Dezio Francesco

Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta

Autore: 
Dezio Francesco

All'inizio (si fa per dire) è stato No future, negli anni '70 inglesi. Spostandoci in Italia e cambiando decennio, immergendoci nel nostro grande Festival troviamo Raf che si chiede Cosa resterà (degli anni '80) (parodiato da Stefano Nosei con la sua Cosa resterà di questa Audi 80), mentre sul finire del millennio gli Afterhours nell'album Non è per sempre, con il loro solito piglio definitivo, infilano un Non si esce vivi dagli anni '80. Arriviamo dunque a questo 2014 e ci troviamo di fronte Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta, raccolta di racconti del pugliese Francesco Dezio (esordiente una decina d'anni fa con il romanzo Nicola Rubino è entrato in fabbrica, edito da Feltrinelli) pubblicata dalla piccola casa editrice Stilo nella sua collana Nuovelettere diretta da Giovanni Turi. Questa collana, si legge sul sito delle edizioni, è “dedicata alla narrativa, con particolare attenzione ai racconti”, e quale sia l'attenzione rivolta alla forma narrativa breve si nota bene dalle “ultime uscite” annotate al termine di questo volume: 8 uscite, 8 raccolte di racconti (tra cui alcune antologie). Tutte di autori e autrici italiane, tutte opere contemporanee. Scelta insolita, e direi coraggiosa, anche nel novero delle piccole case editrici, certo molto meno restie delle grandi a pubblicare racconti, ma che in generale vi dedicano una porzione minore della loro produzione editoriale (anche se esistono collane dedicate esclusivamente ai racconti, magari in formato digitale). D'altro canto il racconto, per la sua brevità, sembrerebbe essere la forma più adatta a questo tempo in cui tutto deve essere consumato velocemente, ma continua a rimanere una lettura per pochi. Le raccolte, poi, ancora meno delle antologie. Una delle spiegazioni che mi do è che per leggere un racconto serve più attenzione di quella che si dedica ad un romanzo, là dove le informazioni hanno il tempo di sedimentare nello scorrere delle pagine e la scrittura può arrivare a spiegare, qua è impossibile: tutto è contratto, denso, ogni parola necessaria, si arriva alla fine in un colpo di pistola. Un racconto è uno sparo: un racconto non può permettersi di farti la storia dei personaggi da quando sono nati al momento in cui duellano, ti può narrare solo il confronto, e in quel confronto aprirti al mondo dei personaggi.
Tornando al libro, non si può non notare il sottotitolo Storie di provincia e di altri mali, che insieme al titolo dona a mio avviso la chiave per aprire la porta principale (o almeno una finestra). Si parte dalla musica, come detto, con quella contrapposizione e al tempo stesso strizzatina d'occhio che individua un territorio comune di anni e gusti musicali, per poi passare alla provincia, male tra altri mali, nonluogo principe della nostra penisola, eterogeneo nelle forme, simile se non identico nei contenuti. Unendo le due parti si potrebbe arrivare a dire che, in mezzo a tanti mali, chi è sopravvissuto, chi ne è uscito vivo (dal tempo, dai luoghi, dai mali) lo ha fatto grazie alla musica. Ma se questa pervade i racconti e ne traccia una linea ben riconoscibile, se la possiamo prendere come filo rosso che tiene insieme le varie storie, non è l'unico, e altri fili colorati contribuiscono a tessere una trama che dagli anni '80 (appunto) arriva fino alla crisi (Quale crisi? C'è, c'è sempre stata, non c'è? Quando si parla di crisi? Quando c'è, o quando non si può fare a meno di parlarne? Quando inizia una crisi, quando finisce una crisi?). Dezio ha scritto un libro denso e intenso, dove personaggi, luoghi, fatti, si mescolano a comporre un puzzle che restituisce l'evoluzione di certa geografia pugliese di provincia (Altamura, Molfetta, Bari, Melpignano...), con il declino di attività lavorative storiche, la nascita di centri commerciali che sono piccoli paesi in cui perdersi tra le vetrine, e nel mezzo persone che “sentono” e che, nonostante il tempo che passa e le situazioni che cambiano, rimangono e continuano a “sentire” qualcosa a cui la società non riesce in ogni caso a rispondere. Le feste di paese, lo studio, il lavoro, la precarietà, i consumi finiscono con l'essere degli accidenti che non risolvono niente, che complicano il semplice e rendono (o li fanno solo sembrare) irraggiungibili i desideri.
Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta – Storie di provincia e di altri mali non è una raccolta dai tratti nostalgici, non c'è desiderio di tornare ai tempi e luoghi che racconta, siano essi vicini o lontani; ci sono invece una sorta di rabbia, più o meno sotterranea e disillusa, che graffia ironica e uno sguardo dispiaciuto perché ciò che è stato non è riuscito a diventare altro, ma senza sentimentalismo. Sono racconti di corsa, ma che non hanno fretta, ben consci che ogni storia ha i suoi tempi e modi per essere narrata. E soprattutto la sua musica (rock).

“Nel ’78 io avevo otto anni e stavo guardando Sanremo con la mia famiglia: improvvisamente salì sul  palco una donna in abiti scuri maschili, pesantemente truccata. Sembrava spuntata da un film dell’orrore. Da quando la vidi quella prima volta, m’inseguì  ovunque e non se n’andava. Di notte non facevo che  sognarla. Anche di giorno. Andavo da qualche parte, in giro, non so, e lei stava lì immobile, mi fissava,  la vedevo da lontano, me la ritrovavo sempre davanti che m’aspettava. Onnipresente all’angolo della  strada di casa mia. Io non lo capivo cosa andasse  cercando. Perché Anna Oxa volesse proprio me.
Così, quando facevano dei servizi televisivi e i  giornalisti nominavano la parola ‘punk’ io la collegavo pavlovianamente a lei (che il suo fosse un  look studiato a tavolino lo capii solo qualche anno  più tardi), questa era l’idea del punk che m’ero fatto fino ad allora e bisogna anche che ci capiamo  quando parliamo di punk, perché qui in provincia  il punk non è mai stato. ” (pag. 7)

Edizione esaminata e brevi note

Francesco Dezio è nato ad Altamura nel 1970 e ha esordito nel 1998 con un racconto pubblicato nell’antologia Sporco al sole. Narratori del sud estremo (Besa). Nel 2004 ha pubblicato con Feltrinelli il romanzo Nicola Rubino è entrato in fabbrica, opera che inaugura la stagione della cosiddetta ‘letteratura precaria’. Alcuni suoi racconti sono apparsi in antologie e su quotidiani e riviste. Nel 2008 è stato ospite di cinque puntate della trasmissione Fahrenheit su Rai radio 3. Ha collaborato con «l’Unità», «la Repubblica-Bari», il «Corriere del Mezzogiorno» e condotto laboratori di lettura e scrittura creativa per le scuole.
Tra un periodo di disoccupazione e l’altro, lavora come disegnatore meccanico e grafico.

Francesco Dezio
, Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta, Bari, Stilo Editrice, 2014. Le illustrazioni all’interno del testo e l’idea del layout  di copertina sono dello stesso autore.

L'autopresentazione dell'autore sul sito Feltrinelli e un suo racconto (uscito su <<l'Unità>> e compreso nella presente raccolta in forma diversa e con titolo differente, Almeno il sabato).

La pagina del libro sul sito di Stilo Editrice con rassegna stampa e segnalazioni.

ab, luglio 2014

ISBN/EAN: 
9788864791142

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[Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta] Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta – Storie di provincia e di altri mali non è una raccolta dai tratti nostalgici, non c'è desiderio di tornare ai tempi e luoghi che racconta, siano essi vicini o lontani; ci sono invece una sorta di rabbia, più o meno sotterranea e disillusa, che graffia ironica e uno sguardo dispiaciuto perché ciò che è stato non è riuscito a diventare altro, ma senza sentimentalismo. Sono racconti di corsa, ma che non hanno fretta, ben consci che ogni storia ha i suoi tempi e modi per essere narrata. E soprattutto la sua musica (rock).

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[Dezio - Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta] Oggi Francesco Dezio è ospite alle 16.30 di Fahrenheit.

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[I fuoriusciti]  E prima

[I fuoriusciti]  E prima ancora, più che altro per render merito al bravissimo Giovanni Turi, editor che vede lungo, apparvero I Fuoriusciti, accidentalmente firmati dal sottoscritto http://www.lankelot.eu/letteratura/lupo-michele-i-fuoriusciti.html

 [Dezio] Bella chicca Andrea

 [Dezio] Bella chicca Andrea sia per le tue riflessioni editoriali d'apertura che condivido sia per la segnalazione. Essendo quasi coetanea di Dezio penso che tra l'altro potrei apprezzare particolarmente anche se la provincia dello scrittore e' all'estremo di quella in cui sono vissuta. Ma credo che alcune circostanze abbiano effettivamente accomunato l'Italia... mio marito e' siciliano e spesso mi meraviglio nel ritrovare ricordi comuni (unl su tutti: per quasi ogni cosa dovevi chiedere il permesso ai genitori e il no non solo era contemplato ma anche inappellabile... prova oggi :)

[Chicche - Ilde - Lupo]

[Chicche - Ilde - Lupo] Prossimamente almeno un'altra chicca, e altre cose credo interessanti. Ho due-tre articoli cominciati e non finiti...

Riguardo Dezio, a me è piaciuto, e come dici, la provincia è tutta provincia, eppure ci sono tanti modi diversi di viverla. Io l'ho riconosciuta in questo libro, ma non l'ho vissuta in questo modo, è stato molto diverso per me, anche perché non vivo in una città di provincia, ma in un paese provinciale, e c'è mooolta differenza (nonostante tutte le "cose" in comune).

Riguardo Turi, apprezzo il lavoro che sta portando avanti. Anche il suo blog è una bella lettura.