Tremano quasi le mani quando si è giunti all’ultima pagina del racconto lungo “Voci dalla luna” di Andre Dubus, pubblicato nel 1984 e portato oggi in Italia dalla casa editrice Mattioli 1885 con la traduzione di Nicola Manuppelli, dopo che la stessa casa editrice aveva già pubblicato l’incantevole “Non abitiamo più qui”.
Tremano le mani tanto è la bellezza e la perfezione di quanto appena letto, poco più di cento pagine pressoché perfette. Non una pagina in più e non una in meno. Ma soprattutto non una parola in più. È la prova di un maestro della short stories, erede di Checov e Hemingway, uno scrittore allievo e amico di Richard Yates, un insegnante di letteratura che ha lasciato più di un insegnamento in chi ha avuto la fortuna di essere un suo studente e un suo amico. Uno scrittore, che da quanto si legge nella prefazione di Nicola Manuppelli, non si è mai piegato alle logiche del mondo editoriale, sfidando le chiusure di coloro che ritenevano impubblicabile un racconto lungo e continuando ad andare avanti per la propria strada. Uno scrittore di razza insomma, che non si piega alle offerte in denaro, che non cede alle lusinghe del successo.
Andre Dubus è un autore a mio avviso etichettato in maniera riduttiva (e forse anche un po’ denigratoria) come “scrittore per scrittori” quando invece si dovrebbe solo parlare e scrivere di lui più semplicemente l’autore ideale per coloro che amano la letteratura, al di là di gusti e sensibilità personali, poi certo si potrebbe aggiungere che un aspirante scrittore avrebbe solo da imparare leggendo le sue pagine. E quale sarebbe il primo insegnamento che ne ricaverebbe un aspirante scrittore? Sicuramente l’attenzione allo stile, alla singola parola, alla costruzione delle frasi. Imparerebbe a costruirsi un proprio stile, a sforzarsi di scrivere e rileggere con spietatezza qualunque scritto, a saper dosare i propri istinti, il proprio desiderio di dire, solo dire, senza mai interrogarsi sul come dirlo, sul come avvicinare una parola all’altra. Un aspirante scrittore avrebbe la fortuna di imparare che un duro lavoro sullo stile permette di affrontare argomenti troppo facilmente bollati come banali ma sempre evitando la via più semplice. Imparerebbe che raccontare una storia familiare offre ancora oggi infinite possibilità di sviluppo, basta solo fermarsi ad ascoltare, ad osservare ciò che ci circonda, con tutte le sfumature che un evento possiede.
Ed arriviamo così alla bellezza di questo libro proprio dalla costruzione di un evento: nelle prime pagine assistiamo al dramma di un dodicenne, Richie, che una notte, sdraiato nel letto di casa, ha ascoltato una conservazione fra suo fratello Larry e il padre, Greg. Il padre annuncia al figlio di voler sposare la sua ex moglie, Brenda. Un annuncio del genere farebbe subito scattare la descrizione di una storia torbida, malsana. Quale padre potrebbe sposare l’ex moglie del figlio? Normalmente assisteremmo a una lite furiosa, ad un dramma inenarrabile. Ad una costante atmosfera da urlo.
Dubus invece sceglie la strada meno percorsa, quella più ardua e mentre noi ci aspettiamo il dramma, ecco che invece seguiamo il figlio più piccolo che quella mattina, come tutte le altre mattine da quando ha scoperto che la sua vocazione è diventare prete, va in Chiesa per assistere alla messa. Lo seguiamo mentre interroga il prete sulle regole di comportamento da tenere, sulle implicazioni morali della scelta del padre e poi lo vediamo tornare sui propri passi ed incontrare una ragazzina, Melissa, probabilmente innamorata di lui, che prendendo occasione per una passeggiata col cane, fuma di nascosto. Fra loro due si innesca una discussione delicatissima, perfetta per come restituisce al lettore tutti i dubbi, i piccoli gesti di un amore che sta per sbocciare.
Ed ecco che allora abbiamo il fatto attorno a cui ruota tutta la vicenda del libro, un padre che sposerà una giovane donna, ed intorno a questo fatto, Dubus dispiega la descrizione corale, in 24 ore e cento pagine, di come la famiglia vivrà questa scelta. Una scelta fatta di incontri e storie raccontata, in brevi capitoli, seguendo ciascun protagonista: Greg, impresario di gelati, con i suoi turbamenti e la sua sincera volontà di iniziare una nuova vita con una donna che sembra promettergli un nuovo futuro; Larry, il figlio rimasto solo, un ballerino incapace ogni volta di prendere una scelta; Brenda, la futura sposa, una ragazza con un passato torbido, che vive la difficile situazione di essere una donna innamorato di un uomo più maturo; Joan, l’ex moglie di Greg, che ha lasciato casa e che in una splendida conversazione con Larry illuminerà il racconto di una pace e di una accettazione della vita che ha poco a che fare col cinismo a cui tutti, più on meno inconsapevolmente, ci abbeveriamo; Carol, la figlia maggiore, che, ricevuta la notizia del futuro matrimonio, inscena una danza affettuosa col padre.
Accettare la vita ma cercando di capirla e andando avanti, come sussurra Joan a Larry. Comprenderla per poter andare avanti.
Dubus ci accompagna nel tepore di un mondo che apparirà forse irreale ma che invece è così reale se solo fossimo in grado di aprire per una benedetta volta il nostro sguardo verso tutto il mondo che circonda, che è molto più complesso e variegato di quanto invece siamo abituati ad ascoltare e raccontare.
La chiusura finale di questo lungo racconto è di una bellezza quasi mostruosa e gioca tutto in divenire, su un futuro non scritto, quello di un ragazzino, Richie, che ha davanti a sé tutta una vita da vivere, con i suoi dolori e le sue gioie ma dove tutto è ancora da scrivere.
Ci sono due momenti particolarmente intensi in “Voci dalla luna”: uno è proprio il movimento finale, con il secondo incontro fra Richie Melissa, con quell’intrecciarsi di mani, con questo ragazzo votato a Dio che improvvisamente scopre un nuovo tipo di amore impersonato da questa ragazza bellissima e dolcissima; il secondo momento davvero intenso è quello che si compie fra Larry e Brenda con Larry ancora innamorato che posa la sua testa in grembo all’ex moglie e l’ex moglie che cerca di consolarlo, che non lo butta fuori di casa ma che assiste a quel dolore, cercando di comprenderlo per poterlo superare. Tutto questo senza che l’autore appaia mai una volta mieloso, ridondante o eccessivamente romantico.
“Si alzò. Girò intorno al tavolino. Si mise in ginocchio, girando con entrambe le braccia la sedia di lei, il corpo di lei, perché lo guardasse in faccia emettendo il proprio viso nel grembo di Brenda con le mani di lei che si muovevano tra i capelli di lui. Il grembo di lui erano i pantaloncini di cotone e la carne soda delle grandi e forti cosce. Lui ci premette contro il viso. “Ti prego, Brenda,” disse. “Ti prego.” “Non succederà mai,” lo rassicurò lei. E quando lui fece per sollevarsi, gli tenne ancora la testa contro il grembo, e con le braccia lo avvolse, lasciandolo solamente quando lui si alzò e si guardarono. Poi uscì dalla cucina, attraversò il soggiorno, aprì la porta, con in mano la sigaretta presa da Brenda e non ancora accesa. Diede un’occhiata distratta dalla vasca per gli uccelli e alla fontana, girò l’angolo della casa in direzione del punto da cui proveniva la luce del sole, e raggiunse velocemente la macchina.” (pag.75)
“Voci dalla luna” disegna un credibile percorso di redenzione, perdono e condivisione del dolore all’interno di una famiglia scossa da drammi, incomprensioni ma che resiste, pur nelle lontananze, fondandosi su basi nuove tutte da scoprire.
Per la gioia dei lettori più maliziosi Dubus avrebbe potuto descrivere la parabola di una famiglia allo sfascio ma da amante della vita e soprattutto da grande scrittore, preferisce rendere onore a tutti coloro che resistono, che sanno perdonare e chiedere perdono per le proprie azioni, che sanno voltare pagina e continuare ad andare avanti, insomma, che sanno continuare a vivere.
Edizione esaminata e brevi note:
Andre Dubus (1936-1999) è universalmente riconosciuto come uno dei migliori narratori americani del Ventesimo secolo. Maestro nell’arte della short story o romanzo breve, Dubus è stato anche saggista, biografo e sceneggiatore, aggiudicandosi svariati premi letterari.
Andre Dubus, "Voci dalla luna", Mattioli 1885. Traduzione di Nicola Manuppelli. Prefazione di Nicola Manuppelli. Postfazione di Peter Orner. Titolo originale "Voices from the moon", 1984.
Andrea Consonni, aprile 2011
Commenti
[Andre Dubus] "Voci dalla
[Andre Dubus] "Voci dalla luna." Un maestro della letteratura americana e non solo.
[dubus] carico in prima!
[dubus] carico in prima! Grazie Andrea.
[Dubus] Cambio veloce di
[Dubus] Cambio veloce di copertina.
[Dubus] Non so se mi piace
[Dubus] Non so se mi piace più la storia o il modo in cui l'hai descritta. Davvero ispirata, assorbita. Interiorizzata. Grazie, davvero.Ho paura che leggendone il libro potrei rimarrerne delusa.E bellissime queste edizioni Mattioli. Con gli angoli smussati se non sbaglio. Belle davvero.
[dubus] sto per leggerlo
[dubus] sto per leggerlo anch'io. mi permetto di segnalare mia recensione a un altro suo libro http://www.ilrecensore.com/wp2/2011/03/non-abitiamo-piu-qui/
e sì, Mattioli è il meglio su piazza, quanto a bellezza editoriale
[dubus] passo magistrale nel
[dubus] passo magistrale nel pezzo del nostro amato consonni:
"E quale sarebbe il primo insegnamento che ne ricaverebbe un aspirante scrittore? Sicuramente l’attenzione allo stile, alla singola parola, alla costruzione delle frasi. Imparerebbe a costruirsi un proprio stile, a sforzarsi di scrivere e rileggere con spietatezza qualunque scritto, a saper dosare i propri istinti, il proprio desiderio di dire, solo dire, senza mai interrogarsi sul come dirlo, sul come avvicinare una parola all’altra."
> Viatico ideale alla lettura e all'interiorizzazione di Dubus. Ben descritto. Bravo.
[voci dalla luna] e
[voci dalla luna] e semplicemente esemplare quel che hai interiorizzato e spiegato del senso profondo di questo libro, amice And:
"Per la gioia dei lettori più maliziosi Dubus avrebbe potuto descrivere la parabola di una famiglia allo sfascio: ma da amante della vita, e soprattutto da grande scrittore, ha preferito rendere onore a tutti coloro che resistono, che sanno perdonare e chiedere perdono per le proprie azioni, che sanno voltare pagina e continuare ad andare avanti, insomma... che sanno continuare a vivere"
> Saper perdonare. Sapere chiedere perdono. Saper voltare pagina. Saper continuare ad andare avanti. Tutte cose particolarmente difficili. Una più dell'altra. Tutte cose che richiedono una certa coscienza, invecchiando, e un'incrollabile amore per la vita. Tutte cose fondamentali. La letteratura deve servire a questo, anche - a farcele capire, ad armarci.
Grazie.
[miner, dubus] sempre
[miner, dubus] sempre smussati.
[dubus, prima rassegna
[dubus, prima rassegna stampa]
“Un racconto che affronta grandi temi universali (colpa, redenzione, tradimento, religione, sesso) con un linguaggio denso, concreto, avvolgente” Benedetta Marietti, GQ
“Andre Dubus sa esplorare i mondi emotivi con una scrittura che incide con la precisione di un bisturi” Alessandro Beretta, FLAIR
“Il suo Non abitiamo più qui è stato tra i miei preferiti del 2010” Marco Rufus Petrella, L’Unità
“Voci dalla luna è uno struggente rapporto, quello di una famiglia divisa, unita però da un intreccio di conflitti e affetti che fanno lievitare pian piano la storia. Una narrazione dal tocco gentile anche in mezzo al grande dramma" John Vignola
“Voci dalla luna ti si attacca addosso come qualcosa che hai sognato la scorsa notte. Poi, la mattina ti svegli e nella memoria ti resta un ricordo intenso, come se l’avessi vissuto davvero” Florinda Fiamma, Il Mucchio Selvaggio
"Il grande Dubus esplora con delicatezza impareggiabile dolore e redenzione" Cristina Tirinzoni, Psychologies
"La chiusura finale di questo lungo racconto è di una bellezza quasi mostruosa". Andrea Consonni, Lankelot
[dubus] per chi passasse di
[dubus] per chi passasse di qui e non lo avesse ancora letto, Dubus: per quel che vale un parere in più: allontanate tutto e tutti e fatelo: voci dalla luna è splendido
[dubus. voci dalla luna]
[dubus. voci dalla luna] michele ne ha scritto in PARADISO:
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chia...
[Dubus] Appena finito di
[Dubus] Appena finito di leggere il memoir del figlio, Andre Dubus III, anch'egli scrittore. Un bel mattone di 500 pagine durissimo e disperato ma anche pieno di speranza.