Di Orazio Paolo

Che hanno da strillare i maiali? - con intervista a Paolo Di Orazio

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Di Orazio Paolo

Ci sono scrittori che usano il genere per i loro fini letterari e scrittori di genere e niente più. Alla prima categoria appartengono, ad esempio, Patricia Highsmith, Giancarlo De Cataldo, Alda Teodorani e, senza ombra di dubbio, Paolo Di Orazio. Personaggio a tutto tondo: narratore, studioso di fumetti e realizzatore di nuvole, musicista... Non ama mischiarsi, sta ai margini ma rischia sempre.

Le sue pubblicazioni, anche se sono spesso alla macchia, sono un avvenimento per qualsiasi lettore attento.
Chi ricorda Primi delitti – e sicuramente saranno in molti, visto anche lo scandalo mediatico che ne scaturì, compreso una interrogazione parlamentare (1990), sappia che questo suo nuovo libro è ancor più cinico e ancor più lavorato linguisticamente. Che hanno da strillare i maiali? (ordinabile online su www.dedaedizioni.com tra i “fuori collana” e presentato al Salone del Libro di Torino 2010) è teso come un filo di ferro e molle come una corda di lana.

Nove racconti ispirati ed espiantati dalla cronaca nera italiana, tutti di grande tensione emotiva e di alta tenuta letteraria che vi entreranno nel cervello e nel cuore, e che si annideranno nei luoghi bui del vostro io e si accoccoleranno nei vostri ricordi. Nove racconti che, come un virus poetico, si espanderanno nelle pagine della vostra vita. Paolo Di Orazio folgorato dalla chirurgia estetica dell'animo, da buon laico, stigmatizza la purezza del male. Tre perle nere di rara bellezza: Anima mia torna a casa sua, Dottor Gechi e Mister Aids, L'uomo che divorava isteria. Una annotazione alla cura del libro e ai disegni, dello stesso Paolo Di Orazio, mai illustrativi. Un libro da regalare solo a persone affidabili in amicizia e amore, perché, diciamocelo: «Il piacere di sottomettere un essere umano diventa delizioso e infinito e sposa il ventre della notte», proprio come la lettura.

1) Quanto è importante nella tua vita la scrittura?

È molto importante. È fondamentale, catartico e ipnotico tutto ciò che scrivo, quando lo faccio, di qualsiasi registro venga investito il racconto. Nella scrittura, la strutturazione di una novella, cerco armonia e centratura materica di idee, scene e dialoghi, vissuti immaginari che si affollano nella mente e che necessitano di essere partoriti con emozionale e aritmetica organizzazione. Solo così, chi mi legge, può sentire se il prodotto ha goduto di tutto il necessario sforzo. Scrivo per darmi un piacere bifido, nel portare me e i lettori dove altri non riuscirebbero (grassa consapevole presunzione). Agli esordi, le mie invenzioni erano mostruosamente scarne: niente ironia, nessuna ambientazione geografica, niente sesso. Oggi, portando con me questi tre elementi, sono riuscito a rinnovarmi generando una narrazione senza confini di genere, grazie ad un verismo contaminato dai miei spettri grotteschi. La scrittura è un flusso vitale, un sangue. Forse, quel che racconto è la posa dei veleni della mia anima. E la mia necessità di scrivere evolve assieme alle componenti tecniche di cui ho bisogno per agganciare il potenziale lettore.

2) Chi sono i tuoi maestri di vita?

L'accumularsi del tempo. Che però mi fa capire le cose troppo tardi. Quindi vivo male il presente. Dovrei andare da uno psichiatra, ma tutti perderemmo troppo tempo perché mi interesserebbe di più sapere chi sono gli altri in relazione di me stesso. Il mio problema è che interpreto la realtà e assorbo gli insegnamenti altrui filtrando tutto e smembrando quotidianamente me stesso per mezzo dell'ironia o cercando in ogni cosa la sua radice grottesca. Probabilmente sono soltanto un paranoico a piede libero, un freak sbollato fuori da un racconto di Buzzati. Ho conosciuto nei ricordi di un amico il suo nonno paterno, arcinoto comunista scassinatore di banche del regime fascista. Era così bravo, nella sua manualità, che quando venne catturato gli fu proposto per prima cosa di lavorare per il regime. Non espresse il suo diniego verbalmente ma mostrando il deretano. Lui sarebbe un perfetto maestro, ma è morto da un pezzo.

3) E quelli d'arte?
 
Edgar Allan Poe, Rousseau, Giovanni Verga, Bosch, Bruegel, Woody Allen, Dante, Giacomo Leopardi, Giulio Cesare.

4) Cosa ha la parola di sostanziale rispetto ad altre espressioni artistiche?

Anche per dire «il silenzio è d'oro» è preziosissima la parola. La parola è a monte dell'uomo. In realtà uso la parola per dipingere e fotografare ambientazioni, personaggi e atmosfere. Con il racconto, sviluppo il mio film di azioni, dialoghi e trame. La parola per me, di sostanziale, può e deve riassumere tutte le arti visive, al prezzo di un lavoro organizzativo al limite dell'insopportabile. Se nella scrittura riesco a produrre un moto sinuoso e ritmico, forse riesco anche a evocare una musica attraverso gli occhi di chi legge. Una pittura, un'aria musicale, un film muto non possono evocare parole (non per me). Viceversa, la parola, nella sua unidimensionale natura, può generare quel che in sé non è.

5) Stranamente i tuoi racconti contengono squarci che definirei poetici. Leggi poesia? E se sì, puoi fare qualche nome?

Sono realmente lusingato da questa constatazione. Non ho pudore nel rivelare che non esploro la poesia con regolarità. Piuttosto che scoprirne di nuova, ripiego su quel che già conosco. Dante, Leopardi, Foscolo, Baudelaire, Montale. Ho amato molto Il Profeta di Kahlil Gibran e L'apicoltore di Maxence Fermine. Altro tipo di poesia.

6) In Che hanno da strillare i maiali? hai lavorato sulla cronaca nera. Non bastava la tua immaginazione?

I racconti dettati dalla mia immaginazione lasciano nei lettori un marchio di fuoco (grazie al mio Facebook, ne misuro gli effetti a 20 anni di distanza) ma non convincono gli editori. Dopo il successo sfrenato di Primi delitti, adiuvato dallo strumento portante che era il mensile «Splatter» (1989-'91), e ritiratasi la marea mediatica sull'orrore, le mie elaborazioni non interessarono più a nessuno, nonostante avessi conquistato una grossa platea (Primi delitti aveva venduto 12mila copie). Ho battuto a tappeto tutti gli editori d'Italia, grossi e piccoli. Sulle prime, due editor milanesi videro in me l'autore da accostare assolutamente a Stephen King e Clive Barker per le relative case editrici. Deposti forse per eresia, gli editor che li sostituirono trovarono i miei racconti eccessivamente visionari ed estremi. I racconti di Chdsim? nascono per due ragioni: avevo necessità di scrivere di pedofilia, nel momento in cui l'argomento era caldo, e allo stesso tempo di esplorare la realtà vera. Il risultato pare più soddisfacente sia per me che per il lettore odierno, il quale riesce ad accreditare le odissee sovrannaturali e senza tempo agli autori “di un tempo”, mentre desidera argomenti più radicati nello scenario conosciuto, ovvero quello metropolitano, al massimo la provincia extraurbana d'Italia. E' in qualche modo un adattamento che riflette le abitudini cerebro-alimentari indotte dalla Tv, e anche un trend che ricalca il verismo americano. I nuovi racconti, spostati in località riconoscibili, devo dire assorbono molto potere. Ma non credo che sarà necessario corteggiare nuovamente la cronaca, in futuro.

7) Perché secondo Paolo Di Orazio oggi gli scrittori hanno meno credibilità dei tronisti?

La fauna umana che abita oggi il mondo occidentale è figlia della Tv. Nel 1983, David Cronenberg produsse un film profetic-horror, Videodrome. Una celebre frase di James Woods (mostrificato da frequenze Tv in grado di indurre lavaggio del cervello e rivoluzione cromosomica) recitava: «Onore e gloria alla nuova carne». Non siamo lontani da tutto questo. Qualunque cosa passi per la Tv ha un grado di potere elevatissimo. Tutto il resto deve faticare altrove per aprirsi una breccia negli input che riceviamo dall'esterno. La Tv fa tanti miracoli e io lo so, perché ci sono passato dentro. La televisione santifica i peccatori, laurea i cretini e aiuta i meritevoli. Ma anche al subdio capita di scivolare nella pozzanghera del reality. Tempo fa, un editor di Roma mi suggerì di inviare uno dei miei manoscritti all'attenzione di Aldo Busi. Proprio da lui ho avuto una recensione pedagogica: la mia scrittura («soporifera, impianto narrativo da playstation, concettualità di tipo messianico-fumettistico») poteva avere speranze se mai avessi sposato qualcuno, come ha fatto la Mazzantini. Ma ora che Paola Borboni non c'è più, credo che rimarrò scapolo e uno scrittore di nicchia.

8) Giulio Ferroni, col suo ultimo libro ha riproposto l'autofiction, grandi rappresentanti Valter Siti e Renzo Paris. Tu cosa ne pensi?

Penso che la scrittura debba essere, se vuole sopravvivere, un predatore intelligente. Oppure autocondannarsi a esistere sotto forma di mausoleo faraonico di enigmatica natura. Proprio perché la cronaca e la televisione hanno ingenerato questa fame psichica di verismo, trovo che l'autofiction sia un'ottima macchina da presa per chi vuole stare al passo coi tempi e, magari, offrire a sé e al pubblico una letteratura che resista agli effetti del tempo. D'altro canto (eufemismo), la Divina Comoedia è un'autofiction, così come eterne sono le scritture del De Bello Gallico di Cesare, dove la poesia - intesa come pittura attraverso parole - permea la cronaca. Addirittura il fumetto ha già premiato un Andrea Pazienza 30 anni fa e un Gipi 30 anni dopo. I social network basano il loro successo sulla possibilità morbosa di avere a disposizione brandelli di vita altrui da leggere e monitorare nel privato della propria stanza. L'autofiction di Ferroni, Siti e Paris è un sano e rigoglioso percorso da individuare per modernizzare e arricchire di nuovi spunti anche la letteratura di genere, volendo.

9) Tre libri di culto?

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Oliver Sachs. I Malavoglia, Giovanni Verga. Il fu Mattia Pascal, Luigi Pirandello.

10) Tre dischi di culto?

Non ce la faccio, sono quattro. Aladdin Sane, David Bowie. Burn, Deep Purple. The Houses Of The Holy, Led Zeppelin. Pawn Hearts, Van Der Graaf Generator.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Paolo Di Orazio (Roma, 1966), scrittore, giornalista e musicista romano. Ha esordito pubblicando la raccolta di racconti “Primi delitti” (Acme, 1989). Ha diretto “Splatter”, “Mostri” e sceneggiato storie a fumetti.
 
Paolo Di Orazio, “Che hanno da strillare i maiali?”, Ded'A, Roma 2010.
 
Approfondimento in rete: Myspace di PDO / Selfcomics / Sito ufficiale di PDO.

Antonio Veneziani, maggio 2010.

ISBN/EAN: 
9788896121108

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Che hanno da strillare i

Che hanno da strillare i maiali? (ordinabile online su www.dedaedizioni.com tra i “fuori collana” e presentato al Salone del Libro di Torino 2010) è teso come un filo di ferro e molle come una corda di lana.

[paolo di orazio] Gran bel

[paolo di orazio] Gran bel contributo, Antonio:). E grazie al grande Paolo per la sua disponibilità!

[radio capodistria] domenica

[radio capodistria] domenica 9 maggio...

Amices! Come ogni 2a e 4a domenica del mese, all’interno dell’AGENDA IN ORBITA su RADIO CAPODISTRIA, ON AIR DALLE H 14 ALLE 14.30 ( www.radiocapodistria.net/ ) sarò ospite di Ricky Russo, living legend, ex calciatore del Chiarbola, speaker e spirito rock triestino, per parlare di libri. Questa volta, ho scelto PAOLO DI ORAZIO E PAOLA DALLOLIO

DALLOLIO: Se un giorno dovessi sparire (Baldini Dalai, 2010) http://www.lankelot.eu/letteratura/dallolio-paola-se-un-giorno-dovessi-sparire.html
PAOLO DI ORAZIO: Che hanno da strillare i maiali? (DEd'A, 2010) -

[di orazio] trovate il mio

[di orazio] trovate il mio articolo sul suo nuovo libro in "Blow Up" di questo mese, già in edicola;)

[paolo di orazio] Horror

[paolo di orazio] Horror Magazine pubblica una bellissima intervista: questa, http://www.horrormagazine.it/rubriche/5617/intervista-a-paolo-di-orazio-prima-parte

[paolo di orazio: nuovo

[paolo di orazio: nuovo libro]  GIOVEDì 7 LUGLIO / MONDO BIZZARRO GALLERY / VIA REGGIO EMILIA 32 / ORE 20


VLOODY MARY - PAOLO DI ORAZIO
ROMANZO CONIGLIO EDITORE 2011 - 192 PAGINE, EURO 12,50 - IN LIBRERIA IL 7/7/

"Le consegnò i fiori strappandosi la carne delle mani in cui si erano infitte le spine metalliche. Martyna prese il suo regalo e la baciò, spingendole la lingua in gola e sui denti, poi sul volto, sugli occhi e le orecchie, schiacciando le rose tra i corpi. Baciandosi, finirono a letto, sposando sangue e ferite nel filo spinato in un diluvio di baci e di lacrime, mentre dal computer girava a loop Enigma of The Absolute dei Dead Can Dance, sulle luci di candele sparse.."

Una disturbante opera Necro-Romantica splatter burlesque, tra L World, il tenente Colombo e La Notte dei Morti Viventi. Uno strano commissario e una deejay di Radio Rock dalla personalità torbida vi aspettano in un libro dove il limite dell'orrore non è nemmeno la parola scritta.

Paolo Di Orazio è il pioniere della letteratura splatter italiana. Nonostante le denunce per “pubblicazioni oscene”, dal porno all'horror, ha pubblicato per Castelvecchi, Urania, Addictions, «Heavy Metal».