Duras Marguerite

L'amore

Autore: 
Duras Marguerite
Pubblicato nel 1971, L’amore chiude un cerchio narrativo che aveva visto la luce con uno dei romanzi più famosi di Marguerite Duras, Il rapimento di Lol V. Stein (1964), nel quale l’adesione al nouveau roman proponeva una sperimentazione narrativa già avviata alla fine degli anni Cinquanta con Moderato cantabile e proseguita nelle opere successive, portata tuttavia qui al parossismo, all’estremo,  quasi all’indecifrabile.
Tre personaggi senza nome, senza identità, si muovono sullo sfondo scenico di una spiaggia: una donna, un uomo che cammina, un viaggiatore. Poche altre figure che – alla stregua di comparse – servono solo di contorno a una scena già sfocata.
Le frasi che i tre si scambiano sono apparentemente figlie della follia, dell’incomunicabilità: il tempo, il mare, gli stati d’animo. Tutto si mescola e si confonde: le storie inesistenti, le frasi spezzate (sconnesse), i volti, tutto va e ritorna, come l’acqua sulla sabbia nell’eterno movimento delle maree.
Decontestaulizzato, questo lungo racconto lascia echi di angoscia incomprensibile.
Intervistata sulla difficoltà di interpretazione del nuovo romanzo, Marguerite Duras disse:
“Si potrebbe dire che questo testo è pura idiozia. Ho smesso di capire quello che sto scrivendo. Quando una certa musica è presente, so che il testo progredisce. Quando la musica si ferma, mi fermo. Quando ricomincia, ricomincio anch’io…” [dalla postfazione di Angelo Morino]
Piano piano la donna e il viaggiatore, i due personaggi principali, cominciano però a svelare la loro vera natura: ma occorre ricordare, fare memoria di un passato da cui si cerca invano di fuggire.
A S. Tahla, località marittima forse atlantica, una ragazza si prepara a salutare l'estate in una sala da ballo:  diciannove anni, bella e innamorata, Lol Valerie Stein non sa che quella serata segnerà indelebilmente la sua vita. Il suo fidanzato, Michael Richardson, viene infatti portato via al termine della notte di danze da un'affascinante giovane donna, Anne-Marie Stretter, che entra nella sala da ballo e nella vita dei protagonisti con feroce rapidità. Il rapimento di Lol V. Stein (1964), considerato uno dei capolavori di M. Duras, fornisce all’Autrice materiale per sviluppare altre storie, intrecciare incontri, concretizzare incubi personali: una Lol mai guarita dalle ferite di un amore e di un tempo rubati e impossibili da richiamare, porterà via a sua volta l’uomo a un’amica; ritroveremo Anne-Marie Stretter infelice sposa del console francese a Calcutta nel romanzo Il viceconsole (1966) e finalmente cominciamo a comprendere chi siano le figure irragionevoli e agitate della spiaggia di S. Thala (dove lo spostamento della consonante muta h è indice ulteriore di modificazione esistenziale).
La donna che sonnecchia sulla rena calda e che la notte scompare è proprio Lol, caduta nell’abisso di una follia che non lascia spazi di speranza al viaggiatore, ormai chiaramente identificabile con Michael Richardson. L’Autrice immagina che, terminata la storia con Anne-Marie Stretter, egli si sia fatto una famiglia: eppure la presenza di una boccetta di pastiglie nella sua camera d’albergo e la lucida consapevolezza della protagonista femminile (“Sei venuto qui per ucciderti”) sul possibile destino dell’antico fidanzato, ci parlano di un’infelicità tragica, interrotta solo dal ritrovamento fortunoso di Lol V. Stein.
L’amore, appunto.
 
Angelo Morino nella postfazione esamina con cura filologica tutte le chiavi di lettura di uno dei romanzi certamente più difficili della Duras, “testo che in ultima istanza – elude troppo serrati concatenamenti … che richiede una lettura immersa oltre la superficie del senso… che vive dell’usura ultima di personaggi altrove ritratti in vita, ora svuotati di nome… “.
Riappaiono la sala da ballo, l’amica Tatiana Karl cui Lol V. Stein aveva "rapito"  l’amante (ricambiando al Destino il furto commesso ai suoi danni molto tempo prima), la famiglia stupita e impotente di Michael, la casa dove anticamente abitava Lol. Ma non vi sono nomi, neppure indicazioni precise, non cambia il registro narrativo, tutto è volutamente confuso, e come spesso nel nuovo romanzo francese, ciò che muta è il punto di vista dal quale le vicende sono guardate. E vissute. Sta al lettore decidere a quale versione sentirsi più vicino, a quale ottica aderire: qui più che in tutte le altre opere della Duras, dove le chiavi di lettura sono solitamente molto chiare. Ne L’Amore invece, volutamente (penso: a Robbe-Grillet de La gelosia in cui questo continuo spostamento del punto di vista diventa quasi paradigmatico), viene lasciato silenzioso ogni nome, scomposto ogni riferimento, smembrato ogni dialogo.
 
Si costruisce sul mare un grande quadrilatero di luce bianca.
Lei tende la mano:
-         La luce, là.
Lui non sente. Domanda:
-         Su cosa piangi?
-         Sull’insieme.
 
Lui vede che la sabbia, sotto i suoi occhi, si rischiara. Solleva la testa, scorge la luce sul mare.
Ritorna alla sabbia.
-         Piangi sull’incendio?
-         No, sull’insieme.
 [p. 62-63]
 
E’ abbastanza evidente un’altra evoluzione stilistica della Duras, impegnata in questi anni come regista: spesso le opere somigliano a sceneggiature cinematografiche (quando in qualche modo non sia chiaro che esse nascono anche per quella finalità). L’occhio non può fare a meno di inquadrare particolari fisici anche apparentemente insignificanti, coni di luce e giochi di ombre, espressioni, movimenti. Allo stesso tempo e con identica modalità l’ipotetica macchina da presa vorrebbe scandagliare l’anima, fissare sensazioni, paure, follie.
Ed è proprio un romanzo della follia, questo, impersonata dal terzo personaggio, l'uomo che senza motivo alcuno cammina da un lato all’altro della spiaggia, accompagna Lol, ne veglia il sonno, attende con lei l’arrivo quotidiano alla spiaggia di Michael.
Follia di gesti, parole e percorsi, interruzione volontaria della ragione, opposizione “cosciente” al dolore inestinguibile di una vita frantumata dagli eventi. Duras parlerà anche di “equilibrio dello squilibrio” per spiegare questa esistenza assurda: “Tutti, si può dire, sono dei resti – quello che gli altri chiamerebbero dei resti.” [dalla postfazione].
Resto è ciò che rimane da vivere ai protagonisti, nel bene nel male, nelle misteriose gravidanze di Lol, nell’abbandono della propria famiglia da parte di Michael, nella città di S. Thala che ingoia vite e brucia se stessa.
Forse, ci dice sottovoce l’Autrice, resto è anche l’amore.
L’amore.
 
Lei dorme.
Lui prende un po’ di sabbia, gliela versa sul corpo.
Lei respira, la sabbia si muove, scorre via. Lui ne riprende, ricomincia. La sabbia scorre via ancora. Lui ne riprende ancora, la versa ancora. Si ferma
 
      -   Amore.
 
Gli occhi si aprono, guardano senza vedere, senza riconoscere nulla, poi si chiudono, ritornano al buio.
[p. 77]
 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
  
Marguerite Donnadieu, alias Marguerite Duras (Gia Dinh, Vietnam 1914 – Paris, France 1996), scrittrice francese.
 
Marguerite Duras, “L’amore”, Mondadori Milano 1995.
Traduzione e postfazione di Angelo Morino
Titolo originale: L’amour
 
Opere pubblicate in italiano di M. Duras: “Il pomeriggio del signor Andesmas” (1962) “L’amante” (1985), "Il dolore" (1985),  “Moderato cantabile” (1986), “Suzanna Andler” (1986), “Il viceconsole” (1986), “Testi segreti” (1987), “Occhi blu capelli neri” (1987), “La vita materiale” (1988), “Emily L.” (1988), “Il rapimento di Lol V. Stein” (1989), “Giornate intere fra gli alberi” (1989), “La pioggia d’estate” (1990), “Il marinaio di Gibilterra” (1991), “L’amante della Cina del Nord” (1992), “Yann Andrea Steiner” (1993), “La nave Night” (1993), “Scrivere” (1994), “L’amore” (1994), “Estate ’80” (1994), “La vita tranquilla” (1996), “Il mare scritto” (1996), “Agatha” (1997), “Storie d’amore estremo” (1997), “Il nero atlantico” (1999), “C’est tout” (2002). “Distruggere, lei disse” (s.d.),
 
 
 
MARGUERITE DURAS SU LANKELOT
 
 
Ilde Menis, febbraio 2008
 
ISBN/EAN: 
8804394455

Commenti

Cresce l'archivio Duras...

ave Ilde. Intanto saluto e ringrazio a nome di tutti per la nuova condivisione. Ho aggiunto i tag "letteratura" e "letteratura francese". a presto per i commenti!

"Ne L?Amore invece, volutamente (penso: a Robbe-Grillet de La gelosia in cui questo continuo spostamento del punto di vista diventa quasi paradigmatico), viene lasciato silenzioso ogni nome, scomposto ogni riferimento, smembrato ogni dialogo".

> Intervengo per caldeggiare articoli e schede dedicate a Robbe-Grillet. Che ne dici?

"Ed è proprio un romanzo della follia, questo, impersonata dal terzo personaggio, l?uomo che senza motivo alcuno cammina da un lato all?altro della spiaggia, accompagna Lol, ne veglia il sonno, attende con lei l?arrivo quotidiano alla spiaggia di Michael."

> Decisamente onirico.

(mi spiace non poter intervenire con cognizione di causa. L'articolo è chiaro, analitico e ricco di richiami. Grazie).

Guarda, un romanzo molto difficile, molto "nouveau", utile a chi abbia letto Lol Van Stein e il Viceconsole, ma quasi sconsigliabile a tutti gli altri, amanti della Duras compresi :))

Robbe-Grillet? Ci si potrebbe fare un pensierino...

Che bello quel libro Ilde e come sono felice che Tu ne abbia porposto la recensione. A me è piaciuto moltissimo anche se per onestà intellettuale devo confessare di averrlo letto in un momento molto particolare del mio percorso esistenziale.

La Tua recensione mi ha restituito quelle emozioni, quell'atmosfera, un'onda rigonfia di suggestione benché dolorosa.

Grazie di cuore e complimenti per la maniera coinvolgente con cui hai saputo proporcelo.

Gian Paolo Grattarola

Ringrazio per l'apprezzamento del "recupero": a me L'amore ha permesso di scoprire Lol Van Stein, che forse mi è piaciuto un po' di più. Ho riletto da poco Occhi blu capelli neri che offre suggestioni straordinariamente vicine a L'amore. Ed è vero, Gian Paolo, la Duras si capisce davvero solo in certi contesti esistenziali. Per questo a Sabrina in un commento rispondevo che credo di essere stata fortunata ad averla scoperta piuttosto tardi...
Grazie per la condivisione!

Eccomi qui anch'io. Devo ammettere che questo libro lo ricordo meno di altri (proverò a recuperarlo, in biblioteca perchè purtroppo non ce l'ho e sulle librerie, già sappiamo...:-/). Occhi blu capelli neri invece ce l'ho bene impresso (quel rumore del mare, sempre)e sto ri-leggendo ora Emily L.
Poi conto di ritornare anch'io sul rapimento di Lol. (che in Emily L la Duras immagina invecchiata e impazzita, truccata come una puttana, "diventata cinese" anche).
Torno a dire che il tornare e ritornare sugli stessi personaggi cercando altre verità, o confondendo verità e finzione letteraria al punto da non poterle più distinguere, è assieme una forza e un limite di Duras. Bisogna leggere tutto o quasi, per capire questo meraviglioso, folle, visionario e lucidissimo "tutto".
(e di certo rileggere, a distanza di anni, e trovare altro, come una miniera che non si esaurisce mai)