Ci sono donne comuni che vivono una vita straordinaria. E di loro si sa poco o nulla. I libri servono anche a questo. A trasmettere memoria e conoscenza di persone ed accadimenti che, altrimenti, potrebbero andare perduti. Ondina Peteani, di cui mai avevo sentito parlare, è stata di certo una donna fuori dall'ordinario. Questo libro ne ricostruisce la vicenda di vita, di sofferenza, di coraggio, di determinazione e di tormenti. “Ondina Peteani”, la biografia realizzata dalla studiosa Anna Di Gianantonio e da Gianni Peteani, figlio di Ondina, ha un sottotitolo chiarificatore: “La lotta partigiana, la deportazione ad Auschwitz, l'impegno sociale: una vita per la libertà”.
L'esistenza di Ondina inizia a Trieste il 26 aprile del 1925. Fin da ragazzina, giovane lavoratrice, prende posizione contro il regime fascista. Il suo campo d'azione originario è il cantiere navale di Monfalcone dove ha i primi contatti con il gruppo guidato da Curiel. Nella zona in cui vive si sviluppa la lotta armata delle formazioni partigiane slovene, affiancate dai comunisti italiani, contro l'occupazione italo-tedesca della Slovenia. Nel 1943, seppur con difficoltà e varie perplessità, nasce il “Distaccamento Garibaldi” (primo distaccamento partigiano italiano), una piccola unità di combattenti italiani inquadrati nelle unità partigiane slovene. Grazie a tale evento Ondina viene incaricata di fare da staffetta tra il PCI locale, guidato da Vincenzo Marcon, e i partigiani della “Garibaldi” accampati nel bosco. Un compito pericoloso e meno romantico di quanto si possa immaginare e che le valse, molti anni più tardi, il titolo di “prima staffetta partigiana d'Italia”.
Ondina, pur essendo riuscita a sfuggire una prima volta, viene arrestata nel luglio del 1943. Grazie alla confusione generata dall'armistizio dell'8 settembre riesce ad uscire ma per i fascisti è semplicemente un'evasa. Infatti viene definitivamente catturata da una pattuglia tedesca l'11 febbraio del 1944. Questo significa per lei quello che ha significato per molti altri: deportazione. Ondina è trasportata su un carro bestiame fino ad Auschwitz. Sul suo braccio rimane un numero tatuato, il n. 81672. A questo terrificante frangente della sua vita è dedicata la prima parte del libro. E' evidente che per questa impavida triestina raccontare e parlare di quanto vissuto, visto e provato nel lager nazista non è mai stato semplice. Si comprende, d'altro canto, quanto siano stati devastanti per lei gli effetti della deportazione e della prigionia: Ondina è divenuta sterile, ha avuto problemi di anoressia e gravi momenti di depressione. Un dramma tanto grave non poteva che essere combattuto da questa donna con estrema determinazione. Ondina ha scelto di divenire comunque madre adottando un bambino, Gianni. Ha scelto di divenire ostetrica facendo nascere i figli di tantissime altre donne. Ha scelto di mantenere viva la sua attività politica e sociale fino ad età avanzata.
Tutte le testimonianze raccolte in questa biografia non fanno che confermare quanta stima e quanta ammirazione la Peteani sia riuscita a generare attorno alla sua persona. I suoi modi decisi ma onesti e corretti sono riusciti a conquistare chiunque nonostante le critiche per alcune scelte di vita sicuramente azzardate per i tempi. Come quella di lasciare il primo marito, come quella di avere come compagno un uomo sposato con un figlio, come quella di portare avanti iniziative didattiche a dir poco pionieristiche. La figura che spicca è quella di una donna anticonvenzionale, appassionata, intraprendente e, soprattutto, libera.
Questo libro custodisce un caso di vita esemplare. Ma descrive anche un momento storico complesso e difficile attraverso la ricostruzione di eventi, a volte persino minimi, che danno il senso sia del contesto in cui la Peteani viveva ed operava, sia quello in cui versava il nostro Paese. La Guerra, il nazismo, la Resistenza, la deportazione, la Liberazione, il ritorno, il recupero di una vita “normale”, la crescita umana, l'affermarsi dei valori politici, i contrasti, le lotte ma anche le cadute, gli stravolgimenti, il crollo di certi ideali, la sofferenza e la solitudine.
Ondina Peteani muore a Trieste il 3 gennaio 2003. Conservare e trasmettere la sua memoria può essere fondamentale.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Anna Di Gianantonio è una docente e una storica. Collabora con l'Istituto regionale per la storia del movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia e con il Consorzio Culturale del Monfalconese. Nei suoi lavori si avvale spesso di fonti orali.
Gianni Peteani è entrato nella segreteria del Rettore dell'Università degli Studi di Trieste, dove collabora con l'Ufficio Comunicazione di Ateneo, dopo un'esperienza di vent'anni presso l'Abdus Salam-International Centre for Theoretical Physics (UNESCO) di Trieste.
Anna Di Gianantonio, Gianni Peteani, “Ondina Peteani”, Mursia, Milano, 2011. Prefazioni di don Andrea Gallo e Liliana Segre.
Ondina Peteani: Lager.it | Wikipedia | Olokaustos.org
(monnalisa, febbraio 2011)
Commenti
[peteani] scrive Monna: "Ci
[peteani] scrive Monna: "Ci sono donne comuni che vivono una vita straordinaria. E di loro si sa poco o nulla. I libri servono anche a questo. A trasmettere memoria e conoscenza di persone ed accadimenti che, altrimenti, potrebbero andare perduti. Ondina Peteani, di cui mai avevo sentito parlare, è stata di certo una donna fuori dall'ordinario. Questo libro ne ricostruisce la vicenda di vita, di sofferenza, di coraggio, di determinazione e di tormenti. “Ondina Peteani”, la biografia realizzata dalla studiosa Anna Di Gianantonio e da Gianni Peteani, figlio di Ondina, ha un sottotitolo chiarificatore: “La lotta partigiana, la deportazione ad Auschwitz, l'impegno sociale: una vita per la libertà”."
[peteani] suggerisco due
[peteani] suggerisco due sentieri ben diversi, a partire da qui.
Il primo: TRIESTE in Lanke: http://www.lankelot.eu/archivione?trieste
Il secondo: LAGER in Lanke: http://www.lankelot.eu/archivione?lager
[Peteani] Sicuramente una
[Peteani] Sicuramente una voce fuori dal coro, una donna coraggiosa. M'incuriosisce il discorso delle iniziative didattiche, cos'ha fatto di innovativo?
[Peteani] Riporto: "… iniziò
[Peteani] Riporto: "… iniziò ad occuparsi di educazione dei giovani, inventando un’alternativa al modo di organizzare la vita associativa che avevano i raggruppamenti giovanili di ispirazione religiosa. Da Pierabec a Medulin si potrebbe intitolare questa fase della vita di Ondina Peteani che contrappose appunto alla tradizionale vacanza confessionale di Pierabec, quella laica e socialista in Jugoslavia, e addirittura nella DDR. Fu quello il periodo della formazione del Circolo Ho Chi Min che organizzò i giovani in gite, campeggi, week end. Ondina con Brusadin, il cane Bielka e il gruppo dei giovani pionieri trascorsero vacanze certamente serene, ma, immagino, molto defatiganti, divertendosi...".
[peteani] monna, ma altro che
[peteani] monna, ma altro che innovazione. E' un incubo. Portava i ragazzi in vacanza nei regimi socialisti? Dio mio. sai che proprio nella jugoslavia dei suoi amici titini c'erano campi speciali, a goli otok ("isola calva"), in cui finivano tanti italiani che andavano oltre confine ad abbracciare il meraviglioso socialismo? Parlo del dopoguerra, ovviamente.
Con tutto il rispetto per il dramma della Peteani, e della sua atroce esperienza vissuta nei lager, non ho nessun rispetto per la sua ideologia. Tra l'altro la Brigata Garibaldi, quella che qui nomini, è quella famigerata brigata comunista che ha massacrato altri partigiani: italiani, ma non comunisti. A Porzus... conosci quella storia? Penso di no, spero di no almeno. E' dove la Garibaldi ammazzò il fratello di Pasolini e lo zio di De Gregori. Dramma mai dimenticato. Rimasto impunito. Consegnato al giudizio della storia.
Sulla condotta del Pci al confine orientale, e sulla sua estraneità al CLN, cfr almeno Karlsen, "Frontiera rossa": http://www.lankelot.eu/letteratura/karlsen-patrick-frontiera-rossa.html
[Peteani] Ero certa che
[Peteani] Ero certa che questo aspetto della vita di Ondina non ti sarebbe piaciuto. Eppure lei organizzava gite di ragazzini in Jugoslavia e nella Germania dell'Est. In un periodo storico in cui il comunismo era ancora il comunismo (prima dell'89, intendo).
Non so come potesse essere ma le persone che hanno preso parte a quei viaggi e ne parlano all'interno del libro, sembrano serbarne un ricordo esemplare. Mi sono limitata a prenderne atto e a scriverne qui.
Capisco anche il dramma partigiano che, dalle sue (tue) parti, ha fatto tante vittime.
[peteani, e i viaggi nei
[peteani, e i viaggi nei regimi socialisti] ti do una risposta svedese.
Idling: uno che ha indagato sulle ragioni per cui una delegazione di socialisti svedesi partì per la Cambogia, esattamente negli anni del genocidio, e non s'accorse di nulla (!). Erano gli anni Settanta. Non troppo tempo fa.
Qui l'articolo sul libro: http://www.lankelot.eu/letteratura/fr%C3%B6berg-idling-peter-il-sorriso-...
Curiosità: Pol Pot, studente, si formò anche passando per la Jugoslavia di Tito: la studiò con attenzione. Proprio negli anni in cui qualcuno ci portava i ragazzini in gita, perché s'innamorassero del socialismo. Va be':).
Detto ciò, tutto consegnato alla storia: compresi i comunisti di trieste che hanno fatto la guerra a fianco di belgrado, e non dei partigiani italiani, finendo per tradire i loro connazionali: loro, come tanto altro. Il presente, adesso, ci riguarda - e ci sta richiedendo un tributo tutt'altro che distratto.
[Peteani] Beh, queste gite e
[Peteani] Beh, queste gite e vacanze in quei paesi non mi convincono proprio, alla faccia dell'innovazione didattica, preferisco gli scout cattolici di Baden Powell.
[peteani] Io sarei stato
[peteani] Io sarei stato curioso di farli, questi viaggi didattici. Non ho preferenze da accordare. Bisogna sempre vedere come sono fatte, le cose, ma soprattutto come sono le persone che le fanno. A me certe associazioni non ispirano simpatia, però alcune persone che ci sono dentro sì. Eppure nell'organizzazione e in certe idee non potrei mai trovarmici. Comunque continuo ad avere i miei pregiudizi.
[branco] questa tua posizione
[branco] questa tua posizione è estremamente saggia, umana e vera. Niente, ci tenevo a ribadirtelo. Conferma che sono quasi sempre le persone a fare la differenza, anche laddove sembrerebbe molto difficile per le ragioni più disparate. Ed è una ragione di speranza. Ho meditato diversi giorni su questa cosa che hai scritto, e credo sia proprio vera. Grazie ancora.
[GFF] Per dire, in Lankelot
[GFF] Per dire, in Lankelot scrivono persone di estrazione, diciamo così, diversissima, che, se non ci fosse stato questo sito, dubito fortemente si sarebbero mai scambiate due parole. I pre-giudizi è bene averli, ma non dovrebbero accecarci. Poi, tornando a questi viaggi didattici...quando non lo sono, i viaggi? Lo dico, e non viaggio. Prendendola ancora più alla larga, dovremmo forse vedere a cosa hanno portato, quei viaggi, a cosa hanno lasciato in chi li ha fatti, in chi ha partecipato, per poter dare una valutazione. Poi, va beh, mi chiedo anche quali viaggi didattici oggi un turista possa fare nel nostro paese...
[branco] e hai pienamente
[branco] e hai pienamente ragione. Oggi il turista che viene qui da noi viene a vedere cosa hanno fatto i nostri antenati, nel corso dei millenni o almeno durante certi secoli: non certo cosa abbiamo fatto noi contemporanei. Ciò che i nostri ultimi governi hanno avallato e rappresentato è deplorevole e deprimente - e il forzismo è una macchia fosca.
E quanto a Lankelot, sono convinto, con te, che sia un sito ponte, non soltanto un sito arcobaleno. E questa è e rimane la sua forza. Ha fatto e fa parlare e fa confrontarsi mondi completamente differenti. Diciamo che noi siamo rimasti saggiamente al proporzionale, abbiamo capito per primi che il bipolarismo era una gran balla. Qui siamo pieni di colori... e di idee diverse. E' così che dovrebbe essere, in una repubblica democratica.
[Ondina] Sottoscrivo quanto
[Ondina] Sottoscrivo quanto ha scritto Andrea Brancolini a proposito di viaggi e del valore di Lankelot. Anche io probabilmente avrei partecipato a quei viaggi, pur se non sono un viaggiatore ed essere inserito in una comitiva mi fa già mancare il fiato ma ci sarei andato per curiosità, per conoscere ma anche sulla scorta dei racconti che circolavano fra parenti e conoscenti a proposito di quei luoghi. Anche perchè molti tornavano a casa con le ossa rotte e con dubbi che prima non avevano.
Certo, molto meglio dei boy scout, che ho sempre sentito lontani da me per indole...già l'idea di mettermi una divisa, i gradi, gli ordini, gli stessi ideali di quel movimento, cozzano con quello che sono sempre stato e che mi hanno anche tramandato i miei genitori.
[Peteani] Ho ricevuto una
[Peteani] Ho ricevuto una mail di ringraziamento da parte di Gianni Peteani, figlio di Ondina e coautore di questo libro.
Beh... volevo dirvelo!
[Peteani] Volevo solo
[Peteani] Volevo solo evidenziare un mio diverso approccio al discorso viaggi, non ci pensavo "per me", personalmente avrei anche potuto provarne uno da adulta, pensavo al discorso didattico e alla prospettiva di doverci mandare dei ragazzini ( o dei figli), ecco, come genitore, non mi sarebbe piaciuto. Posizione personale e opinabile, ciascuno può scegliere quel che preferisce e orientare in questo senso i propri figli.
E poi è noto che i comunisti mangiano i bambini, vorrete mica mandarceli in regalo, no? :)
Quanto agli scout: criticate finché volete, ma non fermatevi al modello delle aborrite Giovani marmotte disneyane, ci sono molti gruppi e vari modi di vivere lo scoutismo, propongono un modello educativo, una progressione personale, attenzione agli altri e alla natura,si può discutere il tutto, ma non sono solo divisa e ordini o gradi (sinceramente i miei figli non ricevono "ordini" e non ho visto gradi o roba così militaresca). certo, ufficialmente sono cattolici, questo sì, ma non bacchettoni.
Chiudo, perchè probabilmente è OT.
[Peteani - Marina] Beh,
[Peteani - Marina] Beh, Marina, come dici per gli scout, che "ci sono molti gruppi e vari modi di vivere lo scoutismo..." perché questi viaggi didattici della Peteani dovrebbero essere stati fatti "male"? Un viaggio è, credo, sempre didattico. Comunque. Per parlare di cose che so un po' meglio. A volte parlando con la mia ex del servizio militare, mi diceva che c'erano cose in comune con l'organizzazione scout. Il fondatore degli scout, per altro, era un militare. Per dire, dal sito Tuttoscout leggo che "La Branca Esploratori/Guide si rivolge ai ragazzi dagli 12 ai 16 anni che si uniscono in Unità chiamate Reparti." Ora, il nome "Reparto" già fa pensare ad una struttura militare. Da wikipedia, la legge scout: "7. Lo Scout ubbidisce agli ordini dei suoi genitori, del Capo Pattuglia o del suo Capo senza replicare." Ora, io a leggere un po' di queste cose, onestamente, non so se mi piacerebbe poi molto. Però ho conosciuto scout, e tutto quanto, e so che non tutto è bello, ma neppure brutto come mi potrebbe sembrare. Un altro punto della legge Scout: "2. Lo Scout è fedele: al Re, alla Patria, ai suoi Capi, ai suoi genitori, ai suoi datori di lavoro e ai suoi sottoposti." Beh, queste danno proprio l'impressione di essere regole militari. Che poi, nei fatti, possa essere diverso etc, resta che se vado a leggere queste cose l'impressione di un'organizzazione simil-militare ce l'ho. Sul discorso religioso....tante persone sono "ufficialmente cattoliche"...siamo in Italia. (quest'ultima frase non c'entra niente col resto, ok, era una riflessione su chi, al potere, si professa ufficialmente cattolico e per la famiglia...)Ciao!
[Peteani]ì, lo so che Baden
[Peteani]ì, lo so che Baden Powell era un militare, penso che adattino un po' ai tempi certe sue regole, si aggiornano, almeno questo mi è sembrato dalle riunioni dei genitori cui ho partecipato. L'ordinamento per fasce d'età prevede il "branco" per i più piccoli, il reparto, il noviziato, il clan e poi mi pare che si possa entrare o in Comunità capi o prendere la "partenza". So che ciascun clan ha una sua "carta", un regolamento interno ispirato a Baden Powell, ma adeguato ai tempi e alle persone e alla realtà in cui vivono. Lo discutono insieme, capi e ragazzi.
I più piccoli, in branco, hanno un percorso educativo ispirato a Il libro della giungla. Come vedi sono piuttosto articolati e, se la base è sempre quella, poi viene sviluppata in vari modi, insomma non li vedo così rigidi come può sembrare. Hanno pregi e difetti come tutto.
[Peteani - scout] Appunto.
[Peteani - scout] Appunto. Però sono cose che dipenderanno dalle varie sensibilità degli organizzatori, o dei "capi". La critica a questi "viaggi didattici" della Peteani sulla base di pochissime informazioni, che per altro parlano di vacanze serene e divertenti, mi sembra...non mi viene la parola, acc...eccessivo? Non era questa la parola, ma forse può andare bene. Volevo dire questo, che di ogni cosa dovremmo cercare di capire chi e come veniva fatta, perché da poche righe si trae, spesso, solo una conferma ai nostri pre-giudizi, che a volte sono giusti, ed altre no, e spesso dipendono, anzi sempre dipendono da chi abbiamo incontrato, e come ha fatto quel che ha fatto. "Hanno pregi e difetti come tutto." Come i viaggi della Peteani.
[Peteani - scout -marina]
[Peteani - scout -marina] Ciao Marina, nelle settimane scorse ho letto questo saggio:
http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807111037/L'invenzione_dei_giovani/Jon_Savage.html
Un po' lungo ma molto interessante e magari potrebbe interessarti. Ci sono ampie parti dedicate alla nascita del movimento dei boy scout, ma non solo. Molto belle sono anche la pagine dedicate a "Wandervögel" e a tante altre questioni.
[wandervogel] c'è un gran
[wandervogel] c'è un gran libro sui mistificatissimi wandervogel. Pubblicato dalla democratica e indipendente Socrates di Roma. Questo:
http://www.lankelot.eu/letteratura/mogge-winfried-i-wandervogel-una-gene...
[Peteani] Speriamo che i
[Peteani] Speriamo che i viaggi della Peteani non fossero di puro "inquadramento", li avrà organizzati in buona fede, vista la sua esperienza umana.
Ammetto che la mia prima reazione è stata come quella di Gf, però.
And: Grazie per il suggerimento bibliografico, appena possibile indagherò :)
[viaggi organizzati nella fu
[viaggi organizzati nella fu jugo] eh, Marina, ma noi veniamo da nordest, sappiamo bene cosa sottintendeva il viaggio dei ragazzi nel paradiso socialista giusto dietro l'angolo. A noi nessuno ha dovuto insegnare la storia con 50-60 anni di differita. A noi già avevano parlato di Goli Otok. Tutti conosciamo qualcuno, a Monfalcone. Glissiamo, va.
In generale, non pretendo che chi è geograficamente così distante abbia percezioni altrettanto immediate del senso e della portata di certe azioni. Soltanto, ecco, mi stupisco un po', perché appunto magari i nostri concittadini italiani si appassionano molto alle vicende degli armeni, ma a quelle dei giuliano-dalmati manco per niente. Quando lo fanno, purtroppo, spesso è per strumentalizzarle, da una parte o da un'altra o da un'altra ancora, e allora forse è meglio così. Ti dico che vorrei addirittura che eliminassero il giorno del ricordo, perché ho l'impressione che non serva proprio a niente, certe volte. A niente. Anzi, mi permetto di dire che come istriano - come nipote di istriani, esuli in IT - mi sento abbastanza preso per il culo, ma di questo ne parliamo altrove.
Uno ha scritto dei libri di Pupo, Karlsen, Cattaruzza, Magris-Ara e via dicendo non per divertimento e non solo per passione, ma per raccontare qualcosa a tutti. Si vede che non tutti vogliono capire, o non tutto, o solo quello che fa comodo. Pensiamo al presente, che i nonni ormai stanno sottoterra, senza giustizia e senza pietà, morti esuli e lontani dalle case [dalle case, e dalle terre degli antenati. Antenati] rubate dai socialisti e dai loro scherani, slavi e italiani "united". Pensiamo al presente, che alla vergogna del tradimento della resistenza per mano comunista, al confine orientale, penserà la storia. Ci sta già pensando. Pensiamo al presente, che purtroppo ci sono problemi diversi e più gravi. Sarebbe bello vivere col torcicollo, di dibattiti storici e politici. Magari potessimo.
L'introduzione del grande libro di Pupo [rizzoli] ti spiega perché a tanti nostri amici, sinceramente democratici e magari antitotalitaristi, non fa effetto l'idea di portare giovani in gita in un regime socialista. Tu pensi che tutti sappiano chi era davvero Tito? Nonostante ciò che ha già spiegato Del Boca? Mmm. Io non credo.
Se la Peteani avesse davvero saputo chi era Tito, mai più avrebbe creduto in falce e martello, figurarsi portare bambini in YU a spendere dinari. Lasciamo stare... guardiamo al presente.
[Peteani] Grazie ,Gf, sei più
[Peteani] Grazie ,Gf, sei più preparato di me, ma io di Tito avevo sentito, ho letto di Goli Otok su Magris, sapevo di Porzus (visto il film, saputo attraverso il Paso, che parlava sempre del "morto giovinetto", e come no? Era suo fratello ucciso a Porzus), per cui è logico che le reazioni siano simili.E' dura, specie per chi ha le origini in quelle zone come te, ma come dici tu, meglio guardare avanti.