2003. 43 milioni di cellulari in circolazione soltanto in Italia: quasi uno a testa, escludendo bambini e anziani isolati. Significa il 90 percento di coefficiente di penetrazione, secondo quanto riferisce Luciano Di Gregorio, psicologo e gruppoanalista milanese, autore di questo interessante “Psicopatologia del cellulare”. L'autore analizza senso e significati della fortuna del nuovo medium, percepito come “connaturato al mondo moderno”, osservandone le evoluzioni tecnologiche (UMTS per video-chiamate; apparecchi sempre più piccoli e sottili, multimediali; etc), le successive trasformazioni del paesaggio cittadino (riduzione delle cabine telefoniche), le nuove dinamiche interazionali (abnorme frequenza telefonate; crescita esponenziale della connessione a distanza; creazione nuovi “bisogni” di comunicazione), soffermandosi sia sugli effetti della smania di uso del telefonino (al volante con una mano sola; a tavola il cellulare vicino al bicchiere; tutti involontariamente in ascolto, sul bus o in ufficio, di conversazioni altrui; creazione di apparecchi status-symbol; esibizionismo per suggerire l'idea d'essere persone molto ricercate e molto contattate, e via dicendo), sia sulle conseguenze cerebali (s'accenna, ad esempio, alla riduzione delle capacità di concentrazione e di memoria: sembra, stando alla Swinburne University of Technology di Melbourne, che venti minuti di conversazione abbiano sul cervello l'effetto d'una seduta di ipnosi, p. 11), sia sulle cause. E qui il discorso si fa davvero affascinante.
Secondo Di Gregorio – sulla scia di una battuta del sociologo De Masi – il telefono è diventato una sorta di appendice psico-tecnica: la relazione con il cellulare sembra essere feticistica. “Se prestiamo attenzione al rapporto quotidiano che la maggior parte delle persone ha col proprio telefonino, siamo indotti a pensare che esso alimenti condotte relazionali che facilmente potremmo considerare patologiche, quasi una forma di feticismo, in quanto l'investimento affettivo e il piacere del possesso sono molto intensi, sono rivolti verso una cosa, un oggetto inanimato, e sono in grado di renderlo significativo” (p. 13). L'autore accenna all'ipotesi che chi tiene sempre in mano il gingillo al silicio potrebbe ripetere le abitudini onanistiche caratteristiche della prima e della seconda infanzia.
Come è stato possibile che il telefonino assumesse questa centralità? Perché non è rimasto uno strumento funzionale? A quali lacune e quali aporie sociali o individuali è andato incontro? Le pubblicità esaminate da Di Gregorio suggerivano che servirsi del telefonino, trovandosi lontani dalla famiglia, aiutava a sentirsi a casa propria: annullando le distanze, illudendo il cittadino di poter azzerare problemi spazio-temporali. Oppure, le pubblicità ribadivano che l'uso del cellulare poteva migliorare la conoscenza del mondo del suo possessore: mutando l'orizzonte d'osservazione della realtà, essa poteva essere analizzata riducendo limiti e confini della percezione della realtà (“La connessione a distanza attraverso il cellulare ci permette di modificare la percezione della dimensione spazio-tempo e di modellarla alle nostre esigenze, facendole assumere una caratteristica più consona alle nostre aspettative (…): col telefono fisso, il contatto dipendeva da una postazione e dalla vicinanza ad un centro abitato”, p. 36). Come se non bastasse, gli spot battevano sulla questione del business: affari a portata di mano, telefonata e via, non importa trovarsi al mare o in montagna. E ancora: invitavano a partire per le vacanze, perché in ogni caso si restava in contatto con i propri famigliari senza nessuna difficoltà. Vuoi mettere gli sms o gli mms con le vecchie cartoline? Oltretutto costano anche di meno... (p. 35). Infine, puntavano sul solito discorso dell'esclusività, a certi livelli; sei un appassionato? Vuoi essere diverso dagli altri appassionati? Questo modello offre tot opzioni e tot gadget; tot accessori per personalizzarlo; il design è x e y... e ti mostra chi sei. È lo specchio della tua personalità, e del tuo ruolo. Tu sei il tuo cellulare. Perché? La ragione potrebbe essere semplice: “il telefonino ci fa mostrare la nostra intimità e ci consente di entrare profondamente nel merito di quella degli altri” (p. 27): in un'epoca che costringe tutti alla visibilità come criterio primo di sopravvivenza (nel lavoro e non solo), pur di evitare l'anonimato sociale (o l'assenza di contratti dignitosi), la telefonata in pubblico è uno strumento per conquistare “visibilità a buon mercato” (p. 29). Esibizionismo per una società di guardoni, di voyeur. È una pratica malsana che si rivela necessaria a quelle intelligenze che si sentono magari isolate, o che hanno bisogno di considerazione maggiore. È una “pratica allusiva alla dimensione interiore del mondo affettivo ed è una richiesta implicita di ascolto rivolta agli altri del gruppo sociale” (p. 34). In certi contesti, è una forma di masturbazione condivisa con degli spettatori: involontari e coatti.
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Secondo Di Gregorio, “La funzione del telefono, da un punto di vista affettivo e relazionale, è sostanzialmente quella di un regolatore soggettivo della distanza e di un moderatore della separazione. Quando si parla di separazione non ci si riferisce tanto a una distanza fisica, ma sostanzialmente all'intollerabile distanza sentimentale, al sentimento della mancanza che origina dalla perdita di contatto diretto con l'altro” (p. 25). L'autore è convinto che l'uso sistematico del cellulare determini dei cambiamenti psicologici sia cognitivi che affettivi, alterando le interazioni tra persone; in primis, falsando (e plasmando) le relazioni a distanza (cfr. pp. 16-17): chi sopporta male la solitudine cercherà contatti facili, comunicazioni mediate “per colmare la distanza temporanea e il vuoto dell'assenza” (p. 63). La distanza, ribadisce, non è solo questione di spazio e di tempo: è un fatto affettivo (p. 38). Illudersi di poter controllare e dominare la distanza (e la vita delle persone: p. 53, p. 94) soltanto telefonando può essere grottesco e pericoloso; e tuttavia avviene. Illudersi di tenere viva la memoria con supporti tecnologici è altrettanto sbagliato (p. 77): il telefono non ravviva il ricordo né “presentifica la relazione affettiva”. È un surrogato di umanità, c'è poco da fare, e non potete baciare un pezzo di plastica anche se ha la voce del vostro amato, una o due o tre volte al giorno. Ha voce, ma non ha lingua. È bene che qualcuno se ne ricordi sempre. È uno strumento di piacere sadico anche quando viene tenuto spento al momento opportuno, facendo soffrire la persona che dovevate incontrare e a cui vi andate negando (p. 124). E via dicendo.
Questa nuova tecnologia non può diventare tiranna o padrona delle nostre vite. Va tenuta a bada e considerata schiava delle nostre necessità, non deve diventare un viatico alla creazione di necessità (e spese) nuove.
L'approccio di Di Gregorio eccede, a mio avviso, nella freudiana lettura del cellulare come feticcio. La mia sensazione è che feticcio sia per una minoranza assoluta di cittadini – che vorrei chiamare “consumatori”. Piuttosto, si direbbe uno strumento illusionistico – straordinariamente credibile – per tenere vivi rapporti e relazioni altrimenti non quotidiani né presenti; materializzandoli, almeno parzialmente, nelle esistenze di ciascuno. Quasi uno strumento medianico. In questo senso, potenzialmente molto pericoloso. Infine, allarmante per la sua capillare e irrichiesta presenza nel territorio e tra i cittadini; una serie di investimenti pubblicitari senza precedenti ne hanno sancito “normalità nell'uso abnorme”, diciamo così, e polifunzionale. Sebbene l'utilità di un apparecchio che sia al contempo macchina fotografica, videocamera, radio, telefono, display per sms e per navigare sul web (a costi anomali) sia decisamente discutibile per un cittadino che non sia giornalista o comunicatore di massa o manager, è evidente che larga parte dei possessori di telefonini possa e voglia avvalersene. Con gravi conseguente sulla concentrazione, sulla “presenza” nel momento che si sta vivendo, sulla consapevolezza di sé, sulla memoria; sulla vita affettiva, periodicamente falsata da comunicazioni immateriali.
Materia da meditazione collettiva.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Luciano Di Gregorio, psicologo e gruppoanalista, psicoterapeuta a Milano. Saggista.
Luciano Di Gregorio, “Psicopatologia del cellulare. Dipendenza e possesso del telefonino”, Franco Angeli, Milano 2003. Collana “Le Comete”.
Approfondimento in rete: Psychomedia / Squat / Punto Informatico.
In Lankelot:
http://www.lankelot.eu/index.php?archivione=1&k[]=contro-il-telefono
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile-Maggio 2009.
Commenti
contro il telefono: atto terzo
sembra, stando alla Swinburne University of Technology di Melbourne, che venti minuti di conversazione abbiano sul cervello l?effetto d?una seduta di ipnosi...
"la telefonata in pubblico è uno strumento per conquistare ?visibilità a buon mercato?.
parole sante. Quanto mi fanno (bip) quelli che vociano negli autobus e nei treni.....
per me i peggiori sono quelli che lasciano il telefono acceso in ufficio, costringendoci a sorbirci - mentre lavoriamo - le chiacchierate con mogli e/o mariti, colleghi in vacanza, altri referenti per il lavoro... a tutto volume.
Per non parlare dei telefonini che squillano durante le riunioni. E c'è chi, chiaramente, dice "scusate", risponde e rimane attaccato a parlare per un po'. Boh.
sai che, a differenza di te, non riesco a demonizzare il cellulare.
Però credo tu colga nel segno quando scrivi "Piuttosto, si direbbe uno strumento illusionistico ? straordinariamente credibile ? per tenere vivi rapporti e relazioni altrimenti non quotidiani né presenti; materializzandoli, almeno parzialmente, nelle esistenze di ciascuno".
Sì, vero. Come le corrispondenze quotidiane dell'Ottocento (quando le poste funzionavano straordinariamente bene in certi paesi, leggi la Austin...). Come il mare di mail. Tu dirai "ma c'è la scrittura che media". Ancora peggio, in un certo senso, lì sì che rischi lo sfasamento completo fra realtà reale e realtà desiderata.
Vabbè. A parte tutto vedo usi molto diversi di questa nuova appendice. Per esempio mio marito è un patito dell'ultimo modello con tutti gli accessori più strani. Salvo che per lui il cellulare non è quasi un telefono, ma tutto il resto.
Sul fastidio dell'ascoltare le altrui conversazioni, con 20 anni di corriera alle spalle ci ho fatto il callo e non è più fastidioso ascoltare una telefonata piuttosto che due studenti che vociano esattamente dietro di te mentre invano tenti di leggere un libro...
Sì, vero... c'è qualcosa in comune con la corrispondenza - cartacea o elettronica. Ma la differenza rimane fondamentale, secondo me: la differita, ripeto. Il tempo che può passare tra ricezione e risposta è davvero ampio, e corrisponde alla sensibilità, alla disponibilità e alla gentilezza e all'affetto di chi risponde. Il telefono invece non ti dà scampo. E' là che suona, e magari suonerà ancora se non rispondi. Ti impone di staccarti dalla tua occupazione (lavoro, amore, giardinaggio, quello che ti pare) e ti impedisce di fare dell'altro (almeno: con la stessa dedizione). Non è tempo che ritagli ad hoc.
Per questo semmai credo che il cellulare vada assimilato alle chat, altro telefono cretino che impone presenza+concentrazione cancellando il resto (ed è più lento del telefono, a meno che non si stia videochiamando, come con skype).
*
Il vociare degli studenti equivale alla telefonata che ti ritrovi ad ascoltare? Sì. In quel contesto sicuramente. In bus, idem, se sento qualche idiota che schiamazza, o qualche vecchio che borbotta a voce alta, personalmente soffro e mi infastidisco (ma forse sono io che ho i nervi a pezzi, non so dirti)
Invece, sul discorso "tenere vivi rapporti e relazioni altrimenti non quotidiani né presenti; materializzandoli, almeno parzialmente, nelle esistenze di ciascuno?" io mi giocherei un buon distinguo.
Dal punto di vista dell'informazione (culturale; artistica; sociale) è importante ribadire che il web è tutt'altra cosa rispetto al telefono. Perché non squilla? Non solo. Perché è il veicolo per eccellenza per far circolare autori, opere, idee altrimenti soppresse o confezionate negli altri media, ad hoc.
Dal punto di vista sentimentale... mi sa che siamo tutti d'accordo. Certe storie d'amore nate via web (o telefono; o per lettera, come una volta, etc) sono proprio guaste. E non mi capacito di aver osservato persone tenere in piedi rapporti d'amore per uno o due anni vedendosi 10 giorni in tutto. Ma forse stiamo esulando dal tema:).
"potrebbe ripete " :potrebbe ripetere.
"ci permetti" . ci permette. Scusa, ma ti segnalo man mano che trovo
Interessante saggio.
evidenzierei la stessa parte di Ilde,quella è vera, e neppure io demonizzerei il cell.
Per il resto, anche la mail viene usata per tenere contatti, per vincere certe solitudini, per "parlare" ,certo in differita, con modalità diverse ma spesso l'obiettivo è quello.
A parte c'è poi il discorso dei danni delle onde elettromagnetiche causate da cell. e ripetitori. Di quello non si parla più...troppo business.
pensa, qualche anno fa, Andreoli scriveva che il cell per le donne era un simbolo fallico, perchè lo volevano voluminoso, così lo trovavano subito nella borsetta.... pagine esilaranti in Cronaca dei sentimenti.
Adesso sono pagine superate, perché i cell hanno dimensioni sempre più piccole e sono ricercati per quello, così ingombrano meno.
"Questa nuova tecnologia non può diventare tiranna o padrona delle nostre vite. Va tenuta a bada e considerata schiava delle nostre necessità, non deve diventare un viatico alla creazione di necessità (e spese) nuove. "
Qui concordo in pieno, un poca di sobrietà non guasta.
8, 9. Sistemato! Danke:).
11. Speriamo non sia una riduzione della centralità del simbolo fallico. Sarebbe drammatico:).
12. Sempre!
Tu sei il tuo cellulare. Perché? La ragione potrebbe essere semplice: ?il telefonino ci fa mostrare la nostra intimità e ci consente di entrare profondamente nel merito di quella degli altri?
Un tempo l'abito, ora il cellulare.
Non ho un particolare rapporto con il cellulare, lo uso, ma ne ho quasi pudore...basterebbe rimarcare il concetto dell'educazione e del rispetto altrui.
vedo che stai approfondendo parecchio...e ricordo anche che hai visto un certo Phone al cinema, devo dire che era un vero atto prodromico :P
è vero! Sai che l'avevo rimosso? :))).
Devo comprarmelo in dvd. Sono passati parecchi anni, almeno 5 credo:)
15. Io no...ero talmente sconvolta (ed esaltata) dalla scoperta di quella tua visione che non l'ho più dimenticata :)
:). Magari ricapiterà. Era un nuovo cinema di periferia, se non ricordo male, con gli interni arredati da Stivaletti (possibile?), tutto un gadget cinematografico. Manco mi ricordo più il nome. Quel giorno ho visto anche "Luther". Quel fra' cinefilo è un po' sparito, oggi sono uomo da home theather:)
Terzo atto della "crociata contro il telefono" eh eh eh
Il cellulare come status symbol, è diventato per molti quello che prima era l'automobile. Solo che è meno impegnativo economicamente parlando e puoi cominciare a farne sfoggio ben prima dell'età della patente.
"il telefono non ravviva il ricordo né ?presentifica la relazione affettiva?.
Sacrosanto.
18, esatto. Anche se l'industria automobilistica si sta rapidamente allineando. Non è un caso se qui a RM, almeno, stiano proliferando le macchinine per sedicenni. Anche l'industria degli alcolici s'è adattata: bottigliette per adolescenti a bassa gradazione etilica. Interessante come stiano livellando verso il basso le offerte. Che sia un passo prodromico alla concessione del voto ai sedicenni?
"esibizionismo per suggerire l?idea d?essere persone molto ricercate e molto contattate"
che pena...
"L?autore accenna all?ipotesi che chi tiene sempre in mano il gingillo al silicio potrebbe ripetere le abitudini onanistiche caratteristiche della prima e della seconda infanzia"
la stavo aspettando questa...
21. E' da psicanalista:). Ma forse non è del tutto sbagliata.
20. Madonna, sì.
"Come è stato possibile che il telefonino assumesse questa centralità? Perché non è rimasto uno strumento funzionale?"
ma come si fa a pretendere che quelle scimmie dette italiani (per parlare solo di noi) possano fare un uso corretto di qualcosa? Siamo un paese di stupidi, non vedo perchè ci si meravigli tanto.
Ieri guardavo la partita della Roma, e ogni tanto scanalavo. Sai quante pubblicità di telefoni (promozioni nuove offerte web, nuove tariffe, etc) ho beccato? Gli italiani sommersi dalla tv e dalle pubblicità di quotidiani e web ci sono cascati in pieno. Ma quanto hanno investito, certe aziende, in pubblicità di telefoni-telefonini-tariffe-gadget-connessioni?
"Questa nuova tecnologia non può diventare tiranna o padrona delle nostre vite. Va tenuta a bada e considerata schiava delle nostre necessità, non deve diventare un viatico alla creazione di necessità (e spese) nuove"
secondo me il telefonino è l'oggetto più adato al bisogno (auto imposto, mica bisogno vero) di vago continuo e allargato. La gente vuole rendere la propria vita più stupida possibile, e poi si arrabbia se glielo fai notare. Ma si strozzino col cavetto degli auricolari.
24, è quello che vogliono. Si meriano tutti gli strali possibili.
(grande.)
"È lo specchio della tua personalità, e del tuo ruolo. Tu sei il tuo cellulare. Perché? "
Perché sono pezzi di plastica con messi pre-registrati nel cervello.
28, messaggi, non messi.
29, 28. Pupazzi, probabilmente. Parlanti.:)
"La mia sensazione è che feticcio sia per una minoranza assoluta di cittadini "
hai ragione, è una protesi non un feticcio. Il fatto è che se non ce l'hanno in tasca gli viene un coccolone. E posso capirlo se devi essere raggiungibile - l'unico utilizzo sano dopo il cazzeggio con la tua ragazza per sms - per tutto il resto... bah.
ahahah
Io ribadisco, qui gli scimpanzè sugli autobus (ma anche in classe per irritare i professori, a quanto pare) usano il cellulare come radio a tutto volume di musica tecno o simili. Adesso, non meritano la reclusione con Giuliano Ferrara nudo e disinibito alle loro spalle?
sì, e Bondi a quattro zampe davanti, indosso un quadranga leopardato. Sì.
(poi dicono che l'odio non fa bene allo spirito :))) )
eh. E' sano, l'odio. E' sano:)
34, raccapricciante.
Detto questo, la copertina del libro fa umbè ridere...
A me il Bondi fa quell'effetto là. Da quando ho scoperto che ha scritto poesie sulla mia dentista è il mio idolo. Le ha pubblicate credo su vanity fair. E' un uomo cariato.
38. Vero? Credo sia creazione di un parente dell'autore - o di un quasi omonimo:). Ero andato a guardare il colophon, non sembrava una copertina accademica classica di francoangeli. Molto molto ben fatta.
40, "colophon" ahahahaah sembra la versione porno di cellofan :)))
:))))
39, avete in comune la stessa dentista?
ebbene sì. Ma sto talmente poco a casa che me ne sono accorto per il tripudio condominiale post pubblicazione dei versi galeotti, con riprese su vari giornali scandalistici, mi dicono, tutte pruriginose sulla bontà del ministro bondi.
C'è un sottobosco fertilissimo per queste vicende.
I letterati sanno che il molare è sempre alto
(stessa dentista)
Quando Milingo ci mette lo zampino... certo, io cambierei dentista immediatamente :) Oppure manometterei la boccetta dell'anestesia controllando l'appuntamento del poeta servo.
Sembra che abbia diversi studi. Sarebbe un sogno intercettarlo in guardiola. Mi sa che il Franchi voleva fargli cucù ma non è riuscito. Gli è che quel bondi là è una gran birba.
Una bella coppia, davvero. Metterò per loro una parola quassù. Franchi-Bondi, la prima coppia di angeli siamesi. Avere dentisti in comune è un dono del Signore.
Miracolo! E' tornato il forgione. Ah.
:))).
Ma solo per commentare la recensione. Non mi garbano gli Off Topic.
Luca e Gf:capperi! Ne avete dette alla grande :) Sembrate quasi due anzianotti che brontolano dei tempi modreni :))
Il cell magari è nato con intenti d'utilità, molti genitori lo hanno fornito ai figli fin da giovanissimi (orrore, il cell. alle elementari! i miei l'hanno avuto uno in terza media - regalo della madrina di Cresima; l'altra in seconda media- femmina più portata al comarò con le amiche) con l'illusione di controllarli ogni momento, una fissa dei genitori, in realtà possono dirti ciò che vogliono sulla loro localizzazione.
In altri casi poteva essere utile per essere sempre reperibili con persone anziane (il nostro primo cell, un affare gigantesco, fu a noleggio per dieci giorni nel 1994. Eravamo nelle Langhe in un agriturismo, mio padre era già anziano ,per la tranquillità reciproca andammo via con questo affare di cui ci vergognavamo da matti. Lo usavamo fuori vista, quasi di nascosto....)
Insomma è l'ennesimo caso di strumento utile deviato dalla pubblicità e dalle smanie collettive, credo che ogni epoca abbia di questi fenomeni.