Distaso Leonardo, Taradel Ruggero

MUSICA PER L'ABISSO LA VIA DI TEREZIN. UN’INDAGINE STORICA ED ESTETICA 1933-1945

Autore: 
Distaso Leonardo, Taradel Ruggero

Libro davvero consigliabile Musica per l’abisso, scritto a quattro mani da Leonardo Distaso e Ruggero Taradel.

Il volume ricostruisce i presupposti storici nonché i fattori ideologici ed estetici che permisero l’istituzione di un ghetto e di un campo di concentramento tutto particolare, quello di Terezín (nome tedesco  Theresienstadt). E cerca con prudenza ma acutissima capacità di analisi di avvicinare il significato di quella storia. Nella grande fortezza di Terezín, la Gestapo concepì dapprima un campo per ebrei “prominenten” - “qualificati”: ex combattenti, anziani e personaggi di peso – poi con la morte di Heydrich il progetto virò in direzione di una tappa per il transito e lo smistamento verso Auschwitz e altri campi.

Vi passarono più di centomila persone. Una parte non esigua vi morì, un’altra più consistente da lì fu deportata altrove. Fin qui niente di particolarmente singolare rispetto alla tragica industria dello sterminio. Ma la presenza di molti intellettuali, artisti e musicisti cechi cambiò il destino di Theresienstadt. I nazisti pensarono di utilizzare il campo per confondere l’opinione pubblica mondiale e dare un’immagine di liberalità. Lasciarono che gli internati, fra cui alcuni musicisti di primo piano, organizzassero attività musicali. Tutto il ghetto vi fu coinvolto. Formazioni quartettistiche suonavano Schubert come Smetana, Beethoven o Dvoràk.

Ma v’era un di più, per così dire, di strutturale a complicare il quadro. Non si trattava solo di eseguire un repertorio più o meno classico. Senza entrare nei dettagli, fra i musicisti più importanti, dal giovane pianista Gideon Kelin a Franz Schreker, da Pavel Hasa a Viktor Ullmann,  ve n’erano che negli anni in cui un artefice della “musica degenerata” come Arnold Schoenberg chiariva una volta per tutte che la tonalità era “un prodotto dell’arte e non della natura”, si muovevano in un territorio esteticamente per nulla pacificato – alcune opere tematizzavano esplicitamente, nel contenuto letterario oltre che in quello meramente musicale, una visione tragica strutturalmente aliena al dominio totalitario di un’ideologia fantasiosa non meno che sanguinaria come quella nazista.

Su tutto questo è stato scritto  un libro fondamentale, La musica a Terezín, di Joza Karas, da cui gli autori attingono doviziosamente ma per approfondire filosoficamente il senso di quella singolare esperienza. E si tratta di domande che sfondano la cornice, l’orizzonte che il pensiero estetico e lo stesso umanismo hanno potuto contemplare nella sua storia. Come considerare l’affaire Terezin? Si trattava di un’attività, quella musicale, consolatoria a uso e consumo di pochi privilegiati (era per esempio la tesi di Hannah Arendt)? Era collaborazionismo? O basterebbe ad assolvere quegli ebrei dall’accusa terribile della filosofa la considerazione che la loro fosse un’estetica non condivisa con quella dei carnefici (per i secondi “la musica atonale era un attacco portato contro il sangue e l’anima del popolo tedesco”)?   Si trattava di “resistenza” o intrattenimento acquiescente alle ragioni del dominio? Come sottovalutare il portato delle considerazioni hitleriane sulla centralità nella pur farlocca mitologia ariana del fatto creativo? E anche convenendo che la zona grigia di Primo Levi meriterebbe un approfondimento meno facilmente proclive al “nero”, non aveva ragione – si chiedono gli autori – George Steiner a dire che “la casa della civiltà non si è rivelata un riparo”? Domande capitali, come si vede. Ma del resto, ben prima che si sapesse di Terezin, il grandissimo Rossellini piazzava lo stanzino della tortura del povero Manfredi accanto al salotto in cui gerarchi estatici sprofondavano nelle delizie del pianismo romantico.

Libro per conoscere a fondo i legami intrinseci e storici fra (certa) ideologia ed estetica ma anche per farsi attraversare da domande le cui riposte possibili investono la vita profonda di tutti noi.

 

Edizione esaminata e brevi note

Leonardo V. Distaso
 è docente e ricercatore di Estetica presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Napoli Federico II. Le sue ricerche si sono concentrate sull’estetica dell’idealismo tedesco, sulla fenomenologia francese e sul pensiero estetico di Wittgenstein. Già docente di Estetica musicale negli ultimi anni i suoi lavori hanno avuto per oggetto la relazione tra filosofia e musica con particolare riferimento alla filosofia ebraica. Tra i suoi libri e saggi in varie lingue: Estetica e differenza in Wittgenstein (1999); Lo sguardo dell’essere (2002), The Paradox of Existence (2004); Da Dioniso al Sinai (2011). Ha curato l’ultima edizione italiana de Il bello musicale(2002) di Eduard Hanslick.

Ruggero Taradel
 è docente presso la Division of French and Italian Studies e il Dipartimento di Comparative History of Ideas della University of Washington. I suoi campi di studio e di ricerca sono i rapporti ebraico-cristiani, la storia dell’antisemitismo e il razzismo e la xenofobia moderni e contemporanei. Tra i suoi libri e saggi più importanti: L’accusa del sangue. Storia politica di un mito antisemita(2002); Antisemitismo, islamofobia e razzismo di guerra (2004);Jacques Maritain e il mistero d’Israele (2006); Il Vaticano e le leggi razziali in Italia e in Europa (2013). Con Barbara Raggi è autore del libro: La segregazione amichevole. La questione ebraica e la Civiltà Cattolica 1850-1945 (2000).

Distaso L., Taradel R., Musica per l'abisso – La via di Terezin. Un'indagine storica ed estetica 1933-1945, Milano, Mimesis 2014 , pag 140, Euro 13,60

Michele Lupo, maggio 2014

ISBN/EAN: 
978-88-5752-024-7

Commenti

(Terezin) Quando leggo di

(Terezin) Quando leggo di Terezin impossibile non pensare a quel capolavoro che è "Austerlitz" di Sebald.

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[musica per l'abisso] sempre a Theresien-stadt/Terezin era ambientato il notevole "L'officina del diavolo", che approfitto per risegnalare: grande letteratura ceka... www.lankelot.eu/letteratura/topol-j%C3%A1chym-lofficina-del-diavolo.html