Domanin Igino

Spiaggia libera Marcello

Autore: 
Domanin Igino

Marcello cerca per tutto il romanzo una spiaggia libera in cui lasciarsi andare in ogni possibile significato a esso attribuibile. La spiaggia è dunque un luogo di pace, lontano dal caos, le tessiture sottili e strette della società ma è anche ‘il’ posto dove Marcello sa di poter essere se stesso, fregandosene delle convenzioni, dei lati oscuri della sua vita che sembra prendere in ogni capitolo la direzione sbagliata, quanto meno quella meno propensa al miglioramento.
Non saprei definire questo romanzo, è difficile attribuirgli etichette standard e questo è senza dubbio il suo punto di forza più evidente. Ci sono tanti segnali che possono portare il lettore verso un certo genere, ma questi segnali si alternano con la velocità ipnotica della vita di un professore qualunque, che fugge dall’Italia per non finire mummificato negli istituti pubblici. Solo che la Svizzera, questa nuova istituzione dove lavora che non è università (non del tutto) ma neanche centro di ricerca (non del tutto), tanto meno circolo per intellettuali e menti ‘elevate’ (non del tutto); in questo ammasso di edifici ultra moderni, dove gli studenti si spostano coi pattini per ridurre i tempi di percorrenza; lì insomma, la vita non è esattamente come gli viene prospettata. Piano, piano, con calma quasi maniacale si iniziano a sentire le unghie sui vetri, un rumore acuto che aumenta e il lettore lo segue, ci finisce dentro incredulo. Non può essere, viene da pensare a un certo punto. Invece si, può essere eccome. Perché quel mondo lì che Domanin tratteggia, trastulla, avviluppa e ne stringe la gola, quel modo di percepire la vita, la morte e in generale l’esistenza umana e le cose attorno noi; ebbene si, esiste anche per noi adesso, qui, in Italia quanto altrove, tra tecnologie iper evolute quanto macchine da scrivere da oliare.
Non saprei dire se Marcello nasce come simbolo ma di certo nel romanzo molti aspetti lo sono, a partire dagli sviluppi nella trama, taluni dialoghi e analisi interiori. All’inizio non è facile, entrare nella storia, capire che Domanin si, vuole narrare, ma non nel senso lineare del termine. Tenta di abbattere alcuni muri, vuole prenderci per mano e farci ’sentire’ le profondità celate tra le parole e i fatti che si susseguono. Perché in questo è grande il romanzo. Nello stratificarsi. Nell’essere fantasia quanto realtà, nel voler divertire quanto imporre riflessioni importanti, nel generare situazioni insensate, grottesche addirittura che però svelano presto un retrogusto talmente potente e sincero che il lettore ne viene investito.
Marcello è un personaggio comune, non è giovane, non è fisicamente attraente, non è tanto intelligente quanto sperava in gioventù, non è economicamente stabili, non è libero bensì sposato (e con una moglie malata, per giunta) e non ha prospettive né entusiasmi. E’ un anti-eroe sotto tutti i punti di vista. Eppure cammina lungo tutta la narrazione attirando a se il lettore. Sembra spento nell’animo e negli intenti poi fa qualcosa che non ci si aspetta e lì cattura l’attenzione.
E’ di certo un romanzo sul vivere, la vita e le scelte (di ‘come’ trascorrere il tempo) ma è altrettanto una storia di morte, che all’inizio sfiora il protagonista e sembra restare relegata a quelle poche pagine. Ma è solo l’inizio. La morte sussurrata da Domanin ha molte facce e anche qui il lettore ci arriva a piccoli passi. C’è quella rappresentata dalla ‘Punto Bianca’ che finirà per ossessionare Marcello soprattutto verso la fine, ma c’è anche quella che si nutre di Annalisa, sua moglie, e che le brucia le cellule del cervello, la trasforma in un essere inerme a intermittenze. E’ dunque una morte sottile, che per molti capitoli (specie quelli centrali) quasi viene dimenticata - stand by necessario - ma che poi torna, prepotente a rincorrere Marcello, a ricordargli che lei c’è e che il silenzio non è sempre possibile. Domanin non scrive per ‘abbellirla’, tutt’altro, la svela nella sua cruda mostruosità.

”Il respiro di Annalisa fa un rumore terribile: si espande e si contrae, si dilata immensamente per la stanchezza. Per un tempo indefinito non esiste più niente, solo il suo polmone. Tutto è senza termine. Il suono siderale del respiro. Soffio cosmico che gira. Prigioniero di una stanza. ” (pag.144) [ E qui la narrazione è talmente vera da uscire dalle pagine, lo dico per esperienza perché ho vissuto qualcosa del genere e posso dire che è davvero così che succede, il respiro, la lentezza, la stanza che si riempie solo di quello… ]

Poi c’è l’elemento ‘amicizia’. Panzeri, vecchia conoscenza dell’università torna nella vita di Marcello con un corpo che sembra preso in toto da un altro uomo (più vigoroso, quasi più giovane, di certo muscoloso e potente) e gli tende una mano inaspettata, da al protagonista quella che all’inizio sembra la classica via d’uscita. Panzeri diventa, nel corso della narrazione, quasi una creatura mutevole, tanto che lo stesso Marcello passerà dalla fiducia moderata al tenere gli occhi aperti il più possibile. Panzeri parla sempre da amico, spesso si sente tale e non lo nasconde ma è altrettanto pronto a muovere le pedine a suo piacimento e soprattutto non dice tutto quello che sa. Questo è quello che qui chiamo ‘l’elemento amicizia’, la viscida descrizione di un certo tipo di persona che probabilmente vorremmo come amico ma che, in effetti, ha da subito qualcosa che stride in modo netto, indiscutibile. E’ dunque questa un’amicizia contorta, a tratti malsana quanto estrema, è un rapporto simbiotico, un annullamento che diventa imposizione poi rinascita. E’ uno dei motori pulsanti della narrazione.
Domanin scrive catturando e in questa sua struttura che è densa di metafore e simboli, sbucano a tratti termini più complessi, meno usati anche nella lingua italiana, fanali abbaglianti, campanelli assordanti che rallentano il lettore, forse lo infastidiscono, ma di certo non possono lasciarlo proseguire con eccessiva facilità.

“La costruzione è massiccia e poderosa, molto compatta. […] … ma visti dall’alto sembrano attratti da una forza centripeta …[…] Una roccia anamorfica prelevata in alta montagna. Scisto megalitico proveniente dal grembo della natura che vive e respira qui intorno. ” (pag.20)

Non è questo un romanzo da divorare, non nel senso stretto del termine. E’ un romanzo da sorsi lunghi ma lenti. Perché capire richiede tempo, le frasi a volte vanno masticate in più fasi se si vuole davvero rimanerne arricchiti, per non chiuderlo continuando a chiedersi ‘Allora?’. Allora c’è tutta un’analisi dietro a Marcello, a quello che fa all’inizio, alle sue ossessioni, le scelte, le scoperte e gli inganni.

”So che c’è la ferita, ma non so dov’è localizzata. Questo è il problema.
Per questo Annalisa è divorata dal suo cervello, dal mostro interno che ha spalancato le fauci? Da quanto tempo è malata? Da quanto tempo sono io stesso a essere malato, ad avere una paura totale di vivere?” (pag.101)

”Che banalità del cazzo. Io mi sento male, ma mica perché partecipo e soffro di quel che accade ad Annalisa. Questa difesa a oltranza della vita, questa concezione assiologica e puritana mi disgusta. ” (pag.141)

Il finale poi, lì davvero ne esce una sconfitta amara dal sapore dello zucchero sulla medicina. E lo zucchero resta comunque ‘buono’, delizioso se si escludono gli elementi ‘disturbanti’.
Per quello che è il mio gusto personale da lettrice ammetto che attribuire un titolo a ogni capitolo non mi piace, mi costringe a tornare indietro a fine lettura per carpirne il senso pieno. Nella parte centrale, poi, tra la focalizzazione della nuova vita di Marcello e l’avvicinarsi della Morte, ho avvertito alcune pagine più pesanti, eccessivamente ‘rallentanti’ rispetto al resto, le analisi si fermano forse per qualche pensiero di troppo. Ma restano mie percezioni, annotazioni assolutamente soggettive.
Concludo segnalando che in questo romanzo ci sono molte dinamiche comportamentali legate ai sentimenti e le relazioni, ci sono analisi più o meno evidenti che il lettore assembla con la trama e probabilmente finisce per pensare ‘cavoli se è così’ (a me è successo).

”Mia moglie sa captare anche i segnali più deboli della mia sofferenza. Abbiamo un rapporto simbiotico, rafforziamo reciprocamente i nostri stati d’animo, soprattutto quelli negativi. Il dolore, adesso, ci sta escludendo l’uno dall’altra, la paura ci rende egoisti.” (pag.12)

Domanin parla di vita ‘vera’ - tra ambientazioni futuriste e sviluppi all’apparenza inconcludenti - narra di stimoli, bisogni, legami, istinti primordiali quanto infantili, futili eppure necessari, dolori e gioie improvvise che evaporano al primo sole; Domanin ci sta descrivendo - noi come società - esseri perennemente a caccia di velocità, felicità preconfezionate che si accendono con un pulsante, noi che sappiamo tendere una mano quanto pugnalare senza pietà, noi che perdiamo sempre più facilmente la rotta e non ci accorgiamo di cosa davvero ci capita a pochi passi di distanza, noi che congeliamo gli affetti e speriamo di ritrovarli intatti solo quando ne avremo voglia, noi che neghiamo vizi e dipendenze per poi finirne sommersi, noi che la cerchiamo per tutta la vita, una spiaggia libera.

”Scoprirà così di provare vergogna della verità. Si sentirà profondamene mortificato da ciò che un giorno gli si è rivelato come puro e semplice vuoto pneumatico. Non gli resterà che cercare di respirare. ” (pag.42)

”Ognuno cerca il proprio punto stabile in cui il gioco delle forze contrastanti trova la sua armonia. Solo allora c’è la serenità vitale. Questo punto è sconosciuto ed è diversamente situato in ciascuno di noi.” (pag.177)

EDIZIONI ESAMINATE E BREVI NOTE.

Domanin Igino (Chieti, 1967) Scrittore, filosofo, giornalista vive a Milano. Ha pubblicato (assieme a Giuseppe Genna) il libro di racconti Forget domani (Pequod). Tra le altre pubblicazioni: Testo e ripetizione (Led), Il web sia con voi (assieme a Stefano Porro, Mondadori), Filosofia dell’ipertesto (assieme a Paolo D'Alessandro, Apogeo), "Gli ultimi giorni di Lucio Battisti" (peQuod) e il saggio filosofico "Apologia della barbaria" (Bompiani, 2007). 'Spiaggia libera Marcello' è il suo primo romanzo.

" Spiaggia libera Marcello" di Igino Domanin, Rizzoli romanzo, 2008, pagine 189, Euro 17.

APPROFONDIMENTI IN RETE.

Diversi testi di Domanin sono rintracciabili su Carmilla, ad esempio QUI.
Una recensione al libro in oggetto, firmata da Giuseppe Genna, QUI.

ISBN/EAN: 
9788817016506

Commenti

Mi scuso ma stesera sto litigando con Wordpress e il pc in generale e non riesco a sistemare la grandezza del carattere...

B

a posto;).
Ben ritrovata e grazie per la nuova condivisione.
Genna ne parla con grande entusiasmo, domani vengo a leggerti con calma e commento.

ave
gf

" La spiaggia è dunque un luogo di pace, lontano dal caos, le tessiture sottili e strette della società ma è anche ?il? posto dove Marcello sa di poter essere se stesso, fregandosene delle convenzioni, dei lati oscuri della sua vita che sembra prendere in ogni capitolo la direzione sbagliata, quanto meno quella meno propensa al miglioramento."

> Hai pensato a compararlo con:
www.lankelot.eu/index.php/2006/10/06/pavese-la-spiaggia/ ?

3. Io ho pensato anche a "Sulla spiaggia e di là dal molo di Mario Tobino. Un libro che adoro.

Congratulazioni a Barbara come sempre impeccabile nelle sue recensioni.

Gian Paolo Grattarola

Tobino in Lankelot ha avuto, sinora, poco spazio:
pensa a un'integrazione...
di seguito, l'indice:
http://www.lankelot.eu/index.php?tag=tobino

5. Ok GF ci pensio io

Gian Paolo

Grazie per le segnalazioni, messe in lista...
B

copertina

copertina