Drieu La Rochelle Pierre-Eugène

L'uomo a cavallo

Autore: 
Drieu La Rochelle Pierre-Eugène

UN GUERRIERO.

 

Il mio amore per Jaime era fatto d’azione. Amarlo, era stato formarlo. E, all’improvviso, oggi pensavo che continuare ad amarlo significava difenderlo da tutto ciò che lo voleva distruggere. Ma amavo la sua anima? Non la conoscevo e mi sorprendeva ad ogni suo sussulto. Le mie azioni avevano amato le sue azioni, come tra amanti la passione ama la passione”.

(Pierre Drieu La Rochelle, “L’uomo a cavallo”, parte II, capitolo IV).

 

Singolare romanzo del “rivoluzionario e reazionario” Drieu La Rochelle, ambientato in Bolivia nella seconda metà dell’Ottocento: lo scrittore parigino sembra apparentemente cedere, per la prima volta, a una fiction tutta intrighi, corruzioni e slanci idealistici: un libro sui giochi di potere, incentrato fondamentalmente su due personaggi. Protagonista è il giovane Jaime Torrijos, tenente del reggimento di cavalleria di Agreda: al suo fianco, narratore della vicenda, il chitarrista ed ex seminarista Felipe, suo nume tutelare.

Jaime è il prototipo dell’uomo d’azione; Felipe è l’eminenza grigia, “l’uomo di sogno”. Seguiremo le avventure di entrambi e l’ascesa al potere di Jaime, dalla destituzione di Benito Ramirez fino alle spedizioni militari per conquistare l’accesso al mare, attraverso passioni, lotte politiche, insurrezioni e tradimenti.

Estremamente interessante l’influenza esercitata sin dal principio da Felipe: è lui a intuire il dissenso del popolo nei confronti di Ramirez, è lui a instillare in Jaime il desiderio di rovesciarlo dal potere semplicemente cantando delle canzoni contro il Protettore. Felipe è l’ombra di Jaime, che sembra più di una volta essere la marionetta della sua volontà: salvo quando le sue azioni cedono ad una istintualità che a volte sembra emozionale e altrimenti pare animalesca, e quando, preso il potere, cade preda d’una straordinaria megalomania.

 

Non è un romanzo riuscito. È un’opera al limite singolare, come si scriveva in apertura, e per l’ambientazione, e per l’atipico intreccio, considerata la produzione dell’autore: ma è un libro scritto con una certa, percepibile stanchezza, con una cerebralità che è perfino sfarzosa, ma in più di una circostanza risulta parossistica. Non c’è nessuna descrizione suggestiva del Sudamerica; non c’è nessun personaggio che non sembri totalmente europeo e che non risulti trasportato di peso dal vecchio al “nuovo” continente; non c’è nessun evento e nessuna relazione umana che non sembri già essere stata raccontata in decine di vie differenti altrove. E ancora: stucchevole la contrapposizione tra Chiesa e Massoneria, poco credibili certi eccessi erotici di Jaime, dal sapore superomistico e dal retrogusto ossessivo, sconfortante la debolezza dei personaggi femminili e la loro precarietà. Le donne vivono, in questo libro, con un carattere esclusivamente funzionale: sedotte, possedute, abbandonate, sono autentiche foglie al vento della volontà di altri.

La tentazione è quella di definire “L’uomo a cavallo” una sorta di “Narciso e Boccadoro” più estremo, più volgare ed eccessivamente ideologico: è la storia di due personaggi, in sintesi, che sembrano la scissione di una sola identità.

Quella, non è una forzatura affermarlo, di Drieu La Rochelle.

E così la lettura scivola via lentamente, senza mai solleticare l’immaginazione del lettore e senza regalare istanti di piacere estetico; può essere consigliata soltanto ai cultori del La Rochelle, o a quanti, una volta letto “Fuoco fatuo” e il “Racconto segreto”, hanno creduto che uno scrittore del genere non poteva avere commesso passi falsi nella sua produzione letteraria; in ultima istanza, può essere la lettura “insolita” e originale da integrare in un breve saggio sui romanzi europei ambientati in Sudamerica. Ma dimentichiamo qualunque valenza che non sia artigianale: e, spiace ammetterlo, fondamentalmente di un artigianato di bassa lega.

 

Terribile la retorica di certe affermazioni: figlia non di erudizione, ma di semplice sterilità espressiva e immaginativa. Disturba non marginalmente, in conclusione, questo stravagante tentativo di edificare una mitologia dell’uomo forte, soprattutto considerando il momento storico in cui “L’uomo a cavallo” è stato scritto. La tentazione, a questo proposito, è di adottare l’aggettivo “imperdonabile”. Onestà impone, tuttavia, d’ammettere che se fosse stato un grande romanzo avremmo cercato con tutte le forze di decontestualizzarlo, pur di enfatizzarne le qualità. Non è così: e allora la parola “imperdonabile” può aleggiare attorno ad un libro del genere. Per ragioni estetiche e ideologiche. Punto.

   

Sì, Camilla. Voi avete amato un’ombra. Jaime è un tutto da cui non si può togliere nulla, altrimenti muore. Jaime ha il corpo di un cavaliere, l’anima di un eremita e lo spirito di un capo. Jaime è le sue idee politiche, l’odore del suo corpo, il modo di baciare una donna; è la sua amicizia con tutti, uomini e donne che lo amano e lo seguono. Jaime è tutto o niente, Jaime è la Bolivia”.

(Pierre Drieu La Rochelle, “L’uomo a cavallo”, parte III, capitolo VIII).

 


 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Pierre-Eugène Drieu La Rochelle (Parigi, 3 gennaio 1893 – Parigi, 16 marzo 1945), romanziere e saggista francese. Esordì nel 1917 con “Interrogation”.

Partecipò ventenne alla prima guerra mondiale, fu collaborazionista nella seconda. Direttore, in quegli infelici anni, della Nouvelle Revue française, morì suicida, rifiutando (o evitando) d’essere processato per la sua adesione al nazismo.

 

Pierre Drieu La Rochelle, “L’uomo a cavallo”, Ugo Guanda, Milano, 1980.

Traduzione di Angelo Fiocchi. Introduzione (ottima) di Franco Cordelli.

Notizia sulla vita e le opere, bibliografia a cura di Massimo Cescon.

 

Il romanzo è strutturato in quattro parti, suddivise rispettivamente in nove, sette, nove e tre capitoli, numerati progressivamente e sprovvisti di titolo.

 

Prima edizione: “L’homme à cheval”, Paris, 1943. 

 

DRIEU in LANKELOT

 

Franchi Lankelot, settembre 2003. Prima pubb. Lankelot.com, Kult

ISBN/EAN: 
8877460741

Commenti

"Onestà impone, tuttavia, d?ammettere che se fosse stato un grande romanzo avremmo cercato con tutte le forze di decontestualizzarlo, pur di enfatizzarne le qualità. Non è così: e allora la parola ?imperdonabile? può aleggiare attorno ad un libro del genere. Per ragioni estetiche e ideologiche. Punto".

Ecco, questa è una cosa che non riesco proprio a condividere. Perchè se fosse stato un grande romanzo avresti cercato (quel "avremmo" non può avere la pretesa di essere esteso a tutti, vero?)di decontestualizzarlo? Per ragioni estetiche e ideologiche? Ma è sempre soggettivo il giudizio estetico (a meno che non sia una conclamata schifezza) o ideologico. O sbaglio?

Nei limiti. Nel senso che se si incarna un'idea che vive uccidendo o imponendo con la violenza la propria essenza allora non è possibile prescinderne, nell'analisi. E questo è un libro che salutava gli uomini forti del 1943.
*
Quanto al giudizio estetico, non sono convinto sia sempre soggettivo. Ci sono degli aspetti che escludono il relativismo, da questo punto di vista; sono strutturali, linguistici, contestuali, storico-letterari e via dicendo.

Si, d'accordo sugli aspetti che escludono il relativismo, ma sono davvero così evidenti in quest'opera (io non l'ho letta)? Lo dico perchè, avendo letto La Rochelle in altre opere mi sembrano giudizi un po' troppo netti.

Si, salutava gli uomini forti, ma mi pare di capire che non sia un'opera estrema come quelle celiniane (sempre seguendo il tuo punto di vista, poichè a me quelle opere non dispiacciono). O sbaglio? é che è raro che ti leggo dar simili giudizi su un'opera letteraria.

I problemi fondamentalmente erano di due diversi ordini. Il primo, estetico: non so quanto sia per via della traduzione, ma effettivamente il testo era inficiato da una retorica terrificante e tendeva a risultare particolarmente annacquato. Voleva essere massimalista ma è risultato semplicemente oltre le righe - scritto con la mano sinistra, diciamo così.
Il secondo, etico: esaltare quel tipo di figura in quel particolare momento storico e nel particolare status che Drieu aveva nel regime in Francia è tutto fuorché un errore o un episodio; è una precisa scelta. Evocare e alludere senza nominare o rappresentare, in questo caso, non è segno di coraggio nemmeno; è una speculazione facile. Mi è sembrato uno di quei libri che servono a ingraziarsi qualcuno che ha diverso potere, non è onesto e non è ben scritto; e non va, oltretutto, a salutare un "augusto", ma - sottotraccia - un Hitler.

Grazie della condivisione più approfondita. A proposito di Drieu, un'ultima cosa. Hai letto "Gilles", fuori catalogo da parecchio per ciò che mi risulta.

Grazie a te, davvero. Gilles è lacuna storica, purtroppo.

Libro non più ristampato: 8877460741 isbn per chi intende partire alla ricerca.
Fede: Gilles esisteva in Bompiani, 1997:
http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8845227359/Gilles.htm

"Drieu sait aussi bien que personne, et peut etre exceptionnellement, que rien n'existe hormis l'homme en proie à l'énigme, épuisante et resplendissante, d'exister"

(jacques audiberti, 1943, a proposito dell' "Uomo a cavallo")