Camelia vive a Leeds, in una strada anonima, dove l’inverno non sa finire, anche se i giorni sul calendario si succedono, il sole smuove il ghiaccio. Ha il nome di un fiore appariscente, originario dell’Asia, bianco, rosa, rosso acceso. Ma per lei i fiori non hanno diritto di voce: li recide, ne fa scempio, li calpesta con gli anfibi. Stessa cosa con i vestiti – getta quelli nuovi nel cassonetto da cui ne recupera altri, tutti sconvolti, con file di bottoni nel punti più impensabili o maniche in sovrannumero, interviene sui suoi propri come una novella Dr Frankenstein.
“Sulla sedia i vestiti storpi sembravano pelli di animali scuoiati.
Presi quello con le maniche diverse e in uno slancio di creatività sadica ne amputai una con le forbici. Poi dimezzai la gonna e ricucii la parte tagliata su un altro vestito, di sbieco, come una cintura di sicurezza. Continuai per ore con sfrenato godimento a squarciare pantaloni, mutilare tasche, scambiare bottoni, innestare brutti colletti su altri vestiti ancora più brutti. Finché la bruttezza si fece folgorante, perfetta, e non bastavano più i vestiti del cassonetto, dovevo fare trapianti di stoffe dai vestiti del mio armadio. Così diventavano ancora più brutti, soprattutto quando facevo incroci di laboratorio tra gli orsacchiotti dei pigiami e gli strass dei vestiti da sera, dio che eccitazione”.
Indossa i suoi abiti solo per percorrere un breve tratto di strada, dalla sua casa al videonoleggio, dove per un qualche misterioso accidente le consegnano sempre il film sbagliato dentro la custodia giusta. Ed ogni volta che la realtà la incrocia, ne scaturisce un grigio permanente, una foschia di neve, ma di quella neve sporca, straziata dai gas di scarico e da ruote motrici, che fa male allo sguardo. Nel romanzo di Viola Di Grado e nel mondo di Camelia tutto si è inceppato, dal giorno in cui il padre è morto insieme all’amante in un incidente d’auto. Livia, la madre, una flautista bella e algida, gira per la casa animalesca, usa lo sguardo per comunicare e fotografa ossessivamente buchi. O mancanze, voragini, precipizi. La ragazza ha rinunciato ad una vita propria, traduce dall’italiano in inglese manuali per lavatrici, istruzioni semplici su come introdurre fango e far uscire pulizia, che però non si applicano con altrettanta facilità alle persone. Ed anche lei cade nel mutismo, finché l’incontro e l’amore per Wen, suo insegnante di cinese, la farà ricominciare a parlare, vomitando i suoni come cibo, passando dall’anoressia alla bulimia, dal rifiuto del linguaggio all’ingorgo dei significati. Dal suono all’ideogramma, dalla parola svuotata ad un senso nuovo da trovare nel segno, nell’immagine, l’espressione visiva del sé e della lingua. Tuttavia anche Wen ha i suoi spettri: un segreto che non riesce a confessare, un’ex- ragazza con un altro nome di fiore, Lily, morta o forse scomparsa, uno strano fratello che indossa magliette con frasi ridicole, imitazioni di slogan giovanili già di per sé vuoti. L’atteggiamento autopunitivo di Camelia, con il quale tenta un’impossibile espiazione delle colpe paterne e della morte, si rispecchia in tutti i personaggi, proseguendo verso una follia che è linguistica, prima che mentale. I vestiti, le parole soppresse, gli ideogrammi, il corpo tormentato, non sono infatti che linguaggio, l’unica arma per vivere, la più potente per ricrearsi anche in modo distorto, fino all’annullamento. Il linguaggio di Camelia e la scrittura dell’autrice, fatta di poesia, perché fatta di tagli, di asciuttezza, di trasformazioni improvvise degli oggetti più comuni, riadattano l’ambientazione urbana alla temperatura interiore, dove il freddo cristallizza e poi spacca in silenzio, come una moderna Bella Addormentata, il cui sonno invincibile genera rovi, o come un’Alice-Regina di Cuori, che nel paese del trauma non può essere compresa, parla con se stessa tentando di salvarsi nell’autoironia e taglia teste di papavero, pezzi di carne.
Proprio l’uso della lingua ci ricorda infine che un buon libro non è fatto solo della storia o delle storie che racconta, ma ne evoca altre, apre scatole riposte, fa intravedere ombre dietro le tende. In questo folgorante esordio narrativo sono fondamentali i dettagli, i richiami all’universo contemporaneo di mode, passioni e comportamenti, comuni a Viola e Camelia, come a tanti lettori e che proprio verso questi ultimi aprono brecce per l’immaginazione.
La libertà dell’ abbigliamento nelle città inglesi, dove in pieno febbraio è possibile sedersi su di un autobus tra ragazze in ballerine e piedi scalzi, vecchi hippie, signore cinquantenni con i capelli azzurri e guardaroba misti che non tengono conto del clima; i negozi vintage colmi di stranezze, il desiderio di vagare senza metà per paesaggi di periferia, fatti di takeaway e noleggio-video, di niente che sia bellezza e che pure sa parlarci; la stupefacente solitudine di inverni costanti, in cui il migliore amico è il personaggio che tiriamo fuori dai nostri stracci, dalle sequenze di un film in una lingua aliena, che ci addormenta e ci fa esplodere come la bomba in un video di Björk, che devasta un intero luogo affollato per svegliare una sola persona.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Viola Di Grado (Catania, 1987), scrittrice italiana.
Viola di Grado, "Settanta acrilico trenta lana", Edizioni E/O, Roma, 2011.
Pagina sul sito dell'editore e altre recensioni qui.
Recensione di Francesca Matteoni, già apparsa in data odierna su Nazione Indiana.
Commenti
[viola di grado] esordio
[viola di grado] esordio della grande Francesca Matteoni!
Buona lettura.
[settanta acrilico trenta
[settanta acrilico trenta lana] e a partire dall'articolo di Francesca, tre sentieri diversi, interni o esterni a Lanke.
Il primo, interno, editoriale:libri e/o in Lanke, http://www.lankelot.eu/e/o
Il secondo, interno, generico: ultime attestazioni delle opere prime in lankelot: http://www.lankelot.eu/opera-prima
Il terzo, esterno, divertente: intervista a VDG su MarieClaire: http://www.marieclaire.it/Magazine/fan-club/Viola-Di-Grado
[leeds] e dimenticavo, David
[leeds] e dimenticavo, David Peace: http://www.lankelot.eu/letteratura/peace-david-il-maledetto-united.html il primo nome che viene in mente, da qualche tempo, appena qualcuno dice "Leeds":).
A più tardi per i commenti, Francesca. Intanto grazie per questo tuo primo articolo su Lanke (sognando sempre i tuoi contributi su Yeats...)
[Di Grado - Matteoni] Grande
[Di Grado - Matteoni] Grande Francesca! Ci sei riuscita, visto che era facile?
[di grado, matteoni]
[di grado, matteoni] francesca, ocio qui: "Tuttavia anche Wen ha i suoi spettri: , un segreto che non riesce a confessare, un’ex- ragazza con un altro nome di fiore, Lily, morta o forse scomparsa, uno strano fratello che indossa magliette con frasi ridicole, imitazioni di slogan giovanili già di per sé vuoti."
> Prima della virgola forse manca qualcosa...
[scrittura, viola di grado]
[scrittura, viola di grado] ti dico, il passo che più mi cattura è questo qui: "Il linguaggio di Camelia e la scrittura dell’autrice, fatta di poesia, perché fatta di tagli, di asciuttezza, di trasformazioni improvvise degli oggetti più comuni, riadattano l’ambientazione urbana alla temperatura interiore, dove il freddo cristallizza e poi spacca in silenzio [...]"
> La poesia degli anni Dieci è quella delle "trasformazioni improvvise degli oggetti più comuni": sono d'accordo, perché mi sembra sia davvero nello spirito del nostro tempo. Giorni fa ero di nuovo infestato dal pensiero di "Second Hand" di Zadoorian, per qualcosa di analogo - per la sensazione che stia cambiando la percezione degli oggetti, di tanti oggetti con cui coesistiamo...
la percezione: il valore: i significati.
[viola di grado, oggetti]
[viola di grado, oggetti] succede anche perchè sempre di più siamo i nostri oggetti. specialmente in certe solitudini, quando ci si circonda di cose come feticci affettivi.
sulla lingua - credo che in prosa o poesia, un linguaggio che mostra invece che descrivere, che si fa esso stesso tangibile e concreto sia ciò di cui c'è bisogno.
A margine: un'altra attrattiva del libro per me è la presenza, anche solo citata quale passione della protagonista, di Bjork. Ho una Bjork dipendenza...
[bjork, oggetti, viola di
[bjork, oggetti, viola di grado] C'è una canzone di Bjork, "Pagan Poetry", che non mi stancherei mai di ascoltare. E a quella canzone devo una delle cose che considero migliori tra tutte quelle che ho scritto - una di quelle che non m'hanno stancato mai (ancora):).
Bjork in Lanke, per ora, è qui: http://www.lankelot.eu/musica/bjork-medulla.html a firma Rapace (Benforte)
Sulla lingua. L'evocazione è tutto.
Sugli oggetti. E' proprio come dici. In più: il tempo da cui veniamo, la società da cui veniamo, aveva degli aspetti belli che ci stanno levando - mentre i vizi e i guasti rimangono. Ecco, questi aspetti belli si riflettevano in certi oggetti. Oggetti che dovrebbero restare...
[viola di grado] era la
[viola di grado] era la virgola l'elemento in più! corretto.
[viola di grado] optume;)
[viola di grado] optume;)
[Viola Di Grado] In attesa di
[Viola Di Grado] In attesa di leggerlo, un link per ascoltarla:
http://reteuno.rsi.ch/home/networks/reteuno/Furbochilegge/2011/03/15/furbo-18-marzo.html
[viola di grado] poi l'hai
[viola di grado] poi l'hai letta? Impatto?
[Viola di grado] No, in
[Viola di grado] No, in realtà è un periodo di riletture e mi va bene così, c'è veramente pochissimo che mi interessi o che comunque mi stimoli al momento. Qualcosa sì ma pochissimo davvero. Ho ripreso in mano l'Ulisse di Joyce e vorrei rileggermi piano piano Guerra e pace, qualcosa di Canetti, Faulkner, altre cose di Joyce e i tomazzi coi racconti di Checov. Amo rileggere, lo faccio spessissimo a distanza di tempo e mi accorgo che è circolare e piano piano mi sto accorgendo che provo sempre meno stimoli a leggere cose nuove.
[viola, and] mi sembra un
[viola, and] mi sembra un gran bel programma. Esteticamente fertile, personale e sensato. Per le novità io direi che si tende ad andare a ondate - per periodi di interesse. Ma vanno sempre alternate con le oldies, e coi recuperi. Le riletture sono un'arte a sé stante...
[Viola] Sono percorsi dettati
[Viola] Sono percorsi dettati soprattutto dal piacere che scaturisce dalla lettura di questi libri. Ne esco sempre arricchito, stupito, trasformato anche solo per una sottigliezza. E lo stesso piacere non me lo trasmettono i coetanei o le nuove uscite...alla fine mi prendono libri di scrittori defunti, "vecchi" anagraficamente, dimenticati. Un po' di tempo fa ho riletto un consiglio che diceva che un aspirante scrittore dovrebbe leggere i suoi coetanei, in particolare italiani...io ci ho provato ma non è una cosa che fa per me.
[andrea] c'è coetaneo e
[andrea] c'è coetaneo e coetaneo:). Sei coetaneo di Mascheri e di Morici, sei coetaneo di Di Consoli, e di uno come Santi... c'è solo l'imbarazzo della scelta:).
Basta guardare in alto. Abbiamo coetanei di grande valore. Altri che fanno tante presentazioni a San Lorenzo e tanta politica. Ma quelli sono come le piantine di pitosforo.
[Riletture] Fra le riletture
[Riletture] Fra le riletture c'è anche "Il velo nero" di Rick Moody. Queste sono le parole di Nesi:
"Il velo nero" è uno straordinario libro sulla natura umana, vista attraverso la lente deformante di una condizione che ha la forza di piegarla e negarla: la malinconia. Non ancora trentenne, Rick Moody, giovane autore tra i più acclamati d'America, si rende finalmente conto che anni di alcol e droghe l'hanno condotto ai margini della coscienza e della sua stessa vita e, come per Malcolm Lowry, si aprono per lui le porte di un ospedale psichiatrico di New York. E se Malcolm Lowry raccontò in "Caustico Lunare" il suo viaggio infernale attraverso la disperazione delle notti passate nei corridoi dell'ospedale a vedere le grandi chiatte di carbone risalire l'East River, Moody trova invece nella letteratura la via d'uscita dalla sua malattia orrenda, e ci conduce in un viaggio nel New England dei Padri Pellegrini alla ricerca delle origini della sua famiglia, confidando che possa essere la parola scritta a salvarlo, sia quella del diario di un suo tormentato antenato che scelse di vivere tenendo il volto sempre coperto da un fazzoletto, Handkerchief Moody; sia il racconto "Il Velo Nero del Pastore" del grande Nathaniel Hawthorne, che forse fu ispirato proprio dall'avo di Moody. E il testo comincia a danzare, e sono decine le giravolte imprevedibili e acrobatiche tra il passato e il presente, e il pastore Moody dal viso celato, Nathaniel Hawthorne e il Rick Moody della fine del Ventesimo secolo si trovano a ballare un divertente e commosso valzer di riconoscimenti e coincidenze e comunanze capaci di rivelarci quanto la letteratura possa essere, ancora oggi e sempre, una fonte di guarigione. (Edoardo Nesi)"
[lowry, moody] Malcolm Lowry:
[lowry, moody] Malcolm Lowry: ne avevamo parlato anni fa, qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/lowry-malcolm-sotto-il-vulcano.html - e proprio per via della segnalazione tua, amice and:)
[nesi, lowry, moody...] A
[nesi, lowry, moody...] A propostio di ciò, c'è un film di Nesi (tratto da un suo romanzo, se non sbaglio) che si intitola Fughe da fermo, in cui Lowry viene citato...così, giusto per scrivere.
[fughe da fermo] il romanzo
[fughe da fermo] il romanzo sta qui: http://bompiani.rcslibri.corriere.it/libro/4798_fughe_da_fermo_nesi.html ma da noi non ne ha ancora scritto nessuno....
[Di Grado] Trovato in
[Di Grado] Trovato in biblioteca e così me lo sono portato a casa, anche perchè complice la chiusura ad agosto ho più tempo per tenerlo. L'impressione che mi sono fatto dalle prime pagine è quello di una scrittrice insolitamente matura per i suoi 23 anni. Dirò di più quando proseguo con la lettura.
[di grado] impressioni
[di grado] impressioni confortate dal grande morici - giorni fa mi diceva che sta leggendo e apprezzando molto l'esordio di VDG....
[Di grado] Libro finito e
[Di grado] Libro finito e posso dire che dopo le prime 20, 30 pagine la lettura si è fatta snervante e il giochetto sulle parole estenuante e ripetitivo. Bello tutto ciò che riguarda la lingua cinese, il resto non m'ha trasmesso nulla. Mi sarei aspettato anche un finale diverso. Insomma, forse è ancora un'autrice che deve farsi le ossa. E questo libro, confesso, vale anche come insegnamento per il sottoscritto.
Attendo altri pareri.
[di grado] considerando il
[di grado] considerando il casino di roba sulla scrivania, il mio exit poll è che prima di natale riesco a comprare & studiare il tutto. Subito dopo ti dico. Intanto memorizzo il tuo giudizio, e comincio a fare le medie...