Drieu La Rochelle, in questo “Drole de voyage” del 1933, è una volta ancora Gille, “L’uomo pieno di donne”, innamorato dell’idea dell’amore, dongiovanni accecato dall’eterno femminino: appartiene – e si direbbe integrato – a una società medio-alto borghese non estranea a vezzi aristocratici; ha una professione, quella di diplomatico, che gli assicura credibilità e adeguato tenore di vita; è un individualista che sembra dare il meglio di sé, paradosso ma non troppo, in contesto salottiero. Come di consueto nella narrativa sentimentale-esistenziale di Drieu, l’uomo che non aveva vissuto, piuttosto come gli adolescenti aveva conosciuto soltanto il desiderio si trova a domandarsi – assaporando l’opportunità d’una seduzione nuova – quanto questo sentimento dipenda dall’amore, e quanto dalla sua ostinata renitenza ad accettare una giusta solitudine. Secondo nodo del romanzo – scritto nel 1932 e pubblicato, come s’accennava, nel 1933 – è la peculiare posizione politica dell’alter ego del narratore; importante proprio in considerazione delle sue successive e tristemente note vicende (cfr. “Racconto segreto”). Non lesina satira e veleno nei confronti dei regimi, quali che siano, mostrandosi in ogni caso più distante dai bolscevichi che dai fascisti; spezza una lancia a favore dell’ipotesi d’una Chiesa finalmente nemica del capitalismo; ridicolizza i confini degli Stati, prendendosi gioco dei doganieri e della burocrazia (ritiene Hitler l’ideale figlio di un doganiere); infine, racconta la decadenza del nostro tempo.
Prima allegoria è la pittura: “(…) i soli pittori capaci ancora di dipingere hanno saputo rifugiarsi nella negazione della pittura. Quando i contemporanei inclini a questo genere di esercizio si sono accorti della debolezza della nostra cultura e dell’anemia del nostro temperamento, hanno inventato la teoria di una pittura rudimentale e inumana (…)” (p. 23).
In questo passo s’evidenzia una critica estetica e sociale piuttosto severa, volta a dimostrare come una società fragile, fredda e decadente non possa non avere uno specchio come la “pittura negata”; una pittura, appunto, rudimentale e inumana. D’altra parte, in questa società…
“Non si può demolire nulla, è tutto marcio. Ma tutto rimane in piedi…, come questa casa” (p. 61). E allora Gille, che viene da un’estate rabbiosa, da una crisi esistenziale terribile (“L’amore, l’amicizia, tutte le sue passioni avevano cozzato tra loro. Tutto si era infranto ed egli si era ritrovato nudo nella realtà della solitudine. Da quel momento era assorto in una fantasticheria senza fondo e lasciava scorrere i giorni (…)”, p. 20) si ritrova, incompiuto e irrealizzato, tra vecchiezza e giovinezza. E smania. Sognando una solitudine estranea all’egocentrismo (possibile?), che sappia “spezzare il suo io”.
Così:
“Si sentiva invaso di nuovo dall’eterna tentazione di andarsene, di nascondersi nell’ombra, nella solitudine, di sottrarsi alla vita comune per immergersi in una vita più segreta, orribilmente acre, ma forse più vitale. Dov’era la vita? Una sola divinità esisteva per lui, la Vita, e voleva servirla. Qual era il comandamento principale di quel dio? Gettarsi nel ristretto cappio di una donna oppure fuggire, fuggire sempre? Ma anche all’interno della solitudine, passato il momento dell’ebbrezza e del dissolvimento nell’estasi, avrebbe ritrovato il suo io, altro cappio e altra strettoia” (p. 67)
L’introspezione incrina ma non spezza l’inerzia. Beatrix, ricca e seducente, nomen omen impronunciabile in Letteratura da qualche secolo, è l’oggetto delle considerazioni di Gille. Dovrebbe essere una donna con molto cuore, dice l’amico Gabriel, quella che s’affianca e s’unisce nel tempo a un uomo come lui. Capace di bontà estranea all’indulgenza, di distacco necessario, di ragionevole passione, di sacrificio totale, in altre parole.
Non si sta sfaldando soltanto la società. Sta crollando l’individuo, ripiegato in se stesso, elemento d’un sistema che si sta disintegrando. Umana tragedia del Novecento, intellettuale e artista spettro e non specchio: figuretta malata, affranta e incapace di interazioni lontane dalla precarietà, dalla caducità, dalla cerebralità a qualsiasi costo. Tutto è finito in discussione: ogni istituzione, ogni colonna portante. Lo Stato, la famiglia, il matrimonio, la chiesa, l’ideologia. Il tratto caratteristico del nostro Novecento, e del primo duemila, è la consapevolezza che i pilastri delle società occidentali sono fradici, e che non s’intravedono soluzioni né rimedi. Serve un’invenzione radicale, fondante: un’idea nuova di Stato, che inevitabilmente converga in altra famiglia, altra chiesa, altre dinamiche professionali; altra gerarchia di valori. Serve rinunciare all’idea che possano esistere nazioni composte da molti milioni di individui; perché inevitabilmente è un’idea che coincide con la necessità di un regime, e di una serie di violenze, prevaricazioni, arbitrii e ingiustizie: con la creazione di oligarchie regnanti, con la distruzione di tradizioni e la negazione di necessità, richieste, esigenze. Tutto s’assimila a un’idea, e non si particolarizza; universalizzare è una menzogna atroce. Drieu l’aveva capito.
Perché intanto uomini come Gille vivono, al di fuori del lavoro e quale che sia il loro lavoro, come vagabondi che dormono sopra una panchina, e si procurano denaro mendicando (p. 202); succede grazie allo stupendo anonimato delle città moderne. E non serve nascondersi nei salotti per illudersi del contrario, non serve proprio a niente.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.
Pierre-Eugène Drieu La Rochelle (Parigi, 3 gennaio 1893 – Parigi, 16 marzo 1945), romanziere e saggista francese. Esordì nel 1917 con “Interrogation”.
Partecipò ventenne alla prima guerra mondiale, fu collaborazionista nella seconda. Direttore, in quegli infelici anni, della Nouvelle Revue française, morì suicida, rifiutando (o evitando) d’essere processato per la sua adesione al nazismo.
Pierre Drieu La Rochelle, “Che strano viaggio”, Rusconi, Milano, 1971. Traduzione e Introduzione di Alfredo Cattabiani.
Nuova edizione: Passigli, 2001.
Prima edizione: “Drole de voyage”, Gallimard, Paris 1933.
In Lankelot:
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Gennaio 2008
Ad Angela. Grazie di cuore.
Commenti
Drieu La Rochelle, in questo ?Drole de voyage? del 1933, è una volta ancora Gille, ?L?uomo pieno di donne?, innamorato dell?idea dell?amore, dongiovanni accecato dall?eterno femminino: appartiene ? e si direbbe integrato ? a una società medio-alto borghese non estranea a vezzi aristocratici; ha una professione, quella di diplomatico, che gli assicura credibilità e adeguato tenore di vita; è un individualista che sembra dare il meglio di sé, paradosso ma non troppo, in contesto salottiero.
?Si sentiva invaso di nuovo dall?eterna tentazione di andarsene, di nascondersi nell?ombra, nella solitudine, di sottrarsi alla vita comune per immergersi in una vita più segreta, orribilmente acre, ma forse più vitale. Dov?era la vita? Una sola divinità esisteva per lui, la Vita, e voleva servirla. Qual era il comandamento principale di quel dio? Gettarsi nel ristretto cappio di una donna oppure fuggire, fuggire sempre? Ma anche all?interno della solitudine, passato il momento dell?ebbrezza e del dissolvimento nell?estasi, avrebbe ritrovato il suo io, altro cappio e altra strettoia? (p. 67)
"Come di consueto nella narrativa sentimentale-esistenziale di Drieu, l?uomo che non aveva vissuto, piuttosto come gli adolescenti aveva conosciuto soltanto il desiderio si trova a domandarsi ? assaporando l?opportunità d?una seduzione nuova ? quanto questo sentimento dipenda dall?amore, e quanto dalla sua ostinata renitenza ad accettare una giusta solitudine".
é l'eterno dilemma di Drieu, che traspare - certo mimetizzato - anche in alcuni suoi scritti politici e che in parte spiega le sue "scelte ideologiche" controcorrente.
Mi preoccupa molto l'esito del dilemma. Purtroppo infausto - e lo dico da lettore, prima che da essere umano. La tragedia di Drieu è non aver risolto questo nodo...
Noto dalla lettura che tornano tutti i temi cari a Drieu, che oramai Franco hai interiorizzato per bene: il pezzo è veramente ben fatto, perchè dice tanto su Drieu in modo essenziale e inequivocabile. Questo libro lo possiedo ma ancora non l'ho letto: da quel scrivi mi piace assai;) Certo mi rode di non aver mai letto Gilles, quella che - corregimi se sbaglio - è considerata la sua più rappresentativa opera di narrativa.
Assolutamente. Cattabiani, nell'introduzione, chiama regolarmente in causa Gilles - che manca anche a me. Ma prima o poi rimediamo, sembra che Fazi abbia accolto le nostre antiche preghiere già uno-due anni fa, tornando a proporre opere di Drieu.
Cattabiani insiste - siamo nel 1971! - su un aspetto: nessuno ha letto a dovere Drieu, a parte Carlo Bo. Cosa potremmo aggiungere, quasi 40 anni dopo? Che la situazione è rimasta abbastanza inalterata. A meno che non esistano monografie del Settimo Sigillo dedicate al nostro amico, direi che il quadro critico è deficitario...
4 - Tu oramai conosci bene Drieu, sai che era un dilemma pressoché irrisolvibile per uno come lui. Chi è minato da siffatto malessere e possiede una sensibiltà come la sua ne viene sempre sopraffatto. Se hai grandi nomi di artisti con un simil demone fammeli, al momento non mi vengono in mente:)
Cmq "Che strano viaggio" va letto subito dopo "L'uomo pieno di donne". E tutto fila, direi;)
ti abbraccio,
gf
7. tra i viventi, dici? Difficile rispondere.
Molto. Tra i viventi è difficile sul serio...
6 - Te lo do io un libricino del Settimo Sigillo utile: "Drieu La Rochelle. Una bibliovita" di Moreno Marchi;) Detto ciò sai benissimo perchè Drieu fu un oscurato, è la solita storia che sappiamo...
e la dovremo denunciare a oltranza, sin quando non sarà universalmente accettata e riconosciuta. Assieme a quella di tanti altri letterati fantastici, massacrati per le loro idee.
Intanto...
mi domando quale altro sito italiano ospiti sette articoli dedicati a sette diversi libri di Drieu. Come al solito...
12 - Nessuno, Franco. Nessuno. E questo è un grande merito di Lankelot.
Damose da fa', come potemo, fin quando stiamo in piedi.
Ave ottimo.
(avevi dei commenti su 2 articoli su Lynch, Mulholland e Inland;) )
14 - 15 Ave a te! Volo su Lynch;)
"Drieu, l?uomo che non aveva vissuto, piuttosto come gli adolescenti aveva conosciuto soltanto il desiderio si trova a domandarsi ? assaporando l?opportunità d?una seduzione nuova ? quanto questo sentimento dipenda dall?amore, e quanto dalla sua ostinata renitenza ad accettare una giusta solitudine."
?Ora bisogna che io doni qualcosa o muoia?, scrive Gille (p. 157). ?Bisogna che finalmente mi affidi a una creatura che si affidi a me?
Quindi anche per Dieu, amore come unica salvezza possibile? Come àncora a cui aggrapparsi in assenza di approdo, nella totale decadenza della società?
Contenta di aver scelto il libro giusto per omaggiare i tuoi trent'anni e orgogliosissima della dedica in calce a questa splendida pagina. Grazie a te, sempre.
Grazie a te - una volta ancora - per lo stupendo dono. In questi ultimi quindici anni ho atteso di ritrovare i libri di Drieu, prima nella biblioteca famigliare poi negli scaffali dell'usato, come doni simbolici e guida nel mio sentiero di ricerca. Era da "L'uomo ingannato" che non trovavo (ricevevo) un nuovo Drieu.
Sempre tuo debitore:).
Amore come salvezza... diciamo come ipotesi di salvezza, e viatico alla distruzione dell'io. Ma nel caso di Drieu le cose non andarono bene. Pianto da molte donne e da qualche amico letterato, non riuscirono a salvarlo. Noi, come posteri, abbiamo il dovere di ricordare, interiorizzare e forse "superare". Soprattutto quando precipitiamo in certe chine. Ma parlo di me quindi non ha senso;)
grazie ancora
Ha senso e pure significato, per me anche. Ti assicuro.
(Ovviamente mi riferisco al "precipitare" e non al "superare")
Prima o poi recupererò Drieu, intanto ho visto che Fazi ha pubblicato nel 2007, un altro titolo che non ho letto tra i tuoi recensiti: "La commedia di Charleroi". Notato?
Sì:).
E a breve arriverà dal mio libraio. Ma devo decidere cosa leggere (e poi eventualmente recensire) nei prossimi mesi, la coscienza mi ricorda che ho arretrati sterminati:).
si sente che quest'autore è nelle tue corde, decisamente.
Non l'ho ancora affrontato, ma l'idea ce l'ho, da quale opera è meglio incominciare? Devo avertelo chiesto ancora parecchio tempo fa, ma poi mi avevano detto che il libro non si ristampava e così ho smarrito titolo e tutto. In caso c'è sempre la biblioteca, per la gioia di Ilde! :)
Il capolavoro narrativo - considerando che non ho letto l'acclamato Gille - è "Fuoco fatuo". Quindi, viene questo "Strano viaggio".
Fondamentale rimane "Racconto segreto", che non è un romanzo ma un diario, una sorta di manifesto esistenziale e politico. Saprai dirmi;)
Adoro Pierre Drieu La Rochelle.
proprio recentemente ho letto il suo "Diario di un uomo tradito".
ne sono rimasto ammaliato.
Qualcuno lo ha già recensito ? Altrimenti mi cimento io ....
Gian Paolo Grattarola
Magari, Gian Paolo.
Per ora c'è solo questo:
http://www.lankelot.eu/index.php?tag=un-uomo-ingannato
Gianfranco dammi qualche giorno e ti mando la recensione. Gian Paolo
Splendido. Aspetto, aspettiamo.
copertina
copertina Passigli+archivio Drieu!