Di Consoli Andrea

La curva della notte

Autore: 
Di Consoli Andrea

Nera ballata d'amore e di morte: frammentata narrazione d'una vita che si spezza, e si spezza dopo aver preteso d'essere esausta; aleggia intanto una greca predestinazione, ed è limpida la sensazione d'essere a un passo da un disastro. “La curva della notte”, secondo romanzo del letterato lucano Andrea Di Consoli, classe 1976, è un obbligato sguardo nel baratro della depressione, dell'angoscia e del male di vivere; non negando la sensualità, il desiderio e il piacere, ma ammettendo l'inevitabilità e la sacralità della sconfitta. La necessità della morte. In profondità abissale.

 

È la scrittura di un'intelligenza che ha deciso (accettato) di scarnificarsi, di mettere a nudo tutte le debolezze e le fragilità dell'anima, di non nascondersi eccessivamente al di qua dei simbolismi. Di Consoli è un giovane maestro capace di fondere, nella sua narrativa, tutta l'intensità e tutto il ritmo della poesia, poesia da cui deriva e discende; tiene salde le redini della trama, spezzandola senza piegarla allo sperimentalismo: dissolvendola, piuttosto, in tante correnti diverse, giocando su piani temporali diversi. Infine, guida il suo narratore, protagonista della storia, alla piena risoluzione della crisi.

***

Una piovigginosa città di mare. Un ex ferroviere – ex rivoluzionario, poi la giovinezza è finita e la generazione è emigrata – che soffre, perché ha capito d'essere come la sua terra, il suo Sud: un'assurda coincidenza piena di odio e di infanzia: “un Dio sbagliato, ammalato di solitudine” (p. 66). Sempre più indifferente al genere umano, è un martire della depressione: “viene dalla sera alla mattina, la depressione, perché all'improvviso, tra te e il mondo, cala un vetro opaco. E quasi non te ne accorgi, di questo doloroso sipario che cala” (p. 119).

Teseo, l'ex ferroviere, ha capito che tutte le vite sono sbagliate; e che l'amore è la porta d'ingresso al nostro inferno personale (p. 93): “e si chiami madre, si chiami padre, si chiami figlio (…), finché si trova la faccia di un uomo che ride, e che poi ci fa piangere di dolore, fino a morirne”. Ha rinnegato sé stesso, e da uomo di molte donne s'è ritrovato compagno di un maschio, che sempre sembrava attenderlo, come se avesse presentito che quella era la sorte. Quando, infine, ha compreso che il destino è non avere destino, destino diverso dalla morte, Teseo non l'ha accettato; ne è impazzito.

Una volta guardava i treni dissolversi all'estremo limite della sua terra e dell'Italia, e s'era innamorato dell'idea d'essere altro, di cambiare vita e di cambiare donna. E poi si è ritrovato, dopo aver animato un ristorante di legno sulla spiaggia, il Byron, e vissuto un secondo matrimonio con una donna dissoluta, a sentire stanchezza di tutto.

“Ma non potevo fare a meno di quel mio mondo – perché tutto quello mi apparteneva, tutto quello era in me, fino nel sangue. E quanto più s'inabissava nell'orrore della depressione, quel mio mondo, tanto più lo amavo. La geografia della mia anima era una malattia che non si poteva guarire. Ma nessuna malattia è davvero incurabile, e questo lo imparai, a mio beneficio, al termine della giovinezza” (pp. 10-11).

E' l'incontro con un vecchio amico che credeva di aver imparato a odiare, Rocco, cantante famoso, a farlo deragliare. Teseo vuole che chiariscano le antiche incomprensioni: ossia, la storia della liason tra Rocco e sua madre. Rocco ne era innamorato, Teseo non riesce ad accettarlo: sente l'accaduto come la rappresentazione della fine di dignità di sua madre e del suo migliore amico. Vuole sapere i dettagli. Si ubriacano, e infine Rocco li racconta. E poi guida, e guida come tutti quelli che hanno bevuto troppo; sbanda e finisce fuori strada. Muore. Piomba la cappa dei sensi di colpa a infoibare la coscienza di Teseo. Pochi giorni dopo, entra nella sua vita la vedova di Rocco. E la fine della storia la presentite già: sedotti dal dolore, gli amanti profanano la memoria di quel che è perduto; strapiomba, così, la lucidità del carnefice – nel buio soltanto sente di poter esistere: buio pretende.

Il narratore del romanzo di Di Consoli medita sull'essenza della morte: sulla sua epifania. E ne deriva un passo eccezionalmente visivo, e lirico; “La morte è fatta di scale che si scendono e si salgono senza gambe. È un piacere indescrivibile, la morte – vedi, su grandi pietre che sembrano frangiflutti, persone che forse hai conosciuto da sempre, e che ti mancano, e che forse ti aspettano; e ci sono bambini che stanno voltati di spalle, e questi bambini non avranno mai i capelli bianchi, gli occhi gonfi e appannati al mattino, quando si è appesi a un filo, perché i bambini morti sono muri, sono pioggia, sono insegne di negozi. Sono conchiglie” (p. 71)

***

Teseo ha saputo essere uomo pieno di donne: dal senso di colpa dongiovannesco ha trovato riparo in un altro uomo; assolta la colpa del seduttore, tramutatosi in schiavo di un suo simile, si è ritrovato tra le braccia dell'ultima donna – quella proibita. Teseo ha così commesso la stessa colpa del suo vecchio amico Rocco: ha violato i sacri legami della famiglia. È stato un essere umano primitivo, non evoluto; dominato dalla carne, s'è piegato all'inciviltà, e all'ingiustizia.

Rocco aveva amato la madre di Teseo, e per questo l'amicizia s'era infranta: ma Teseo avrebbe avuto la vedova di Rocco. L'innocenza – ecco, guarda – si spoglia: ormai nuda, basta una carezza a deflorarla. Rifiutale quella carezza. Rinascerà.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Andrea Di Consoli (Zurigo, 1976), giornalista, poeta, saggista e narratore lucano. Vive e lavora a Roma; lavora come consulente editoriale.

Andrea Di Consoli, “La curva della notte”, Rizzoli, Milano 2008.

Approfondimento in rete: LucaniArt / Letteratitudine / Sinibaldi intervista Andrea Di Consoli / Zam / Nunzio Festa

In Lankelot:

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo 2009.

ISBN/EAN: 
9788817021685

Commenti

ecco il secondo romanzo di Andrea Di Consoli: "La curva della notte". Letterato italiano classe 1976, tra le massime promesse della nuova generazione di artisti.

Probabilmente tutti lo conoscete già, anche per via degli articoli di barbara di qualche tempo fa. Ma tenevo a parlarvene.

per oggi è tutto

ave cari
gf

"Una piovigginosa città di mare. Un ex ferroviere ? ex rivoluzionario, poi la giovinezza è finita e la generazione è emigrata ? che soffre, perché ha capito d?essere come la sua terra, il suo Sud: un?assurda coincidenza piena di odio e di infanzia: ?un Dio sbagliato, ammalato di solitudine? (p. 66). Sempre più indifferente al genere umano, è un martire della depressione: ?viene dalla sera alla mattina, la depressione, perché all?improvviso, tra te e il mondo, cala un vetro opaco. E quasi non te ne accorgi, di questo doloroso sipario che cala?

no,io non lo conoscevo...

Il narratore del romanzo di Di Consoli medita sull?essenza della morte: sulla sua epifania. E ne deriva un passo eccezionalmente visivo, e lirico; ?La morte è fatta di scale che si scendono e si salgono senza gambe. È un piacere indescrivibile, la morte ? vedi, su grandi pietre che sembrano frangiflutti, persone che forse hai conosciuto da sempre, e che ti mancano, e che forse ti aspettano; e ci sono bambini che stanno voltati di spalle, e questi bambini non avranno mai i capelli bianchi, gli occhi gonfi e appannati al mattino, quando si è appesi a un filo, perché i bambini morti sono muri, sono pioggia, sono insegne di negozi. Sono conchiglie? (p. 71)

Titolo ed autore incisi nella mente. Non lo scorderò. Un'immagine bellissima, ma lo è tutta la tua pagina.

Grazie cara - merito sicuramente del romanzo.
Tra l'altro, Di Consoli è una gran bella persona, e in un mondo malaticcio e discretamente zozzo come quello dell'editoria è sempre una gioia incontrare anime pulite e serie. Aggiunta OT;).

Questo lo dovro' leggere quando passero' uno di quei momenti di forte stabilita' emotiva che mi permettono, dunque, di affrontare anche le cose serie e profonde - dunque dolorose, a volte, non sempre, ma almeno di certo nel caso de ''La curva della notte''.

Grazie, Gianfranco

5. Grazie a te, amice Sergio. A pelle ti darei un consiglio: assieme, punta i libri di poesia di AdC. Credo siano - al solito - il codice segreto del dna di questa sua scrittura.
Destinata a stupire e sedurre lettrici e lettori, nel tempo: e a rappresentare l'inconscio.

Grazie, caro. Solo che quel che ne ho letto di poetico su Internet non mi e' piaciuto (per diversi motivi che sarebbe qui troppo lungo elencare). Preferirei pertanto scoprirne la narrativa - che mi risulta, anche da altri colleghi che ho sentito, molto migliore.

va bene (ma aver letto poesia su schermo, chissà...tra schermo e volume semper volume, no?)

?La morte è fatta di scale che si scendono e si salgono senza gambe. È un piacere indescrivibile, la morte ? vedi, su grandi pietre che sembrano frangiflutti, persone che forse hai conosciuto da sempre, e che ti mancano, e che forse ti aspettano; e ci sono bambini che stanno voltati di spalle, e questi bambini non avranno mai i capelli bianchi, gli occhi gonfi e appannati al mattino, quando si è appesi a un filo, perché i bambini morti sono muri, sono pioggia, sono insegne di negozi. Sono conchiglie? (p. 71)

Letteralmente folgorato dalla bellezza di questo passo, credo proprio che non posso non leggere questo libro. Mi è del tutto sconosciuto, Di Consoli, ma uno che scrive cose del genere non può non essere preso nella giusta considerazione: "e questi bambini non avranno mai i capelli bianchi, gli occhi gonfi e appannati al mattino, quando si è appesi a un filo, perché i bambini morti sono muri, sono pioggia, sono insegne di negozi. Sono conchiglie". Ripeto, senza parole per questo concetto cosi meravigliosamente espresso.

(ti piacerà.)

8.
Certo, Gianfrancone: semper volume, hai ragione. Solo che qui a Lubiana mi e' difficile acquistarne senza dissanguarmi - economicamente. Dunque a volte mi accontento dello schermo.

te ga rason. Vuoi il consiglio per non dissanguarti?
Ordina direttamente dall'editore: ti fa sicuro, sempre a meno che non sia un incapace, lo sconto del 20-30 percento, e così paghi solo la spedizione. Alternativa, col beneplacito di quotidiani o periodici o webzine credibili amiche, chiedi copia per recensione: c'è sempre qualche avanzo di magazzino - triste ma vero - che attende i critici;).

Ho trovato, ed ho letto per il momento "Il padre degli animali". E l'urgenza vuole che io trovi anche questo.
Spero per lui e per noi che continui a scrivere perché è Letteratura vera, autentica, rara. E lo scrivo anche per gli altri che passeranno a leggere e commentare. Un libro che non si dimentica.

:).

Presto - superati gli speciali previsti - scriverò di "Lago negro", dell'introvabile "Discoteca" e non solo. Andrea scriverà a oltranza, vedrai:). Intanto, oggi sceglie i libri di HACCA...

3. Preso :)

optume;).
Saprai dirci...