Dostoevskij Fëdor Michajlovic

L'Idiota

Autore: 
Dostoevskij Fëdor Michajlovic

“Questo principe la sa lunga ed è tutt’altro che un idiota”.

È su un treno diretto a Pietroburgo che facciamo la conoscenza del principe Myskin:  è l’Idiota. Torna nella terra natia dopo un periodo trascorso all’estero:  “Fu proprio all’estero che il principe imparò a guardare”. Da subito ci si rende conto di avere a che fare con un’intelligenza e una sensibilità “diverse”, uniche nel loro genere.

Il Principe è stato in Svizzera (lo stesso Dostoevskji vi si reco’ per un breve periodo) per curare la sua malattia, l’epilessia; causa della sua idiozia, da cui  – racconta – è guarito quasi del tutto.
 
E così prende avvio una tra le più significative opere dell’autore russo, dove il tema dell’emarginazione sociale viene tratteggiato con estrema cura nei dialoghi, nello stile e nello studio dell'animo umano, sempre attento e profondo. Sono giovanissima... questa è la seconda opera di Dostoevskji che ho modo di conoscere e affrontare; non posso che riconfermare il mio entusiasmo e il mio incondizionato interesse per uno scrittore che mette una così grande attenzione nella descrizione soprattutto intima oltre che delle dinamiche interpersonali dei personaggi; bizzarri, folli, svagati, ma così umani! I tratti inverosimili di alcuni non fanno che accentuarne la veridicità.

L’intreccio è avvincente, sembra di guardare un bel film; in alcuni punti, vige una suspense hitchcockiana: si vuol sapere di lì a poco cosa succederà e come reagiranno gli astanti…
La vicenda principale ruota intorno a questo amore/non amore del principe per Nastas’ja Filippovna, Lei, una donna dalla dubbia morale, fa breccia nel cuore del nostro attraverso un simulacro della sua essenza: un ritratto, e quando a casa dell’amico Ganja, il principe non manca di dichiararsi in tutto il suo puro e sincero trasporto, Nastas’ja nel rifiutarlo non esita a dirgli: “Grazie a voi, per la prima volta in vita mia, ho visto un vero uomo".

La vicenda principale, si diceva, nel contempo fa da sfondo a quello che sembra il vero fulcro della narrazione e cioè l’analisi psicologica e morale dei personaggi in divenire, delle loro debolezze, dei loro incubi, dei loro segreti.
Dostoevskji fa invidia al più acuto degli psicologi contemporanei per lo spirito critico con cui anima le tanto affollate quanto concrete e terribili fantasie dell’anima senza mai lasciar trasparire la sua personale idea. L’animo umano non si giudica e l’uomo non si condanna a morte:
“Uccidere chi ha ucciso è, secondo me, un castigo non proporzionato al delitto. L’assassinio legale è assai più spaventoso di quello perpetrato da un brigante. La vittima del brigante è assalita di notte, in un bosco, con questa o quell’arma; e spera sempre, fino all’ultimo, di potersi salvare. Ci sono stati casi in cui l’assalito, supplicando, ha ottenuto la grazia dai suoi assalitori. Ma con la legalità, quest’ultima speranza, la speranza che attenua lo spavento della morte, vi viene tolta con una certezza matematica, spietata. Attaccate un soldato alla bocca di un cannone e accostatevi con la miccia: chi sa! Penserà il disgraziato, tutto è possibile… Ma leggetegli la sentenza di morte e lo vedrete piangere o impazzire. Chi ha mai detto che la natura umana può sopportare un colpo simile senza impazzire? E allora, a cosa può mai essere utile una pena così mostruosa? C’è solo un uomo che potrebbe chiarire questo punto; un uomo a cui abbiano letto la sentenza di morte e poi detto: 'Va’, ti è fatta la grazia!'. Di un simile strazio ha parlato anche Cristo… No,no, la pena di morte è inumana, è selvaggia e non può né deve essere lecito applicarla all’uomo”.

Altro particolare autobiografico importante: Dostoevskji non solo condanna la pena di morte ma illustra anche quanto sia crudele comunicare al condannato la sua salvezza, la mancata esecuzione della condanna quando questi è già sul patibolo. Il tempo che ci si rassegna a perdere per sempre non sarà mai più recuperato. Quest’aspetto colpisce in modo particolare nella misura in cui ci fa riflettere sul significato del tempo e della vita; è molto più facile rassegnarsi all’idea che sia finita o che debba finire tutto in un prestabilito limite di tempo come per Ippolit; ragazzino ammalato di tisi che sa di avere davanti a sé soltanto quindici giorni di vita, anziché rassegnarsi a credere che quel tempo che si credeva conducesse a una fine inesorabile e contro la quale noi non potevamo opporre rifiuto diventa di nuovo nostro, tempo da vivere.

Il libero arbitrio fa paura.

L’introduzione di Mauro Martini pone all’attenzione altri elementi dell’opera come l’importanza dell’istante: momento irripetibile, e la staticità del tempo. Il critico parla di un romanzo pericoloso poiché sovverte non solo il tempo e dunque la storia ma soprattutto la Legge, l’ordine costituito, in opposizione all’istante che è l’unica dimensione in cui possono essere messi a nudo i sentimenti e i tormenti dell’uomo. L’Idiota del romanzo è considerato l’incarnazione della bellezza, dello splendore che assume in questo senso un valore salvifico per l’umanità ma non perché paragonato a Cristo. Myskin infatti non predica una morale, un “credo” universale, ma crede unicamente nella Compassione; ciò che unisce un uomo a un altro è il fare proprio l’autentico dolore del nostro simile, sentirlo nella sua più crudele essenza, ciò che fa il protagonista con Nastas’ja - per intenderci - ma il punto è che una simile sofferenza diventa insopportabile e di rimando anche la presenza del principe diviene difficile da accettare. La sua idiozia, in qualche modo, riflette l’isolamento dell’uomo e la sua estraneità non già a dei valori precisi quanto a un modo di vivere e di sentire.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Fedor Dostoevskij nasce a Mosca nel 1821. A causa delle sue convinzioni socialiste  nel 1849 viene condannato a morte. La pena gli viene poi commutata  da Nicola I in quattro anni di lavori forzati in Siberia. Ha scritto, tra i vari: Delitto e Castigo, Il Giocatore, Memorie della Casa dei Morti,Memorie dal sottosuolo,I Demoni, I Fratelli Karamazov. Muore a Pietroburgo nel 1881.

Traduzione di Federigo Verdinois. Prefazione di Mauro Martini.

Prima pubblicazione: 1868.

 
Approfondimento in rete:

http://www.fedordostoievsky.com/

http://www.geocities.com/goljadkin/biograf.htm

ISBN/EAN: 
9788806178499

Commenti

www.lankelot.eu/index.php/staff/768/Fabiana

ora dovrai compilare la tua scheda...

Credo che mi metterò a piangere sai sono molto infantile sotto certi aspetti :P:P

:).
Benvenuta.

Brava Fabiana!
A me non riesce di scrivere delle schede così. Uffi.
Buongiorno!!!

No dài branco mi fai commuovere così :-):-)
Grazie comunque! :D

"Sono giovanissima? questa è la seconda opera di Dostoevskji che ho modo di conoscere e affrontare; non posso che riconfermare il mio entusiasmo e il mio incondizionato interesse per uno scrittore che mette una così grande attenzione nella descrizione soprattutto intima oltre che delle dinamiche interpersonali dei personaggi; bizzarri, folli, svagati, ma così umani! I tratti inverosimili di alcuni non fanno che accentuarne la veridicità".

Hai centrato una delle caratteristiche che elevarono la scrittura di Dostoevskij oltre quella dei suoi contemporanei, ovvero la capacità di caratterizzare fortemente l'aspetto psicologico dei personaggi (è noto che le sue opere hanno dato luogo a studi di carattere psicologico, oltre che filosofico, filologico e antropologico, basti pensare alle tante pagine scritte su Rascholnikov e Kirillov, ad esempio). Qual'è l'altra opera che hai letto?

Letto tutto: analisi approfondita che centra i temi principali. Brava Fabiana. Attendiamo altri pezzi in futuro, mi raccomando.

6. >Hai centrato una delle caratteristiche che elevarono la scrittura di Dostoevskij oltre quella dei suoi contemporanei, ovvero la capacità di caratterizzare fortemente l?aspetto psicologico dei personaggi (è noto che le sue opere hanno dato luogo a studi di carattere psicologico, oltre che filosofico, filologico e antropologico, basti pensare alle tante pagine scritte su Rascholnikov e Kirillov, ad esempio).

Caro Leon non potevi usare una sintesi più eloquente ed appropriata. Tutto vero. Sottoscrivo dalla prima all'ultima riga.

Gian Paolo

Ottima recensione Fabiana. Un libro che ho letto per ben tre volte credimi. Davvero indimenticabile. Il ricordo di questo personaggio ormai vive dentro di me.

Gian Paolo

Gian Paolo e Léon vi ringrazio moltissimo:-)
Dopotutto sono i primissimi passi che muovo e questi commenti positivi mi suonano un po' come gli entusiasmi che i genitori riservano al pargolo che si alza in piedi:-) Sinceramente contenta:-)

Léon:L'altra opera non l'ho letta ma ho avuto l'immenso privilegio di vederla rappresentata a teatro l'anno scorso e ne sono rimasta profondamente colpita: Delitto e Castigo. ;-)

direi che non posso che concordare coi commenti precedenti, la scheda è ben fatta,è un ottimo inizio. Delitto e castigo è un bellissimo libro, leggilo prima o poi.
"Il libero arbitrio fa paura."
>ma è anche una grande possibilità, pensa che desolazione se tutto fosse già prestabilito a priori e non avessimo una certa libertà!

Sì marina è l'altra faccia della medaglia... Quella "certa libertà" fa paura a guardarla troppo a lungo ma alla fine è quel che ci fa uomini.Grazie per il complimento mi fa tanto piacere, ho esitato fino all'ultimo ma poi ne sono rimasta contenta, in fondo il cammino deve pur cominciare da un passo no? :-)