L’ERRORE DI BUZZATI.
Torbida relazione sentimentale d’un angosciato e annoiato borghese cinquantenne e d’una prostituta di venti anni, ballerina nel tempo libero; sullo sfondo d’una Milano uggiosa e cupa, senza trascurare incursioni in una Modena libertina e pettegola, si sviluppano le vicende narrate in questo traballante e stucchevole romanzo di Buzzati. Non stupisca il giudizio caustico: che è reso, se possibile, ancor più corrosivo dalla delusione dell’affezionato lettore dello scrittore del “Deserto dei Tartari”, ormai abituato – che dico – viziato dalla prosa ispirata e dalla propensione al meraviglioso di Buzzati.
Dimenticate le atmosfere evocative del Buzzati che più avete amato; dimenticate le allegorie, le magnifiche metafore, la divina capacità di far parlare alberi e animali che l'autore aveva dimostrato, con naturalezza stupefacente, ne “I segreti del bosco vecchio” e nella favola illustrata “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”: qui incontriamo un Buzzati descrittivo e morboso, incapace di liberarsi dal soffocante vincolo dei dettami e degli stilemi neorealisti, e non c’è ombra – se non diafana davvero – d’invenzione e fantasia.
Impietosa radiografia, dunque, d’un mediocre piccolo borghese e d’una ninfetta sciatta e insipida, e del loro confuso e carnale amore, e della loro incapacità d’essere normali: è libro di morbi e di ammorbati, di vizi e di viziosi; caratteristica questa che andrebbe accolta con favore se unita ad un linguaggio crudo, scabroso, provocatorio: all’opposto, qui si tenta di raccontare in belle lettere una vicenda che rallegrerebbe le grigie giornate d’un salone di barbiere, o – per essere fedeli alla contemporaneità – che già rallegra, mutando nomi e città, pagine di cronaca rosa e pettegolezzo da portineria. Per raccontare una vicenda del genere è necessario sporcare la lingua adottata ed evitare noiose e boriose paginette giornalistiche; e non commuova il timido tentativo di stream of consciousness, questa sembra opera da dare in pasto a critici ansiosi di leggere artigiani capaci di documentari torbidi, e non artisti.
Non ne sentivano il bisogno i lettori originari di Buzzati; non ne sentiva il bisogno la Letteratura italiana. Rimane la sensazione d’una occasione perduta: davvero Buzzati avrebbe potuto disegnare e dipingere di colori nuovi un argomento così antico e usurato dalle troppe imbrattate carte di pennivendoli ansiosi di conquistare e turbare sartine e massaie.
Incontrare romanzi italiani d’argomento almeno affine a questo infelice romanzo di Buzzati non è difficile; se si può giudicare insoddisfacente, per ragioni stilistiche, ricordare che il libro più vicino a questo “Un amore” è probabilmente “La biondina” dello scapigliato, d’illustre padre, Marco Praga, opera del 1892, intrisa dello stesso patologico tema della contraddittorietà della natura d’una relazione sentimentale, e dunque della ricerca della menzogna e del riconoscimento del tradimento, non si può evitare di ricordare quello che probabilmente è il romanzo più riuscito dello sfortunatissimo e trascurato Federigo Tozzi, ossia “Con gli occhi chiusi”, del 1914. Rispetto al libro di Tozzi, questo “Un amore” perde i tratti più fascinosi; e cioè la poesia della vita dei campi e la superba ambiguità della figura femminile; all’opposto, si mantiene l’insicurezza del protagonista e una certa ossessività nell’indagare la verità nelle affermazioni della compagna, e si conserva la tetra e marcia doppiezza dell’amata. Il modello originale dei tre testi andrebbe facilmente individuato nella pur esasperata ed esasperante vicenda raccontata in “Thérèse Raquin” di Zola, romanzo del 1867: non si fatica a riconoscere nelle opere dei tre italiani una variante del pattern. E tuttavia la variante più felice mi sembra risultare quella del Tozzi: dove la bellezza della lingua letteraria adottata sublima le aporie della struttura del romanzo, e le lacune della trama.
Difficile e triste dover ammettere un giudizio negativo nei confronti di un’opera di un artista geniale ed eclettico come Dino Buzzati: a lui va non solo la riconoscenza del lettore, per romanzi come “Il deserto dei Tartari” o “Il segreto del bosco vecchio”, ma l’ammirazione del letterato che vede vivere e trionfare nei libri di questo artista il fantastico e il meraviglioso più ispirato del Novecento italiano; possiamo riconoscere d’aver avuto la fortuna di incontrare, nell’arco di un secolo, gli edificatori del nuovo “fantastico” italiano: Buzzati, Calvino e Pazzi. Difficile, per Pazzi, sarà raccogliere l’eredità dei due illustri antecedenti; ma, a questo proposito, a fidarsi del bellissimo “La città volante” sembrerebbero vacillare le incertezze di qualunque lettore.
Assimilata dunque la lezione del gotico anglosassone e metabolizzata la poesia dell’Ariosto e del Boiardo, apprestiamoci ad assistere nel nuovo secolo ad una nuova vena nella Letteratura italiana: i pionieri sappiamo già identificarli e ringraziarli. Peccato, davvero, per questa infausta incursione nel realismo; che è ideologia falsa, falsificatrice e fallace, ed è una piaga da analizzare e estinguere, prima che diadochi ed epigoni contemporanei ne rimangano irrimediabilmente infetti; gli esiti più sconfortanti si possono riconoscere da diverso tempo in certa cinematografia e certa letteratura che tutta pare fondata nel più rozzo e omogeneo documentarismo, e nella presa diretta del parlato: il pubblico, assopito, volta le spalle; sbadigliando voltiamo pagina.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Dino Buzzati (San Pellegrino, Belluno, 1906 – Milano, 1972), giornalista, scrittore, poeta, pittore.
Dino Buzzati, “Un amore”, Mondadori, Milano, 1963.
Bibliografia consigliata:
Dino Buzzati, “Il segreto del bosco vecchio”, Mondadori, Milano, 1979. Romanzo del 1935.
Dino Buzzati, “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, Rizzoli, Milano, 1945. Libro per ragazzi, illustrato.
Dino Buzzati, “Il deserto dei Tartari”, Rizzoli, Milano, 1940. Romanzo capolavoro.
Dino Buzzati, “I misteri d’Italia”, Mondadori, Milano, 1978.
G.F., marzo del 2003. Originariamente pubblicato su Lankelot.com
Commenti
Ah, questa fu una delle prime su lankelot.com. Mi piaceva postarla come segno di continuità. E di quanto Buzzati dovesse essersi inaridito.
é uno dei pochi Buzzati che non ho letto. E visto ciò che hai scritto non m'interessa nemmeno farlo. L'avevo scartato a suo tempo proprio perchè la trama non mi convinceva.
Segnalo per una volta a te un piccolo refuso:
"Dimenticate le atmosfere evocative del Buzzati che più avete amato; dimenticate le allegorie, le magnifiche metafore, la divina capacità di far parlare alberi e animali che l?autore aveva dimostrato, con naturalezza stupefacente, ne ?I segreti del bosco vecchio? e nella favola illustrata ?La famosa invasione degli orsi in Sicilia"
Lo splendido libro che citi come esemplificazione del talento buzzatiano è "Il segreto del bosco vecchio". Non sono "i segreti", ma la sostanza cambia davvero poco;)
in verità ho letto pochissimo di Buzzatti, L'invasione degli orsi è gustosissima, anche perché sono sue pure le illustrazioni; de Il segreto del bosco vecchio ho visto il film di Olmi, fascinoso.
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Léon, dimmi qualcosa dei racconti, come sono? So che Buzzati era un buon camminatore per le Dolomiti, la montagna compare nei testi?
La montagna compare eccome. Sia nei racconti che nel suo bellissimo primo romanzo - che ti consiglio se ami il tema, come mi pare di aver capito: "Barnabo delle montagne" (testo del quale nei prossimi giorni voglio scrivere per Lankelot)
grazie, atttendo la tua prox recensione allora e tengo presente il romanzo.
Sì, la montagna mi ha sempre attratto, soprattutto le Dolomiti, che per me sono "le montagne" per definizione.
Grazie per la segnalazione:). Ma due righe dopo l'avevo scritto bene!
Aspettiamo la tua su Barnabo. (questo non leggerlo, lascia proprio perdere, tempo buttato e ciò vale anche per i cultori dell'autore)
I sono tra i cultori dell'autore, come sai, e non l'ho mai voluto leggere. Sarà stato sesto senso. Poi, dopo aver letto quello che hai scritto, ogni residuo dubbio è svanito.
Si, Barnabo, ne scriverò a breve perchè è il libro dove emergono per la prima volta tutti i temi forza della letteratura buzzatiana.
Stiamo ancora aspettando! Ricordatene...
Hai ragione, dovrei riprendere il testo in mano, io non scrivo mai se non ho fresco quel che ho letto o visto. é che c'ho un sacco di cavoli e alcune letture arretrate. Ad ogni modo, prima o poi lo farò.
Autobioghrafico. Velleitario. Ma non così distante da un certo Buzzati. Il grande ritratto, in chiave fantascientifica, anticipa certi temi tre anni prima. Grande maestro del fantastico italiano schiacciato dalla vulgata neo e post realista, ma uomo dal torbido rapporto con l'altro sesso. Che poi la faccenda gli sia uscita male, è altro discorso.
Tozzi e Zolà? Con gli occhi chiusi è un capolavoro e credo con altre finalità nonché contesti. Il francese mi manca. Io credo che uno dei paralleli più convinceti, e sociologicamente molto azzeccati, sia con "La noia" del sessuofilo Moravia.
E allora parlacene, amice Baolo, forza;)
su Buzzati è troppo facile :-)
Appunto: sgaggia. Daje.
ok, sgaggerò a presto :-)). Su TUTTO Buzzati, così mi levo ogni dubbio. Volevo proporre a leon un paio di lavori assieme, quando lo becco vediamo
Curioso che il libro di cui Buzzati si disse più orgoglioso in vita perchè il più vero crudo e nudo venga in questa recensione descritto come l'errore suo più grande. Curioso perchè da grande estimatore di Buzzati (ho letto quasi ogni suo scritto) ritengo Un Amore se non il vertice, una delle sue opere più riuscite.
Ave, Piga 78, benvenuto su Lankelot.eu. Ti prego di compilare la tua pagina personale, via "amministra sito", altrimenti troverò sempre i tuoi commenti come "anonimo", in moderazione.
Ciò detto - giorni fa, ne "Il fuorigioco mi sta antipatico", leggevo che Bianciardi giudicava - "nel momento" - questo come un romanzo di serie C. Ed era - come noi tutti - un grande ammiratore di Dino Buzzati. Del Buzzati fantastico, del Buzzati allegorico. Non di questo Buzzati ridotto a un realismo così fiacco e poco ispirato.
Se la pensi diversamente, ti invito a pubblicare il tuo primo articolo proprio argomentando a proposito di questo romanzo. Saremo felici di leggerti.
(se Buzzati era orgoglioso d'esser stato nudo e crudo? Non so dirti quando abbia affermato una cosa del genere. In ogni caso non credo basti essere "nudo e crudo" per dare vita a grande Letteratura - cfr. "Il deserto dei Tartari")
Anche a me è piaciuto. L'ho letto recentemente e l'ho apprezzato. La storia è sicuramente autobiografica, ma non compiaciuta. I tormenti, le ossessioni che questa "dama" provoca nel protagonista sono resi con maestria.
20. Amice, ne sono lieto. Personalmente non ho cambiato parere, ma aspetto con entusiasmo delle contro-recensioni, come già dicevo ad altri. Secondo me rimane un romanzo scritto senza ispirazione e per fare cassa.