Musil Robert Edler

Congiungimenti

Autore: 
Musil Robert Edler

A volte serve solo un pretesto, una scusa, una grazia che ci concediamo per non compiere un'azione o non fare una scelta. A volte ciò che conta è ingannarci fingendo di non riconoscere un bivio; e camminare soltanto. Solo che in quell'istante percorrere la via o restare immoti in se stessi, facendosi ingannare dal tempo che scorre, possono confondersi.
E ci si potrebbe chiedere se siamo su un treno fermo mentre accanto ne passa un altro, oppure se viaggiamo, pur lentamente ed è il nostro movimento a far scivolare il paesaggio in una interminabile pellicola.
Ed è proprio in istanti come questi che passano innumerevoli luci, ogni luce un primo pensiero da cui possono diramarsi altrettante infinite domande. O dubbi, considerazioni, perplessità, illuminazioni. Fantasie e teorie. Troppo spesso forse ci si addormenta sulla carrozza del treno, ci si addormenta perché il desiderio è arrivare, perché non si considera il viaggio come il momento saliente, solo come un fastidio, una complicazione, il prezzo da pagare per il fine desiderato.
E così è il pensiero, verso la meta, verso la risposta, rifiuta come valore il perdersi nel processo e disconosce come propria la confusione, l'accumulo. Perché pensare deve portare se non ad una soluzione almeno ad una serie di possibilità, perché pensare è doloroso ed in cambio del male dev'esserci qualcosa di concreto. Eppure… eppure chiudere gli occhi, inquadrare l'obbiettivo e perseguirlo è solo una strategia da adottare per risolvere una situazione definita, quando ombre antiche o recenti della nostra vita ci assalgono, o meglio ci sommergono sinuose, come la marea crescente, qual è la soluzione?
E se la domanda risulta senza risposta è forse perché manca un vero problema da risolvere, perché siamo semplicemente noi stessi o parte della nostra vita che ci sveliamo, presenza manifesta che richiede attenzione.
Ed invece li chiamiamo spettri, e li combattiamo per dissolverli con la forza, invece che comprenderli e tralasciarli per risalire alla loro origine, affrontiamo i fantasmi senza spesso cercare il loro passato corpo mortale. O talvolta identifichiamo in un corpo ciò che abbiamo trasformato in ombra per la nostra necessità di dubitare in qualche settore, perché siamo deboli in qualcosa e ci serve un capro espiatorio.
E potrebbe essere una contraddizione, un nonsense, un circolo vizioso infinito e forse è così, ma altro non pare che un processo mentale, dove ad ogni opzione si manifesta l'opposta antitetica, davanti alla quale abbiamo difficoltà di confutazione.
E per procedere resta la scelta, non definitiva, istantanea, ma scelta. O si può immobilizzarsi dove si è, usufruire al massimo di ciò che abbiamo in quel momento, delle esperienze già provate, senza voler guardare oltre, al futuro… e serrare gli occhi, piccole rughe accanto al naso od in fronte, mentre osserviamo presente e passato e torniamo ancora al presente. Perché forse il bivio è un'illusione, perché forse una delle due opzioni è solo una scelta che abbiamo o non abbiamo fatto in passato e vogliamo tenerla come monito o memento adesso, per ripetere una via retta o per non incorrere in un vicolo cieco nel quale abbiamo già speso mesi o anni della nostra vita.
E chiudendo gli occhi che resta se non ciò che abbiamo già?
E si può scegliere forse disconoscere ciò che è avvenuto.
E per un frammento buono riconosciuto scontiamo una pezza del lenzuolo degli spettri. Forse il conto non sarà in pari, forse vincerà l'uno, forse l'altro, forse il calcolo è troppo lungo per un istante di riflessione od una vita dedicata alla raccolta dei frammenti da considerare. Io credo in quest'ultima ipotesi.
E se voglio vedere luce invece di ombra credo che riuscire ad annullare qualche istante di sangue con altrettanti di ambrosia sia un balsamo per lo spirito.
Perché la vita per essere tale deve risultare completa, deve affrontare le esaltazioni e la disperazione, bisogna peccare di superbia per poi cadere nel senso di inferiorità, per un attimo di euforia uno di inerzia, per una parola detta cento o mille taciute.
Perché ogni tanto il confronto non è paritario e se tacere fa parte del pensiero comunicare fa parte di un processo toppo complicato per non premiarne la fatica.
E questo è solo un incipit ad un discorso come tanti, ad un possibile dialogo, confronto, esposizione. È un semplice inizio, pensi ad una parola e potrebbero fluirne all'infinito, perdendo presto il punto di partenza e vagando senza orientamento ed equilibrio. E così è il pensiero, non riconoscere il valore della confusione è delittuoso, è disconoscersi, rinnegarsi, volersi trasformare in esseri non raziocinanti ma esecutori.
Perché la logica è un metodo, non una condizione.
Perché alla base c'è la mente e per essa un pensiero circolare ed uno tendente all'infinito in una serie di dicotomie sono equivalenti.
Perché una linea retta può divenire curva se osservata attraverso una lente, perché il paradosso insolubile è il più comune dei traguardi se solo analizziamo tutto, se non ci fermiamo davanti a scelte passate, perché il paradosso non è un baratro davanti al quale chiedersi se cercare la morte o dal quale fuggire, è una manifestazione.
E se si pensa che sia meglio vedere e conoscere un nemico piuttosto che farsi gelare le vene da mille ombre accettiamolo. E godiamone la complessità, senza remore e senza limitare l'esperienza per timore di perdere di vista la realtà, perché è già realtà.
E questo resta un incipit di pensiero, che tronco di netto per tempo necessità o voglia, è ciò che potrebbe raccontare un protagonista di Musil in quest'opera, è ciò che potrebbe non aver mai detto forse.
Perché quest'opera è un inno al processo mentale, un inno perché ne è analisi pura ed accettazione. Ed esaltazione. Perché la differenza tra scegliere e non farlo pare svanire nel concetto di Musil, perché scegliere è solo la brutta parola che serve a farci arrestare e perdere non qualcosa nel futuro, ma tutto nel presente.


 EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Robert Edler von Musil nacque a Klagenfurt nel 1880, figlio di un ingegnere chiamato nel 1890 a insegnare al Politecnico di Brünn (Brno), compì qui gli studi liceali, nel collegio militare di Mährisch-Weisskirchen, dove aveva studiato anche Rilke. Nel 1901 diventò ingegnere meccanico e per sei mesi fu assistente volontario al Politecnico di Stoccarda. Nel 1904 si trasferì a Berlino dove seguì corsi di filosofia e psicologia sperimentale, laureandosi nel 1908 con una tesi su Mach. Dopo l'esperienza della guerra cui partecipò come ufficiale dell'esercito austriaco, lavorò come bibliotecario, redattore editoriale, impiegato del ministero per la propaganda alle truppe. Dal 1923 si dedicò esclusivamente alla letteratura, aiutato economicamente dall’editore Rowohlt fino al 1931 e in seguito da alcuni amici. All'avvento di Hitler lasciò Berlino e tornò a Vienna. Dopo l'annessione si rifugiò in Svizzera dove visse in povertà lavorando al suo incompiuto capolavoro. Morì a Ginevra nel 1942.

Robert Musil, "Congiungimenti", Newton & Compton, 1948
Traduzione di Spagnoletti G.

D.H.G, edito nel 2002

In Lankelot:
Musil Robert Edler - Congiungimenti - D.H.G.
Musil Robert Edler - I turbamenti del giovane Torless - AngelaMigliore
 

ISBN/EAN: 
9788881830909

Commenti

"E per un frammento buono riconosciuto scontiamo una pezza del lenzuolo degli spettri. Forse il conto non sarà in pari, forse vincerà l?uno, forse l?altro, forse il calcolo è troppo lungo per un istante di riflessione od una vita dedicata alla raccolta dei frammenti da considerare. Io credo in quest?ultima ipotesi.

E se voglio vedere luce invece di ombra credo che riuscire ad annullare qualche istante di sangue con altrettanti di ambrosia sia un balsamo per lo spirito".

> Prosa cioraniana.

"ciò che potrebbe raccontare un protagonista di Musil in quest?opera, è ciò che potrebbe non aver mai detto forse.
Perché quest?opera è un inno al processo mentale, un inno perché ne è analisi pura ed accettazione. Ed esaltazione.
Perché la differenza tra scegliere e non farlo pare svanire nel concetto di Musil, perché scegliere è solo la brutta parola che serve a farci arrestare e perdere non qualcosa nel futuro, ma tutto nel presente".

> Questa prosa mi è mancata molto, in questi anni; e così la tua tecnica di adesione e lettura e rigenerazione dei testi, assolutamente personale. Sappi che non solo il solo - ne sono convinto - ad aspettare con vera gioia la ripubblicazione delle oldies e la condivisione delle primizie.
Il tuo ritorno assume enormi valenze simboliche. Grazie di cuore.

Cioran, indeciso come comportarsi sentendo da altri mondi questa tua blasfemia, opterà probabilmente per un sorriso comprensivo, apprezzando più l'amicizia madre del commento che l'improbabilità del commento stesso.

Eppure dico che troverebbe più d'una sintonia elettiva. ;)

(per chi non ti conoscesse o non ti avesse riconosciuto: d.h.g., Francesco, è la persona con cui abbiamo dato vita all'embrione di lankelot.com, ossia il caffé letterario di ciao; sperimentando assieme, per mesi, la "critica empatica" con pubblicazione alla stessa ora di due pezzi diversi dedicati alla stessa opera. Qua e là se ne era parlato proprio pochi mesi fa, non ricordo più in calce a quale recensione. Sappiate quindi che è tornato chi era stato fuoco incancellabile di quei primi incendi. Francamente, è un gran momento, proprio perché come avevi previsto tu, ho perso del tutto la fede in quella ricerca. Proprio adesso che qualcosa era accaduto. E non solo: ho sempre pensato che la tua assenza dal primo sito fosse una presenza. Guarda l'ultimo editoriale:) http://www.lankelot.com/editoriale-gf-gennaio-06.html rimane appeso a oltranza, da quasi un anno è là, e i nomi sono scritti belli chiari. Un abbraccio.

(era ora, insomma, non trovo parole. Davvero).
(E' il miglior regalo di Natale, questo).

"Perché la vita per essere tale deve risultare completa, deve affrontare le esaltazioni e la disperazione, bisogna peccare di superbia per poi cadere nel senso di inferiorità, per un attimo di euforia uno di inerzia, per una parola detta cento o mille taciute".

"Perché ogni tanto il confronto non è paritario e se tacere fa parte del pensiero comunicare fa parte di un processo toppo complicato per non premiarne la fatica".

Annuisco, parole da aggiungere proprio non riesco a trovarne.
Ricordo bene questa pagina e sono contentissima di leggerla qui. Mancavi.

Aggiunti ean (su ibs non

Aggiunti ean (su ibs non funziona, su libreria universitaria sì), archivio, tags, il paragrafo sull'edizione esaminata e la foto dell'autore, poichè la copertina risulta irreperibile.