Qual è il confine tra accadimenti e memoria? Quanto tempo occorre a sdoganare i ricordi, a svestirli dell'abito di necessità, di inevitabilità, di "così o niente" che essi tessono attorno al cuore e all'esistenza?
Marguerite Duras (1914-1996), una delle voci a mio parere più evocative e ricche della narrativa femminile francese contemporanea, guarda attraverso il caleidoscopio capovolto del tempo la propria adolescenza, forse nel tentativo inconscio di misurarne i fatti per spiegare prima di tutto a se stessa la propria vita e lo fa riscrivendo, a distanza di qualche anno, una vicenda dal profondo significato per una ragazzina cresciuta nella colonia francese d'Indocina, già narrata ne L'amante, pubblicato nel 1984.
La prima stesura ha sguardi meno teneri: i fatti vengono raccontati con flash fotografici netti. Si parla anche di altro, ad esempio di come quello che è accaduto ha poi influenzato il presente, si racconta di personaggi e fatti storici, quasi a creare una cornice di giustificazioni. E' un percorso a ritroso dentro se stessi. A qualche anno di distanza ritroviamo una Duras addolcita nei confronti della giovane donna che è stata e della sua storia d'amore, che nel primo romanzo sembrava (o voleva sembrare) a senso unico (non il suo). Le stesse persone e quelle di cui aveva taciuto sembrano ora meritevoli di perdono, di comprensione e di indulgenza. Perché quegli stessi sentimenti buoni, ora, è possibile rivolgerli anche a se stessi.
La rivisitazione dello stesso tema scaturisce dalla scomparsa del protagonista di quel fatto. Forse perché la morte chiude il cerchio dell'esistenza ma pretende, in cambio, per poter fare il suo mestiere, che ogni cosa sia compiuta.
L’Autrice allora riattraversa il Pacifico sul piroscafo dei ricordi e ripercorre le strade della cittadina indocinese dove si era svolta la breve storia d’amore fra un ricco cinese del Nord e una ragazzina bianca ancora minorenne, figlia di quei colonizzatori francesi legati per forza o disperazione a un mondo di acqua, riso e monsoni totalmente privo di industrializzazione e scisso tra una burocrazia indolente e i dorati salotti dei nuovi padroni benestanti da un lato e la povertà della popolazione locale, condivisa da molti coloni, privati proprio dal loro Stato delle terre (è il caso della famiglia dell'Autrice che ne scriverà spesso) dall'altro.
L'incontro con il trentenne cinese è per la fanciulla un inatteso raggio di sole nel cielo grigio di un'esistenza dominata dalla paura: una madre fragile e sola, incapace di sottrarsi alle violenze che il figlio maggiore impone a tutta la famiglia e un fratellino timido e spaurito, del tutto inadeguato al mondo che lo circonda, sono la famiglia e l'unico mondo possibile della bambina (così Duras chiama l'adolescente protagonista), avida di esperienze, innocentemente curiosa della vita degli adulti, ignara del vestito di menzogna che essi indossano per sopravvivere.
L'iniziazione all'amore, alla passione e alla sofferenza del cuore coinvolge entrambi i protagonisti, benché su piani diversi. I due amanti mescolano alle notti bianche dei loro incontri giornate di nulla: un'esistenza indolente quella del giovane ricco, incaricato dal padre solo di arrivare all'età in cui prenderà il suo posto nelle proprietà familiari, secondo antiche e indistruttibili tradizioni che comprendono una moglie già scelta e una vita già impostata; giornate di miseria materiale e morale quelle della bambina, sballottata tra il liceo dove è stata accolta quasi per carità e la casa materna perennemente in balia della povertà e del degrado, dove anche solo per mangiare si vendono cose e (quantomeno il tentativo c'è) persone. La carità dei ricchi perde qualsiasi forma di pudore, perché alla sfacciataggine della miseria non è possibile contrapporre alcun contegno e l'unico intermediario tra la famiglia bianca alla fame e il ricco cinese è un servo attento e silenzioso, figura solo apparentemente tenuta ai bordi della storia e della vita dei protagonisti, in realtà vero amico e fratello della disperazione dei coloni impoveriti e metafora di un mondo impietoso verso figli e figliastri.
La macchina da presa immaginaria attraverso cui la Duras inquadra con la tenerezza della memoria una stagione di ricordi dolci e dolorosissimi si traduce sulla carta in prosa breve, essenziale, spezzata, una sorta di respiro interrotto dall'asfissia dei sentimenti impossibili.
La bambina che gioca a fare l’adulta con un amore di cui, nonostante l’età, comprende il limite (dato dalle tradizioni, dal pregiudizio, dalle differenze sociali e razziali), accetta l’inevitabile destino di separazione. Il dolore per la perdita dell’amato si confonde, nel ritorno in Francia con la famiglia, con quello per l’abbandono dell’unico mondo a lei caro e noto: l’amante della Cina del Nord non dimenticherà e non verrà dimenticato e il passato, concluso il proprio ciclo, può finalmente parlare senza turbare il cuore.
E poi tacciono. E poi si guardano. E poi lei lo stringe a sé. Lui chiede: cosa fai? “Ti guardo”. A lungo lo guarda. Poi dice che un giorno dovrà raccontare alla moglie quello che è successo, tra me e te, dice, tra suo marito e la ragazzina della scuola di Sadec. Tutto dovrà raccontare, la felicità e la sofferenza, la disperazione e l’allegria. … Il Cinese aveva chiesto perché a sua moglie? Perché a lei e non ad altri? Lei aveva detto: perché lei, con il suo dolore capirà la storia. Lui aveva chiesto ancora “E se non c’è dolore?” “Allora tutto verrà dimenticato”. [p. 166]
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Marguerite Donnadieu, alias Marguerite Duras (Gia Dinh, Vietnam 1914 – Paris, France 1996), scrittrice francese.
Marguerite Duras, “L’amante della Cina del Nord”, Feltrinelli Milano 2004.
Traduzione dal francese di Leonella Prato Caruso.
Titolo originale: L’amant de la Chine du Nord .
Opere pubblicate in italiano di M. Duras: “Il pomeriggio del signor Andesmas” (1962) “
L’amante” (1985), "
Il dolore" (1985), “Moderato cantabile” (1986), “Suzanna Andler” (1986), “Il viceconsole” (1986), “Testi segreti” (1987), “Occhi blu capelli neri” (1987), “La vita materiale” (1988), “Emily L.” (1988), “Il rapimento di Lol V. Stein” (1989), “Giornate intere fra gli alberi” (1989), “La pioggia d’estate” (1990), “Il marinaio di Gibilterra” (1991), “L’amante della Cina del Nord” (1992), “Yann Andrea Steiner” (1993), “La nave Night” (1993), “Scrivere” (1994), “L’amore” (1994), “Estate ’80” (1994), “La vita tranquilla” (1996), “Il mare scritto” (1996), “Agatha” (1997), “Storie d’amore estremo” (1997), “Il nero atlantico” (1999), “C’est tout” (2002). “Distruggere, lei disse” (s.d.),
Commenti
Et voilà, vi avevo avvertito... scriverò ancora di questa Signora. A piccole dosi, s'intende :))
Me la stai insegnando tu, la poetica della Duras. Assieme al vecio pezzo del Venturi. Grazie:).
Ti suggerisco qualche sottofondo adatto, evocato dalla lettura delle tue pagine.
Rachel's, "The Sea and The Bells".
Rachel's, "Selenography".
Vado alla cieca. Ti piaceranno.
oh, grazie: buio pesto quanto a conoscenza musicale. Rimedierò. Quanto al vecio pezzo: senz'altro buono, ma negli anni ho maturato una mia opinione e prima o dopo ci darò una spolverata (leggi: scriverò sullo stesso pezzo).
"A qualche anno di distanza ritroviamo una Duras addolcita nei confronti della giovane donna che è stata e della sua storia d?amore, che nel primo romanzo sembrava (o voleva sembrare) a senso unico (non il suo). Le stesse persone e quelle di cui aveva taciuto sembrano ora meritevoli di perdono, di comprensione e di indulgenza. Perché quegli stessi sentimenti buoni, ora, è possibile rivolgerli anche a se stessi."
Come a dire: a distanza di tanto tempo si fa la pace anche col passato. L'ultima frase è particolarmente degna di nota e di memoria secondo me.
ottima presentazione di questa scrittrice: a prima impressione sembra una che ama ritornare parecchio su se stessa, approfondire o rivisitare alcune sue tematiche, o sbaglio?
Il perdono esige tempo, così come spesso il ricordo esige dolore.
5. Sì e no. Io ho scelto di recensire i romanzi in assoluto più autobiografici di M. Duras. Ma ci sono cose totalmente diverse (al di là che il nouveau roman - stilisticamente parlando - pervade molti scritti). Vedrai :))
Poi come quasi tutti gli autori, anche lei "visita" temi che le sono più familiari di altri.
Grazie a tutti.
copertina+archivio MD!
copertina+archivio MD!