Morselli Guido

Dissipatio Humani Generis

Autore: 
Morselli Guido

Eventi hanno cambiato la storia dell’uomo, filosofi quella del pensiero, musicisti, pittori, scultori e scrittori quella dell’arte. Milioni di uomini in guerra hanno segnato il passato, singoli uomini hanno fatto altrettanto davanti ad un tavolino con carta, penna e genio.

Ho una piccola boccetta di vetro nella mia bacheca, quante volte l’ho aperta per riscoprirne il contenuto, quante volte per cercare ciò che mi mancava in quel momento. Non mi sono mai chiesto con chi condividerne il contenuto. Mai. Con queste righe non posso descrivervi un colore, un suono, una sensazione o un pensiero. Possiamo annusare insieme il tappo e scoprire se poi vorrete da soli assaporarne il contenuto.
Guido Morselli, non riesco a dire un nome poco noto perché è un’affermazione dolorosa. In vita non fu conosciuto ai più, della sua vita scopriremo nelle sue opere.

Le opere, in questo caso una. Dissipatio Humani Generis. Simbolo del solipsismo*, dell’ucronia*, testo analizzato da filosofi, letterati, neurologi e povera piccola gente come me.

Pennac* scrive dei diritti del lettore, tra questi quello di saltare le pagine e non finirlo. Nella mia arroganza le chiamo regole, non diritti, pertanto riscopro in questo caso l’eccezione.

Un artista italiano, possiamo leggere le sue parole, quelle che impresse, che scelse, che elesse a testimonianza dei suoi pensieri. Questa è l’ultima opera, giunta a noi postuma come tutte, scoperta nella cassetta delle lettere quando gli editori lo restituirono rifiutandola. Come le altre. Rimasta nella posta perché si tolse la vita prima di riceverla. Un uomo sceglie la morte come risposta, le assegna una data, poche ore prima del quarantesimo anno dalla sua nascita.

Lo scenario è un lago in una grotta, vuole scomparire. Si voleva ammazzare perché il negativo aveva prevalso sul positivo. Un motivo banale? Non credo, non crede. Il suo progetto sfuma sul ciglio del lago, sfuma perché la mente divaga, perché beve per non pensare e bevendo pensa. Pensa al bere. Semplicemente si distrae, passa il momento e torna a casa. Semplice. E partito per rinnegare la sua appartenenza ad un genere umano da lui non riconosciuto e insostenibile, torna come unico esponente del medesimo, era un uomo ed ora è l’umanità. Ancora non lo sa e cerca una voce ad un telefono, invano. E’ accaduto, è il prescelto o l’escluso, dannato o eletto deve vivere in quella città dove prima era solo spettatore. Crisopoli, la città, simbolo della ricchezza, della società, di quell’umanità che compie tre sole azioni, agisce, ragiona e rappresenta. Miliardi di uomini da sostituire solo in questo, perché questo facevano. Non appare impossibile, in fondo. Scopre il silenzio che non scorre, che si accumula. Scopre che avere come oggetto sé stesso non basta, si osserva, senza impegno ed entusiasmo. Prende atto dell’attuale realtà, la percepisce chiaramente ed in quel momento la rifiuta, sente Pascal e Cartesio discutere su vero e sogno, si tocca una ferita alla testa, da ragione a Pascal e quella stessa realtà la accetta. In fondo aveva ragione Durkheim, la società era solo una cattiva abitudine, un vizio del quale non era mai divenuto schiavo. Cerca filosofi nella sua mente per avere aiuto, invano, Nietzsche non aveva previsto potesse accadere, Mylius non se ne interessa, perché per un pessimista radicale non esistono sorprese negative, quindi perché preoccuparsi? Cerca un amico, l’unica persona che, morta anni prima, è certo sia esistito, lo cerca, lo trova, sa che lo incontrerà presto. Ha un appuntamento con Karpinsky, ma sarà lui a venire, non deve raggiungerlo. In mezzo agli uomini non si riconosceva, senza di loro si ritiene un ex-uomo, un semimorto. Ora è il mondo e di quel mondo è stanco. Ha un amico da incontrare e per questo l’ultimo uomo, che già era stato del tutto solitario fra gli uomini, siede e aspetta.

Lucido, intelligente, narcisista e ipocondriaco, tale era Morselli, tale il suo protagonista, colui al quale affida il proprio pensiero. Una personalità che presenta analogie con quelle di Plath e Pavese, che trovò descrizione nei suoi diari, che implose in sé stessa, rifiutando la società e da essa rifiutata. Loro, gli altri, questo è l’uomo, la superbia solipsistica è sufficiente per isolarsi, non per fare sparire ciò che inevitabilmente lo circonda. E così in un mondo ucropico, parallelo, nulla lo circonda, nell’ultimo tentativo di trovare una soluzione al suo malessere. Ma non basta, senza altri uomini anch’egli non può vivere, quindi non c’è risposta al suo male incurabile, la vita.

Questa tecnica scrittoria permette al lettore di trovarsi davanti ad una situazione sconosciuta perché mai esistita, calato in un mondo reso irriconoscibile da un singolo evento. Una realtà in cui l’unico aspetto immutato è quello delle reazioni umane. E chi legge viene privato di tutti gli appigli, non v’è nulla di irreale o impossibile perché manca l’esperienza, grazie alla quale si potrebbe confutare razionalmente i fatti. Come si può sostenere che reagiremmo diversamente, come affermare l’impossibilità di un fatto del quale non esistono precedenti. L’esperienza aiuta a razionalizzare, senza di essa siamo in balia dei pensieri del protagonista, plausibili, inevitabilmente reali, per quanto sappiamo e sentiamo gli unici possibili.

Quest’opera è la boccetta a cui attingo quando ne ho bisogno, desiderio o soltanto sete. L’ho aperta ancora e ancora lo farò, quanto sopra è solo l’aroma di cui il tappo è impregnato, sfumati segni dell’essenza del contenuto.

note:

Solipsismo: atteggiamento filosofico secondo il quale il soggetto pensante non può affermare che la propria individuale esistenza in quanto ogni altra realtà si risolve nel suo pensiero.

Utopia: un posto migliore, un desiderio. Spesso, questo desiderio di un mondo migliore prende la forma di narrazioni controfattuali, l’ucronia, che sta al tempo come l’utopia sta allo spazio.

Ucronia: la storia del "che cosa sarebbe successo se...", il racconto di un mondo parallelo in cui un avvenimento ha cambiato le sorti della storia.

10 diritti del lettore: Pennac, “Come un romanzo”.

edito nel 2002
ISBN/EAN: 
9788845906336

Commenti

Allora: intanto ti annuncio che qui:
http://www.lankelot.eu/?biografia=237 è on line, a partire da queste prime pubblicazioni, la tua pagina personale; integra dati e foto quando vorrai, sempre via "amminista sito".

Poi:
il format per i titoli dei pezzi è:
COGNOME AUTORE - NOME OPERA
(l'ho adattato).

Nel box piccolo, ai piedi del riquadro per l'articolo, c'è uno spazio per i TAGS, ossia le parole chiave: di norma, Cognome Autore, Nome Opera, Letteratura - il tutto separato da virgole.
Stavolta li ho inseriti io;).

Ora vado a rigodermi il testo. Era ora;)

"Ho una piccola boccetta di vetro nella mia bacheca, quante volte l?ho aperta per riscoprirne il contenuto, quante volte per cercare ciò che mi mancava in quel momento. Non mi sono mai chiesto con chi condividerne il contenuto. Mai. Con queste righe non posso descrivervi un colore, un suono, una sensazione o un pensiero. Possiamo annusare insieme il tappo e scoprire se poi vorrete da soli assaporarne il contenuto".

>
Non avevo dimenticato il discorso della boccetta di vetro. Era diventata una delle immagini più chiare della tua scrittura. E' bellissimo ritrovarla qui, davvero. Ave Francesco! (avanzo..)

"Questa è l?ultima opera, giunta a noi postuma come tutte, scoperta nella cassetta delle lettere quando gli editori lo restituirono rifiutandola. Come le altre. Rimasta nella posta perché si tolse la vita prima di riceverla. Un uomo sceglie la morte come risposta, le assegna una data, poche ore prima del quarantesimo anno dalla sua nascita".

> Senza fiato, una volta ancora, ripensando a quel che poteva essere se Morselli avesse aspettato qualche giorno ancora; ché Pontiggia stava apprezzando. Beffa del destino autentica.

"Lucido, intelligente, narcisista e ipocondriaco, tale era Morselli, tale il suo protagonista, colui al quale affida il proprio pensiero. Una personalità che presenta analogie con quelle di Plath e Pavese, che trovò descrizione nei suoi diari, che implose in sé stessa, rifiutando la società e da essa rifiutata. Loro, gli altri, questo è l?uomo, la superbia solipsistica è sufficiente per isolarsi, non per fare sparire ciò che inevitabilmente lo circonda. E così in un mondo ucropico, parallelo, nulla lo circonda, nell?ultimo tentativo di trovare una soluzione al suo malessere. Ma non basta, senza altri uomini anch?egli non può vivere, quindi non c?è risposta al suo male incurabile, la vita".

> Questo passo è semplicemente splendido. In questi anni, leggendo e rileggendo anche Drieu La Rochelle e Stig Dagerman, Otto Weininger e Fritz Zorn, non ho dimenticato di farmelo tornare alla memoria. Danke Francesco.

"Quest?opera è la boccetta a cui attingo quando ne ho bisogno, desiderio o soltanto sete. L?ho aperta ancora e ancora lo farò, quanto sopra è solo l?aroma di cui il tappo è impregnato, sfumati segni dell?essenza del contenuto".

> Così torniamo a fare noi con te, nel tempo.
Bentornato.

come vedi sono acerbo nelle piccole accortezze tecniche per la stesura. Riguardo Morselli, presentandomi con questo pseudonimo ho trovato doveroso proporre per primo questo datato testo, imperfetto, ma come per certe icone non modificabile.

Così deve essere. Immutato.
Quanto alle accortezze tecniche, considera che dopo sei mesi sto ancora imparando anch'io - e che la seconda metà delle istruzioni presenti nel sito sono opera di Luca Martello, che ha scoperto e spiegato tutto a tutti noi;).
E' sempre lavoro in itinere...

A proposito: questo è il vecio caro format, perfezionato;)
Buono per tutte le recensioni di libri - narrativa, poesia, saggistica-trattatistica. Utile & essenziale.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Nome Cognome (luogo e anno di nascita ? luogo e anno di morte), giornalista / romanziere / poeta / saggista / drammaturgo, nazionalità.

Nome Cognome, ?Titolo?, Editore, Città, Anno.
Traduzione di x y. Prefazione di x y. Illustrazioni di x y.

Prima edizione: ?Titolo Originale?, Città, Anno.
Adattamento cinematografico: ?Titolo?, di nome cognome del regista, anno.

Bibliografia consigliata: Nome Cognome, ?Titolo?, Editore, Città, Anno.
Approfondimento in rete: sito a / sito b / sito c.
In Lankelot: recensione a / b / c, a cura di nome cognome.

Recensore. Data.
(indicare se l?articolo è stato pubblicato altrove, e quando)

"Loro, gli altri, questo è l?uomo, la superbia solipsistica è sufficiente per isolarsi, non per fare sparire ciò che inevitabilmente lo circonda. E così in un mondo ucropico, parallelo, nulla lo circonda, nell?ultimo tentativo di trovare una soluzione al suo malessere. Ma non basta, senza altri uomini anch?egli non può vivere, quindi non c?è risposta al suo male incurabile, la vita".

Ho conosciuto Morselli a seguito del vostro esperimento empatico, la mia gratitudine si rinnova ogni volta che ritorno a riflettere su quanto casuale possa essere la scoperta di un testo prezioso. Ho letto e riletto questa pagina non so più quante volte e mi incaglio sempre lì, su quelle poche righe riportate sopra che sono spietate quanto realistiche. O forse spietate proprio perchè realistiche. Non c'è suono più aspro di quello della verità.

Seriamente, se ripenso a quell'esperimento empatico e a quante cose sono accadute negli ultimi cinque anni, e a come sono mutati equilibri, orari, abitudini, piaceri, passioni, ragioni di malessere... è un esperimento che adesso ha assunto un aspetto da gigantesco embrione d'un futuro allora amorfo, se non nei sogni.

Soltanto, credo adesso sia il tempo di semine nuove. Quindi serve coscienza delle radici, delle origini di certi progetti. Ripercorrere le tappe per rilanciare.

Sono un sasso, ho bisogno di una direzione. E' troppo tempo che sto per aria, per troppo tempo ho cercato di planare a terra. Invano.

Restar per aria non è affatto un male, io ci starei 24 ore su 24, se potessi. Dico di più, di planare a terra non ho alcun interesse, né voglia. Quando lo faccio è perchè la vita mi costringe (ma non sarà sempre cosi...). Questo solo per lasciarti un quesito: sei sicuro che una volta a terra, più o meno integrato nella vita "normale", vivrai meglio? Sei certo che famiglia, lavoro, certezze e sicurezze siano un bene se non saranno come tu le sognavi? E in ultimo, meglio essere "solo" simili (che spesso è un'utopia, se non una menzogna da proporre a se stesso) a come si voleva essere (col logorio di una brama di voler essere come ci si era sempre immaginati), o essere altro, altrove, in un mondo -magari - interiore inattacccabile in cui si è identici alla propria natura originaria? Natura originaria altrimenti lontana - o, perlomeno, non vicina - se si scende a terra.

Non sò se sono stato abbastanza limpido nella mia riflessione, e mi scuso se allargo il tema rispetto al pezzo proposto, ma sono quesiti che mi sto ponendo in maniera molto seria in questa fase molto particolare della mia vita. Detto ciò, non vado oltre (non è il caso in questa sede), lasciando un sorriso per stemperare il dilemma:)

"Loro, gli altri, questo è l?uomo, la superbia solipsistica è sufficiente per isolarsi, non per fare sparire ciò che inevitabilmente lo circonda. E così in un mondo ucropico, parallelo, nulla lo circonda, nell?ultimo tentativo di trovare una soluzione al suo malessere. Ma non basta, senza altri uomini anch?egli non può vivere, quindi non c?è risposta al suo male incurabile, la vita."
É terribile questo passo. Il libro ce l'ho da anni e non ho ancora trovato il coraggio d'affrontarlo.
Trovo la tua presentazione lucida, appassionata e molto evocativa per l'immagine della boccetta.

critica evocativa ed anche ben scritta. Nel senso che lo spazio di questo sito offre la possibilità a qualche alternanza che non sappia di già detto. Gran pezzo su un autore che, colpevolemente, conosco poco. Tuttavia la visionarietà e metaforicità è davvero coinvolgente. Grazie, senza troppi inchini, perché non adoro le adulazioni. Però mi piace apprezzare (ed anche disprezzare, ove fosse).

11. Federico, qui i discorsi sarebbero ampi e si sconfinerebbe in OT, per quanto interessanti.
" Sei certo che famiglia, lavoro, certezze e sicurezze siano un bene se non saranno come tu le sognavi?"
Non sempre tutto è o può essere come lo sognavamo, ma è anche vero che un sano contatto col reale consente di vedere ciò che è attuabile e ciò che, magari in un certo momento, non lo è, oppure, col tempo, i sogni cambiano semplicemente. Ma mi fermo anch'io, non sono temi da approfondire qui :-)

11. dissidio meritorio di lunghe ed approfonditi OT. E credo, per certi versi insolubile. La vita ( ed i suoi sogni) ci appartiene, e neanche la dirigiamo, peraltro.

Morselli mostra la non-soluzione. Il libro è magnifico e chiarisce che senza uomini manca l'umano, ma bisogna starne lontani, dalle maschere ominidi, tuttavia: sapere che esistono, dannarsi per questo e far finta che sia soluzione.

"senza altri uomini anch?egli non può vivere, quindi non c?è risposta al suo male incurabile, la vita.?

ma la soluzione è davvero l'umano? -questa è l'apparente soluzione.
la soluzione è la negazione di un ente che pure è e senza il quale la negazione stessa -solo atto di esistenza verace, per gli psicologi: di individuazione- non può sussitere.

Nella migliore delle ipotesi noi siamo per individuazione, cioè negazione dell'altro, che però diononvoglia mai deve sparire.
questo è quanto ho dedotto -negando- a fine lettura.

ps: ovviamente negando il me pre-morselli

ci sarebbe da parlare del congegno che è strepitoso, dei registri alternati, della profondità del pensiero e del quotidiano specificato (le date, i posti), delle diverse tracce che l umano ha lasciato (una donna, un medico che è sentinella verso le cadute altrui ma è incapace di arrestare la propria). e poi la sapienza letteraria, il sapere della parola, gustata, i giochi (p.85) che si concede il maestro.

http://www.lankelot.eu/index.php?tag=morselli qui tutto l'archivio morselli di lankelot!

(Francesco, se passi di qua sappi che hai diversi commenti ai quali replicare...)