, thomas. Sarai tu il primo a scriverne su Lanke, mi sa...
[eco] Ho appena finito Il
[eco] Ho appena finito Il cimitero di Praga. Romanzo meraviglioso.Eco ci regala un intreccio degno di un grande classico.E molto altro ancora.
[eco] aspetto di leggere le
[eco] aspetto di leggere le vostre prime recensioni, ragazzi:)